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trio

L’appuntamento


di Sleepy699
01.02.2026    |    2.137    |    2 9.8
"Lei apri’ le gambe in un chiaro invito e lui vi affondò il viso e cominciò a leccarla lentamente, godendosi ogni momento..."
“Secondo te verrà davvero?” chiese Laura
“Giada ha detto che è affidabile. E che conosce le regole del gioco. Quindi, sì. Verrà.”
Lei si sedette accanto a lui sul divano restando in silenzio.
Avevano visto sue foto, un corpo che parlava da sé: 28 anni, fisico scolpito da frequentazione assidua della palestra, sguardo sicuro, muscoli definiti. La videochiamata aveva confermato le aspettative, sembrava perfetto, proprio quello che Laura e Marco desideravano.
Poi, il suono del campanello.
Si guardarono ma nessuno parlò, per qualche secondo.
Poi Laura si diresse verso la porta e Marco la seguì, a poca distanza.
Aprì la porta e lì c’era lui. Più alto di quanto avessero immaginato dalle foto e dalla videochiamata.
Capelli neri, leggermente ondulati, jeans attillati, una semplice maglietta nera che delineava i pettorali e le braccia muscolose, un sorriso calmo, sicuro, quasi ipnotico.
“Buonasera, sono Dario” disse a voce bassa. “Scusate il ritardo. Posso entrare?”
Laura sorrise soddisfatta e si scostò di lato senza dire nulla, lasciandolo passare. Il profumo che indossava era speziato, virile, un richiamo sottile che stimolava i sensi.
Marco lo salutò con un cenno. Dario lo guardò un attimo negli occhi.
«Bellissima atmosfera,» disse Dario, osservando la casa, la luce, la musica, la bottiglia di vino sul tavolino. «Giada non ha esagerato quando ha parlato di voi.»
Laura chiuse la porta dietro di sé, le mani leggermente sudate. Non c’era più tempo per riflettere. Ora era tutto reale. L’ospite era arrivato, e stava guardando Laura con grande interesse.
Lei indossava un vestito nero aderente, semplice ma con una scollatura generosa che metteva in evidenza il seno rifatto, regalo del marito per i suoi quarant’anni. Uno spacco laterale lasciava intravedere la coscia tornita. I capelli sciolti le cadevano morbidi sulle spalle.
Fecero accomodare Dario sul divano e Laura gli servì un bicchiere di vino.
«La casa è bellissima,» disse Dario, sorseggiando con calma. «Elegante, ma senza ostentazione. Rispecchia chi ci vive.»
Laura sorrise con gentilezza. «Abbiamo cercato di renderla nostra. Calda, accogliente.»
«E lo è,» disse lui, fissandola. «Ma credo che l’atmosfera di stasera dipenda più da voi due che dall’arredamento.»
Uno scambio silenzioso avvenne tra Laura e Matteo. Piccoli segnali, impercettibili per chi non li conosceva. Ma Dario sembrava coglierli tutti.
«Posso chiederti una cosa?» domandò Dario, rivolgendosi a Laura.
Lei annuì, incuriosita.
“Ti piace essere guardata?”
La domanda era diretta ma non volgare.
Laura abbassò lo sguardo, poi lo rialzò. «Dipende da chi guarda.»
Il marito intervenne, il tono calmo. “Dario, cosa ti ha detto esattamente Giada di noi?”
Lui si voltò verso l’uomo, senza perdere il tono rispettoso. “Che siete una coppia solida, complice. Che non cercate quantità, ma intensità. E che Laura…” fece una breve pausa, tornando a guardarla, “è una donna ha un fascino che sa far perdere la testa”
Laura rise, un po’ per imbarazzo, un po’ per il piacere di sentirsi vista in quel modo. “Giada ha decisamente esagerato”
«Laura,» disse con un tono più basso, quasi un invito sussurrato. «Posso chiederti una cosa?»
Lei incrociò le gambe, lo sguardo curioso. «Cosa?»
«Mi hai dato l’impressione di sapere esattamente quanto sei desiderabile. Ma sono curioso di vedere fino a che punto ti piace esserlo. Ti andrebbe di fare uno spogliarello per noi?»
Il marito si irrigidì un attimo. Poi, quando vide che Laura si stava mordendo l’angolo del labbro con quel sorriso che gli era familiare, quello che usava quando stava per divertirsi davvero, si rilassò.
“Solo se posso fare a modo mio” disse Laura, guardando entrambi.
“È esattamente quello che vorrei vedere, il tuo stile” rispose Dario, senza esitazione.
Laura si alzò al centro del salotto con calma, mentre il marito e Dario si sedettero sul divano per godersi lo spettacolo.
Il vestito nero aderente che indossava sembrava già superfluo, nonostante la sua eleganza. Ogni passo di Laura era lento, calibrato. Le mani salivano lungo i fianchi, poi scivolavano accarezzando con sicurezza il corpo.
Laura scoprì il seno rotondo e voluminoso che contrastava con la sua magrezza, mentre i suoi occhi non lasciavano quelli di Dario. La differenza di età tra lui e lei intrigava entrambi, come fosse qualcosa di esotico.
Il vestito scivolò giù lentamente, scoprendo la pelle liscia e abbronzata, il ventre piatto con al centro l’ombelico, piccolo, profondo perfettamente ovale. Nessuna particolare imperfezione nel suo corpo magro, longilineo, levigato, depilato. Si voltò, dando loro la schiena, e si piegò leggermente in avanti mentre faceva scivolare il tanga lungo le gambe. I glutei sodi, scolpiti, pieni sembravano disegnati da uno scultore. Si mostrò con fierezza, quasi sfida, senza imbarazzo.
Si mise una mano sul fianco, il mento leggermente alzato. «Così va bene?» chiese.
Era nuda, indossava solo i sandali di vernice nera con il tacco che non si era tolta ma che comunque mettevano in evidenza i piedi, piccoli, curati, con l’unghia smaltata di un rosso scuro quasi nero. L’arco plantare pronunciato, elegante, le dita affusolate e proporzionate.
Ma tutti questi dettagli si perdevano perché lo sguardo finiva inevitabilmente sui seni, decisamente innaturali, sodi, perfettamente rotondi, alti come se sfidassero la gravità. Due sfere troppo perfette per appartenere al corpo magro che li sorreggeva. Era quella sproporzione studiata a renderla ipnotica.
Perché c’era qualcosa di innaturale, sì. Ma anche qualcosa di perfettamente calibrato per il desiderio maschile.
Lei lo sapeva.
«Ti piacciono?» chiese, accorgendosi dello sguardo fisso di Dario.
Lui non rispose subito. Gli occhi salirono lentamente dal seno al volto.
“Non dovrebbero?” disse infine “non riesco a guardare altro”
Il marito guardava divertito Dario, che la osservava come si osserva un’apparizione. Laura sentiva lo sguardo di lui scivolare sulla pelle, indugiare dove doveva.
«Sei una visione,» disse lui, con voce roca. «Ogni dettaglio. Ogni movimento. Perfetta.»
“Anche tu, devo dire, sei veramente un figo. Voglio vedere anch’io. Dai spogliati!” Disse lei.
Lui si tolse la maglietta con un gesto lento, deciso. I suoi addominali si contrassero mentre faceva scivolare i pantaloni. Il suo sesso era già semi-eretto era nascosto dagli slip. «Hai un bel fisico,» disse lei a bassa voce, avvicinandosi. I suoi occhi seguivano le linee dei muscoli come dita invisibili.
«ti piace quello che vedi?» chiese lui.
Lei sorrise soddisfatta.
“Molto! decisamente all’altezza delle aspettative” mormorò, lasciando che le parole accarezzassero l’ego del giovane ospite mentre si inginocchiava davanti a lui come una devota schiava del sesso.
Con gesti lenti, lo sguardo sempre rivolto verso l’alto, infilò le dita sotto l’elastico degli slip che contenevano a mala pena il membro e li abbassò rivelando l’erezione in tutto il suo splendore e importanza.
Avvicinò la bocca, sfiorando con le labbra l’osceno oggetto del desiderio. Le sue mani si posarono sulle cosce muscolose di Dario mentre gli occhi non lasciavano i suoi. Poi abbassò le palpebre, aprì la bocca, e lo accolse lentamente.
Solo la punta, all’inizio. Le labbra si serrarono attorno con precisione, disegnando un anello perfetto, la lingua giocava con il suo glande.
Dario emise un suono basso, quasi un ringhio trattenuto.
Laura aumentò la profondità poco a poco, facendo scivolare la bocca lungo tutta la lunghezza, fino a sfiorare con il naso la pelle del basso ventre. Poi tornò indietro, lasciandolo uscire lentamente, accarezzandolo con le labbra.
“Certo che tua moglie ha una bocca favolosa” disse lui al marito.
“E’ sempre stata brava in quello”
“Allora vediamo cosa sa veramente fare” disse Dario.
Lei aprì nuovamente la bocca e le sue labbra si chiusero intorno al glande lucido. La mano destra di Dario si posò sulla sua testa di lei con naturalezza. All’inizio solo un contatto, le dita tra i capelli, quasi una carezza. Ma poi, con lentezza, comincio’ a guidarla.
Spinse il bacino avanti, facendola andare più a fondo. Laura non si oppose. Anzi. Aprì di più la bocca, si adattò. Lasciò che fosse lui a dettare il ritmo, a esplorare quanto poteva prendere.
I primi affondi da parte di lui furono controllati.
“Ti piace farti guardare, questo l’ho capito, vediamo se ti piace farti usare” disse Dario prendendole con decisione i capelli e tirandole la testa in avanti. Il cazzo le scivolò più a fondo. Lei emise un suono soffocato, gutturale, un gemito che non voleva uscire.
Lo tirò fuori per lasciare fiatare Laura, poi la spinse di nuovo giù. Più a fondo. Le mani di lei si aggrapparono istintivamente alle cosce di lui, forti, solide come marmo. Il respiro le si spezzò.
“Vai così, fino in fondo” disse il marito già con il cazzo in mano e gli occhi fissi sulla moglie.
Lei lo sentì scendere in gola cercando di trattenere il conato. Lui sembrava metterla alla prova, voleva vedere fin dove poteva arrivare per eccitarsi. Gli occhi si rigarono di lacrime e il trucco cominciò a sbavare. Aveva capito che i preliminari erano finiti e che Dario voleva prendersi quello per cui era venuto lì.
“Guardala come fatica a prenderlo tutto. Non se l’aspettava così grande.” Disse il marito con soddisfazione ricordando i commenti di Giada su quanto Dario fosse dotato.
Era lui che, mesi prima, aveva detto a sua moglie:
“Voglio vederti godere con un altro. Davanti a me. Voglio che lui ti prenda come se fossi sua.”
Il piacere per lui era nel vederla soffocare con in gola un cazzo realmente XL: nel sapere che sua moglie stava per essere poi riempita, dominata, usata da un altro uomo più giovane, più forte.
“Adesso basta” disse lui estraendo il cazzo dalla bocca di Laura “così mi fai venire troppo presto, vieni sopra”.
Obbediente lei lo assecondo’ e si trasferì con movenze feline su di lui. Il suo cazzo scivolò facilmente tra le grandi labbra bagnate entrando senza resistenza dentro di lei. Laura, che sentiva ogni centimetro di lui affondare dentro di lei, inarcò la schiena appoggiando le mani sui pettorali muscolosi di Dario, iniziando a muoversi.
Si muoveva con dentro quel pezzo di carne che poco prima le aveva oscenamente esplorato la gola. Le mani di Dario indugiarono sulle tette e sui capezzoli succulenti come more mature. Poi l’afferrarono per i fianchi guidandola in un ritmo che era sia punizione che piacere.
«Dio… sì…» sussurrò , «Ti sento tantissimo»
«Ti piace? Ti piace godere davanti a tuo marito?»
“Sì, mi piace un casino” ansimò, persa, sudata, il trucco che cominciava a sbavare.
Non aveva più pudore, solo voglia della sua carne, dei suoi muscoli.
Lui le stringeva i fianchi, ma lasciava che fossi lei a decidere il ritmo.
Ogni tanto lei fermava la cavalcata per chinarsi e baciarlo come fossero amanti. Poi riprendeva a cavalcare quel corpo possente, affondando e sollevandosi con movimenti fluidi che le facevano oscillare le tette che Dario non si stancava di guardare.
«Guarda come se lo prende…» disse il marito.
« Brava, continua così, finché non vieni.»
La guardava farsi possedere da quel corpo più giovane che la prendeva senza darle tregua.
“Sei stretta!” sibilò lui. “O forse tuo marito non ti usa più abbastanza?”
Laura gemeva, cercando di respirare, spinta dopo spinta.
Lui la prendeva con forza, colpi pieni, ogni movimento di bacino era una dichiarazione di possesso. Lei prese a toccarsi i capezzoli, voleva offrire loro uno spettacolo sempre più eccitante, le piaceva essere guardata, essere al centro delle attenzioni di entrambi.
“ Sfondami, porco…”
“Allora guarda tuo marito” le ordinò. “Guardalo mentre lui si sega e io ti sfondo”.
Il marito, con il cazzo lucido e duro nella mano, non parlava più, era completamente affascinato dallo spettacolo.
Laura si voltò, occhi lucidi e bocca aperta. Marco la guardava mentre si toccava, mentre vedeva il cazzo di Dario sparire dentro sua moglie, tirare fuori da lei urla che lui non aveva mai sentito prima. Laura prese a toccarsi i capezzoli, voleva offrire loro uno spettacolo sempre più eccitante, le piaceva essere guardata, essere al centro delle attenzioni di entrambi.
Dario la stese di nuovo sul letto, le gambe aperte, le mani attorno al collo di lei, cominciò a penetrarla a fondo, con un furore animalesco. Il suono della carne che sbatteva contro la carne era crudo, prosaico.
Laura non si tratteneva più: gemeva, urlava, lo graffiava, gli urlava “porco”.
“Vieni” le ordinò lui. “Vieni mentre ti riempio”.
E lei lo fece, mostrando pura sottomissione al maschio, quel tipo di resa che solo certe donne conoscono e certi uomini sanno imporre.
Lui non si fermò. Continuò ad affondare dentro di lei, sempre più forte, sempre più fondo. Le mani ora le stringevano forte le natiche, guidando le spinte. Ogni colpo era una scossa, un fremito, un’ondata, finché non venne dentro, con un grugnito basso e feroce, svuotandosi completamente.
E questo era ciò che eccitava il marito oltre ogni limite: vedere sua moglie non più sua, ma oggetto del desiderio crudo e selvaggio di un altro uomo. Vedere il corpo che conosceva da anni usato come fosse un altare di carne utilizzato per un rito pagano.
Vedere che Laura godeva più di quanto non avesse mai fatto con lui lo eccitava fino a farlo venire.
Esaurito il furore, Dario lascio’ Laura sul letto, esausta, con il corpo che ancora tremava.
“È stata una serata perfetta” disse Dario con voce morbida ma ferma, quasi uscendo dal personaggio dominate che aveva impersonato fino ad un attimo prima.
“Mi sono trovato bene con voi. Davvero. E se mai vi andasse di rifarlo, basta una chiamata” disse rivestendosi.
Laura rise, scuotendo la testa. «Vedremo se te lo meriti.»
Dario rivolse al marito uno sguardo complice.
E se ne andò.
Marco si avvicinò al letto, la guardò, e la trovò davvero irresistibile.
Lei apri’ le gambe in un chiaro invito e lui vi affondò il viso e cominciò a leccarla lentamente, godendosi ogni momento. Quello era finalmente il suo turno. Solo dopo che l’altro aveva preso tutto e aveva reso sua moglie oscenamente desiderabile.
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