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lesbo

L’amica fidata


di Sleepy699
07.04.2026    |    6.141    |    4 9.9
"Pensai come fosse assurdo che lui si eccitava di più avendomi a distanza che quando io ero presente..."
Mi chiamo Laura, ho 28 anni, sposata da tre con Marco. Il matrimonio è diventato una noia mortale. Marco torna tardi dal lavoro, si pianta davanti alla tv, mi dà due spinte ogni tanto e poi ronfa. Io resto lì con la fica bagnata e frustrata, a toccarmi di nascosto pensando a qualcosa di più eccitante.
Una sera di maggio ero sola in casa. Marco era partito per due giorni di lavoro fuori città. Mi ero messo comoda in tuta grigia larga, senza reggiseno, shorts corti di cotone che lasciavano scoperte le mie gambe tornite. Avevo appena finito di farmi le unghie dei piedi.
Verso le 20:30 ha suonato il citofono.
«Chi è?» «Sono Sara, tesoro. Passavo di qua e ho pensato di farti un saluto. Posso salire?»
Sara è una mia vecchia compagna di università. Sara è lesbica dichiarata, 30 anni, capelli corti neri, fisico atletico, sempre con quel sorriso sicuro e un po’ sfacciato. Sa tutto della mia vita: le lamentele su Marco, il sesso inesistente, la noia che mi sta mangiando dentro. Ogni volta che ci vediamo mi ascolta, mi consola da vera amica.
Ho aperto subito. Quando è entrata, si è tolta il giubbetto bagnato di pioggia e mi ha guardata dalla testa ai piedi.
La sua maglietta bianca a maniche lunghe, completamente bagnata e ormai trasparente, rivelava i suoi capezzoli erti.
“Ti porto un asciugamano e una maglietta di ricambio” dico in fretta per sfuggire al mio imbarazzo. Torno dopo un attimo e la trovo senza maglietta con le tette in mostra e i capezzoli scuri dritti. Lei mi ringrazia, si china in avanti a slacciarsi i sandali e il suo seno oscilla insieme ai suoi movimenti.
«Cazzo Laura, stai da dio anche in tuta» mi ha detto con un sorrisetto. «Smettila, sono uno straccio» ho risposto ridendo, ma arrossendo un po’. «Vuoi un bicchiere di vino?» «Volentieri.»
Ci siamo sedute sul divano, una di fianco all’altra. Abbiamo iniziato a chiacchierare del più e del meno, poi come sempre il discorso è scivolato su Marco.
«Dimmi la verità. Da quanto tempo non ti fai scopare come si deve?»
Ho sospirato. «Sara, ti prego… non iniziare.» «No, rispondimi. Quante volte ti ha fatto venire nell’ultimo mese?»
Ho abbassato lo sguardo sulle mie gambe accavallate. «Nessuna. Sono mesi che non vengo davvero.»
Lei ha scosso la testa. «Cazzo Laura, sei una donna bellissima. Queste gambe lunghe, questi piedini affusolati sempre curati con lo smalto chiaro, saresti il sogno di tanti uomini, e invece ti fai trattare così da quel coglione che non sa neanche dove hai il clitoride?»
Mi sono irrigidita. «Sara, basta. Marco è mio marito. Non dovresti parlare così.»
Ma lei non si è fermata. Si è avvicinata di più sul divano e mi ha posato una mano sulla coscia nuda, accarezzandola piano.
«Lo so che è sbagliato, ma guardati: sei tesa come una corda. Hai bisogno di essere toccata, baciata, leccata fino a urlare. Lasciati andare, solo per stasera.»
Ho sentito un brivido, ma ho spostato subito la sua mano.
«No, Sara. Io non sono come te. Non ho mai fatto niente con una donna e non voglio iniziare adesso. Sono sposata.»
Lei ha sorriso dolcemente, ma con determinazione.
«Sposata con uno che ti trascura. Io invece ti vedo, Laura. Ti desidero da mesi.»
Si è chinata e ha provato a baciarmi sulle labbra. Io ho girato la testa di scatto.
«Sara, fermati! Ti ho detto di no.»
Il cuore mi batteva fortissimo. Sentivo la fica che iniziava a bagnarsi nonostante tutto, e questo mi faceva arrabbiare ancora di più con me stessa.
Le sue labbra si sono avvicinate nuovamente verso la mia bocca. Io ho provato a resistere, girando la testa dall’altra parte.
«Sara, per favore, smettila. Non voglio.»
Ma la voce mi usciva debole. Lei ha continuato a insistere, baciandomi la spalla, il collo, la guancia, poi l’angolo della bocca. Alla fine le sue labbra hanno trovato le mie. Mi ha baciata con decisione. Io ho tenuto le labbra strette per qualche secondo, poi, per un attimo brevissimo, ho risposto al bacio. Subito dopo mi sono tirata indietro di scatto.
«Cazzo, no! Fermati!» ho ansimato, il respiro già corto. «Non posso farlo. Mi sento già in colpa solo per questo.»
Sara ha sospirato, ma i suoi occhi erano pieni di determinazione. Mi ha preso le mani e le ha bloccate dolcemente contro il divano.
«Laura, guardami. Io posso darti quello che lui non ti dà. Lasciami leccarti. Solo la lingua. Se dopo due minuti non ti piace, mi alzo e non ne parliamo più. Te lo prometto.»
Senza darmi il tempo di rispondere mi ha preso il viso tra le mani e mi ha baciata di nuovo, più decisa. Questa volta ho ceduto e ho risposto al bacio come una ragazzina del liceo. Subito dopo mi sono tirata indietro.
« non possiamo» ho ansimato, il respiro già corto. «Marco mi ucciderebbe se lo sapesse. E io non sono lesbica.»
«Shhh» ha sussurrato lei, mentre le sue mani tornavano sulle mie gambe, salendo lentamente sotto gli shorts. «Non devi essere lesbica per farti leccare la figa da una che sa cosa sta facendo. Lasciami provare. Se non ti piace ti fermo subito, te lo giuro.»
Le sue dita hanno sfiorato l’interno coscia. Io ho chiuso le gambe di scatto.
«Sara, per favore smettila. È sbagliato. Io amo mio marito.»
Ma la voce mi tremava. Sara ha notato che non mi stavo alzando dal divano, che non la stavo cacciando via davvero. Ha continuato ad accarezzarmi, arrivando a toccare le mutandine.
«Dimmi che non sei bagnata in questo momento e mi fermo» ha detto guardandomi negli occhi.
Sono rimasta in silenzio. Non riuscivo a mentire. Sentivo l’umido che si allargava tra le gambe.
Sara ha sorriso piano. «Appunto.»
Mi ha baciata di nuovo. Questa volta ho resistito meno. Le sue mani sono scivolate sotto la felpa, mi hanno accarezzato il seno, pizzicando i capezzoli.
“ Queste tettine sono deliziose “ mi ha detto sussurrandomi nell’orecchio.
Un gemito mi è sfuggito dalla bocca.
«No Sara, ti prego» ho mormorato, ma ormai era un “no” debole.
Lei mi ha sfilato la felpa con decisione. Io ho provato a coprirmi il seno con le braccia, ma lei me le ha spostate dolcemente.
«Sei bellissima. Non nasconderti.»
Mi ha fatta stendere sul divano. Quando ha provato a togliermi gli shorts e le mutandine ho stretto le gambe e ho detto:
«Aspetta… davvero, non so se ce la faccio…»
Sara mi ha guardata con occhi pieni di desiderio e tenerezza insieme.
«Laura, rilassati. Lasciami solo leccarti. Se dopo due minuti non ti piace, mi fermo. Promesso.»
Ho esitato a lungo, il cuore che batteva all’impazzata. Poi, quasi senza voce:
«promettimi che se dico basta, ti fermi.»
«Laura, guardami. Muori dalla voglia di essere toccata. Io posso darti quello che lui non ti dà. Lasciami leccarti. Solo la lingua. Se dopo due minuti non ti piace, mi alzo e non ne parliamo più. Te lo prometto.»
Ho esitato a lungo, il cuore che batteva all’impazzata, la fica che pulsava contro la mia volontà. Le lacrime di frustrazione mi sono salite agli occhi.
«Solo la lingua. Nient’altro» ho mormorato alla fine, con voce rotta. «E se dico basta, ti fermi subito. Giuralo.»
Sara ha annuito, con un sorriso trionfante ma tenero.
«Giuro.»
Mi ha sfilato la felpa. Io ho provato a coprirmi il seno piccolo con le braccia, ma lei me le ha spostate con decisione. Poi mi ha tolto gli shorts e le mutandine. Ero nuda sul divano, con le gambe magre strette.
«Apri le gambe, Laura» ha detto con voce bassa e ferma.
Ho esitato ancora, tremando. Lei mi ha posato le mani sulle ginocchia e ha aperto delicatamente le mie cosce sottili.
«Brava, così.»
Si è inginocchiata tra le mie gambe e ha iniziato a leccarmi piano, con la lingua larga e calda sul clitoride. Io ho sussultato.
«no Sarati prego” ma la mia mano è finita tra i suoi capelli corti invece di spingerla via.
«Ti piace?» ha chiesto alzando lo sguardo, le labbra lucide.
«Si ma è sbagliato oddio…» ormai ero ridicola, a parole dicevo di no ma era evidente che volevo il contrario.
E questa eccitava ancor di più Sara che continuava, più decisa. Mi succhiava il clitoride, poi infilava la lingua dentro di me. Le mie resistenze si sono sciolte una dopo l’altra. Ho aperto di più le gambe, ho iniziato a spingere il bacino contro la sua bocca.
«Sara cosa mi stai facendo? e’ una follia…»
Quando mi ha infilato due dita dentro mentre mi succhiava il clitoride sono venuta fortissimo, tremando tutta, mettendomi la mano davanti alla bocca per non urlare il suo nome.
«Adesso tocca a te, Laura. Voglio la tua lingua.»
Ho scosso la testa, gli occhi ancora lucidi di lacrime.
«No Sara, ti prego non ce la faccio. Ho già tradito abbastanza. Leccarti… quello è troppo.»
Sara mi ha preso una mano e l’ha portata tra le sue gambe. Le sue dita hanno guidato le mie a toccarle la fica già bagnata.
«Senti quanto sono eccitata per te? È tutta colpa tua. Non puoi lasciarmi così. Solo un po’, Laura. Assaggiami. Se non ti piace ti fermi.»
Il senso di colpa mi schiacciava. Pensavo a Marco che in quel momento era in hotel, magari a pensare a me, mentre io ero nuda sul nostro divano con la mia amica lesbica. Eppure la curiosità e il desiderio erano più forti della vergogna.
«Solo un po’» ho mormorato con voce rotta. «E poi basta. Giuralo.»
Sara ha annuito. Mi ha fatta inginocchiare tra le sue gambe aperte. Il suo odore mi ha colpito subito: intenso, muschiato, un profumo caldo e animale di donna eccitata. Ho esitato a lungo, il viso a pochi centimetri dalla sua fica rasata, le labbra gonfie e lucide.
«Sara, ha un sapore forte, non so se riesco» ho sussurrato, il naso che sfiorava la sua pelle calda.
«Leccami, Laura. Fammi sentire la tua lingua.»
Ho tirato fuori la lingua timidamente e ho dato una prima leccata lenta, dal basso verso l’alto. Il sapore mi ha invasa subito: intenso, salato-dolce, un po’ acre, molto più forte e selvatico di quanto immaginassi. Mi ha fatto girare la testa. Un misto di disgusto e eccitazione fortissima.
“Oddio che sapore” ho mormorato, ritraendomi per un secondo.
Sara mi ha posato una mano sulla nuca, senza spingere ma tenendo ferma la mia testa.
«Brava continua. Leccami il clitoride. Senti quanto è duro per te?»
Ho chiuso gli occhi e ho ricominciato. Leccavo piano, girando intorno al clitoride gonfio. Il sapore diventava sempre più intenso man mano che la leccavo: più umido, più denso, quasi metallico. Ogni passata della lingua mi riempiva la bocca di lei. Sentivo i suoi umori che mi bagnavano il mento, le labbra, persino il naso. Più leccavo, più lei si bagnava, e quel sapore forte di donna mi entrava in testa.
«così, brava Laura» gemeva Sara, spingendo leggermente il bacino contro la mia bocca. «Leccami più dentro, infilami la lingua.»
Il senso di colpa mi travolgeva a ondate. «Sto leccando la fica della mia amica, sono una moglie di merda» pensavo mentre la lingua entrava dentro di lei, raccogliendo quel sapore denso e caldo. Eppure non riuscivo a fermarmi. Il gusto intenso mi eccitava in un modo che non capivo.
Sara mi teneva la testa con entrambe le mani ora, guidandomi.
«Più veloce, succhiami il clitoride, così , cazzo, sei brava per essere la prima volta.»
Ho iniziato a succhiare, a leccare più decisa. Il sapore era ovunque: sulla lingua, in gola, sul viso. Un sapore forte di figa bagnata, di desiderio femminile. Più la facevo godere, più quel gusto diventava intenso, quasi inebriante. Ho sentito Sara irrigidirsi, le cosce che stringevano la mia testa.
«Sto venendo, non fermarti, leccami, così !»
Sara è venuta sulla mia lingua con un gemito lungo e rauco, inondandomi la bocca di umori caldi e densi. Il sapore è diventato ancora più forte. Ho ingoiato senza pensare, tossendo un po’, con le lacrime che mi scendevano sulle guance mentre lei tremava contro la mia faccia.
Quando si è calmata mi ha tirata su e mi ha baciata profondamente, assaggiando se stessa sulle mie labbra.
«Brava! hai visto? Non era così terribile» ha sussurrato.
«Mi sento una merda, ho leccato la fica di un’altra donna mentre mio marito è via, che cazzo ho fatto?»
Sara mi ha abbracciata, accarezzandomi i capelli.
«Hai fatto quello che desideravi da tempo. E lo farai ancora.»

Il mio telefonino iniziò a squillare. Videochiamata. Era Marco.
Sara alzò la testa di scatto. Io le feci segno con la mano di non muoversi e di restare in silenzio. Poi risposi, tenendo il telefono in modo che inquadrasse solo il mio busto nudo.
Ciao amore, dissi con voce morbida e un po’ ansimante.
Marco apparve sullo schermo, sorridente, dalla sua camera d’albergo.
«Amore! Sei nuda! che bella sorpresa. Ti stavo pensando.»
Sorrisi, passandomi una mano sul seno piccolo.
«Anch’io ti stavo pensando, tanto. Mi sei mancato stasera.»
Marco si fece più vicino allo schermo, la voce già più bassa.
«Fammi vedere. Apri le gambe. Voglio vederti tutta.»
Esitai solo un secondo, poi spostai il telefono più in basso, inquadrando la mia fica nuda, liscia e già bagnata. Sara mi guardava con un sorrisetto perverso, godendosi lo spettacolo in silenzio.
«Così?» chiesi a Marco, allargando un po’ di più le cosce.
«Cazzo, si, sei bellissima. Toccati per me. Masturbati.»
Iniziai a toccarmi lentamente con due dita, sfiorando il clitoride e aprendo le labbra per fargli vedere meglio. Sara, fuori campo, si godeva ogni secondo: guardava la mia mano che si muoveva, vedeva la mia fica che si bagnava sempre di più, e si toccava tra le gambe senza fare il minimo rumore.
«Ti piace guardarmi?» mormorai a Marco. «Guarda come sono bagnata pensando a te…»
Marco si abbassò i pantaloni e tirò fuori il cazzo duro.
Iniziò a masturbarsi. Pensai come fosse assurdo che lui si eccitava di più avendomi a distanza che quando io ero presente.
«Di più, amore. Infila le dita dentro. Fammi sentire come ti scopi.»
Obbedii. Infilai due dita nella mia fica, muovendole lentamente dentro e fuori. Sara si toccava mentre io continuavo a scoparmi con le dita per Marco.
«Oddio, ti sento dentro, scopami più forte, Marco…» dissi aumentando il ritmo delle dita, ansimando sempre più forte. Il contrasto tra il viso innocente che mostravo a mio marito e quello che stava succedendo davvero mi eccitava da morire.
Marco si masturbava più veloce.
«Sto per venire, amore, vieni con me.»
Io inarcai la schiena e venni davvero, gemendo il nome di Marco con voce spezzata:
«Marco, sto venendo, oddio Marco!»
Marco venne pochi secondi dopo, schizzando sulla sua pancia con un grugnito rauco.
Restammo qualche secondo in silenzio, ansimanti.
«Ti amo, piccola» disse lui con un sorriso soddisfatto. «Mi hai fatto impazzire.»
«Ti amo anch’io» risposi dolcemente, ancora col respiro corto. «Torna presto.»
Chiusi la videochiamata e posai il telefono.
Sara mi guardò con un ghigno eccitato.
«Sei una grandissima puttana» sussurrò facendomi l’occhiolino.
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