trio
Cioccolato sulla pelle
04.10.2025 |
3.794 |
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"Sentire che mi chiamava “amore”, che mi trattava come se fossi la sua amante, la sua donna, mi eccitava..."
La mia amica, con cui avevamo già condiviso diverse esperienze di scambio di coppia, mi aveva parlato di lui:“Devi conoscerlo, fidati. Akim è speciale.”
Aveva incuriosito me e anche mio marito.
Poi, finalmente, lo abbiamo conosciuto. Un invito a cena.
Akim indossava una camicia bianca, sbottonata quel tanto che bastava per lasciar intravedere la pelle d’ebano, liscia e luminosa. Aveva un sorriso sincero, un’eleganza rilassata e una voce profonda che mi ha fatto vibrare dentro.
Durante la cena tutto è stato naturale. Parlava bene, con quell’accento leggero e musicale che mi accarezzava le orecchie e scivolava più giù, dove le parole non servono. Di tanto in tanto, il suo sguardo si posava sui miei occhi, poi sul collo, sulla scollatura, sui tatuaggi: sembravano incuriosirlo.
Una volta a casa, la tensione era dolce e densa, come miele caldo.
Mio marito versò del vino, sorridendomi con quell’aria da direttore d’orchestra silenzioso che mi ha sempre fatto impazzire.
Non servivano parole. Bastavano gli sguardi.
Tirai lentamente la zip del vestito. Un suono sottile, sensuale.
Il tessuto cominciò a scivolare lungo la pelle.
Lo trattenni un attimo sotto il seno, voltandomi a guardarlo da sopra la spalla.
Abbassai le braccia e lasciai che il vestito cadesse ai miei piedi.
Ero lì, in piedi davanti a lui, con indosso solo la lingerie nera: reggicalze, autoreggenti, pizzo trasparente.
Il reggiseno lasciava intravedere i capezzoli; le mutandine a fascia accarezzavano i fianchi.
Mi piaceva il modo in cui mi guardava, come se mi vedesse per la prima volta.
Il suo sguardo mi accarezzava come dita invisibili.
Mi passai lentamente le mani sui fianchi, poi sulle cosce, accarezzandomi per eccitarlo.
«Cristo…» sussurrò, mordendosi il labbro. «Non so da dove cominciare.»
Sorrisi. «Da dove vuoi. Non c’è fretta.»
Si avvicinò, le mani sulle mie cosce.
«Hai idea di quanto sia raro vedere una donna che sa portare la lingerie così?»
«Ti piace davvero?»
«Mi manda fuori di testa.»
Mi tolsi il reggiseno senza fretta. Le spalline scivolarono giù come una promessa.
Poi sollevai i capelli, rivelando il tatuaggio sulla nuca.
«E questo qui, dietro il collo?»
«Un simbolo. Eye in the sky. Fatto dopo una scelta importante.»
Akim sorrise. Uno di quei sorrisi che ti aprono le cosce senza toccarti.
Mi sedetti su di lui, a cavalcioni. Senti la sua erezione premere contro di me.
«Ti piacciono davvero i tatuaggi, o è solo un pretesto per farmi spogliare?»
«Entrambe. Mi piacciono perché parlano di te.»
La sua voce bassa mi accarezzava il ventre.
Annuii, in silenzio, mentre mio marito si accomodava in poltrona, bicchiere in mano, spettatore discreto.
Akim si mise in ginocchio davanti a me, le mani sulle mie cosce, accarezzando lentamente il bordo del pizzo con i pollici.
«Questa lingerie ti sta da dio. Sei splendida.»
Sorrisi, tremendamente lusingata.
«L’ho scelta apposta. Volevo farmi guardare.»
Mi prese per i fianchi e mi fece alzare. Le sue mani erano forti, decise.
Mi girò lentamente, osservando ogni centimetro del mio corpo.
Le sue dita scivolarono lungo la schiena e affondarono nei fianchi.
«Sei una visione.»
Mi sentii sciogliere. Poi la sua bocca toccò la mia pelle, baci lenti lungo la spina dorsale, fino al bordo delle mutandine.
Le scostò, e la sua lingua mi fece tremare.
Mi voltai verso mio marito: sorrideva, gli occhi lucidi di eccitazione.
«Mi piace vederti così. Libera. Desiderata.»
La sua voce era roca, la mano si muoveva lenta sulla sua erezione. Guardava ogni dettaglio.
Akim mi fece inginocchiare sul divano, aprendo le mie gambe con le sue.
Sentii il suo membro duro sfiorarmi, caldo, imponente.
Il contrasto tra la sua pelle e la mia era una carezza continua.
Il suo odore mi catturava prima di tutto: una fragranza calda, maschile, speziata. Qualcosa di crudo, con il sapore della voglia.
«Mi piace come profumi.»
«Lo vuoi?» sussurrò, premendo contro di me senza entrare.
«Sì, lo voglio.» ansimai, spingendo il bacino all’indietro.
«Chiedimelo.»
«Ti prego… fammi tua. Voglio sentirti dentro!»
Fu come sbloccare una diga.
Mi afferrò per i fianchi e mi penetrò con un solo movimento: profondo, lento, deciso.
Ogni movimento era fluido, elegante. Il petto ampio, le spalle larghe, i fianchi stretti.
Urlai, la testa riversa all’indietro, mentre il suo corpo si muoveva contro il mio.
Il ritmo era perfetto. Ogni colpo faceva vibrare il mio corpo.
Le sue mani mi stringevano con forza, come se volesse imprimersi su di me.
«Dio, sei così stretta, così bagnata.» gemette, accelerando.
Le unghie si aggrapparono ai cuscini, il corpo tremava sotto di lui.
«Non fermarti… ti prego… più forte…»
Sapevo che mio marito stava guardando tutto. E quel pensiero mi incendiava ancora di più.
«Guarda come mi prende… sto per venire.» dissi tra i gemiti, voltandomi verso di lui.
Annuì, toccandosi, eccitato.
«Sei bellissima. Continua. Voglio vederti venire.»
Akim mi fece sdraiare e si posizionò sopra di me.
Mi baciò come un amante, poi mi guardò negli occhi mentre affondava ancora.
«Voglio sentirti venire. Voglio fartelo esplodere dentro.»
«Sì… sì, fallo… sono tua.»
I suoi colpi divennero rapidi, profondi.
Mi aggrappai alle sue spalle, le gambe strette intorno ai suoi fianchi.
Incrociai lo sguardo di mio marito, fisso nei miei.
Non parlava. Non serviva.
Stava guardando tutto. Come il mio corpo vibrava sotto Akim, come le mie unghie graffiavano quella pelle d’ebano.
I miei occhi lo cercavano, anche mentre un altro mi possedeva.
In quello sguardo c’era piacere. Ma anche orgoglio.
Lo guardai e venni. Anche per lui.
Perché mi stava guardando. Perché mi voleva così.
«Guarda come godo per te!» gli dissi, la voce spezzata.
«Sì… vieni. Fammi vedere come godi, amore.» disse lui, provocando un’ondata che mi travolse, dal ventre alla testa. Sentire che mi chiamava “amore”, che mi trattava come se fossi la sua amante, la sua donna, mi eccitava.
Urlai il nome di Akim, persa nel piacere più puro di sentirmi sua, dimenticandomi di mio marito che ci stava guardando.
Quando sentii il suo corpo irrigidirsi e il suo gemito gutturale, capii di averlo portato oltre, in un’esplosione calda, dolce e selvaggia.
Una sensazione di potere puro, di abbandono totale al suo desiderio.
Sentire un uomo venirmi dentro mi eccita da morire.
Rimanemmo abbracciati, sudati, il respiro affannato.
Mi voltai verso mio marito, che si era avvicinato e mi sfiorò le labbra con un bacio.
«Mi hai vista scopata da un altro uomo.»
Annuì. Non era la prima volta. Ma era la prima volta che mi vedeva cosi presa, Akim non era uno qualsiasi e percepivo la sua gelosia..
«E non hai mai avuto un’erezione così, vero?» dissi in tono provocatorio.
Lui ancora una volta annuì, non poteva negare l’evidenza.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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