Lui & Lei
Massaggio decontratturante
29.12.2025 |
4.239 |
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"Le mie mani la lavorano con pressione decisa: impastamenti profondi che affondano nel muscolo, seguendo la sua forma rotonda e compatta, Pressioni con palmo e avambraccio per sciogliere le tensioni..."
Quando Lara entra nello studio, il suo abbigliamento è semplice, funzionale, e proprio per questo incredibilmente eloquente.Indossa leggings scuri, aderenti, che seguono ogni linea delle gambe senza bisogno di enfatizzarle. Non sono provocanti, sono onesti: Il tessuto teso sui quadricipiti mostra il risultato del lavoro fatto in palestra.
Sopra ha un top sportivo minimale, nero, che lascia scoperte le spalle e parte della schiena. Le spalline sottili contrastano con la solidità dei deltoidi che disegnano una curva netta che cattura lo sguardo senza bisogno di ostentazione. Il top incollata al seno rifatto, evidenzia due zucche tonde, alte, solide, che sovrastano gli addominali scolpiti da ore spese in palestra ogni giorno.
Per me lei è una venere muscolosa, poco più alta di un metro e sessanta, con un corpo plasmato da anni di palestra.
Non è bella Lara in volto, se vogliamo applicare i canoni di femminilità standard: il suo viso è un po’ mascolino, mascella accentuata, naso aquilino, occhi un po’ distanti tra loro, capelli neri raccolti in una coda alta, funzionale anche quella. Qualche ciocca sfugge, incornicia il viso e ammorbidisce l’insieme.
La pelle è abbronzata, grazie a regolare frequentazione del solarium per un abbronzatura integrale. Sa bene che l’abbronzatura migliora la definizione muscolare; dopo mesi e mesi di allenamenti estenuanti per partecipare a una competizione, l'obiettivo è quello di ottenere un fisico definito al massimo.
«Allenamento duro?» le chiedo, mantenendo la voce neutra.
«Ho fatto schiena e gambe oggi e forse ho esagerato. Mi serve un massaggio decontratturante come sai fare tu. Vacci giù pesante, Luca, ne ho proprio bisogno.»
L’ho fatta entrare nella stanza massaggi.
Era appena uscita dalla doccia della palestra.
La pelle profumava di vaniglia.
Metto luci basse, musica new age in sottofondo per creare un ambiente rilassante, odore d’olio caldo speziato – pepe nero, chiodi di garofano, un tocco d’ambra.
Lara si spoglia davanti a me con noncuranza, abituata a mostrare il suo corpo in palestra.
Via il reggiseno. Niente mutandine. Solo muscoli e pelle. Non le passo l’intimo usa e getta per il massaggio, visto che lei non me lo chiede.
Si sdraia sul lettino a pancia in giù. La schiena è una mappa precisa di muscoli in bella evidenza, un’opera d’arte anatomica. Dorsali larghi, definiti. Trapezi tirati. Glutei duri come marmo.
Ma poi ecco lì il contrasto che mi fa impazzire: tette finte, lisce, lisce, due sfere quasi perfette, artificiali, sopra un torace da culturista.
Femminilità chirurgica incastonata in un corpo strutturato da anni di palestra. Non ballano. Stanno dritte, ferme. Fiere. Come lei. In fondo è una scelta estetica e funzionale per adattare il proprio corpo ai requisiti estetici del bodybuilding competitivo, compensando gli effetti collaterali della drastica riduzione del grasso corporeo, tette comprese.
Greggia anche nella categoria Physique, è un "soft bodybuilding" che ricerca un fisico muscoloso, ma elegante, con definizione, simmetria e tonicità muscolare. E, secondo me, ha centrato il suo obiettivo.
La faccio sdraiare sul lettino per il massaggio.
“Rilassati, svuota la mente” le dico mentre prendo l’olio.
Lo verso lento sulla sua schiena. Le cola lungo la spina dorsale, scivola tra i lombari, si infila tra i glutei.
Le appoggio le mani sulla schiena, cerco un trigger point nel trapezio. Affondo. Lei scatta.
«Ah! Cristo… che fai?!»
“Sciolgo. Hai detto tu di andarci giù deciso. Se vuoi un massaggio rilassante rivolgiti all’estetista”
“Sei un sadico!”
Forse non ha tutti i torti, mi dico, mentre comincio a scavare con i pollici sotto le scapole.
Percepisco i noduli dolenti nel muscolo sotto la pelle liscia e oliata, legati ai sovraccarichi muscolari a cui si sottopone in palestra, da vera patita del body building.
Quando premo su di essi possono causare dolore locale e irradiato, una specie di urlo silenzioso per la sua intensità, ma che non sempre si traduce in un suono, ma piuttosto in una sensazione di dolore acuto, formicolio o spasmo.
Le sue braccia tremano. I bicipiti si tendono.
Sento il suo respiro farsi corto.
«Luca… ti giuro… mi fai urlare…»
“Fallo, Rilascia energia e tensione, il grido aiuta a scaricare la tensione accumulata” le rispondo.
Lavoro ai lombari. Uso gli avambracci.
Grugnisce. Si lamenta. Non smetto di spingere, so che ne ha bisogno e che poi mi ringrazierà.
«Luca… cazzo, è un dolore pazzesco, sto piangendo…»
Ma il suo lamentarsi non mi ferma, so che le piace e so che ne ha bisogno, voglio portarla al limite.
Io sento tutto il suo corpo sotto le mani: potenza pura, ma fragile, adesso, in quel dolore che la sta mettendo alla prova.
Quando le lavoro i glutei, lei solleva appena il bacino.
Non lo dice, ma forse me lo sta offrendo.
Lentamente, passo alle gambe.
Quadricipiti definiti come se fossero scolpiti da uno scultore.
Adduttori duri e caldi, gonfi di sangue.
Lei ansima. Le tette schiacciate sul lettino, si muovono sotto di lei come dotate di vita propria.
Sento l’odore: muschio, olio, pelle. E sotto, il suo. Quello vero.
Torno a massaggiare i glutei roteando le mani sulle sue natiche. I glutei dei Lara sono sodi, pieni, attraversati da fasci muscolari ben definiti. Le mie mani la lavorano con pressione decisa: impastamenti profondi che affondano nel muscolo, seguendo la sua forma rotonda e compatta, Pressioni con palmo e avambraccio per sciogliere le tensioni accumulate da squat e affondi.
Le allargo e le rilascio. Anche la vagina si dischiude ritmicamente davanti ai miei occhi iniziando a bagnarsi sempre più.
Sento come se il mio uccello che volesse strappare le mutande!
Lei apre un po’ le gambe lasciandomi ammirare meglio il suo frutto, maturo, liscio, succoso.
Ipnotizzato ci appoggio la mano aperta sopra.
Sospira più profondamente inarcando la schiena.
“Luca che stai facendo?”
La domanda è pleonastica e la ignoro.
Massaggio il suo clitoride e poi percorro con medio e anulare tutta la sua apertura.
“Sei un porco!” Mi dice senza però fermarmi.
Sarà anche vero ma di sicuro lei è completamente bagnata.
Infilo piano piano le dita fino a posare nuovamente il palmo della mano sulla sua pelle.
Muovo le dita dentro e fuori sentendo i suoi umori inzupparla.
«Luca… basta… ti prego…fammi tua. Ora.»
Non ha bisogno di altro.
Le apro le gambe. Bagnata com’è la penetro facilmente.
Il suo corpo si inarca, cerca di resistere… ma la sto sfondando, e lei lo sa.
«Sì… così… così bastardo… Dio, sei dentro ovunque…»
Le prendo le tette con entrambe le mani, le stringo mentre la monto, lei sul lettino le gambe aperte, io in piedi davanti a lei.
Lei urla. Inarca la schiena. Non smetto, non le concedo tregua. E perché dovrei? La trovo semplicemente bellissima, i muscoli lucidi per l’olio del massaggio, la pelle liscia, abbronzata, i capezzoli scuri e appuntiti, una femminilità travolgente.
Le sue mani si aggrappano al lettino per contrastare le mie spinte, i muscoli si contraggono per restituirmi colpo su colpo.
«Dimmi se devo fermarmi.»
«No.» la sua replica secca. «Continua.»
Il corpo si tende tutto insieme, come se stesse trattenendo qualcosa di troppo grande.
“Non ce la faccio più “
“Non adesso, respira”
Non voglio farla venire, non sono ancora pronto.
Ma il suo corpo si irrigidisce, le dita dei piedi si arricciano, gli occhi si chiudono, il volto si contrare in una smorfia, e dalla sua gola esce un suono basso, incontrollato, quasi un singhiozzo che si trasforma in sollievo.
“Te l’ho detto che non ce la faccio”
Resta così qualche secondo, sospesa, mentre il respiro torna piano, irregolare. Quando riapre gli occhi, sono lucidi, diversi da prima.
«Non mi era mai successo così», dice, senza vergogna. Solo stupore.
In lei non vedo solo carne e muscoli, ma una donna reale, vera che ha ceduto a qualcosa che aveva evitato per troppo tempo.
«Questo non fa parte del trattamento.»
«No.» rispondo.
«E non lo stai facendo per lavoro.»
«No.»
Lei resta sdraiata, lo sguardo fisso al soffitto.
E per un attimo, nessuno dei due sente il bisogno di aggiungere altro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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