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lesbo

Shopping tra amiche


di Sleepy699
24.08.2025    |    6.099    |    10 9.9
"Il contrasto tra l’innocenza del suo sguardo timido e la trasgressione di avere quei piedini adorati come oggetti di piacere faceva impazzire Laura e accendeva Chiara..."
Martina e Chiara si erano date appuntamento in centro, in un pomeriggio di inizio estate. Erano compagne di corso, entrambe ventenni. Camminavano sotto il sole, le borse leggere a tracolla, gli occhiali da sole a schermare sguardi e sorrisi. Martina, bruna, occhi profondi e lineamenti mediterranei. Chiara, bionda, più spigliata e ironica, gambe slanciate, polpacci affusolati. Le vetrine del centro riflettevano i loro corpi freschi d’energia: gonne corte, top leggeri, pelle già dorata dal primo sole.

«Queste scarpe ti starebbero da dio» disse Chiara, indicando un paio di sandali col tacco esposti in vetrina. Martina rise. «Io sui tacchi inciampo dopo due passi.»
«Io invece ti ci vedo.» Chiara fece un cenno con le mani, disegnando un’anca sinuosa nell’aria. Martina arrossì appena. «Scema»
Entrarono nel negozio di scarpe. «Posso aiutarvi?» chiese la commessa. Indossava un abito nero attillato, di quelli che non hanno bisogno di scollature per rivelare, fasciava le curve generose, i fianchi morbidi e pieni, il seno alto e fiero. I capelli castani, con riflessi di rame, erano raccolti in uno chignon che lasciava scoperto il collo elegante. Il trucco, calibrato con maestria, metteva in risalto gli occhi scuri e profondi, magnetici.
«Cercavamo dei sandali con il tacco… qualcosa che esalti le gambe.»
«Le vostre gambe non hanno certo bisogno di aiuto,» ribatté la commessa, abbassando gli occhi sulle cosce nude delle due ragazze.
Chiara non perse tempo. «Sì, la mia amica deve assolutamente provare un paio di sandali con il tacco. Magari qualcosa di molto femminile, che le slanci le gambe.»
«Ma sei fissata con i tacchi oggi?» rise Martina. «Lo sai, vero, che hai dei piedi davvero sexy?» replicò Chiara.
Martina la fulminò con lo sguardo, imbarazzata. «Chiara! Non dire cazzate.»
La commessa sorrise, inclinando la testa. «Volentieri. Vediamo» e prese un paio di sandali eleganti, con cinturino alla caviglia. «Credo che questi le starebbero benissimo.»
Martina si sedette sulla poltroncina. La commessa si inginocchiò davanti a lei, prendendole il piede con delicatezza.
«Ha piedi e caviglie molto belli,» disse, mentre faceva scivolare il sandalo. «Lo smalto rosso li valorizza ancora di più. Vediamo di trovare la calzatura adatta»
Martina deglutì. «Grazie». Chiara osservava con un sorriso divertito.
«Glielo dico sempre che ha piedi sexy, ma non mi crede.»
«Forse adesso se ne convincerà,» replicò la commessa, stringendo il cinturino con le dita che sfioravano la caviglia.
«Come li sente?» domandò la commessa, sollevando lentamente lo sguardo verso di lei. «Sono comodi» mormorò, cercando di spostare l’attenzione. «È come se fossero fatti per il suo piede.»
La voce divento’ più bassa, quasi intima.
«Secondo me non è solo il sandalo a starle bene. Non tutte hanno piedi così curati, senza callosità, difetti.»
Martina si schiarì la voce. «Forse dovrei provare anche l’altro sandalo.»
«Con piacere,» disse la commessa, prendendo l’altro sandalo. Si chinò di nuovo, ma questa volta lasciò che le dita sfiorassero il polpaccio, un tocco leggero ma inequivocabile.
Chiara si avvicinò di più, chinandosi accanto a Martina. «Direi che l’attenzione al cliente qui è eccellente, no?». Martina la guardò di traverso, ma il sorriso che le sfuggì tradì il suo imbarazzo. La commessa allacciò il secondo sandalo con la stessa lentezza, le dita che seguivano la curva della caviglia.
Martina inspirò, cercando di non mostrare quanto quel tocco le stesse facendo effetto.
«Sta benissimo» disse la commessa, alzando lo sguardo. Gli occhi si fermarono nei suoi un istante più a lungo del necessario. Chiara, in piedi accanto, incrociò le braccia e sorrise.
«Quando lo dice lei forse ti convinci, eh Marti?»
Martina scosse la testa, imbarazzata. «Siete tremende tutte e due.»
La commessa rise piano. «Non volevo mettere in imbarazzo nessuno ma certi dettagli saltano agli occhi.»
«Dettagli?» chiese Chiara, inclinando il capo.
«Ad esempio, che certi sandali fanno risaltare non solo i piedi, ma anche la postura, slanciano polpacci.»
Martina si passò una mano tra i capelli, mordendosi il labbro senza volerlo. Chiara colse il gesto al volo. «Vedi? Te l’avevo detto che questi sandali sono di classe». La commessa, ancora accovacciata, allungò una mano per sistemare il cinturino.

Martina trattenne il respiro e Chiara si chinò per bisbigliarle all’orecchio: «Ti piace che ti tocchi, vero?»
Martina la spinse piano con la spalla. «Smettila!» ma il rossore sulle guance la tradiva.
La commessa si rialzò, rimanendo vicina, troppo vicina per un gesto innocente. «Se vuole possiamo vedere un modello ancora più… audace.»
«Oh sì!» intervenne Chiara subito. «Lei adora l’audace, anche se non lo ammette.»
Martina rise nervosa. «Ma piantatela…»
«No no,» replicò la commessa con un sorriso sicuro, «a volte bisogna lasciarsi tentare. Provare qualcosa che non si sceglierebbe da sole.»
Gli sguardi si intrecciarono: quello malizioso della commessa, quello complice di Chiara, e quello di Martina, intrappolata tra eccitazione e imbarazzo.
«Allora?» chiese la commessa, inclinando la testa. «Vuole osare?»
Chiara non lasciò tempo di risposta: «Sì. Facciamoglieli provare.» Martina restò lì, seduta sulla poltrona, con due donne davanti a sé che la guardavano come se fosse il centro di un gioco. E, nel profondo, l’idea di lasciarsi guidare in quel gioco la faceva tremare di piacere.
La commessa tornò con una scatola lucida, da cui estrasse un paio di sandali altissimi, neri, con sottili strisce di pelle che salivano fino al polpaccio.
«Questi non sono per tutte» disse con un sorriso intrigante e porse i tacchi a Martina.
«Wow. Quelli gridano sesso da ogni centimetro.» disse Chiara.
«Diciamo che non sono fatti per camminare molto. Sono fatti per farsi guardare.» replicò la commessa.
Martina prese i sandali tra le mani, esitante. «Non lo so, sono troppo per me»
«Niente è troppo, se ci si sente a proprio agio,» ribatté la commessa, inginocchiandosi di nuovo davanti a lei. «Li provi almeno. Lasci fare a me.»
Le prese un piede, con la stessa lentezza di prima, e infilò il sandalo.
Martina si guardava allo specchio, ma in realtà stava fissando la commessa, così vicina che sentiva il suo respiro sulla pelle. «Vede? È come se le gambe fossero più lunghe, più slanciate. Non le pare?» disse la donna, accarezzandole il polpaccio.

Chiara si sporse, con gli occhi brillanti. «Incredibile. Adesso sembri un’altra. Non posso essere da meno.»
La commessa le lanciò un’occhiata complice. «Ha ragione. Tocca a lei.»
Chiara rise «Faccia lei, mi fido del suo gusto»
«Ne ho proprio uno adatto» disse la commessa, sparendo un momento nel retro. Tornò con un paio di décolleté vertiginosi, lucidi, color rosso fuoco.

Martina sbottò a ridere. «Quelli sono da femme fatale, altro che universitaria.»
Chiara li afferrò. «E io chi dovrei essere, scusa?» e si lasciò cadere sulla poltroncina accanto, slacciando i sandali bassi.

Questa volta fu la commessa ad abbassarsi davanti a lei, prendendole il piede tra le mani. «Ha una caviglia sottile, perfetta per queste scarpe. Guardi come le calzano»
Chiara la fissava dall’alto, il sorriso piegato in un misto di sfida e desiderio. «Mi piacciono».
La commessa le accarezzò il dorso del piede. «Valorizzano quello che è già bello.»

Martina, accanto, si sentiva bruciare a guardarle. La sua amica che civettava apertamente con la commessa, e quella donna che non nascondeva il piacere di provocarle entrambe.

La commessa si rialzò, sistemando il vestito un gesto lento.
«Direi che siete entrambe perfette. Due stili diversi, ma ugualmente irresistibili.»
Chiara si alzò e fece qualche passo traballando sui tacchi, ridendo. «Irresistibili, magari non proprio»
«Si fidi,» disse la commessa, fissandole entrambe. «Se usciste così per strada, non ci sarebbe sguardo che non vi segua.»

La commessa si mise accanto a loro davanti allo specchio. Martina sui sandali neri alti, Chiara sulle décolleté rosse. L’immagine riflessa era mozzafiato: due studentesse dall’aria provocante, e dietro di loro quella donna adulta, sicura di sé, con un sorriso che diceva tutto e che continuava a dare loro del lei.
«Direi che siete pronte a far girare la testa a chiunque,» disse la commessa, inclinando leggermente la testa.
Chiara rise, sistemando la gonna. «Missione compiuta allora.»
Martina scosse la testa. «Non riesco nemmeno a camminare su questi cosi»
«Non deve per forza camminarci,» rispose la commessa con un lampo malizioso negli occhi.
«A volte basta restare ferma e farsi ammirare.»
Martina deglutì, incapace di rispondere. Chiara non perse occasione: «E tu ci ammireresti?»
La commessa la guardò senza esitazione. «Già lo sto facendo»
Un silenzio breve, carico. Poi la donna si piegò un poco verso di loro, abbassando la voce. «Io smonto tra un ora. Se vi va di bere qualcosa insieme c’è un bar a due passi.»
Chiara si morse il labbro, gli occhi che brillavano di divertimento. «Sembra un invito interessante.»
Martina la colpì piano sul braccio. «Chiara!»
La commessa sorrise, serena. «Non c’è nessuna fretta. Pensateci. Ma quando due bellezze così entrano in negozio sarebbe un peccato lasciarle andare senza conoscerle meglio.»
Le accompagnò alla cassa, restando professionale, ma i suoi sguardi dicevano ben altro. Prima che uscissero, aggiunse con un sussurro: «Ci vediamo più tardi, se volete. Mi Chiamo Laura»
Fuori, sotto il sole caldo, Chiara rise scoppiando: «Oddio, ti rendi conto? La commessa ci ha praticamente chiesto un appuntamento a tre!»
Martina si portò le mani al viso, rossa fino alle orecchie. «È assurdo…»
«Assurdo ma eccitante.» Chiara le prese il braccio. «E tu non dirmi che non ti ha fatto battere il cuore quando ti accarezzava le caviglie.»
Martina abbassò lo sguardo. «Si, lo ammetto»
Erano già sedute a un tavolino appartato del bar elegante suggerito da Laura. Non c’erano quasi avventori. Martina continuava a dire che era una follia, giocherellando nervosa con il bordo del bicchiere.
«Smettila di agitarti,» le disse Chiara, accavallando le gambe e mostrando senza pudore le décolleté rosse che aveva deciso di comprare.
«È solo un drink. Al massimo, una chiacchiera maliziosa.»
«Sì, ma con una sconosciuta che ci ha praticamente spogliate con gli occhi.»
Chiara rise. «Appunto»
Laura arrivò poco dopo, si sedette con naturalezza. «Sono contenta che siate venute,» disse con voce bassa, quasi intima. «Ammetto che non mi capita spesso di invitare delle clienti.»
«Quindi siamo speciali?» chiese Chiara, inclinando il bicchiere verso di lei.
«Molto speciali,» rispose la donna, incrociando lo sguardo di Martina.
Martina abbassò gli occhi, cercando di nascondere l’imbarazzo. Chiara sorrise «Gliel’ho detto che è timida. Ma basta un attimo per accenderla.»
Martina la fulminò con lo sguardo.
. «È vero, si vede. Quelle che sembrano più timide sono spesso le più sorprendenti»
I cocktail arrivarono, e con i primi sorsi l’atmosfera si fece più sciolta. Laura raccontava di lavorare in quel negozio da anni come socia, ma era il suo modo di guardarle che rendeva ogni frase carica. Non c’era dubbio: stava flirtando con entrambe.
Chiara accavallò di nuovo le gambe sotto il tavolo, sfiorando con la punta del piede quello di Laura. Lei non si ritrasse, anzi ricambiò il gesto con calma.
Martina, seduta tra loro due, sentiva la tensione salire.
La commessa abbassò la voce, con un sorriso. «Posso chiedervi una cosa?»
«Certo,» rispose Chiara. «Siete solo amiche o qualcosa di più?»
Martina tossì, sorpresa, mentre Chiara scoppiò a ridere. «Diciamo che stiamo imparando a conoscerci meglio».
La commessa le fissò entrambe sorridendo, poi aggiunse: «Allora brindiamo alla vostra amicizia»
Martina la guardò imbarazzata. Chiara invece alzò il bicchiere e brindò: «Alla nostra amicizia!»
Laura ricambiò il brindisi, gli occhi lucidi di malizia. Chiara aveva già sfilato discretamente uno dei tacchi, lasciando il piede nudo sotto il tavolo. Con un sorriso malizioso lo allungò fino a sfiorare la caviglia della commessa.
Lei non si scompose: accennò solo un sorriso, continuando a parlare con naturalezza di viaggi e piccoli aneddoti, ma sotto il tavolo rispose al gioco, facendo scorrere il piede lungo il polpaccio di Chiara.
Martina osservava la scena, stringendo il bicchiere, il cuore che batteva forte.
«Tutto bene?» le chiese la commessa, abbassando lo sguardo su di lei. Martina annuì veloce. «Sì, certo»
Chiara rise, e sotto il tavolo allungò il piede anche verso di lei, sfiorandole il polpaccio.
Martina sobbalzò. «Chiara!» «Cosa?» fece l’altra con finta innocenza. «Siamo tra amiche.»
Laura inclinò la testa, divertita. «L’amicizia tra donne è speciale.»
Con un gesto lento, tolse anche lei una scarpa, e il suo piede elegante raggiunse quello di Martina, accarezzandole la caviglia.
Martina trattenne un gemito, serrando le labbra.
«Volete sapere perché i piedi di una donna possono eccitare così tanto?» chiese Laura. Le due ragazze annuirono.
«Perché sono l’estremo del corpo, la parte più lontana dal cuore e dalla testa, eppure ogni tocco lì si riflette ovunque. Una pianta liscia, dita curate, caviglie sottili sono simbolo di femminilità. Un piede ben curato è come un frutto esotico: perfetto da assaggiare, impossibile da rifiutare»
Martina si coprì il viso, imbarazzata. «Non avevo mai considerato i miei piedi così» Chiara rise. «dai non fare la timida!» Calò un silenzio tra imbarazzo ed eccitazione. Dopo un altro sorso, Laura disse. «Ho bisogno di sistemarmi un attimo,» disse, alzandosi con calma. Poi, senza distogliere lo sguardo, aggiunse: «Vi va di accompagnarmi?»
Chiara si alzò subito. «Ovviamente.» Martina esitò, ma Chiara le prese la mano e la tirò con sé. «Andiamo.» Il bagno delle donne era vuoto, silenzioso, pulito. Laura chiuse la porta dietro di loro. «Molto meglio,» disse, e i suoi occhi si accesero di una luce che non lasciava spazio a fraintendimenti.
Chiara si avvicinò per prima, poggiando una mano sul fianco della donna. «Sai che sei davvero sexy?»
Laura sorrise, avvicinandosi al suo orecchio. «E voi siete molto più sveglie di quanto pensassi.»
Martina rimase un attimo ferma, il cuore che le scoppiava in petto. Poi sentì la mano della commessa che la toccava.
Martina stava ancora protestando a mezza voce: «Io non ce la faccio a fare cose del genere». Laura sorrise, avvicinandosi lentamente, come una predatrice. «Chi ha detto che devi fare tu? Lascia fare a me.»
La fece sedere sul lavabo e si inginocchiò davanti a lei, prendendole delicatamente una caviglia e sollevandola.
Martina trasalì. «Cosa fai?»
«Lascia fare, rilassati.»
Con gesti calmi, la commessa sfilò il sandalo di Martina. Lei aveva piedi piccoli e proporzionati, le dita erano sottili, dritte, con unghie corte e curate, smaltate di rosso. I talloni erano tondeggianti, delicati, senza callosità, le caviglie sottili, davano un tocco elegante, rendendo il piede di Martina un’estensione sensuale del suo giovane corpo.
La donna le prese tra le mani e vi posò un bacio lento, lungo, sul dorso del piede. Poi succhiò il secondo dito del piede, le labbra che lo avvolgevano con lentezza, come se stesse assaggiando un frutto proibito facendo rabbrividire Martina.
«Oh Dio, non ce la faccio» gemeva, aggrappata al collo di Chiara.
Chiara rise, toccandole le tette «Non fare la timida adesso. Guarda com’è brava.»
Laura fece scorrere la lingua lungo l’arco del piede, fino alle dita, succhiando piano l’alluce. La pelle era morbida, liscia, quasi setosa, con quell’odore lievemente dolciastro che il sudore leggero dell’estate accentuava, rendendoli ancora più erotici per chi li adorava. «Sei dolcissima qui».
Il contrasto tra l’innocenza del suo sguardo timido e la trasgressione di avere quei piedini adorati come oggetti di piacere faceva impazzire Laura e accendeva Chiara.
Chiara approfittò subito della sua resa: le fece scendere il top, le slacciò il reggiseno in modo che le piccole tette rotonde dell’amica fossero esposte. «Chiara, ti prego, mi vergogno» disse fingendo una debole resistenza. Chiara le baciava il collo, sussurrando: «Lasciati andare, Marti, non resistere»
«Vi prego smettetela.» disse Martina. Chiara infilò una mano sotto la gonna dell’amica, accarezzandole l’interno coscia. «Senti come tremi? Non puoi farci nulla, ti piace»
Laura non smetteva di adorare quel piede, baciandolo e succhiandone ogni dito con una devozione che la faceva impazzire. Con l’altra mano le teneva ferma la caviglia, sicura, dominatrice.
«Sei bellissima quando ti lasci andare,» mormorò tra un bacio e l’altro.
Chiara intanto la accarezzava. Martina chiuse gli occhi, ansimando, il volto rosso di vergogna e desiderio insieme. Aveva la commessa in ginocchio davanti a sé, la lingua calda tra le dita dei piedi, e l’amica che la toccava con un sorriso soddisfatto.
«Stai gocciolando, Marti, ti piace così tanto che non riesci a fingere». sussurrò all’orecchio dell’amica. «Non c’è niente di cui vergognarsi.»
Martina, col fiato spezzato, non trovò nemmeno la forza di rispondere. Chiara la teneva ferma, le baciava la bocca e le stringeva i seni, mordendole i capezzoli già tesi.
«Basta, vi prego, mi fate impazzire!»
«È quello che vogliamo,» mormorò Laura, staccandosi un attimo solo per guardarla negli occhi.
Poi tornò a succhiare, questa volta spingendo la lingua tra le dita, mentre Chiara faceva lo stesso, leccando la pianta del piede.
«Non resisto più, Marti, ti devo assaggiare.» disse Chiara
Le alzò la minigonna, rivelando la figa già bagnata, scostò il perizoma con lentezza, scoprendo la pelle calda e già bagnata. «Guarda come sei pronta! tutta per noi.» Passò un dito tra le labbra intime, mostrandolo a Laura che lo prese tra le labbra e lo succhiò.
Chiara si chinò e cominciò a leccare, lenta all’inizio, la lingua che scivolava sulla fessura con attenzione.
Martina gemette «Oddio sei pazza!» «Sei buonissima, Marti» sussurrò mentre la leccava come una gattina farebbe con una ciotola di latte.
Martina spalancò gli occhi sentendo la lingua dell’amica che le grandi labbra, lambendole l’apertura più segreta. «Ti prego Chiara, sei impazzita!» Ma più la lingua di Chiara scivolava tra le sue pieghe, più il corpo smetteva di obbedire alla testa.
Laura si unì a Chiara e aggiunse la propria lingua. Le due bocche lavoravano insieme, leccando e succhiando, scambiandosi i baci sulla fichetta liscia di Martina.
«Sei buonissima,» gemette la commessa, «stai colando per noi»
«Godi, dai tesoro, vieni in bocca della tua amica». Laura alternava leccate lente e profonde, risalendo fino all’apertura e poi scendendo ancora, mentre Chiara non mollava il bottone teso, succhiandolo e mordicchiandolo. Le loro lingue si sfioravano, si incrociavano, creando un gioco malizioso.
Poi Laura le prese il volto tra le mani e la baciò sulla bocca, lenta e profonda, leccandole le labbra ancora tremanti.
Il sapore del suo stesso piacere, che Laura aveva appena assaporato, si mescolava a quel bacio proibito. «Goditi il momento. Lascia fare alla tua amica» le mormorò tra un bacio e l’altro.
Martina gemeva nella sua bocca, mentre sotto Chiara non mollava: la lingua che le martellava il clitoride, le labbra che succhiavano forte, e due dita che si insinuavano dentro di lei con decisione.
Il contrasto la stava portando al limite: le labbra esperte e calde di Laura sopra, che la stringevano e la coccolavano, e l’assalto famelico dell’amica sotto, che la faceva vibrare senza tregua.
La bocca di Chiara era incollata al clitoride e succhiava con energia, le dita la penetravano con ritmo.
Un calore liquido le saliva dal basso ventre, un brivido si arrampicava lungo la schiena. Martina si inarcò, il corpo scosso dai brividi, un urlo soffocato le esplose dalla gola. Si aggrappò a Laura, affondando le unghie nella sua schiena mentre veniva, le cosce che stringevano la testa di Chiara.
Un’ondata le esplose dentro, come se tutto il corpo fosse attraversato da un brivido caldo che la fece tremare fino alle dita dei piedi.
“Avresti dovuto vedere la tua faccia mentre godevi, era la cosa più sexy del mondo» le disse più tardi Chiara.
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