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Imbarazzo eccitante 2


di Sleepy699
03.04.2026    |    988    |    2 9.8
"Lo leccavo mentre lo toccavo: prima il collo, poi il petto dopo avergli tolto la maglietta, la lingua che scorreva sui muscoli tesi, assaporando il suo sapore e il suo odore..."
Erano passate circa due ore da quando il mio amante Alex era uscito dopo il nostro primo incontro clandestino. Mi sentivo carica di adrenalina ed eccitazione. Mio marito doveva ancora rientrare.
Ho preso il telefono e ho iniziato.
Ore 18:47
Io: Ehi… sei arrivato a casa tutto intero?
Alex: Sì. Appena in tempo. Sara stava già preparando per andare dai suoi.
Io: Meno male. Non volevo crearti problemi
Silenzio di quasi dieci minuti. Vedevo che stava scrivendo e cancellando.
Ore 18:59
Alex: Silvia… quello che è successo oggi è stato pazzesco. Ma è stato un errore enorme. Non possiamo più farlo. Mi sento di merda.
Io: Un errore? Io invece mi sento benissimo. Ancora sento il tuo sapore in bocca.
Ho mandato una foto: un selfie ravvicinato del mio viso pulito, ma con un’espressione da troia soddisfatta. Poi un’altra: il mio décolleté.
Alex: Cazzo… non mandarmi queste cose. Sara è nella stanza accanto.
Io: Dimmi la verità: ti è piaciuto sborrarmi in faccia sulla moglie del tuo migliore amico?
Alex: Sì, mi è piaciuto da morire. Ma è proprio questo il problema. Non riesco a smettere di pensarci e mi sento uno schifo.
Io: Non devi sentirti in colpa. Io volevo esattamente questo. Volevo sentirmi desiderata. E tu mi hai dato tutto.
Ore 19:23
Alex: Dobbiamo fermarci qui. Sul serio. Se Marco lo scopre mi ammazza. E Sara… non voglio farle del male.
Io: Lo so che hai paura. Ma dimmi la verità: mentre eri a cena con lei, pensavi alla mia faccia piena della tua sborra?
Nessuna risposta per un quarto d’ora. Poi ho alzato la posta.
Ore 19:51
Io: Ti sto ancora pensando, sai? Sono sul letto e mi sto toccando ricordando come ti ho succhiato. Vuoi un vocale?
Ho registrato un vocale di 18 secondi: voce bassa e roca, mentre mi toccavo davvero.
«Alex… sto passando le dita sulla mia figa bagnata pensando a te… a come mi hai sborrato in faccia… voglio rifarlo.»
L’ho mandato.
Alex: Porca troia, Silvia, non posso ascoltare adesso. Sara è qui.
Io: Allora ascoltalo dopo, quando sei solo. E dimmi se ti diventa duro di nuovo.
Ore 20:40
Alex: L’ho ascoltato in macchina mentre tornavo dal parcheggio. Sono dovuto restare lì cinque minuti prima di rientrare in casa. Mi hai fatto impazzire.
Io: Bene! Allora ammettilo: vuoi rifarlo.
Alex: Non lo so, ho la testa che mi esplode. Mi sento in colpa da morire, ma non riesco a non pensarti.
Ho deciso di spingere ancora.
Ore 21:15
Io: Domani Marco ha una riunione fino alle 20. Casa vuota dalle 15 in poi. Ti aspetto. Stessa ora. Questa volta voglio sentirti dentro di me.
Alex: Silvia… no. Non posso. È troppo rischioso.
Io: Invece puoi. E lo farai. Perché sai che ne hai bisogno quanto me. Pensa alla mia figa stretta che ti aspetta… e alla mia bocca che ti succhia di nuovo fino a farti esplodere.
Alex: Non rispondermi più stasera. Devo pensare. Buonanotte.
Non gli ho dato retta.
Ore 23:02
Io: Buonanotte Alex, Sogni d’oro.
Ho mandato un’ultima foto: io sdraiata sul letto, gambe leggermente aperte, perizoma abbassato, due dita dentro di me, con la didascalia:
«Questo è quello che sto facendo ora pensando a te.»
Il mattino dopo, alle 8:47, è arrivato il suo messaggio.
Alex: Non ho chiuso occhio tutta la notte. Non riesco a pensare ad altro.
Alex: Va bene. Domani alle 16. Ma solo questa volta. Poi basta davvero.
Ho sorriso trionfante davanti allo schermo.
Io: Solo questa volta
Io: Non vedo l’ora di sentirti dentro di me, Alex. Preparati… perché stavolta non ti lascerò scappare così in fretta.
Il giorno dopo, alle 15:20, ero pronta. Indossavo solo un kimono di seta nera corto, legato mollemente in vita. Sotto ero completamente nuda: niente reggiseno, niente slip, solo la mia pelle profumata e già bagnata dall’attesa. I capelli sciolti, un filo di trucco leggero ma con le labbra rosse.
Quando Alex ha bussato piano, ho aperto la porta e l’ho tirato dentro velocemente. Appena chiusa la porta, mi sono appoggiata al muro e l’ho guardato con occhi pieni di desiderio.
«Finalmente» ho sussurrato.
Lui era teso, ma quando ho lasciato scivolare il kimono dalle spalle, rimanendo completamente nuda davanti a lui, il suo sguardo è cambiato. Mi sono avvicinata lentamente e ho iniziato a toccarlo. Le mie mani hanno percorso i suoi pettorali pronunciati sotto la maglietta, poi sono scese sugli addominali scolpiti. Lo leccavo mentre lo toccavo: prima il collo, poi il petto dopo avergli tolto la maglietta, la lingua che scorreva sui muscoli tesi, assaporando il suo sapore e il suo odore.
«Sei così bello… così forte» mormoravo tra un bacio e l’altro sul suo corpo. «Mi ecciti da morire.»
Alex ha perso il controllo. Mi ha presa in braccio e mi ha portata sul divano del salotto. Mi ha sdraiata sulla schiena e si è tolto i pantaloni. Il suo cazzo era già durissimo. Si è messo tra le mie gambe, ha strofinato la cappella sulla mia figa fradicia e poi è entrato con una spinta decisa.
«Cazzo, Silvia… sei strettissima» ha ringhiato mentre iniziava a scoparmi con colpi profondi e ritmati. «Non riesco a pensare ad altro. Da giorni penso solo a te. Solo alla tua bocca, al tuo corpo… solo a te.»
Le sue parole mi facevano impazzire. Mi scopava con forza, le mani che mi stringevano i fianchi, il bacino che sbatteva contro il mio, i miei seni oscillavano a ogni spinta. Mi baciava il collo, mi mordeva una spalla, continuava a ripetere tra un gemito e l’altro:
«Penso solo a te… solo a te, porca troia…»
Dopo qualche minuto si è tirato fuori e mi ha fatta inginocchiare sul divano. Mi ha messo il cazzo davanti alla faccia.
«Posso venirti in bocca?» ha chiesto con voce rauca, quasi supplichevole. «Voglio vederti ingoiare.»
Ho aperto la bocca, tirando fuori la lingua. L’ho preso di nuovo in gola, succhiando con voracità, la testa che andava su e giù velocemente. Questa volta ero ancora più aggressiva: lo spingevo fino in fondo, lasciando che la gola si contraesse intorno a lui, facendo rumori bagnati e strozzati.
Alex mi teneva la testa con entrambe le mani e scopava la mia bocca con spinte brevi ma profonde.
«Sto per venire… sto per venire tanto…» disse quasi fosse un avvertimento.
Non mi sono tirata indietro. Il primo getto è stato violentissimo: uno schizzo denso e caldo che mi ha colpito direttamente in gola. Poi è venuto come una fontana. Getti potenti, uno dopo l’altro, che mi riempivano la bocca fino a farla traboccare. Ho cercato di ingoiare, ma era troppo: la quantità era enorme e arrivava troppo velocemente.
Un conato fortissimo mi ha assalito. Il cazzo mi è uscito di bocca con un rumore osceno e un fiotto di sborra mista a saliva mi è uscito dalle labbra. Ho vomitato violentemente sul divano: un getto abbondante di sperma bianco, denso, misto a saliva e un po’ di bile che ha sporcato il tessuto chiaro del divano in una grossa macchia vischiosa.
Tossivo, ansimavo, con fili di bava e sborra che mi colavano dal mento sul petto. Il divano era rovinato.
Alex era in piedi davanti a me, il cazzo ancora gocciolante, con un’espressione di puro imbarazzo e shock.
«Cazzo… Silvia… mi dispiace» ha balbettato, il viso rosso. «Non volevo… è venuto troppo…»
In quel preciso momento, il mio telefono ha iniziato a squillare sul tavolino. Era Marco.
Il cuore mi è schizzato in gola. Ho risposto cercando di controllare la voce, mentre ero ancora in ginocchio sul divano sporco di sborra e vomito.
«Pronto, amore?» ho detto, la voce un po’ rauca.
«Amore, sto rientrando prima! La riunione è finita in anticipo. Sono già in macchina, arrivo tra dieci minuti. Tutto bene?»
Ho guardato Alex con gli occhi sgranati. Lui è diventato pallidissimo.
«Sì… tutto bene» ho risposto velocemente. «Però… non mi sento tanto bene. Ho vomitato poco fa. Devo aver mangiato qualcosa che mi ha fatto male. Il divano è un disastro…»
Marco ha fatto un suono preoccupato. «Oddio, povera. Arrivo e ti aiuto a pulire. Vuoi che prenda qualcosa in farmacia?»
«No, no… tranquillo. Fai con calma» ho detto, cercando di sembrare debole. «Ci vediamo tra poco.»
Ho chiuso la chiamata. Alex si stava già rivestendo a velocità supersonica, le mani che tremavano.
«Cazzo, Silvia… devo andare. Subito» ha sussurrato in preda al panico.
Si è infilato la maglietta, ha preso le chiavi e si è diretto verso la porta sul retro del giardino, quella che dava sul vialetto laterale.
«Cancella tutto… per favore» ha detto prima di uscire di corsa.
Sono rimasta sola, nuda, in ginocchio sul divano sporco di sborra e vomito. Il cuore batteva fortissimo. Mi sono alzata in fretta, ho tolto il kimono, mi sono messa una tuta comoda e ho iniziato a pulire alla meglio la macchia sul divano con della carta assorbente e un po’ di detersivo.
Quando Marco è arrivato, ero sul divano (dalla parte pulita), pallida e con l’aria sofferente.
«Amore, che succede?» mi ha chiesto preoccupato, avvicinandosi.
«Ho vomitato tantissimo» ho risposto con voce debole. «Deve essere stato il pranzo… o forse un virus. Il divano è rovinato, mi dispiace.»
Marco mi ha abbracciato, premuroso come sempre. «Povera piccola. Vai a riposarti, ci penso io a pulire.»
Mi sono sdraiata sul letto, il corpo ancora tremante di eccitazione e adrenalina. Sul telefono è arrivato un messaggio di Alex:
Alex: Tutto ok? Sono riuscito a uscire senza essere visto. Mi sento uno schifo per quello che è successo.
Io: Tutto sotto controllo. Gli ho detto che ho vomitato per un malessere.
Ho spento il telefono con un sorriso soddisfatto.
Sapevo che Alex sarebbe tornato.
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