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Scambio di Coppia

Al Centro del Desiderio


di Sleepy699
16.01.2026    |    6.242    |    3 9.5
"Le mani di Luca le stringevano il seno, giocavano coi capezzoli che lei esibiva con fierezza, consapevole che il suo sex appeal dipendeva anche dalla taglia..."

Luca e Martina, entrambi quarantenni e sposati da tre anni, avevano invitato a cena Riccardo e Giulia, conosciuti qualche mese prima in palestra e loro coetanei. Le chiacchiere, tra uno sguardo e l’altro, si erano fatte sempre più ambigue nelle ultime settimane, ma nessuno aveva mai varcato davvero il confine. Fino a quella sera.
Tutti e quattro si allenavano nella stessa palestra, e i corpi lo dimostravano: addominali scolpiti, glutei di pietra, gambe tornite, e quello sguardo negli occhi che non nascondeva il desiderio.
Il salotto era illuminato da luci soffuse, il vino nei calici, e l’aria era già satura di sottintesi. Martina era seduta a gambe accavallate con un vestito aderente nero, semplice, elegante, interpretava egregiamente il suo ruolo di padrona di casa. Le gambe erano nude, lisce, definite, scolpite.
Sì era tolta i sandali e mostrava i piedi affusolati, con dita lunghe, unghie curate, smalto rosso scuro che attirava gli sguardi di Riccardo.
La biondissima Giulia era seduta al suo fianco e indossava un vestitino color champagne, lucido, aderente come una seconda pelle.
Più corto, più scollato. I seni rifatti che il vestito conteneva a fatica attiravano inevitabilmente lo sguardo di Luca.
Il vino aveva sciolto gli ultimi freni, e il pretesto perfetto arrivò da Riccardo, col suo sorriso da venditore:
«Che ne dite di uno strip poker? Tanto per ravvivare la serata.»
“Strip poker allora sia!” Rispose Luca con un sorriso malizioso.
Martina rise nervosa lisciandosi una ciocca dei sui lunghi capelli corvini. “Giusto per divertirsi, no?”
Giulia la guardò con occhi languidi e le rispose con un cenno del capo. “Tanto siamo tra amici…”
Martina lanciò uno sguardo tagliente verso la bionda Giulia. Quel suo seno rifatto, alto e sodo, ostentato sotto l’abito attillata era il biglietto da visita di una donna alla quale piace mettersi in mostra. Ma Martina, con il suo seno piatto è i capezzoli appuntiti, aveva il fisico scolpito dalla frequentazione ossessiva della palestra e non aveva mai sentito il bisogno di silicone per farsi guardare.
Le regole erano semplici: ogni mano persa costava un indumento.
La prima a perdere fu Martina. Togliersi l’abitino nero davanti a Riccardo non sembrava difficile, ma lo sguardo di lui la fece esitare. Luca sembrava divertito.
Poi toccò a Giulia. Lo tolse lentamente, lasciando che Luca la guardasse mentre le dita le scorrevano lungo la schiena. Ma non era lui che guardava: fissava Martina.
Luca perse la mano successiva. Si tolse la camicia sotto gli sguardi attenti delle due donne mostrando il pettorale muscoloso accuratamente depilato. Martina si morse il labbro mentre Giulia si mangiava il suo uomo con lo sguardo.
Quando fu Riccardo a perdere la mano si tolse la camicia con un mezzo sorriso e uno sguardo sfacciato, lasciando scoprire il petto tonico, il segno netto delle clavicole, e i pettorali scolpiti.
Martina inclinò il capo, studiandolo come si fa con un oggetto esposto in una vetrina.
«Non male,» commentò, «Hai lavorato bene in palestra.»
«Hai voglia di testarlo?» rispose lui, allargando le braccia.
Martina sorrise senza rispondere. Le sue dita lo fecero al posto suo: scivolarono sulla pelle del suo fianco, freddamente analitiche, come a verificare che tutto fosse vero.
“Direi che ora possiamo cambiare un po’ le regole” disse Giulia, guardando Martina negli occhi.
«Chi perde non si spoglia soltanto.»
Martina alzò appena un sopracciglio.
«Ah no?»
«Chi perde si lascia toccare. Dal vincitore. Ovunque.»
Riccardo sorrise. Luca guardò Martina, cercando la sua complicità.
«Giocare con il fuoco ti piace, eh?» disse Martina
«Solo se qualcuno si brucia davvero.» replicò Giulia.
Il gioco era diventato un’altra cosa. Le carte contavano solo per mantenere una sottile parvenza di regole ma era il desiderio che aveva già preso il controllo mentre gli indumenti venivano rapidamente a mancare e sempre più pelle veniva esposta.
Giulia perse di nuovo e, con un gesto era lento e studiato, si liberò del reggiseno lasciando il seno libero, finalmente senza costrizioni. Pieno, alto, simmetrico, che non cedeva alla gravità si impose subito allo sguardo. “Che ne dite, va meglio così?”
Luca non perse tempo nell’adottare la nuova regola, le sue mani scivolarono sulle cosce, sul ventre per poi fermarsi a giocare con i capezzoli appuntiti di Giulia.
Riccardo guardava divertito pensando che aveva speso bene i suoi soldi regalando la mastoplastica alla moglie.
“Adesso basta, riprendiamo a giocare” disse Martina un po’ gelosa per l’entusiasmo del marito.
E quando Giulia perse anche la mano successiva, lo slip scivolò inevitabilmente via come fosse un pegno dovuto, mostrando così il pube glabro.
Gli occhi di Riccardo tradivano l’eccitazione nel vedere la moglie nuda e desiderata.
Martina avvicinò le labbra all’orecchio di Giulia.
“Questa mano l’hai persa, mi pare giusto che tu riceva un premio di consolazione” sussurrò, accarezzandole la coscia.
Giulia non si tirò indietro. Il bacio fu esitante all’inizio, poi famelico. Le due donne si toccavano, senza più finzione, mentre gli uomini guardavano compiaciuti, senza intervenire.
Martina spinse Giulia contro il muro.
La schiena si inarcò, i seni rifatti si alzarono verso di lei. Martina li guardò e li prese tra le mani, li strinse con finta curiosità.
«Sono freddi, sai?» sibilò.
Giulia sorrise. «Meglio dei tuoi, questi almeno si vedono.»
Martina rispose con un morso al capezzolo, improvviso, senza preavviso. Giulia gemette, ma non si tirò indietro.
Le mani scesero decise tra le cosce.
Martina affondò due dita in lei con un gesto rapido, deciso.
Giulia spalancò gli occhi, la testa indietro. Il respiro si spezzò.
Ora si stavano masturbando a vicenda, in piedi, contro il muro, mentre gli uomini guardavano.
Ma il desiderio li stava divorando.
Fu Riccardo a rompere l’equilibrio ed entrò nel gioco senza chiedere. Le sue mani si posarono sui fianchi di Martina mentre lei continuava a baciare Giulia, i loro corpi incollati, i gemiti soffocati tra i respiri.
Luca guardava quelle due sfere quasi perfette, con i capezzoli duri, appena rivolti in fuori.
Tette finte, sì. Ma magnifiche da guardare.
Ed era questo il punto. Giulia lo sapeva.
Quando fu davanti a Luca, gli prese il viso tra le mani.
Gli sorrise.
Poi si sedette.
Aprì le cosce.
Appoggiò la schiena al divano.
E con gesto lento, teatrale, si afferrò i seni.
«adesso basta guardarle…» sussurrò.
«Adesso voglio fartele sentire addosso.»
“Mostrami che tuo marito ha speso bene i suoi soldi” disse Luca avvicinandosi.
Il cazzo era già duro, gonfio, pulsante.
Un’asta viva, gonfia di sangue e voglia repressa.
Giulia lo prese con una mano, lo posizionò tra i suoi seni, poi li chiuse attorno. La pressione fu perfetta. Avvolgente.
Il cazzo di Luca scomparve tra quei meloni lisci.
Giulia faceva scorrere i seni su e giù, la pelle levigata che lo accarezzava come un guanto di carne.
Ogni tanto lo leccava sulla punta, la lingua umida che lo salutava prima di essere inghiottito di nuovo tra le tette.
Luca gemeva.
Era prigioniero del piacere, della vista ipnotica di quella carne liscia che lo masturbava lentamente, con maestria.
Martina guardava, in silenzio. Dentro, bruciava.
Perché il cazzo di suo marito ora stava per esplodere tra le tette di un’altra.
E quell’altra stava facendo godere il marito come lei non avrebbe mai potuto fare con le sue tette troppo piccole per giochi come questo.
Giulia lo sapeva e godeva nel vedere Luca scopare le sue tette sotto lo sguardo geloso di Martina.
Le gocce di pre-sperma cominciarono a colare, lubrificando il solco tra i seni.
«Guarda come ti piace…» sussurrò.
«stai già per venire.»
Luca tremava.
Poi leccò la punta, succhiandola, poi tornò a stringere.
Continuò a muovere i seni, sempre più veloce, il cazzo che pulsava.
«Vieni, Luca…sulle mie tette. Fallo davanti a lei. Mostrale quanto ti piacciono.»
Luca gemette, inarcando la schiena.
Il cazzo, gonfio di vene, pulsava mentre fiotti caldi di sperma esplosero sul petto di Giulia, schizzando il collo, i seni, colando lenti lungo le curve perfette.
Giulia chiuse gli occhi, godendo della sensazione mentre il marito di Martina si svuotava le palle su di lei.
Poi li riaprì. Guardò Martina inginocchiata davanti al cazzo di Riccardo le sfiorava le labbra già gonfio, caldo, osceno.
Giulia sorrise provocandola “Tesoro queste tette attirano la sborra, non ci posso fare nulla”.
Martina la fulminò con uno sguardo di sfida. Poi aprì la bocca lentamente e le sue labbra si chiusero intorno al glande lucido di Luca. Il primo affondo fu controllato, quasi gentile. Lei cercava di dimostrare di essere brava, di saperlo fare bene.
Le sue labbra sottili cominciarono ad andare su e giù per tutta la lunghezza del cazzo gonfio di vene.
Ogni tanto con la lingua si soffermava a leccare la cappella che sembrava esplodere tanto era grossa, mentre con la mano faceva un massaggio allo scroto da vera esperta.
Martina sembrava infastidita dall’intraprendenza di Giulia e dal ruolo di bull che stava interpretando suo marito, ma lasciò fare.
“Certo che tua moglie è proprio una porca” disse Giulia a Luca.
Lui dissi che era d’accordo e che le piaceva anche per questo.
“E’ sempre stata brava in quello”.
Lui prese i capelli, una mano sola, decisa, e le spinse la testa in avanti. Il cazzo le scivolò più a fondo. Lei emise un suono soffocato, gutturale, un gemito che non voleva uscire. Gli occhi le si riempirono di lacrime.
“Vai così, fino in fondo” disse lui.
La tirò indietro appena, poi la spinse di nuovo giù. Più a fondo.
Martina sentì la gola ribellarsi, il riflesso che cercava di respingerlo. Le mani si aggrapparono istintivamente alle cosce di lui, forti, tese come marmo. Il respiro le si spezzò.
«Guardala,» disse Giulia. «come fatica a prenderlo tutto.»
Quelle parole la colpirono più del cazzo in gola.
Riccardo non le dava tregua. Le teneva la testa ferma mentre spingeva con lentezza crudele, centimetro dopo centimetro, finché Martina sentì gli occhi bruciare, la saliva colarle dagli angoli della bocca, il respiro ridotto a singhiozzi.
Giulia guardava, si godeva l scena. Le mani di Luca le stringevano il seno, giocavano coi capezzoli che lei esibiva con fierezza, consapevole che il suo sex appeal dipendeva anche dalla taglia.
Intanto il corpo di Martina tremava, ma il sesso le pulsava tra le cosce. Ogni affondo nella sua bocca era un’umiliazione che la faceva bagnare, che le scaldava il basso ventre. Si odiava per questo. E lo voleva ancora di più.
Luca si fermò solo quando la sentì cedere un attimo. Lo tirò fuori appoggiandolo su una guancia di lei.
«Respira,» disse. «E poi ricominci. Piano. Senza usare le mani.»
Martina annuì. Riaprì la bocca e lo riprese. Stavolta lentamente. Ogni movimento le faceva sentire il cazzo in gola, ma non si fermò. Le lacrime scivolavano senza che potesse evitarlo.
Si sentiva usata dall’uomo di Giulia sotto lo sguardo di tutti e le piaceva.
E quando lui venne, lo fece senza avvisare. Le tenne la testa ferma mentre il corpo si irrigidiva e il cazzo comincio’ a pulsare, e lei ingoiò tutto, non aveva scelta.
Quando si staccò, rimase lì. In ginocchio.
Umiliata. Sfinita. E terribilmente, indecentemente eccitata.
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