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Lui & Lei

La prima volta - parte 1 di 3


di DannyeSandy
27.11.2025    |    4.306    |    5 9.8
"Li accolse una bella donna, di età simile alla loro, che con cordialità li guidò attraverso le formalità tipiche dei nuovi arrivati: panoramica del locale, documenti, tessera, eccetera..."
La busta era rossa, chiusa ma non sigillata. Fabio la tenne un attimo fra le mani, quasi a soppesarla e a cercare di individuare cosa potesse esserci dentro. Sopra c’era una semplice parola, scritta a mano con l’inconfondibile grafia di Martina: Auguri.
“Vabbè… è il mio compleanno, quindi immagino che sia per me…” scherzò Fabio.
Martina sorrise: “Dai, apri!”.
Fabio la aprì con calma, tirò fuori il foglio piegato in due, lo aprì. Gli bastò un secondo per capire.
Il logo della spa privè. La homepage del sito, stampata. L’immagine che aveva guardato tante volte negli anni precedenti, anche con Martina, come contorno di un corteggiamento serrato ma morbido, cercando di convincerla a provare qualcosa di nuovo, dopo così tanti anni di vita insieme in cui erano sempre stati gli unici, uno per l’altro. E poche parole, scritte a mano: Buon compleanno amore. La tua mogliettina.
Fabio alzò gli occhi e la guardò: “Stai scherzando?”.
Martina lo guardava con un leggero sorriso sul volto, nervosa e determinata allo stesso tempo. “Sì,” disse prima che lui riuscisse a formulare una frase, “è quello che pensi. Ho chiesto informazioni… ho guardato il sito… e…”.
Inspirò a fondo. “…proviamo.”.
Fabio rimase immobile. Gli occhi gli brillavano, un misto di incredulità e gioia.
“È il mio regalo di compleanno per te.”.
Per qualche secondo non disse nulla. Poi appoggiò la busta sul letto e le prese il viso tra le mani, con una delicatezza quasi reverenziale.
“È il regalo più… pazzesco che potessi farmi. Ma sei sicura? Non lo fai per me?”.
Martina scosse la testa lentamente. “Lo faccio soprattutto per te, certo. Ma… lo faccio perché voglio esserci. Perché mi fido di te… e perché forse… è il momento giusto.”.
Fabio chiuse gli occhi un secondo, come se avesse bisogno di riprendersi. Quando li riaprì, aveva quell’espressione che Martina conosceva bene: quando qualcosa lo toccava davvero.
“Allora… ok,” disse in un sussurro. “Quando vuoi tu.”.
Lei sorrise, appoggiandosi alla sua spalla. “Pensavo… sabato prossimo.”.
“Sabato prossimo?” ripeté lui, spalancando gli occhi, poi ridendo piano. “Amore mio, non so nemmeno se arriverò vivo a sabato…”.
Martina rise a sua volta, sciogliendosi finalmente. “Ah, se non ti va bene, possiamo lasciar stare…”.
“No, no, sabato va benissimo!” esclamò Fabio, attirandola a sé nel letto e baciandola appassionatamente mentre cadevano sopra la busta rossa, aperta come un segreto rivelato.
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La settimana passò più veloce del previsto, e quando arrivò il sabato Martina si rese conto che aveva pensato al club almeno cento volte senza mai trovare il coraggio di dirlo ad alta voce. Ora era lì, davanti allo specchio in bagno, con il rasoio in mano alla ricerca spasmodica di peli residui da eliminare dal suo corpo (perché va bene tutto ma fare brutta figura, no) e il cuore che batteva come se stesse andando a un appuntamento al buio.
Almeno non doveva pensare troppo a cosa mettersi. Preparò solo un piccolo zaino con l’essenziale: un documento, un accappatoio, una spazzola, un po’ di coraggio. Il resto lo avrebbe fornito il club. Forse. “Ma ci sarà un phon in spogliatoio?” chiese a voce alta.
“Non lo so, non ci sono mica mai stato…” rispose Fabio dall’altra stanza. “Ma penso di sì, dai, ormai un phon lo trovi dappertutto”.
Martina finì di vestirsi ed entrò in camera. Ripose un piccolo phon da viaggio nello zainetto, provocando in suo marito la solita espressione trattenuta tipo “lo sapevo io”, e la chiuse. Fabio si accorse che lei, mentre chiudeva la borsa, respirava in modo un po’ più rapido. Non era solo agitazione… sembrava anche un’eccitazione trattenuta, la stessa che sentiva anche lui ma che cercava di mascherare con un sorriso.
“Pronta?” le chiese, avvicinandosi alle sue spalle.
Lei annuì, e il sorriso che gli rivolse era lo stesso con cui gli aveva detto “proviamo”. Era sufficiente a sciogliere qualsiasi dubbio.
Il locale non era poi così lontano da casa, pur se lontano a sufficienza per abbattere il rischio di incontrare qualche persona conosciuta (Martina non sarebbe sopravvissuta all’imbarazzo…). Il viaggio in auto fu quindi breve e molto scarno di parole. Entrambi lasciarono parlare la radio, assorti nei rispettivi pensieri.
Non avevano bisogno di parlare ancora di cosa sarebbe successo o potuto succedere e di come si sarebbero comportati. Erano discorsi fatti già tante volte, quando Fabio metteva sul tavolo le sue fantasie e Martina si lasciava stuzzicare ed eccitare, giocando con le possibilità ma ritraendosi invariabilmente all’ultimo. Intuivano cosa avrebbero potuto trovare e sapevano cosa avrebbero voluto affrontare e cosa no. La certezza più grande è che qualsiasi cosa fosse successa, sarebbero stati insieme, ed era questo a tranquillizzarli entrambi. Quasi leggendosi nel pensiero, Fabio appoggiò una mano sulla gamba di Martina stringendola leggermente, e lei appoggiò la mano sulla sua ricambiando la stretta.
Il navigatore li condusse davanti ad una palazzina tranquilla, dal bell’aspetto, con una veranda illuminata. Fabio parcheggiò e spense il motore. Per un attimo rimasero entrambi immobili.
“Siamo ancora in tempo per scappare,” scherzò lui.
“No.” rispose Martina, con un mezzo sorriso. “Andiamo.”.
Uscirono dalla macchina. L’aria della sera era fresca. Fabio prese lo zaino e si avviarono verso l’ingresso. “Pronta?” chiese suonando il campanello, e per una volta sembrava più teso di lei.
Martina inspirò: “Sì.”.
La serratura scattò, ed entrarono nella reception. Li accolse una bella donna, di età simile alla loro, che con cordialità li guidò attraverso le formalità tipiche dei nuovi arrivati: panoramica del locale, documenti, tessera, eccetera. Poi consegnò loro teli, ciabatte e la chiave del loro armadietto, indicandogli il percorso verso gli spogliatoi.
Una volta entrati, incrociarono gli sguardi di un paio di persone che si stavano cambiando e si diressero verso il loro armadietto. C’era un silenzio rilassato, e in sottofondo si percepivano i rumori tipici di una spa che filtravano dalla porta in fondo. Ci erano abituati, frequentavano spa abbastanza regolarmente, ma non una di quel tipo, e rimasero piacevolmente sorpresi dal fatto che almeno lo spogliatoio non era così diverso da un qualsiasi centro benessere “normale”. Fabio non poté resistere dal far notare a Martina che di phon ce n’erano ben due, senza ottenere risposta. Si spogliarono, Fabio più velocemente e Martina più lenta, e si avvolsero negli asciugamani. Chiuso l’armadietto, si avviarono mano nella mano verso l’ingresso.

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