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Gay & Bisex

Tra colleghi


di Sleepy699
06.12.2025    |    6.478    |    11 9.6
"«Oh sì… ti piace, eh… guarda che faccia…» disse Andrea, mentre lo guidava con la mano sulla nuca, modulando il ritmo, come se volesse insegnargli il modo esatto per dargli piacere e..."
Luca aveva sempre avuto una certa curiosità repressa. A quarantadue anni, sposato da più di quindici, conduceva una vita normale, forse troppo. Lavorava in un ufficio tecnico, e da qualche mese divideva l’open space con Andrea e Marco, due colleghi assunti da poco. Il primo, Andrea, un quarantenne alto, fisico scolpito da ore in palestra e sempre con la camicia aderente che faceva intravedere i pettorali. L’altro, Marco, stessa età ma altro stile: meno muscoloso, fisico asciutto, sorriso provocante e vestito sempre in modo elegante.
Venerdì, ore 18:47.
L’ufficio era praticamente deserto. Le luci automatiche a metà potenza, il silenzio pesante che segue la settimana di lavoro. Solo tre computer erano ancora accesi: quello di Luca, quello di Andrea, e quello di Marco.
Luca stava finendo l’ultimo report, quando sentì un leggero rumore dietro di sé. Marco si era avvicinato alla sua scrivania, con quella camminata morbida che usava quando voleva attirare attenzione. Si appoggiò allo schienale della sedia di Luca e inclinò la testa.
«Oh Luca… ancora qui? Che bravo ragazzo.»
Il tono era ironico, ma anche qualcosa di più.
Andrea, a torso coperto ma con la camicia semiaperta, sistemava alcuni fascicoli poco più in là. Non diceva nulla, ma era evidente che ascoltasse.
Marco si chinò un po’, abbastanza da parlare vicino all’orecchio di Luca.
«Posso chiederti una cosa? Una cosa un po’ personale.»
Luca sospirò. «Dimmi.»
Marco sorrise. Quello sorrisetto furbo, un po’ malizioso.
«Ti piace Andrea?»
Luca sgranò gli occhi. «Cosa?»
«Oh dai…» ribatté Marco, girandogli intorno come un gatto curioso. «Ti ho visto come lo guardi. Non è un crimine, eh.»
Poi aggiunse, con voce più bassa: «Ti è mai venuto in mente… di andare con un uomo? Anche solo per curiosità.»
Andrea sollevò lo sguardo dai fascicoli. Non parlò. Ma l’attenzione era tutta lì.
Luca arrossì. «Ma cosa dici, io sono sposato.»
Marco rise piano. «Appunto. Non ho chiesto se lo fai. Ho chiesto se ci hai pensato. Tutti ci pensano, almeno una volta.»
Luca non trovò risposta. Forse perché una parte di lui temeva che si vedesse troppo. O perché Marco, incredibilmente, non sbagliava affatto.
Marco si avvicinò di più. Gli mise una mano sulla spalla e gli sussurrò:
«Scommetto che non ti dispiace l’idea che uno come Andrea ti guardi. Che ti tocchi.»
Poi si voltò verso Andrea, senza togliere la mano dalla spalla di Luca.
«Vero che Luca ti guarda spesso?»
Andrea si avvicinò lentamente.
«Sì. Certo che lo fa.»
E si fermò davanti a Luca. «E non c’è niente di male.»
Luca sentì un calore salire dal collo fino alle orecchie.
«Io… non so di cosa stiate parlando.»
Marco ridacchiò. «Ma certo che lo sai. E ti sta anche piacendo.»
Andrea si passò una mano sul petto, sotto la camicia semiaperta.
«Senti, Luca. Se vuoi parlare, o anche solo capire cosa stai provando, possiamo farlo in un posto più tranquillo.»
Marco annuì subito. «Sì. La sala relax è vuota. E tanto non c’è più nessuno in ufficio.»
Andrea guardò Luca negli occhi.
«Vieni.»
Silenzio. Luca guardò l’open space buio, l’uscita vuota, le scrivanie spente. Sentì il cuore martellare. Sentì la mano di Marco scendere piano lungo la sua schiena. Non disse sì, non disse no. Ma li seguì.
Marco chiuse la porta della sala relax.
«Tranquillo… a quest’ora non entra nessuno.»
Andrea era già in piedi davanti a lui. Senza dire niente si sbottonò la camicia, mostrando il petto liscio, definito. Marco era già inginocchiato, le mani che salivano sulle cosce di Luca, poi sul pacco.
«Rilassati, si vede che ti eccita…» sussurrò Marco, mentre iniziava a slacciargli la cintura.
Luca tremava. «Io… non l’ho mai fatto con…»
Andrea si avvicinò e gli prese il viso. «Allora è ora di scoprire quanto ti piace.»
Andrea si tolse la camicia. Lo fece senza fretta. E Luca lo stava guardando, con gli occhi pieni di un desiderio che fino a pochi giorni prima non avrebbe mai creduto di poter provare.
Il petto di Andrea era perfetto. Liscio, depilato, scolpito come se fosse stato disegnato da uno scultore ossessionato dalla simmetria. I pettorali alti, gonfi, con i capezzoli piccoli e duri che sembravano chiedere solo di essere toccati. L’addome un blocco compatto di muscoli, con le vene che correvano come fiumi sottili lungo i fianchi.
«Guarda che effetto mi fai,» disse Andrea, con la voce bassa, mentre si avvicinava. «Ti piace quello che vedi?»
Luca non rispose. Alzò le mani e le posò sui fianchi dell’uomo, accarezzando lentamente gli addominali, salendo poi verso il petto.
Ogni centimetro della pelle di Andrea era caldo, compatto, vibrante. Luca ci passava le mani come un devoto che accarezza l’altare.
«Sei… incredibile…» mormorò.
Andrea sorrise, mettendo le mani dietro la nuca, facendo gonfiare ancora di più i bicipiti. «Adorami, Luca. So che è quello che vuoi.»
Luca annuì. Lentamente, cominciò a baciarlo, partendo dagli addominali. Passava la lingua lungo le linee scolpite, tracciando ogni muscolo con devozione. Arrivato ai capezzoli, li prese uno a uno tra le labbra, succhiandoli con dolcezza e poi con più forza, mentre Marco li osserva con un sorriso soddisfatto e si toccava.
Andrea abbassò lo sguardo su Luca. «Ti piace? Non hai mai visto un uomo così da vicino.»
Luca annuì di nuovo. Le sue mani esploravano ovunque. Era un’adorazione fisica, totale. Come se ogni muscolo di Andrea fosse sacro. La lingua non si fermava, saliva e scendeva, si fermava sul collo, poi tornava sul petto, scivolava lentamente sulla pelle calda e tesa.
Andrea lo guardò negli occhi da vicino.
«Ti piace il mio corpo, vero?»
Luca annuì, ansimando. «Non riesco a smettere di toccarti… di leccarti… è come una droga.»
Poco dopo era seduto sul divanetto, con il cazzo fuori, duro, che Marco stava succhiando con avidità. La lingua girava attorno al glande di Luca come se lo conoscesse da sempre.
«Cristo…»
Andrea si era tolto i pantaloni. Il suo cazzo era già duro, imponente. Si avvicinò alla bocca di Luca. «Hai mai assaggiato un altro cazzo?»
Luca lo guardò, esitò… poi aprì le labbra. Sentì il sapore maschio, forte, e qualcosa scattò dentro di lui. Gli piaceva. Gli piaceva davvero.
«Bravissimo…» disse Andrea, spingendo lentamente, mentre Marco continuava a succhiarglielo con voracità.
Il ritmo aumentava. Luca era ormai nel mezzo, con un cazzo in bocca e Marco che, a sua volta, gli regalava piacere con la bocca.
«Oh sì… ti piace, eh… guarda che faccia…» disse Andrea, mentre lo guidava con la mano sulla nuca, modulando il ritmo, come se volesse insegnargli il modo esatto per dargli piacere e cercava di non lasciarsi andare troppo presto.
«Guarda come mi fai godere…»
Luca gemeva, senza staccarsi, completamente immerso nell’atto. Non era solo sesso. Era venerazione. Era offrirsi. Era sentirsi utile, desiderato, usato, e amato.
E fu contento quando Andrea si inginocchiò dietro di lui, il respiro tranquillo, le mani che già scorrevano tra le sue natiche. Aprì il flacone di lubrificante e cominciò a prepararlo. Le dita scivolavano dentro: una, poi due.
Luca tratteneva il fiato.
Era stretto, vergine. Ma Andrea sapeva come si fa. “Bravissimo… ti apri bene. Ora te lo prendi tutto.”
Poi un fruscio: il preservativo srotolato, un suono secco di lattice. Luca sentì la punta calda e gonfia del cazzo di Andrea che spingeva contro il suo buco lubrificato. Una forza lenta ma inarrestabile. “Respira. Fatti scopare.” Entrò. Un colpo lento, profondo, misurato. Lui strinse i denti, il corpo rigido, il culo che si apriva centimetro dopo centimetro. Lo sentiva invaderlo, possederlo, riempirlo. Andrea affondò tutto, poi si fermò un istante. “Porca troia, sei stretto da far venire subito.” Poi iniziò a muoversi. I fianchi sbattevano con ritmo. Ogni colpo era una presa di potere. Andrea lo teneva per i fianchi, lo guidava, lo scopava con un dominio che Luca non aveva mai provato da nessuno. Niente a che vedere con il fare sesso con una donna.
Luca non toccava il suo cazzo. Non ne aveva bisogno.Sentiva ogni spinta dentro il retto come un’onda elettrica che saliva fino al petto. Ogni affondo gli apriva qualcosa: il corpo, la mente, il controllo. “Guarda come lo prendi… Da troia. Il tuo culo è mio, Luca ,” ringhiava Andrea. Lui ansimava, piegato, sottomesso. Poi Andrea lo prese con più forza, più rabbia. Stava venendo. I colpi si fecero violenti, profondi, ossessivi. “Sto venendo dentro di te,” sibilò Andrea, affondando con tutto il peso del corpo. In quell’istante Luca venne. Senza toccarsi. Senza una mano sul cazzo. Il suo corpo esplose, lo sperma schizzò sul tappetino sotto di lui, caldo, abbondante, incontrollato. Un gemito uscì dalla sua gola, misto a un mezzo singhiozzo. Era troppo. Troppo piacere. Troppa resa. Andrea venne dentro il preservativo, spingendo fino in fondo, gemendo piano, poi rimanendo lì, dentro di lui, mentre Luca tremava ancora con lo sperma colato sotto di sé. Silenzio. Solo il respiro pesante di due corpi ancora uniti. Andrea si sfilò lentamente, guardando il buco aperto di Luca, ancora palpitante. “Non hai più scuse ora” disse Marco che si era gustato la scena masturbandosi nel vedere l’eterosessuale Luca, felicemente sposato con la sua bella moglie, inculato da Andrea in modo così grezzo.
Luca restò inginocchiato, nudo, con le gambe che tremavano. Il cazzo ormai flaccido, ma il cuore ancora impazzito. Non ci poteva credere, ma era successo proprio a lui.

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