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SONO MAGGIORENNE ESCI
Scambio di Coppia

IL DUBBIO


di Sleepy699
14.02.2026    |    7.345    |    11 9.9
"Siii così!!" Inarcando la schiena per mantenere incollato il pube alla mia faccia, come se volesse che me la mangiassi..."
Avevamo bevuto un po’ troppo tutti e quattro. Paola era seduta accanto a me, con la gamba che sfiorava la mia sotto il tavolo e il sorriso di chi sapeva cosa stava facendo.
La vedevo guardarmi, come se aspettasse che io rispondessi a quel gioco, con quegli occhi da gatta morta che a volte mi irritavano.
E io mi sentivo guardata anche dai nostri marito che lanciavano frecciatine e doppi sensi nei nostri confronti, anche loro piuttosto euforici per l’alcool. La cena tra amici stava prendendo una piega inattesa.
«Dai, facciamo il gioco della bottiglia,» se ne uscì Riccardo, prendendo una bottiglia vuota e posandola al centro del tavolo.
«Vecchia scuola. Solo baci. Ma veri.»
Abbiamo riso, tutti.
Io ho detto: «Siete impazziti.»
Paola ha aggiunto: «Siamo quasi cinquantenni, non adolescenti in gita.»
«Appunto,» ha detto mio marito, con quello sguardo che mi rivolge quando vuole provocarmi.
«Sappiamo cosa ci perdiamo se non giochiamo.»
E io, non so bene perché, ma ho annuito. Forse per curiosità.
Forse per il modo in cui Paola mi aveva guardata poco prima.
O forse perché, seduta lì con le cosce leggermente sudate sotto il vestito, mi sentivo viva in un modo che non sentivo da tanto.
Abbiamo sgomberato il tavolo, e Paola ha fatto girare la bottiglia per prima.
Quando la bottiglia si è fermata puntando me, il silenzio si è fatto spesso.
Ci siamo guardate. Paola aveva gli occhi fissi nei miei.
Io ho sentito qualcosa scattarmi nella pancia. Un misto di paura e voglia.
«Regole del gioco,» ci ha ricordato Riccardo, con voce bassa. «Le labbra. Un bacio vero.»
Paola si è alzata dalla sedia, con un’eleganza naturale che le ho sempre invidiato.
«Ti va?» ha sussurrato.
Le ho preso la mano.
«Siediti sulle mie gambe,» le ho detto, e la mia voce mi ha sorpresa per quanto fosse ferma.
Si sedette a cavalcioni, il suo bacino contro il mio, il suo respiro sul mio viso. Le sue dita mi presero il mento con decisione. La guardai, e nei suoi occhi vidi le sue intenzioni.
I nostri mariti ci osservavano. La tensione era palpabile. Nessuno diceva nulla, ma tutti sentivano che stava per succedere.
Il bacio è iniziato lento. Le sue labbra erano calde, morbide, chiusi gli occhi e mi lasciai andare, aprendo le labbra per incontrare la sua lingua.
Paola mi stringeva le natiche mentre io le toccavo il seno sinistro, che sentii voluminoso e sodo e non protetto dal reggiseno. Glielo palpeggiai con decisione tanto che lo feci uscire dalla scollatura, con grande soddisfazione dei nostri mariti che si godevano lo spettacolo. Il capezzolo di Paola sembrava un frutto carnoso e succulento e presi a succhiarlo come se dovesse allattarmi. Alternavo morsi e succhiate, tirandolo con i denti.
«Ti prego, smettila!» supplicava Paola senza davvero volerlo.
Sentivo gli occhi degli uomini su di noi, e invece di imbarazzo, ho sentito potere. Sia Riccardo che mio marito avevano un’evidente erezione sotto i pantaloni. Quella vista mi accese come benzina sul fuoco.
Mi staccai dal capezzolo di Paola e sussurrai con un sorriso malizioso:
“Vi siete eccitati?”.
“Certo che sì!” Rispose Riccardo.
Feci uscire anch’io le tette dalla scollatura.
“Dai spogliatevi! Che aspettate?” Disse mio marito
“Allora è deciso, spogliamoci!” Disse Paola.
Io e lei ci spogliammo reciprocamente, senza smettere di baciarci, via i vestitini estivi, i sandali, l’intimo.
La pelle di Paola era color miele, liscia, perfetta, senza neanche un’ombra di peluria. Abbronzata ovunque. Il suo corpo era una provocazione: i seni rifatti, pieni e rotondi, fermi anche quando si muoveva, con i capezzoli duri che sembravano ciliegie sotto il sole. Il ventre piatto, scolpito.
Le gambe erano lunghe, affusolate, curate fino all’ossessione. Le cosce toniche. Il sesso completamente depilato, liscio come seta. Ti veniva voglia di passarci la lingua. Le mie mani si persero tra le sue cosce. La toccai. Era calda. Bagnata. Profumata.
Mi prese la testa tra le mani e mi baciò di nuovo e poi mi spinse verso il suo pube. Cominciai a baciarle l'interno coscia dolcemente per poi spingermi verso l’alto, al centro del suo piacere, iniziando a baciarle il monte di venere. Poi scesi più giù con la lingua al clitoride. Respiravo il suo odore, ascoltando i suoi gemiti, le accarezzai il clitoride con la lingua, entrando e uscendo con le dita dalla sua fregnetta depilata che già iniziava a sbrodolare. Mi pregava di farla godere, e io muovevo la lingua alla ricerca del suo sapore più intimo. Lei a gambe larghe, godeva e mugolava mentre con una mano mi teneva per i capelli e con l'altra mano si stuzzicava i capezzoli turgidi. “Continua tesoro, ti prego…” mi diceva ansimando con sensualità provocante.
La stavo letteralmente mangiando, assaporando ogni centimetro di fica, tra clitoride e piccole labbra con il mio dito medio che si era infilato nel suo ano.
Il suo sapore mi dava un piacere intenso mentre la leccavo facendole sentire la lingua su tutta la fica, così odorosa di sesso e di ormoni da stordirmi.
Alzai lo sguardo su Riccardo e mio marito accorgendomi che erano affascinanti dallo spettacolo che gli stavamo offrendo. Stavo leccando la fregnetta di Paola come una gattina davanti ad una ciotola di latte.
Lei mi incitava “Brava..non fermarti.. siii così!!" Inarcando la schiena per mantenere incollato il pube alla mia faccia, come se volesse che me la mangiassi. Sentire la sua voglia crescere mi faceva impazzire e le restituivo ogni emozione con la lingua e le dita.
I nostri uomini non erano ormai più dell’idea di rimanere solo spettatori. Si erano avvicinati scoprendo le erezioni, terribilmente eccitati dalla scena lesbo.
La mia mano trovò il cazzo del marito di Paola che si era inginocchiato accanto a me. Duro. Liscio. Bellissimo. Lo accarezzai con lentezza mentre il suo respiro si spezzava. Guardai Paola e ci scambiammo uno sguardo d’intesa. La nostra lesbicata volgeva al termine, gli uomini reclamavano la loro parte.
Mio marito aveva avvicinato la sua asta al viso di Paola che iniziò a leccarlo e a menarlo. Stava masturbando il mio uomo, in uno scambio di coppia che si era compiuto senza spiegazioni, nel modo più naturale.
Mi avvicinai con la bocca al glande di Riccardo, lasciandolo sfiorarmi le labbra.
“Ti sei eccitato guardandoci?” sussurrai, prima di farlo scivolare lentamente dentro la mia bocca.
“non hai idea di quanto mi avete fatto impazzire” sussurrò. 
E ora glielo stavo concedendo, un centimetro alla volta, con la mia bocca. Chiusi gli occhi sbavati dal rimmel, ingoiando quanto più riuscivo quel cazzo che pulsava, cercando di controllare i conati.
Lo ingoiai fino a sentirlo contro la gola.
Ogni gemito che gli usciva mi faceva sentire in controllo. 
Paola nel frattempo era salita sul mio uomo e lo stava cavalcando. A gambe larghe su di lui, i suoi seni sussultavano a ogni movimento dei fianchi. Le mani poggiate sul suo petto, le unghie che lo graffiavano.
«Ti piace la mia figa, eh?» lo stuzzicò.
Lui ansimava, gli occhi chiusi. «Sei stretta da impazzire…»
I sospiri di mio marito non lasciavano dubbi su quanto gli piacesse.
«Guardami mentre lo scopo,» disse lei, rivolta a me, con un sorriso malizioso.
La guardai, e la trovai bellissima, una dea che si scopava mio marito, mentre io succhiavo il suo uomo era davvero eccitante, ma una punta di gelosia condiva la scena.
Riccardo affondò le mani nei miei capelli, guidandomi, mentre io aumentavo il ritmo. Voleva essere spompinato fino a venirmi in bocca, il messaggio era chiaro. Il mio sguardo non lasciava il suo, nemmeno mentre lo prendevo più a fondo. Lo ingoiai fino alle lacrime, cercando di non vomitare, anche se forse a lui sarebbe piaciuto, visto come me lo spingeva in gola, scopandomi la bocca come se fosse la fica, aumentando il ritmo sempre di più.
“sto per venire…”
Lo sentii genere, fremere, irrigidirsi, qualche secondo interminabile e poi svuotarsi le palle nella mia bocca senza ritegno non mancando di sottolineare: “prendilo tutto”, come se avessi potuto scegliere.
Paola nel frattempo stava cavalcando il mio uomo, la testa piegata all’indietro, i capelli bagnati di sudore, i capezzoli tesi, le mani intrecciate alle sue.
“Ti piace sentire il mio cazzo dentro di te?” Le diceva mio maritino.
«Scopami più forte, voglio sentirti dentro fino in fondo…» urlava la troia.
Mio marito le afferrò i fianchi per guidarla e glielo diede fino a toglierle il respiro, fino a farle capire che lei era sua. Provai un brivido di gelosia. Mi chiesi se non fosse la prima volta che quei due si amavano. Sembravano davvero una coppia vera, di amanti, non due che stanno giocando.
Mi costrinsi a sorridere. A fingere che fosse tutto naturale. Ma non lo era.
L’immagine di lui che la prendeva, con quella forza, con quello sguardo che non gli vedevo da tempo, mi turbava.
“Vieni per me,” disse mio marito. “Voglio sentirti venire sul mio cazzo.” Come se non aspettasse altro che un suo ordine lei si lasciò andare.
E vennero insieme, urlando il loro orgasmo.
Lui le affondò dentro con forza e le fece tremare tutto il corpo.
Rimasero lì, abbracciati, ansimanti, esausti. 
Noi accanto. Anche Riccardo era silenzioso, forse anche lui turbato dall’intensità dell’orgasmo della mogliettina.
Lei si voltò e ci guardò.
«È quello che volevamo, no?»
Annuii. Certo, l’avevo voluto, sì. Ma vederli così affiatati mi aveva istillato un maledetto dubbio.
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