Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > Con le migliori intenzioni
trio

Con le migliori intenzioni


di Sleepy699
21.09.2025    |    4.164    |    7 8.1
"Il marito iniziò a muoversi piano, colpi brevi e controllati dentro la bocca della moglie..."
La loro ricerca era stata meticolosa. Non volevano il solito messaggio grezzo e diretto che infestava gli annunci online. Lei, elegante, quarantaquattro anni, desiderava sentirsi desiderata, corteggiata, adorata da un altro. Lui, suo marito, condivideva la stessa fantasia: vederla conquistata da un altro, un uomo che sapesse prendersi il tempo, che non corresse subito alla carne ma si muovesse nella danza della seduzione.
Dopo settimane di scarti, arrivò il messaggio di Marco, quarantasei anni, tono misurato, parole scelte. Non scrisse subito di sesso, ma di piacere, di sguardi, di attese. Un’introduzione raffinata, che faceva intuire esperienza e pazienza.
La prima cena insieme fu un banco di prova. Marco apprezzò subito la femminilità giunonica e curata di lei, i fianchi rotondi e seno generoso che il vestito fasciava senza eccessi. Capelli castani lunghi, lisci, lasciati sciolti sulle spalle, pelle chiara. Indossava un vestito nero al ginocchio, scollatura discreta ma che lasciava intravedere un décolleté invitante, gambe nude e tacchi sottili.
Seduti a un tavolo appartato, lui le versò il vino con naturalezza, rivolgendosi a lei quasi più che al marito, senza mai però dimenticare la sua presenza. Ogni parola, ogni piccolo gesto, aveva la lentezza studiata di un corteggiamento. Lui a lei piaceva, alto, spalle larghe, fisico asciutto. Capelli scuri con qualche filo grigio alle tempie, occhi scuri. Indossava una camicia nera sbottonata al collo senza cravatta, giacca grigio antracite elegante ma non troppo formale.
Lei si sentiva arrossire come una ragazza, il marito osservava complice, eccitato dal modo in cui quell’uomo la stava facendo vibrare.
Marco lasciava che fosse la sua voce, profonda e calda, a insinuarsi nella sua pelle.
Quando il marito si assentò un attimo, lei sentì la sua mano vicina, non ancora sulla sua, ma a un soffio di distanza.
“Sei splendida, e mi piace il modo in cui tuo marito ti guarda mentre lo sei.”
Un brivido le percorse la schiena: capì che lui era pronto a giocare il gioco fino in fondo.
Poi lo guardò negli occhi, decisa a parlare chiaro. «Sai perché siamo così selettivi? Se posso essere franca, troppi uomini che pensavano solo a svuotarsi le palle, e sparire. Nessun interesse per me, nessuna attenzione. Solo la fretta di arrivare al punto, consumare e andarsene»
Marco non distolse lo sguardo, sembrava ascoltarla davvero.
«Immagino sia stato deludente. Specie quando hai a che fare con gente che non capisce che il vero piacere è nel percorso.»
Lei annuì, con un sorriso un po’ amaro.
«Esatto. Mi sono sentita usata, più di una volta anche sotto lo sguardo di mio marito, che però si accorgeva subito che io non mi stavo divertendo davvero. Non era il gioco che volevamo.» Lei raccontò di una loro passata esperienza iniziata per gioco «Lui era un ragazzo giovane conosciuto in palestra. All’inizio la situazione fu intrigante, ma poi si rivelò una delusione perché lui veniva agli appuntamenti in modo frettoloso, solo per vuotarsi le palle e non appena finito scappava fuori dalla porta» mi disse.
Il marito intervenne, con tono calmo ma fermo.
«Per noi non è una questione di quantità, né di collezionare avventure. Io voglio vederla vivere qualcosa che la faccia vibrare. E se non accade, è inutile.»
Marco si prese un istante, appoggiando il bicchiere. Poi sorrise con lentezza, inclinando leggermente la testa verso di lei.
«Io voglio gustarmi ogni istante della tua reazione, del tuo desiderio. Con te al centro. Il resto verrà dopo, se lo vorrai.»
«Se fosse davvero così, sarebbe la prima volta che un singolo mi fa sentire questo.»
Il marito la guardò, complice, e si limitò a dire:
«Ecco perché ti abbiamo voluto qui, Marco.»
Marco intrecciò le sue dita alle sue. Poi piegò la testa, mantenendo lo sguardo acceso nei suoi occhi.
«Sai cosa mi eccita? Vedere che tuo marito ci sta guardando. Che sa che sei qui, con me, e che non stai fingendo.»
Lei tremò, e senza staccare la mano dalla sua, si voltò verso il marito.
«Mi piace. Mi piace davvero» Il marito le passò la mano sulla coscia, un gesto di incoraggiamento.
«Vai avanti. Lasciati andare. Io sono qui.»
Con lentezza calcolata, le dita di Marco scivolarono sotto il tessuto, cercando la sua coscia nuda. La accarezzò piano, dal ginocchio verso l’alto, disegnando linee invisibili sulla pelle. Lei trattenne un gemito, mordendosi il labbro. Il marito la guardava rapito.
«È questo che volevi, amore?»
Lei annuì, incapace di fingere freddezza.
«Sì… così…»
Marco avanzò ancora, un centimetro alla volta.
«Stai tremando. È per me, o perché tuo marito ti sta guardando?»
«Per entrambi.»
Un sorriso gli piegò le labbra e lasciò che le sue dita arrivassero fino all’orlo delle mutandine. Ci giocherellò, sfiorando appena il bordo.
Il marito si chinò verso di lei, le sussurrò all’orecchio:
«Lascialo fare.»
Sotto il tavolo, le dita di Marco avevano scostato il bordo del vestito e trovato la pelle calda delle sue cosce.
Lei aprì un po’ le gambe sotto il tavolo, come un invito. Marco accolse la sua resa con naturalezza insinuando le dita sotto il pizzo nero delle mutandine Trovò il calore umido che già era un invito e la sfiorò appena, con la delicatezza.
Bastò un tocco preciso per strapparle un sussulto. «Mi piaci così bagnata davanti a tuo marito.»
Lei serrò i denti, lo sguardo rivolto al bicchiere. «Lascialo fare, amore. Voglio vederti godere qui.»
Lei, ansimando: «Oh, dio… così…»
Marco non accelerò, la torturava con tocchi circolari, calibrati, mentre continuava a fissarla negli occhi.
«Ti voglio guardare godere, qui e ancora dopo.»
Lei non rispose, serrò le labbra, ma il tremito delle gambe erano una confessione chiara. Il marito, sempre più eccitato dalla scena non smetteva di guardarla.
«Guardati, sei splendida, amore mio. Continua, Marco, falla tremare»
«Sei già bagnata, vero tesoro?»
Un gemito le scappò, strozzato, mentre il marito le teneva la mano sotto il tavolo.
«Lasciati andare, amore, sono qui con te.»
Marco iniziava a lavorarla con tocchi circolari sul clitoride.
Lei, quasi senza fiato: «Cazzo, non resisto»
Ma all’improvviso lei posò la mano sul polso di Marco, stringendolo per fermarlo. «Non qui. Ti prego, non al ristorante.»
Marco la fissò, sorpreso.
Il marito, un po’ spiazzato. «Amore sei sicura? Ti stava piacendo.»
«Sì, ma non così. Non davanti a tutti.»
Marco ritirò lentamente la mano, senza discutere. Il suo volto era impassibile, ma negli occhi si leggeva un fuoco trattenuto.
«Va bene. Decidi tu.»
Lei si alzò e si diresse verso il bagno. Si passò le mani tra i capelli davanti allo specchio, si bagnò il viso con acqua fredda. Inspirò a fondo, sistemò il vestito, e rimase qualche secondo immobile a fissarsi nello specchio prima di tornare al tavolo.
Intanto, tra i due uomini, il silenzio pesava. Fu il marito a parlare per primo, con un mezzo sorriso nervoso:
«Vedi? È diversa da quello che forse ti aspettavi. Non è una donna da due colpi e via. Lei vuole sentirsi corteggiata.» Marco incrociò le braccia, appoggiandosi allo schienale della sedia.
«Lo avevo capito già. Non ho fretta. Ma devo dire che fermarsi così quando sentivo che stava cedendo non è facile.»
Il marito sorrise, scuotendo la testa.
«Benvenuto nel nostro gioco. Il difficile è aspettare, rispettare i suoi tempi, e farla arrendere poco a poco. Se vuoi solo svuotarti, meglio che lasci perdere.»
Marco lo fissò con uno sguardo serio, quasi una sfida.
«Non sono venuto qui per una botta e via. Ho tutto il tempo a disposizione.»
Il marito annuì, alzando il bicchiere.
Lei tornò dal bagno dopo qualche minuto. Camminava con calma, il vestito nero sistemato meglio, il viso un po’ più fresco. Ma gli occhi restavano lucidi, ancora accesi dalla fiamma che cercava di nascondere.
Sedette al suo posto tra i due uomini con un mezzo sorriso teso.
«Scusate. Avevo bisogno di un attimo per riprendermi.»
Il marito le prese la mano sopra il tavolo, stringendola piano.
«Hai fatto bene, amore. Nessuna fretta»
Marco la guardò intensamente, senza dire nulla all’inizio. Poi sollevò il bicchiere e parlò con voce calma.
«Hai fatto bene a fermarmi. Non volevo metterti a disagio»
Lei abbassò lo sguardo. Si sentiva al centro di quel triangolo: il marito complice, Marco in attesa, e lei sospesa tra desiderio e controllo. «Non voglio essere un semplice passatempo per nessuno dei due.»
Il marito annuì subito, stringendole la mano più forte.
«Ed è esattamente quello che voglio anch’io: vederti godere davvero.». «lo stesso vale per me» disse Marco.
Il cameriere passò vicino al tavolo con un vassoio, lo sguardo che indugiò su di loro, come se percepisse la tensione.
Lei, a mezza voce: «Allora prendiamo un caffè e andiamo»
Quando uscirono dal ristorante, lei camminava in mezzo ai due uomini, il rumore dei tacchi che scandivano il passo sul marciapiede. Il marito le teneva la mano, Marco le camminava accanto, silenzioso.
Il tragitto in macchina fu breve ma carico di tensione.
Lei fissava il finestrino e sentiva il cuore battere in gola. Il marito guidava senza dire nulla, ma ogni tanto le stringeva il ginocchio, un gesto che le diceva “sono con te”.
Marco, seduto dietro, non staccava gli occhi dal suo profilo riflesso nel vetro.
Arrivarono alla villetta.
Lei si fermò un attimo nell’ingresso, voltandosi verso i due, sorridendo.
Marco si avvicinò e con una mano le prese il viso. Il marito rimase a guardare, un mezzo sorriso eccitato sulle labbra. Il bacio arrivò inevitabile: profondo, caldo, come fossero amanti.
Quando si staccarono, il marito le sussurrò all’orecchio:
«Voglio vederti andare fino in fondo con lui, qui davanti a me.»
Marco la prese per mano e la guidò verso il salotto.
Il divano era lì, pronto, la luce calda delle abat-jour che ammorbidiva le ombre.
Il bacio fu un incontro di lingue, profondo, senza esitazioni, come tra due veri amanti. Il marito li osservava da vicino, le mani già che si slacciavano i bottoni della camicia, gli occhi fissi sulla moglie che si scioglieva sotto un altro. Le mani di lui scivolarono sul vestito nero, lo abbassarono lentamente lungo i fianchi. Lei si voltò un attimo verso il marito, quasi a chiedere conferma.
E lui con un mezzo sorriso: «amore, non trattenerti. Io ti voglio guardare mentre ti prende.»
Marco la fece sedere sul divano, le gambe leggermente divaricate. Si inginocchiò davanti a lei, affondando il viso tra le sue cosce. Un gemito le uscìdalle labbra, la testa reclinata all’indietro, le dita che gli afferravano i capelli.
Lei, ansimando: «Oh, dio… sì, così…»
Il marito si era seduto accanto a lei, una mano sul seno, l’altra a palparsi l’eccitazione sotto i pantaloni.
La guardava sciogliersi, non aveva mai desiderato tanto di vederla così: sua moglie, che gemeva forte sotto la bocca di un altro uomo. Lei gemeva senza più pudore, i capelli spettinati, il vestito ormai abbandonato sul pavimento. Marco si tirò su e la guardò dritta negli occhi.
Marco, con voce bassa e decisa: «Adesso ti voglio fare mia.»
Si slacciò i pantaloni con calma, lasciando uscire un cazzo duro, gonfio.
Lei lo fissò, mordendosi il labbro, e allungò la mano per toccarlo.
Il glande le sfiorò le labbra umide, e con la lingua iniziò a girarci intorno, lenta, assaporando il gusto salato della pelle tesa. Marco gemette piano, la mano che subito si posò sulla sua nuca.
Lei aprì la bocca e lo accolse dentro, un po’ alla volta. Le labbra che scorrevano sull’asta.
Marco, con un ringhio basso: «Così… brava… fammelo sentire fino in fondo.»
Lei lo prese più a fondo, fino a sentirlo spingerle contro la gola. Tossì, ma non si fermò. Poi aumentò il ritmo: su e giù veloci, le guance che si cavi¬tavano per la forza della suzione. Marco si irrigidì, il respiro corto, i fianchi che quasi si muovevano da soli contro la sua bocca. Lei si stava preparando a farlo venire. Ma all’improvviso Marco la afferrò per i capelli e la staccò di forza dal suo cazzo.
«No, non adesso!»
Lei tossì, il filo di saliva che le colava dal labbro, lo guardò sorpresa, gli occhi lucidi. Marco non le diede tempo di rispondere. La prese per i fianchi e la girò, costringendola a mettersi in ginocchio, a quattro zampe. Con un gesto sicuro le strappò via le mutandine di pizzo nero. Poi si posizionò sopra di lei e, senza esitazioni, la spinse dentro, lento all’inizio ma profondo. Un grido le uscì dalla gola, soffocato dal petto del marito che le teneva la mano.
«Cazzo, fai piano!» urlò lei.
Marco affondava con colpi decisi, il corpo teso, gli occhi puntati sui suoi. Ogni spinta le strappava un gemito, mentre le sue mani le tenevano i fianchi fermi, il seno che sobbalzava a ogni spinta. Il marito si toccava guardando la scena, completamente rapito.
Marco, con un ringhio basso: «Hai la fica stretta, sai? Mi eccita un casino».
«Sì così! Non fermarti! Cazzo, scopala!» gli faceva eco il marito che li guardava, sempre più eccitato, fino a che non resistette oltre. Si avvicinò al volto della moglie, aprendo la patta dei pantaloni.
Con una mano le afferrò i capelli, costringendola a sollevare la testa.
«Apri la bocca, amore. Adesso ti voglio anch’io»
Lei obbedì, e lui le spinse dentro il cazzo turgido, lentamente, facendole sentire tutto il peso del gesto.
Lei gemeva soffocata, con Marco che continuava a scoparla senza pietà, e il marito che la teneva ben ferma con la mano tra i capelli. Il marito iniziò a muoversi piano, colpi brevi e controllati dentro la bocca della moglie. Lei ansimava, strozzata tra due spinte, gli occhi lucidi, il corpo scosso, dominata dai due uomini.
«Così, amore mio, tutta nostra.» Marco affondava più forte, il sudore colava lungo la sua fronte, i muscoli tesi.
«Stringe come una troia. Mi fa impazzire.»
Lei gemette strozzata con il cazzo in bocca, il corpo che tremava. Il marito spinse ancora più a fondo, facendole emettere un gorgoglio soffocato.
«Prendilo tutto, amore. Voglio sentirti soffocare sul mio cazzo mentre lui ti scopa.»
La scena era cruda, animalesca, carne su carne: i due uomini che la usavano. Il suo corpo era esausto.
Sentiva i muscoli cedere, il cuore che batteva troppo veloce.
All’improvviso, Marco sollevò una mano dal suo fianco e le assestò uno schiaffo secco sulla gluteo liscio e lei sussultò imprecando.
Con un filo di voce, tra un gemito strozzato e l’altro, riuscì a mormorare:
« vi prego… un attimo di pausa… non ce la faccio più…»
Un’altra manata sulla carne fu la risposta. La pelle già calda diventò ardente, il segno rosso della manata evidente . Le assestò una raffica lenta ma implacabile: una, due, tre sberle, sempre sulla stessa natica fino a farla diventare di un rosso vivo. Poi passò all’altra, con la stessa intensità. Lei gemette più forte, il respiro spezzato, le lacrime che le salivano agli occhi, di rabbia e dolore, mentre ogni colpo la scuoteva, la costringeva a contrarre ancora di più la figa intorno a Marco.
Lei, ansimando, quasi piangendo: «Basta… brucia… non ce la faccio…»
Il marito le afferrò più forte i capelli, tenendole la bocca inchiodata al suo cazzo.
«No, amore. Non ti fermi adesso. Ci siamo quasi, ci porti fino in fondo.»
E infatti Marco non aveva nessuna intenzione di rallentare. Affondava dentro di lei e intanto le assestava altre sculacciate, una dopo l’altra, fino a farle sentire le natiche ardere e il corpo cedere sempre di più.
Lei gemeva, il corpo tremante, senza più forza per opporsi. Era diventata puro istinto fatto di carne.
Il marito cominciò a muovere i fianchi più veloci, sbattendole in gola con forza. Le lacrime le scendevano dagli angoli degli occhi, mentre gorgogliava intorno al suo cazzo.
«Sì, prenditelo tutto… così… adesso vengo!»
Il marito gemette riempiendole la bocca con un fiotto caldo e denso che la fece tossire, e poi un altro e un altro ancora che lei ingoiò diligentemente contraendo la faringe. Le lacrime le rigavano le guance, insieme alla saliva e allo sperma che le colava dagli angoli della bocca.
«Cazzo, le stai venendo in bocca, sto venendo anch’io!» pochi istanti dopo, esplose dentro di lei, riempiendola del suo seme caldo e abbondante.
Poi silenzio. Marco sudato, rilassato, con quello sguardo di uomo appagato che non aveva più urgenza di lei. Suo marito, accanto, che si sistemava i pantaloni, lo sguardo eccitato ma già distratto. Entrambi sembravano soddisfatti, completi. Lei no. Non era stata al centro, non era stata “adorata”.
Ero stata sculacciata, usata, spremuta per la loro eccitazione.
«Voi avete goduto. Io no. Io ho chiesto una pausa e non mi avete ascoltata.»
Il marito la fissò, sorpreso, ma non abbassò lo sguardo.
«Amore, eri bellissima, hai dato tutta te stessa»
«Per te. Sempre per te. E per lui. Al vostro servizio come una puttana.»
Marco si schiarì la gola, cercando di parlare calmo.
«Pensavo che stessi vivendo il limite, come parte del gioco.»
«No, tu volevi solo scoparmi finché non venivi. E tu—» guardò il marito — «tu volevi solo lo spettacolo. Vi siete eccitati sul mio corpo mentre io imploravo una pausa e piangevo»
«Amore, hai ragione. Ci siamo fatti prendere dall’eccitazione momento. Tu eri bellissima. Non volevamo mancarti di rispetto, giuro.»
Marco annuì con lo stesso tono basso e accomodante:
«Non era l’intenzione. Credevo che fossi presa dal gioco fino in fondo.»
Lei li fissava con occhi arrossati. Sentì le loro parole scivolarle addosso, vuote.
«Scuse facili, dopo che vi siete svuotati addosso a me.»
Il marito si avvicinò un passo, tendendole la mano.
«Siamo forse andati oltre, ma era anche il nostro sogno, no?»
«Era il tuo sogno. Il vostro. Io stasera ero carne al servizio del vostro piacere.»
Marco abbassò lo sguardo, sospirando, e mormorò un altro «scusa».
«Tu sei venuto qui vendendoti come diverso. Il singolo raffinato, quello che sapeva corteggiare. Ma alla fine eri come tutti gli altri: volevi solo scopare, venire e andartene.»
«Non mettermi sullo stesso piano di quei ragazzini di cui ti invaghisci e che poi ti scopano in macchina e spariscono. Io ti ho guardata, ti ho ascoltata, ti ho fatto emozionare. Non negarlo.»
«Mi hai ascoltata? Ho chiesto una pausa. E tu eri ancora dentro, a cercare il tuo orgasmo.»
Marco si passò una mano sul volto, sbuffando.
«Sì, cazzo, ho continuato. Perché pensavo che fosse parte del gioco. Non capisci? Io ho letto il tuo corpo più delle tue parole. E il tuo corpo non mi respingeva. Non sembravi dire basta»«Ero esausta! Stavo collassando, non godendo! E voi due ci avete visto quello che volevate vedere!»
«Non fingere che non ti sia piaciuto. Il tuo corpo ha goduto.»
Lei lo guardò, le lacrime che le rigavano di nuovo il viso.
«Quello non era piacere!»
«Amore, non serve urlare. Marco non voleva farti sentire a disagio, lo sai. E io… io ho sbagliato. Ma non è stato solo egoismo. Era il nostro gioco, il nostro desiderio. L’abbiamo sognato insieme.»
Lei si voltò di scatto verso di lui, gli occhi feroci.
«Sognato insieme? Io volevo essere corteggiata, rispettata, non ridotta a una puttana per i vostri porci comodi. Tu hai guardato, hai goduto, e quando ho chiesto una pausa sei rimasto lì, zitto. Sei complice.»
Il marito deglutì, lo sguardo basso per un istante, poi rialzò la testa con un tono che cercava di suonare fermo.
«Volevo vederti spinta al limite. E forse… forse non mi sono accorto di quanto fosse troppo»
Lei rise amaramente, scuotendo la testa.
«E allora perché non mi hai difesa? Perché non hai detto a Marco di fermarsi? Mi hai lasciata lì, a implorare.» Il marito fece un passo verso di lei.
«Perché vederti così mi eccitava. Non lo nego.»
«Basta. Non ci sto più a farmi processare. Prima mi volevate, adesso mi dipingete come un mostro.»
Lei lo fissò, le braccia incrociate, gli occhi ancora lucidi.
«Non sei un mostro. Sei solo come tutti gli altri: hai detto di essere diverso, ma volevi solo svuotarti le palle. E ci sei riuscito.»
«Non farmi la morale. Non ti ho trascinata qui. Mi avete chiamato voi, mi avete voluto voi. Io ho fatto quello che entrambi mi avete lasciato fare.»
Il marito provò a intervenire, alzando le mani in segno di calma.
«Marco, aspetta. Non è così»
«No, cazzo! Tu non dire niente. Eri lì a guardare, a godere più di tutti. Adesso fai finta di essere il marito devoto che si pente? Sei ridicolo!»
Marco prese la giacca, infilò le scarpe e guardò entrambi per l’ultima volta, gli occhi duri. «Avete avuto quello che volevate. E anch’io. Non chiedetemi altro.». Sbatté la porta alle sue spalle, lasciando un vuoto improvviso nella stanza.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.1
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Con le migliori intenzioni :

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni