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SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

Sushi


di Sleepy699
10.04.2026    |    691    |    3 9.5
"«Così… brava… sei la mia geisha bellissima» mormorò, e quelle parole mi fecero eccitare da morire..."
Tanti anni fa frequentavo un tipo che era un appassionato di manga, hentai e cultura giapponese.
Era solo il nostro secondo appuntamento e volevo fare colpo su di lui.
Così mi ero preparata con cura per l’occasione: un kimono sexy da gheisha rosso a stampa floreale, corto e di seta, che mi fasciava il corpo lasciando intravedere il seno. Il tessuto arrivava a malapena a metà coscia, lasciando scoperte le gambe lunghe e lisce, che avevo accuratamente depilato per l’occasione. Ero scalza e le unghie laccate di rosso scuro spiccavano sulla pelle chiara. Sotto il kimono ero completamente nuda, la pelle profumata di yuzu e vaniglia. Il trucco era in linea con il cosplay: fondotinta chiarissimo, eyeliner nero spesso e allungato, ciglia finte lunghissime e labbra rosso fuoco, lucide e invitanti.
Volevo sembrare esotica e sexy.
Per completare il quadro avevo ordinato sushi a domicilio e una bottiglia di sakè.
Quando aprì la porta e mi vide, i suoi occhi si illuminarono. «Cazzo… sei bellissima» mormorò. Rimase in piedi a guardarmi come se fossi uscita direttamente da uno dei suoi hentai preferiti.
Sciolse il nodo della cintura, aprendo il kimono come se stesse scartando un regalo proibito. Il kimono si aprì, rivelando il mio corpo nudo: seni pieni, vita stretta, il piccolo triangolo di peli curati tra le gambe.
«Kimochi ii?» sussurrai, usando una delle poche frasi giapponesi che avevo imparato apposta per lui, mentre facevo scivolare il kimono giù dalle spalle e lo lasciavo cadere ai miei piedi.
«Cazzo…» mormorò lui, gli occhi fissi sul mio corpo. «Sei perfetta.»
Mi afferrò per i fianchi e mi attirò a sé con urgenza. La sua bocca si posò subito sul mio seno sinistro, succhiando il capezzolo con avidità mentre la mano destra saliva tra le mie cosce, trovandomi già bagnata.
«Ho pensato a questo momento per tutta la settimana,» confessai con voce tremante, mentre lui faceva scorrere due dita lungo la mia fessura, raccogliendo la mia eccitazione.
«Anch’io, e nei miei sogni eri vestita esattamente così»
«Sai,» mormorai,, «ho preparato un’altra sorpresa per te stasera… qualcosa che ho visto in certi doujinshi che mi hai fatto vedere.»
Lui inarcò un sopracciglio, incuriosito. «Ah sì? E cosa sarebbe?»
«C’è una tavola bassa in salotto. Voglio sdraiarmi sopra… completamente nuda. E tu mi coprirai il corpo con il sushi che ho portato.»
I suoi occhi si accesero all’istante.
«Nyotaimori,» sussurrò, quasi come se assaporasse la parola. «Vuoi fare da tavola vivente?»
Annuii lentamente, la voce bassa e roca per il desiderio.
“Esatto. Voglio che tu banchetti su di me. Che mangi dal mio corpo. Che lecchi via ogni pezzo”
Mi fece sdraiare supina sul tavolo, le braccia aperte, le gambe leggermente divaricate. Posizionò con cura i pezzi di sushi fresco sul mio corpo: nigiri di salmone e tonno sui seni, un maki croccante sull’ombelico, sashimi lucidi lungo la pancia e giù fino al monte di Venere.
Lui mangio’ con calma, usando solo la bocca. Raccolse il maki dall’ombelico con i denti, sfiorandomi l’addome con le labbra. Le sua lingua leccavano il pesce dai miei capezzoli, succhiando piano, mordicchiando la pelle sensibile. Poi scese più in basso: al sashimi proprio sopra la mia figa, poi continuò a leccarmi lentamente, mescolando il sapore del salmone con il mio sapore intimo.
Quando non rimase più nemmeno un granello di riso sulla mia pelle mi accarezzò il seno, prima con i palmi aperti, soppesandolo, sentendone la morbidezza. Poi strinse, le dita che affondavano nella carne, pizzicando i capezzoli già turgidi tra pollice e indice. Un brivido mi attraversò mentre lui li tirava leggermente, facendomi sfuggire un gemito basso.
«Ti piacciono?»
«Le tue tette sono così morbide… e questi capezzoli così duri per me.»
Io annuii, già senza fiato. «Sì… toccami.»
Una delle sue mani scese più giù, lenta e sicura, scivolando sul mio ventre fino ad arrivare tra le gambe. Le sue dita mi sfiorarono la fica già bagnata, aprendo le labbra con delicatezza prima di diventare più decise. Due dita scivolarono lungo la fessura, raccogliendo la mia eccitazione, poi girarono intorno al clitoride turgido, premendo e stuzzicandolo con movimenti circolari.
«Sei fradicia» disse lui con un sorrisetto soddisfatto
Non potei evitare di mugolare mentre infilava un dito dentro di me, poi due, muovendoli lentamente, scopandomi con le dita mentre il pollice continuava a tormentare il clitoride. L’altra mano non aveva abbandonato il mio seno: lo stringeva, lo massaggiava, pizzicava il capezzolo con forza sufficiente a farmi sentire una scarica di piacere dritto tra le gambe.
«Rispondimi» insistette lui, spingendo le dita più a fondo. «Dimmi quanto ti piace essere toccata così.»
«È bellissimo…» ansimai.
Continuò così per qualche minuto, baciandomi il collo, mordendomi piano la spalla, mentre le sue mani mi esploravano senza fretta ma con possesso crescente. Io ero già un disastro di gemiti e umori, il kimono aperto che mi pendeva inutile ai lati, il trucco ancora perfetto ma il respiro già spezzato.
A un certo punto non resistetti più. Lo volevo nella mia bocca.
«Adesso tocca a me» dissi spingendolo indietro sul divano. «Voglio succhiartelo.»
Lui mi lasciò andare con un ghigno eccitato. «Allora inginocchiati.»
Mi inginocchiai tra le sue gambe e gli slacciai i pantaloni.
Lui mi accarezzò i capelli. «Sei bellissima, fai con calma, ho tutto il tempo che vuoi.»
Il suo cazzo era già duro, caldo, con quella vena che pulsava. Lo guardai dal basso, con quegli occhi truccati da gheisha, e aprii la bocca rossa.
Iniziai piano, leccando la cappella con la punta della lingua, poi lo presi più a fondo. I capelli sciolti mi cadevano sul viso. Lui gemeva soddisfatto, una mano tra i miei capelli.
Ma il sakè e il pesce crudo stava facendo il loro effetto. Mentre lo succhiavo più intensamente, prendendolo quasi fino in gola, sentii il conato arrivare all’improvviso. Non feci in tempo a tirarmi indietro. Un fiotto caldo e acido di vomito misto a sakè mi risalì e schizzò fuori intorno al suo cazzo, colando lungo l’asta, sulle palle, sui pantaloni.
Mi ritrassi di scatto, tossendo, con le lacrime che mi rigavano il viso e scioglievano il trucco. Il mascara nero colava in rivoli scuri sulle guance, il rossetto rosso era sbavato, mescolato al vomito. Mi sentii morire di vergogna.
«Oddio… mi dispiace tanto» balbettai, la voce rotta.
Le lacrime mi rigavano il viso e il mascara nero colava in rivoli scuri sulle guance, il rossetto rosso era sbavato. Mi sentii morire.
«Oh mio Dio… no, no, no!» esclamai imbarazzatissima, coprendomi la bocca con la mano. «Mi dispiace tantissimo, ho rovinato tutto, sono una disastro.»
Lui rimase immobile per un secondo, il cazzo ancora duro e lucido del mio vomito. Pensai che si sarebbe alzato e se ne sarebbe andato.
Poi scoppiò in una mezza risata sorpresa.
«tutto bene?» chiese, la voce un po’ preoccupata ma anche eccitato. Colsi nel suo sguardo un’eccitazione selvaggia. Allungo’ una mano, mi accarezzò la guancia sporca con il pollice, raccogliendo un po’ di mascara colato.
«Non fermarti» disse con voce bassa, rauca. «Sei sexy da morire così.»
Ero mortificata, avevo lo stomaco ancora in subbuglio, ma qualcosa nel suo tono mi fece bagnare tra le gambe nonostante tutto. Mi pulii la bocca con il dorso della mano e lo guardai dal basso con quegli occhi da panda rovinate dal trucco. Poi, lentamente, riaprii le labbra e lo ripresi in bocca.
Succhiavo con più foga tenendo a bada i conati mentre lui me lo spingeva in gola, tenendomi per i miei lunghi capelli neri, nuda, in ginocchio sul pavimento. «Così… brava… sei la mia geisha bellissima» mormorò, e quelle parole mi fecero eccitare da morire.
Accelerai, prendendo tutto quello che potevo nonostante lo stomaco che protestava. Pochi minuti dopo lui venne con un grugnito profondo, riempiendomi la gola di sperma caldo e acido. Ingoiai quello che potei, il resto mi colò dalle labbra sul mento e sulle tette. Finalmente, pensai, non avrei potuto resistere di più.
Rimasi lì in ginocchio, esausta, il trucco sfatto. Lui mi guardò, poi mi tirò su dolcemente e mi baciò sulla bocca.
«Sei incredibile» sussurrò. «Non ho mai visto niente di più eccitante.»
Andammo in bagno insieme. Mi aiutò a mettermi sotto la doccia calda. L’acqua iniziò a scorrermi addosso, portando via strisce nere di mascara dal viso.
Lui rise, stringendomi da dietro sotto l’acqua. Le sue mani insaponate mi scivolavano sui seni, sul ventre, tra le gambe.
«È stato il pompino più memorabile della mia vita.»
annuii, sentendo le sue dita che mi sfioravano il clitoride. «Mi vergognavo da morire all’inizio, ma quando hai detto che ero eccitante… mi sono bagnata ancora di più.»
«Esatto.» mormorò lui contro il mio orecchio, mentre il suo cazzo già mezzo duro mi premeva contro il sedere. «E adesso voglio scoparti come si deve. Voltati»
Mi girai, appoggiai le mani sulle piastrelle fredde e inarcai la schiena, offrendomi a lui. L’acqua calda ci batteva sulla pelle, rendendo tutto scivoloso e caldo. Lui mi accarezzò la schiena, poi mi afferrò i fianchi.
«Cazzo… guardati» disse rauco, mentre la cappella del suo cazzo mi sfiorava l’ingresso. «che bel culo che hai»
Spinse dentro lentamente, centimetro dopo centimetro, fino a riempirmi del tutto. Ogni centimetro che entrava mi faceva sentire piccola e allo stesso tempo protetta tra le sue braccia forti. Non era solo sesso: era lui che mi prendeva, che decideva il ritmo, che mi usava per il suo piacere… e questo mi faceva bagnare ancora di più.
«cazzo… sei così calda e stretta» grugnì lui, cominciando a muoversi con spinte profonde e lente. «Dopo la bocca, ora ti riempio la figa.»
Io ansimai, spingendo indietro contro di lui. «Sì… scopami più forte. Voglio sentirti tutto»
Le sue spinte diventarono più decise. Ogni volta che si ritraeva e poi affondava di nuovo, sentivo il suo corpo potente dietro di me: i muscoli delle cosce che si tendevano, il bacino che sbatteva contro il mio sedere. Mi sentivo completamente alla sua mercé, eppure stranamente al sicuro. Le sue mani mi tenevano i fianchi con una presa ferrea, impedendomi di muovermi troppo, costringendomi a prendere ciò che mi dava. Ogni spinta mi mandava una scarica di piacere dritto al clitoride.
. «Sì… scopami più forte. Voglio sentirti tutto.» Mi piaceva farmi prendere così.
Lui grugnì di approvazione e aumentò il ritmo, prendendomi i capelli bagnati con una mano, tirandoli per farmi inarcare di più la schiena.
«Sto per venire di nuovo» avvertì. «Vuoi la mia sborra dentro?»
«Sì, ti prego… riempimi» supplicai, sentendo l’orgasmo che saliva. «Voglio sentirti venire dentro di me.»
Venne spingendo fino in fondo mentre mi teneva stretta. Sentivo i fiotti di sborra dentro di me, l’eccitazione mi travolse e l’orgasmo fece il resto. Restammo così per un lungo momento, abbracciati sotto il getto caldo dell’acqua che scivolava sulla pelle e continuava a scorrere sui nostri corpi ancora uniti.
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