tradimenti
Il padre della mia amica
02.04.2026 |
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"Io gemevo senza più controllo, spingendo indietro con il bacino per andargli incontro..."
Da ragazza ero attratta da uomini molto più grandi di me. Qualcuno direbbe che è un classico Edipo. Per me, molto più semplicemente, i maschi sono come il vino, con gli anni migliorano.All’epoca avevo 22 anni, studiavo Lettere e tutti mi vedevano come la classica secchiona: occhiali, felpe larghe, capelli raccolti con coda di cavallo. Avevo un ragazzo, Luca, da quasi un anno. Era dolce, ma a letto non mi prendeva mai davvero, non mi faceva mai sentire veramente desiderata. Inoltre, stavo realizzando che mi facevano impazzire gli uomini più grandi, quelli che sanno come farti sentire una vera donna.
Quella sera di ottobre avevo studiato con la mia amica e compagna di corso Giulia. Tornata a casa mi resi conto di aver dimenticato il caricabatterie del portatile a casa di Giulia. Chiamai Giulia che era a dormire dal suo ragazzo. “Passa pure a casa, mia mamma è fuori città ma c’è mio padre, fatti restituire da lui il caricabatterie” mi disse.
Sono passata da casa loro solo per prendere il caricabatterie del portatile che avevo dimenticato.
Mi ha aperto Marco, suo padre, 52 anni. Capelli sale e pepe corti, barba di due giorni e quegli occhi scuri che mi spogliavano ancora prima di toccarmi.
«Sara, ciao. Giulia non c’è stasera, lo sai vero?» mi ha detto con quel sorriso tranquillo da papà.
«Sì, lo so… scusa se disturbo. Ho solo dimenticato il caricabatterie, lo prendo e vado via subito.»
Mi ha fatta entrare lo stesso. In cucina mi ha offerto un caffè. «Dai, siediti un attimo. Non ti mando via così.»
Ci siamo messi a parlare del più e del meno: l’università, gli esami, le solite cose. Poi il discorso è scivolato sui ragazzi. Gli ho detto che con Luca andava bene, ma che a volte mi sentivo un po’ insoddisfatta.
Lui mi guardava con attenzione, senza fretta.
«A ventidue anni dovresti divertirti di più, Sara. Non stare lì a pensare sempre allo studio e basta.»
Ho abbassato gli occhi, un po’ in imbarazzo. «Lo so… è che Luca è bravo, ma a volte mi sembra che manchi qualcosa.»
Marco ha sorriso piano, si è avvicinato un po’ di più al tavolo.
«Manca l’esperienza, probabilmente. I ragazzi della tua età corrono sempre. Non sanno ancora cosa piace davvero a una donna.»
Ho sentito un calore salirmi alle guance. Non sapevo cosa rispondere. Lui ha continuato, con voce bassa e calma:
«Tu sei una ragazza intelligente, carina… con quegli occhiali da secchiona che ti stanno benissimo, tra l’altro. Non dovresti accontentarti di qualcuno che non ti fa sentire desiderata sul serio.»
«Marco…» ho mormorato, ridendo nervosa. «Non dovresti dirmi queste cose.»
«Perché no? Siamo adulti. E poi sei tu che hai tirato fuori l’argomento.» Si è avvicinato verso di me. «Dimmi la verità… quando sei con lui, ti senti davvero soddisfatta? O pensi a qualcos’altro?»
Ho esitato un sacco. Il cuore mi batteva forte.
«A volte… sì. A volte penso che mi piacerebbe stare con qualcuno più grande. Qualcuno che sa quello che fa, senza fretta.»
Lui è rimasto in silenzio per qualche secondo, poi ha allungato una mano e mi ha sfiorato piano il braccio.
«Tipo me?»
Ho sentito un brivido. «Marco… è sbagliato. Hai una moglie, io ho Luca, e poi sei il papà di Giulia…»
«Lo so che è sbagliato» ha risposto lui, senza togliere la mano. «Ma guardati. Sei tesa, imbarazzata. Però se davvero non ti interessasse, saresti già fuori dalla porta.»
Ho riso piano, imbarazzatissima. «Non è che non mi interessi… è che non dovrei.»
Lui si è alzato, è venuto vicino a me. Mi ha sfiorato il viso con le dita, sollevandomi leggermente il mento.
«Sara, se vuoi posso fermarmi qui. Ma se resti ancora due minuti, ti bacio»
Ho deglutito. Il cuore mi martellava nelle orecchie.
«…E se ti dico di baciarmi?» ho sussurrato.
Non ha risposto con le parole. Si è chinato e mi ha baciata. Piano all’inizio, poi più deciso. Le sue mani mi hanno accarezzato i fianchi, sotto la felpa. Sentivo le sue mani accarezzarmi la pelle e mi piaceva
Quando ci siamo staccati ero senza fiato.
«Oddio… non ci credo che sto facendo questo.»
«Nemmeno io» ha detto lui sorridendo. «Ma non voglio obbligarti a niente. Dimmi di fermarmi e lo faccio.»
Ho scosso la testa. «No… non fermarti.»
Mi ha portata sul divano. Mi ha sfilato la felpa con calma, baciandomi il collo. Sono rimasta solo con il reggiseno semplice di cotone bianco. Ha sorriso quando ha visto le mie tettine piccole.
«Adoro queste» ha detto con voce bassa, sfiorandole con le dita sopra il tessuto. «Sono così perfette, sode… non hanno bisogno di niente.»
Mi ha slacciato il reggiseno e l’ha fatto scivolare via. I miei capezzoli erano già duri. Marco ha preso una tetta in una mano, stringendola piano, poi si è chinato e ha iniziato a baciarla. Le sue labbra erano calde, la barba di due giorni mi graffiava leggermente la pelle sensibile. Ha succhiato un capezzolo, tirandolo piano con i denti, poi è passato all’altro, dedicandogli lo stesso tempo.
“mi piace” ho sussurrato, infilando le dita tra i suoi capelli.
Lui ha alzato lo sguardo verso di me mentre continuava a leccare e succhiare.
«Lo so. Le tue tettine rispondono subito… guarda come sono duri i capezzoli.» Ha soffiato piano su uno, facendomi rabbrividire. «Sono perfette da tenere in bocca.»
Mentre giocava con il mio seno, mi ha fatto sedere sul bordo del letto. Si è inginocchiato davanti a me e mi ha tolto le scarpe da ginnastica, poi i calzini. Mi ha preso un piede tra le mani grandi, massaggiandolo con i pollici. Ho i piedi piccoli, misura 36, con dita lunghe e affusolate,
le unghie sempre curate e smaltate di un rosa pallido o trasparente. La pelle è liscia perché ci metto crema tutti i giorni.
«questi piedini mi fanno impazzire» ha detto con un sorriso malizioso. «Sono così curati.»
Ero contenta che gli piacessero e sapevo che i miei piedini e le mie gambe attiravano l’attenzione degli uomini quando li scoprivo d’estate.
Ha iniziato a baciarli, partendo dalle dita. Ha succhiato piano l’alluce, poi ha passato la lingua tra un dito e l’altro, lentamente, con attenzione. Io mi sentivo strana ed eccitata allo stesso tempo: nessuno aveva mai dedicato tanto tempo ai miei piedi, tantomeno il mio ragazzo.
Comincio’ a leccarmi golosamente la pianta del piede, risalendo con baci fino alla caviglia. «mi piace vedere come ti ecciti quando lo faccio.» mi disse
Poi prese l’altro piede ripetendo baci, leccate lente, piccoli morsi delicati. Mentre lo faceva, una mano saliva lungo la mia gamba, accarezzandomi l’interno coscia, sempre più vicino alla figa già bagnata.
Poi si è alzato, mi ha fatta sdraiare e mi ha sfilato i leggins e le mutandine con decisione per poi fermarsi a guardarmi con uno sguardo pieno di desiderio. Si è spogliato anche lui, mostrando il cazzo già duro e spesso. Lui ha un fisico da uomo maturo: spalle larghe, un po’ di pancetta che non gli sta male, braccia muscolose e mani grandi.
Ha preso il piede destro e se lo è portato sul cazzo già duro. Ha fatto scivolare la pianta morbida lungo tutta la lunghezza, premendo leggermente. Io sentivo il calore e la durezza contro la mia pelle. Ha iniziato a muovermi il piede su e giù, usandolo per segarsi.
«Marco… è imbarazzante» ho mormorato.
«Non è imbarazzante. Sono bellissimi.»
Ha continuato per un po’, alternando i due piedi, leccandoli di nuovo tra una passata e l’altra, succhiando le dita di uno mentre il suo cazzo pulsava contro la pianta dell’altro piede completamente bagnata dalla sua saliva.
A un certo punto ha preso entrambi i miei piedi e li ha tenuti fermi contro il suo cazzo, poi ha iniziato a scoparli lui stesso, spingendo tra le mie piante come se fosse una figa stretta. I miei piedini scivolavano meglio ora che erano bagnati di saliva. Sentivo che era super eccitato e che stava per venire ma non volevo, non ancora. “Aspetta, vieni qui vicino a me” gli dissi.
Si è sdraiato accanto a me e ha ricominciato a giocare con le mie tette, stringendole, succhiandole,
Ha iniziato a leccarle: baci lenti intorno all’areola, poi ha succhiato un capezzolo tirandolo con le labbra, passando la lingua sulla punta. Io ho infilato le dita tra i suoi capelli e ho sospirato.
«Marco… mi piace quando ci giochi così…»
«Sei già fradicia» ha detto contro il mio capezzolo. «Ti eccita vero?»
Ho annuito, mordendomi il labbro mentre con l’altra mano lui mi sfiorava la figa.
«Sì, mi piace un sacco quando mi tocchi così.»
Lui ha sorriso e ha continuato a succhiare una tetta mentre due dita scivolavano dentro di me.
«Sei bellissima, Sara. Non hai idea di quanto ti ho desiderata.»
Mi ha aperto le gambe e ha iniziato a leccarmi con una dedizione che Luca non ha mai avuto. Io mi mordevo il labbro.
«Marco… è troppo bello…»
«Ti piace così?» mi ha chiesto tra un bacio e l’altro.
«Sì… continua, ti prego.»
Quando ero già fradicia e tremavo, mi ha guardata negli occhi.
«Vuoi che entri?»
«Sì… voglio sentirti.»
Entro’ lentamente, dandomi il tempo di abituarmi. Le dimensioni erano molto maggiori rispetto a quelle a cui ero abituata. Ha iniziato con movimenti lenti e profondi.
«Tutto bene?» mi chiedeva ogni
«Sì… mi piace tanto… non ti fermare.»
Poi mi ha girata per prendermi alla pecorina. Ho la vita sottile, il culo rotondo e abbastanza pronunciato per la mia corporatura e questo a Marco evidentemente piaceva. Non smetteva di dire quanto gli piaceva il mio culo.
Passò una mano tra le mie gambe e mi accarezzò la figa, che era fradicia. Sentii la cappella del suo cazzo sfregare contro le mie grandi labbra. Spinse piano all’inizio, entrando solo con la punta.
Marco rimase fermo per qualche secondo, lasciandomi abituare, poi cominciò a muoversi. All’inizio i colpi erano lenti e profondi, quasi pigri, come se volesse godersi ogni centimetro.
«Dimmi cosa vuoi, Sara.»
«Continua così…»
Mi ripeteva «Dimmi se è troppo» e io gli rispondevo «No… è bello».
Ogni spinta mi faceva tremare, il suo cazzo arrivava in fondo e poi usciva quasi del tutto, solo per rientrare con forza. Mi teneva per i fianchi, tirandomi verso di sé a ogni affondo.
A un certo punto mi afferrò i capelli, non troppo forte ma abbastanza da farmi inarcare di più la schiena. L’altra mano scese a darmi qualche schiaffetto leggero sul culo, che diventava sempre più rosso.
«Brava… così… fammi sentire come godi» diceva.
Io gemevo senza più controllo, spingendo indietro con il bacino per andargli incontro. La posizione alla pecorina mi faceva sentire completamente sua, riempita e dominata. Sentivo le tette che ondeggiavano a ogni colpo.
Marco accelerò ancora. I suoi respiri erano diventati grugniti bassi. Sentivo il suo cazzo gonfiarsi dentro di me, diventare ancora più duro.
«Sto per venire…» avvertì con la voce tesa. «Vuoi che ti venga dentro o fuori?»
«Fuori…» riuscii a rispondere tra un gemito e l’altro. «Voglio sentirti sulla schiena.»
Lui diede ancora qualche spinta energica, poi uscì di colpo. Sentii il rumore della sua mano che si segava velocemente. Un secondo dopo, il primo schizzo caldo mi colpì in mezzo alla schiena. Poi venne come una fontana: fiotti lunghi e abbondanti che mi colpivano la pelle, scendendo lungo la colonna vertebrale, fino alla curva dei glutei.
Uno schizzo mi arrivò proprio tra le natiche, caldo e viscido, un altro più in alto, vicino alle spalle. Marco continuava a gemere mentre mi sborrava addosso, svuotandosi completamente. Sentivo ogni getto colpirmi la pelle, alcuni più forti, altri che colavano lentamente lungo i fianchi.
Quando finì, aveva il respiro pesante. Mi passò una mano sulla schiena, spalmando un po’ la sua sborra calda sulla mia pelle.
«Cazzo… guarda che casino hai fatto» disse ridendo.
Rimasi a quattro zampe per qualche secondo, sentendo la sborra che colava lentamente tra i glutei e lungo la schiena. Era calda, densa, e il profumo forte di sesso riempiva la stanza. Marco si chinò e mi diede un bacio tra le scapole, proprio dove aveva sborrato di più.
«Sei stata perfetta» mormorò.
Quella sera tornai a casa con la sensazione della sua sborra ancora sulla pelle, anche dopo essermi lavata. E ogni volta che ripensavo a come mi aveva presa alla pecorina e a quella fontana di sborra sulla schiena e sui glutei, mi bagnavo di nuovo.
Da quella sera ci vediamo di nascosto.
È sbagliato, è rischioso, ma è la cosa più eccitante che mi sia mai capitata. E il fatto che sia il padre di Giulia rende tutto ancora più proibito e più eccitante.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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