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Il rituale


di Sleepy699
06.05.2026    |    2.620    |    4 9.1
"Marco era a un metro di distanza, in piedi, a guardare il viso di sua moglie che veniva distorto dal piacere..."
Il rituale si teneva una volta ogni due mesi, in una villa isolata sui colli bolognesi, in una stanza accessibile solo tramite una porta nascosta dietro una libreria. Nessuno poteva filmare o fotografare: solo un’unica telecamera fissa, gestita dal Maestro, registrava tutto per l’archivio privato del gruppo. La sala sotterranea era illuminata da candele e al centro c’era un altare circolare coperto di seta bianca e rossa. Elena avanzava lentamente lungo il corridoio formato dagli otto uomini mascherati.
Elena era uno spettacolo di sensualità, aveva un corpo tonico e sportivo, forgiato da anni di palestra: addominali definiti ma femminili, gambe lunghe e muscolose, glutei sodi e alti, vita stretta che si allargava in fianchi generosi. I seni erano pieni e naturali che restavano alti anche senza reggiseno. Pelle liscia e abbronzata, capelli castani lunghi fino a metà schiena, occhi verdi che brillavano di desiderio.
Indossava l’abito da sposa perfetto per consacrare la sua unione al gruppo, un vestito bianco lungo, elegantissimo ma provocante. Il corpetto era di pizzo trasparente che lasciava intravedere i capezzoli scuri, scollato a cuore e stretto sotto il seno per esaltare la curva atletica del busto. La gonna era di seta leggera con uno spacco altissimo su entrambi i lati che arrivava fino all’anca. Sotto, non portava niente tranne un paio di calze a rete bianche molto fini, con la banda elastica alta che le stringeva le cosce toniche, creando un contrasto erotico con la pelle abbronzata. I tacchi bianchi a spillo completavano l’immagine della sposa sacrificale.
Il velo trasparente le scendeva sul viso e lungo la schiena, arrivando fino al culo sodo.
In mano teneva un bouquet di rose nere.
Al suo fianco camminava Marco, suo marito. Elegante nel suo completo nero su misura, cravatta grigio perla, gemelli d’argento.
Quando arrivarono davanti all’altare, il Maestro – alto, nudo, cazzo già duro e lucido – parlò con voce profonda:
«Questa sera, Elena e Marco, celebreremo il vostro vero matrimonio. Non quello falso che avete fatto in chiesa. Qui Elena diventerà ufficialmente la troia del gruppo, e Marco il suo cuckold devoto per sempre.»
Elena si voltò verso il marito e gli sorrise.
Il Maestro fece inginocchiare Elena sull’altare. Marco rimase in piedi di lato, mani dietro la schiena come gli era stato ordinato.
Elena alzò lo sguardo, voce chiara e tremante di eccitazione:
«Io, Elena, prometto davanti a questi uomini e al mio Maestro di essere una troia completa da oggi in poi.
Prometto di aprire la mia figa, il mio culo e la mia bocca a chiunque il gruppo decida.
Prometto di farmi scopare e farli godere ogni volta che vorranno, anche davanti a mio marito.
Prometto che il mio corpo non apparterrà più solo a Marco, ma anche al piacere degli altri del gruppo»
Un mormorio di approvazione si alzò dal cerchio.
Poi toccò a Marco. Il Maestro gli mise una mano sulla spalla.
«Ora tu, Marco.»
Marco, con la voce bassa ma ferma, recitò il voto che aveva ripetuto per settimane:
«Io, Marco, prometto di essere il cuckold devoto di mia moglie per sempre.
Accetto che lei sia usata, scopata e riempita da altri uomini.
Prometto di pulire con la lingua il seme di altri dal suo corpo.
Prometto di restare eccitato solo vedendola godere con cazzi più grossi e più duri del mio.
E prometto di amare questa condizione per il resto della mia vita.»
Elena lo guardò con occhi lucidi di desiderio. Gli mandò un bacio con la mano.
Il Maestro strappò con un gesto secco la parte superiore dell’abito da sposa, liberando i seni pieni di Elena. Poi sollevò lo spacco e le scoprì completamente la figa già bagnata.
«Inginocchiati, sposa troia.»
Elena si mise a quattro zampe sull’altare. Il vestito le rimase addosso arrotolato intorno alla vita. Intorno a lei si riunirono i quattro uomini.
Marco mentalmente diede un nome a ognuno di loro. Il Toro – massiccio, torace largo e peloso, braccia tatuate. Cazzo spesso e corto, una vera mazza. Il Nero, pelle scura, fisico da sportivo. Cazzo nero, lungo 22 cm e venoso, il più imponente del gruppo. Il Pelato, 40 anni circa, cranio rasato, corpo massiccio. Cazzo circonciso, duro come pietra e instancabile. Il Maestro alto quasi due metri, sui 45 anni, aveva un fisico elegante: spalle larghe, pettorali definiti, ventre piatto e un cazzo lungo, spesso e leggermente ricurvo verso l’alto, venoso, con una cappella grossa e pronunciata.
Il pelato fu il primo ad avvicinarsi e la baciò in bocca, mentre il toro le affondò due dita nella figa con un colpo deciso.
Il Pelato si sdraiò sull’altare. Il suo corpo era solido e potente, il cazzo circonciso duro come marmo, spesso e diritto, con vene sporgenti. Afferrò Elena per i fianchi e la fece scendere sopra di sé con forza. Il suo cazzo le entrò nella figa con un colpo solo, aprendola fino in fondo. Elena gemette, sentendo la cappella grossa premere contro la cervice.
Subito dopo arrivò il Toro. Massiccio, petto largo e peloso, braccia tatuate gonfie di muscoli. Il suo cazzo era una vera mazza: corto ma eccezionalmente spesso, una circonferenza brutale. Si posizionò dietro di lei. Il suo corpo era solido e pesante. Il cazzo circonciso, duro come pietra e molto spesso, era già lucido di lubrificante e del seme colato in precedenza. Appoggiò la grossa cappella contro il suo ano stretto e spinse lentamente.
Elena trattenne il respiro: sentì il bruciore intenso mentre il buco si dilatava intorno a quella circonferenza brutale. Centimetro dopo centimetro, il toro entrò fino in fondo, riempiendole completamente l’intestino. Elena urlò di piacere e dolore insieme mentre il Toro forzava l’ingresso. Un gemito profondo e gutturale le uscì dalla gola.
«Cazzo… è enorme…» ansimò lei con gli occhi lucidi.
Marco era a un metro di distanza, in piedi, a guardare il viso di sua moglie che veniva distorto dal piacere.
I due uomini iniziarono a muoversi con spinte potenti e coordinate. Il toro la fotteva nel culo con colpi lenti e profondi, ritirandosi quasi del tutto prima di affondare di nuovo, mentre il pelato la martellava nella figa con affondi brevi e brutali. I loro movimenti creavano una frizione intensa tra i due buchi: ogni spinta del pelato faceva contrarre la figa intorno al cazzo del toro, e viceversa.
Mentre veniva scopata Elena girò la testa verso il marito:
«Questo è quello che voglio… loro mi riempiono davvero…»
Marco aveva il cazzo duro nei pantaloni eleganti.
Elena urlava di piacere con il corpo scosso da brividi e i seni sodi che oscillavano.
Il Nero le spinse il lungo cazzo nero tra le labbra. Elena aprì la bocca il più possibile, accogliendolo fino in gola. Il Nero iniziò a scoparle la bocca con ritmo regolare, i testicoli scuri che le sbattevano sul mento, mentre saliva densa le colava sul petto.
Poi la misero a cavalcioni sul cazzo enorme del nero, le mani di lei aggrappate alle spalle di lui mentre saliva e scendeva con forza, i glutei sodi che sbattevano contro le sue cosce, le calze a rete che accentuavano ogni contrazione muscolare mentre il pelato le strizzava le tette.
I tre uomini si alternarono. La prendevano in tutte le posizioni, sempre lasciando che Marco vedesse perfettamente e potesse godere appieno dello spettacolo di sua moglie: doppia penetrazione, tripla, Elena che cavalcava il cazzo del pelato mentre succhiava quello del toro e quello del nero.
Quando tutti ebbero usato almeno una volta la sua figa o la sua bocca, il Maestro ordinò:
«Ora il tributo finale con il seme.»
Elena fu messa seduta sull’altare, gambe spalancate verso il marito. Uno alla volta, gli uomini le vennero in bocca, sulla sua faccia, sui seni e il seme colava denso e copioso.
Poi fu il turno del Maestro. La prese nel culo, lentamente, profondamente, mentre Elena guardava Marco negli occhi:
«Dimmi che mi ami mentre mi sfonda il culo…» ansimò verso Marco.
«Ti amo… mi ecciti tantissimo …» sussurrò Marco.
Quando il Maestro scaricò dentro di lei con un ringhio, Elena venne per l’ennesima volta, urlando.
Elena, ancora vestita con i brandelli dell’abito da sposa, si alzò. Il velo era appiccicato al viso dal seme. Si avvicinò al marito, lo baciò sulla bocca passandogli con la lingua il sapore degli altri uomini.
«Ora siamo sposati davvero», gli sussurrò. «Io troia. Tu cuck. Per sempre.»
Marco annuì, umiliato, eccitato, felice.
Il Maestro mise al collo di Elena un collare d’argento con la scritta “Troia del Gruppo” e a Marco un bracciale con la scritta “Cuckold”.
La cerimonia si era compiuta nel più completo dei modi.
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