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La nuova cameriera


di Sleepy699
21.09.2025    |    8.391    |    11 9.9
"“Oddio, me lo lecchi davvero” Allarghi di più i glutei con le mani e affondi la lingua dentro il suo ano..."
Era una mattina come tante. Il bar vicino all’ufficio, il rumore delle tazzine, l’odore di cornetti caldi e caffè. Entri quasi per abitudine, ancora mezzo assonnato. E lì la vedi.
Una cameriera nuova. Indossava una camicetta bianca attillata, abbottonata solo fino a metà, che lasciava intravedere il seno piccolo stretto in un èush-up di pizzo scuro. Sopra, un gilet nero da lavoro, corto, che segna ancora di più il punto vita. Ha i capelli scuri raccolti in una coda alta, due ciocche ribelli a incorniciarle il viso. Gli occhi truccati con una linea di eyeliner decisa, le labbra tinte di rosso scuro. Ogni dettaglio sembra studiato per attirare lo sguardo, ma senza volgarità. Ti sorride mentre ti avvicini al bancone.
“Buongiorno, cosa prende?”
“un caffè, grazie”
La sua voce ti colpisce subito. Dolce, femminile, con una nota un po’ roca che non sai se sia naturale o se ci avessi sentito qualcosa di strano. Ma non ci pensi più di tanto. Gli occhi ti cadono sul seno mentre si china a prendere la tazzina. Noti le sue unghie laccate di rosso vivo i suoi anelli e bracciali. Senti un brivido, inspiegabile, che ti rimane addosso e ti senti attratto da quella creatura.
Il giorno dopo torni nello stesso bar perché la mente, durante la notte, era rimasta fissa sul sorriso di quella cameriera nuova.
È lì, sta servendo ai tavoli, il rossetto sempre acceso sulle labbra, make-up pesante lo smalto rosso sulle unghie. Ti sorride. “Di nuovo qui? Vuoi il solito?”
“Sì, mi sa che sto diventando cliente fisso.”
Ti ritrovi a fissare i seni costretti in un reggiseno push-up che li solleva. E lei ti guarda negli occhi, come se avesse capito dove fosse caduto il tuo sguardo. Ti sorride, un po’ maliziosa. Paghi, cercando di non farti notare troppo.
Ma sai che la voglia di tornare l’indomani è già lì, come un bisogno che non puoi controllare. Lei è lì, splendida come sempre. Appena ti vede, sorride, ma è un sorriso diverso, più intimo, come se stesse aspettando solo te.
“Ciao, Fabio. Il solito?”
“Sì, ma oggi più che il caffè ho voglia di parlare con te.”
“Allora sei pronto ad ammetterlo?”
“Ammettere cosa?”
“Che ti piaccio.”
La frase ti gela e ti accende allo stesso tempo.
“Sì. Mi piaci. Troppo.” Lei si morde il labbro inferiore.
“Lo sapevo.” Serve altri clienti, ma torna subito da te, con quell’aria maliziosa che ti intriga, sussurrando
“Qui dentro non possiamo parlare liberamente. Se vuoi, stasera ci vediamo fuori. Solo io e te.”
“Dimmi dove e a che ora,” rispondi, senza esitazioni anche se una parte di te non si sente pronta.
Lei sorride, scrive qualcosa su un tovagliolino e te lo passa con discrezione.
“Alle nove. Non fare il codardo.”
Lo prendi, lo pieghi e lo infili in tasca. Alle nove in punto sei lì, davanti al locale che lei ti ha scritto sul tovagliolino. È un wine bar discreto, luci soffuse, qualche coppia che parla a bassa voce. Sei agitato come un ragazzino al primo appuntamento. Poi la vedi arrivare. Non più in divisa da cameriera, ma con un tubino nero aderente che le fascia il corpo, spalle larghe ma eleganti, scoperte, gambe lisce e tornite, tacchi più alti del solito che la fanno ondeggiare sensuale a ogni passo. I capelli sciolti sulle spalle, il trucco impeccabile. Ombreggiature sotto gli zigomi per renderli più alti, un tocco di contouring alla mandibola per addolcirne la linea. Gli occhi: intensi, sottolineati da una linea netta di eyeliner che allunga lo sguardo, rendendolo felino. Sfumature di ombretto scuro, che danno profondità alle palpebre. Le ciglia sono lunghe, incurvate, rinforzate da mascara abbondante: quando ti guarda, lo sguardo ti perfora. Le labbra: il suo segno distintivo. Sempre rosse, piene, definite con cura. Una maschera, sì, ma che la rende vera, desiderabile, irresistibile.
“Ciao, Fabio” dice con voce morbida, roca al punto giusto.
“Non pensavo che saresti venuto davvero.”
“Nemmeno io,” rispondi, e ridete entrambi.
Ordinate da bere. Parlate, ma tu sei distratto: guardi le sue mani che accarezzano il calice, gli occhi scuri, i seni che sembrano voler fuoriuscire dal tubino, le labbra umide che si bagnano a ogni sorso. Lei ti fissa, senza abbassare mai lo sguardo.
Ad un certo punto, non reggi più. Ti chini verso di lei.
“Posso?” chiedi, quasi senza voce.
|Lei non risponde: si avvicina e ti bacia. È un bacio lento all’inizio, le sue labbra morbide che si muovono sulle tue. Poi diventa più profondo, caldo, la sua lingua che incontra la tua. Il cuore ti esplode nel petto: il tabù cade.
Quando vi staccate, lei ti accarezza la guancia con una mano.
“Lo vedi? Non c’è niente da temere,” sussurra.
Uscite dal wine bar mano nella mano. La notte è tiepida, la città silenziosa. Lei cammina con passo sicuro sui tacchi al tuo fianco. Non parlate molto, non ce n’è bisogno: il bacio ha già detto tutto.
Vi fermate davanti a un portone. Lei tira fuori le chiavi, ti guarda negli occhi con un sorriso che non lascia dubbi.
“Vuoi salire?” Non rispondi: annuisci soltanto. L’appartamento è piccolo, ordinato, con una luce calda che arriva da una lampada in salotto.
Appena chiude la porta alle sue spalle, lei ti si avvicina e ti bacia di nuovo, stavolta con più foga. Le sue mani ti tirano per la camicia, le tue scivolano lungo il tubino nero, seguendo le curve dei fianchi.
La spingi piano contro il muro, i vostri corpi incollati. Senti i suoi seni schiacciarsi contro il tuo petto. La tua mano scivola più in basso, lungo le gambe fasciate dalle calze, fino a stringerle il culo. È sodo, tonico, ti accende ancora di più. Lei geme, ti morde il labbro. Poi afferra la tua mano e la porta davanti al suo ventre. La guidi sotto il tessuto del vestito, fino a sentire qualcosa di duro, pulsante, vivo.
Ti blocchi un istante. Il cuore ti esplode in gola anche se sapevi già cosa avresti trovato.
Roberta ti guarda negli occhi, senza smettere di sorridere.
“Ecco la verità, Fabio,” sussurra. “Ti spaventa?” Resti immobile un attimo, il cervello che dice scappa e il corpo che invece brucia di desiderio. Poi accarezzi quel cazzo che spinge sotto la stoffa.
“No,” mormori. “Non mi spaventa. Lo sapevo fino quasi dal primo istante che ti ho vista”. Un lampo le attraversa gli occhi, metà sollievo e metà eccitazione. Ti bacia con una forza che quasi ti toglie il fiato.
“Spogliati ti prego” le dici. Quando la vedi spogliarsi, la prima cosa che cattura i tuoi occhi non è il nudo, ma la lingerie che porta. Un completino nero, raffinato, sottile. Il reggiseno di pizzo sostiene i seni piccoli, lasciando intravedere i capezzoli scuri sotto la trama trasparente. Ma è lo slip a rubarti il respiro. Nero, sottile, che abbraccia i suoi fianchi lisci e si perde tra le natiche tonde. Davanti, il rigonfiamento è evidente: il triangolo di stoffa non riesce a contenere il suo cazzo duro, teso, che preme contro la stoffa, disegnando un rigonfiamento netto, inequivocabile che pulsa sotto come se volesse scoppiare.
"Starei a guardarti per ore"
Lei ride, si volta di lato mostrando il culo perfetto, lo slip che scompare tra le natiche lisce.
“Guardami quanto vuoi, abbiamo tutto il tempo”
Le tue mani si posano sui suoi fianchi. Ti chini, baci l’addome piatto, poi scendi lentamente, fino a fermarti proprio lì, sul bordo dello slip.
“Non hai idea di quanto mi piaci”
“Allora fammi vedere che mi desideri davvero.”
Con lentezza, agganci i bordi sottili ai lati e inizi a tirare giù. Il tessuto scivola pianissimo lungo la sua pelle liscia e il cazzo si libera, scatta in alto, duro, lucido, liscio, il pube completamente depilato. Ha qualcosa di ipnotico: contrasta con i suoi seni tondi, con il profumo dolce della pelle liscia, con la femminilità che emana. Ma proprio per questo ti attira ancora di più.
“Sei perfetta. Yin e Yang”
“Allora dimostramelo, prendilo in bocca prima di scoparmi.”
Lei ti afferra i capelli con le mani, spingendoti contro di sé.
Cominci a muoverti, su e giù, lento all’inizio, assaporando ogni centimetro. La lingua scivola sul glande, lo succhi e poi lo fai scivolare più a fondo, fino a sentirlo in gola. Il suo respiro diventa corto, ansimante.
“Dio, non sai quanto sognavo questo”
Il suo cazzo pulsa dentro la tua bocca come se fosse già vicino a esplodere.
“Cristo, non fermarti, continua ti prego”
Cerchi di farlo entrare più a fondo, fino a quando la senti tremare. Le sue mani ti stringono i capelli, ti guidano, e ti lasci andare.
Gli occhi le si chiudono, la schiena si inarca. Un brivido le corre lungo la spina dorsale, i capezzoli spingono contro il reggiseno.
“Non fermarti, ti prego”
E in quell’istante lo senti davvero: per te lei è donna, anche se il suo cazzo è duro nella tua bocca. La contraddizione ti eccita ancora di più. Il ritmo accelera senti il suo orgasmo montare rapido, irresistibile.
“Sto venendo, ti riempio, prendilo tutto, tesoro”
Il corpo si irrigidisce, il cazzo pulsa e poi rilascia getti caldi e abbondanti che escono dal glande direttamente in gola. Tu inghiotti il succo del suo amore, non smetti mentre lei geme, un lamento lungo, disperato, le dita che ti affondano nei capelli. Ogni fiotto è un'onda di piacere che la svuota e la consacra insieme.
Vederti lì, in ginocchio, a berti tutto, la fa sentire più donna di quanto abbia mai immaginato. Senti la sua potenza, la sua femminilità e virilità insieme, e questo ti fa godere come non avresti mai immaginato.
Poi ti spinge sul divano, con movimenti decisi, e si inginocchia davanti a te. Ti slaccia i pantaloni, tira giù i boxer, e il tuo cazzo scatta fuori duro, pulsante.
“E’ già pronto,” mormora con un sorriso. Le sue labbra calde ti avvolgono, la lingua scivola lungo l’asta. Ti prende a fondo, fino a fartelo sentire la gola, mentre ti guarda dal basso con gli occhi truccati e lucidi. Ansimi, la testa che si abbandona contro lo schienale. Le tue mani le afferrano i capelli sciolti, la guidi dentro e fuori, sempre più a fondo. Senti le sue unghie graffiarti le cosce, il ritmo che diventa frenetico. Sei vicino, ma ti costringi a resistere.
La tiri su di colpo, la baci di nuovo con violenza. Il tuo sapore è sulle sue labbra, e questo ti fa impazzire. I seni li prendi in mano, li lecchi e succhi i capezzoli fino a farla gemere come una donna in estasi. Poi la giri, la metti a quattro zampe sul divano. Le apri le natiche lisce e depilate, sputi sul suo buco e ci giochi con un dito, finché non lo senti rilassarsi.
Invece di entrare subito, ti chini.
Avvicini la bocca e passi la lingua lungo tutta la fessura, dal basso verso l’alto, lenta. La senti sobbalzare sotto di te, un gemito roco le esplode dalla gola.
“Oddio, me lo lecchi davvero”
Allarghi di più i glutei con le mani e affondi la lingua dentro il suo ano. Ha il sapore intenso della sua pelle e ti eccita ancora di più. La sua voce ti scivola addosso, femminile e roca insieme:
“Continua come fosse la mia figa”
Sputi sopra e riprendi a leccarla, a spingere la lingua a fondo. Con una mano afferri il suo cazzo duro che ondeggia sotto di lei. È turgido, caldo. Lo stringi e lo accarezzi, e lei geme, il corpo che vibra contro la tua bocca.
“Non ti fermare preparami per il tuo cazzo”.
Sputi ancora, questa volta lasci che un dito scivoli dentro il suo buco già bagnato e rilassato dal tuo lavoro di lingua. Senti che si apre facile, morbida, accogliente. Lei geme, spinge indietro il bacino.
“Scopami adesso, fammi tua davvero.”
I glutei sono tonici, piccoli ma perfetti, e ammiri il suo buco stretto e scuro che hai preparato. Il glande preme contro di lei, e lentamente entri. È stretto, caldo, vivo. Resti un istante fermo, lo punti al centro, proprio lì dove la tua lingua ha lavorato fino a rilassarla.
“Dai non tenermi così, voglio sentirti dentro.”
L’accontenti, e affondi, centimetro dopo centimetro, con calma, gustando ogni resistenza che cede, ogni gemito che le sfugge. Quando sei completamente dentro, resti fermo un attimo, schiacciato contro il suo culo, sentendo il calore che ti avvolge.
“Sei stretta come una figa vergine.”
Ti stringe come se non volesse lasciarti.
“Voglio sentirti fino in fondo.” Il suo ano comincia a pulsare intorno al tuo cazzo, contrazioni regolari, forti, come un cuore che batte attorno a te. Ogni spasmo ti risucchia più a fondo, ti fa gemere.
Affondi più forte, la prendi con colpi decisi. La tieni per i fianchi, la tiri contro di te a ogni affondo, Lei geme di piacere, il suo cazzo duro che ciondola sotto di lei. Il ritmo aumenta.
Lei si sega con una mano, mentre tu la scopi da dietro senza fermarti. Il suo ano inizia a contrarsi attorno al tuo cazzo, spasmi regolari che ti risucchiano più a fondo. È come se volesse spremerti, costringerti a lasciarti andare.
E poi arriva la scarica il suo cazzo schizza fiotti caldi sul divano mentre il suo ano ti strizza come una morsa.
Ogni fiotto coincide con una contrazione ancora più forte del suo ano.
È troppa l’eccitazione. Un gemito ti esplode in gola, e ti lasci andare. Vieni dentro, svuotandoti a lungo, fiotti caldi che si riversano nel suo ano già saturo di piacere riempiendola fino a traboccare. Senti il seme colare e mescolarsi al calore del suo corpo.
Resti lì, incollato al suo culo, il cazzo ancora dentro. La stringi, la baci sulla schiena sudata. Lei ansima, il corpo spossato e un sorriso dolce sulle labbra.
“Tesoro, mi hai fatto venire ancora” sussurra con un filo di voce. Si stacca piano, il tuo cazzo che scivola fuori, e un rivolo bianco le cola tra le natiche. Si lascia cadere sul fianco, guardandoti.
“Non potevo fermarmi. Sei stata irresistibile.”
Si appoggia al tuo petto, le mani che ti accarezzano piano, le unghie laccate che ti graffiano la pelle in carezze leggere.
“Non ti penti?”.
“Pentirmi? Non riesco nemmeno a respirare e già ti vorrei di nuovo.”
Lei sorride, ma c’è un’ombra nei suoi occhi.
“Di solito gli uomini, dopo cambiano sguardo. Si spaventano. O fanno finta che non sia successo.”

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