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Il vento sulla pelle - parte 1 di 4
21.03.2026 |
1.883 |
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"Erano ancora lì, ma una delle due era ora seduta, con le ginocchia al petto, e stava passando delicatamente la crema solare sulle spalle dell'altra, che rimaneva distesa a pancia in giù..."
Il sole di luglio picchiava forte, ma la brezza marina rendeva la passeggiata sulla riva piacevole. Ilenia camminava con i piedi nell'acqua bassa, lasciando che la schiuma delle onde le solleticasse le caviglie. Si era ritagliata quel sabato per dedicarlo a sè stessa e aveva deciso di trascorrerlo in quel tratto di spiaggia mai troppo affollato, un po’ distante dai lidi pieni di turisti. Trentasei anni, un lavoro amministrativo che le dava da vivere bene e che era ormai la routine che aveva accettato, senza farsi troppe domande, vivendo in una sorta di "comfort zone" sia relazionale che estetica.Era quel tipo di donna che si guarda allo specchio la mattina, si vede "abbastanza bene" e passa oltre. Aveva cura di sé, ma investiva più sul lato fisico che sul lato estetico: nonostante le ore passate in palestra avessero dato i loro frutti, Ilenia viveva il corpo con una certa distrazione né tantomeno aveva un particolare desiderio di esibirlo. Apparire bella per lei era un dovere sociale più che un piacere personale: niente trucco, poche creme, depilazione solo sulle gambe quando doveva mettersi una gonna e, “al centro”, giusto una sistematina ai bordi per non far uscire nulla dal costume.
Camminava lungo la spiaggia per trovare un po’ di relax, con un vento leggero che le soffiava addosso rendendo più sopportabile il caldo e la mente che cercava di zittire i pensieri che si rincorrevano, quando le vide.
Poco più avanti, dove la spiaggia diventava meno curata e la presenza umana si diradava, due ragazze erano sdraiate vicine sui loro asciugamani colorati. Erano entrambe in topless e perizoma, le schiene dorate esposte al sole, ma ciò che catturò l'attenzione di Ilenia man mano che si avvicinava a loro non fu tanto la loro nudità - sebbene da quello che poteva vedere sembrassero entrambe belle - bensì il loro contatto.
Erano vicine e si tenevano per mano. Distese al sole sulla pancia una a fianco all’altra, avevano le braccia lungo il corpo e le mani all’interno intrecciate. Un gesto semplice, quasi infantile, ma carico di un'intimità che trasudava da ogni centimetro della loro pelle abbronzata.
Ilenia era una persona aperta, ma si era sempre definita fermamente etero, aveva avuto storie solo con uomini e non aveva mai messo in dubbio le sue preferenze. Ciononostante, sentì una strana morsa allo stomaco. Cosa le univa? Erano solo amiche che si scambiavano confidenze o erano… amanti che si stavano godendo un pomeriggio di libertà? Il mistero di quel legame la affascinava. Senza rendersene conto, rallentò il passo.
I suoi occhi indugiarono sulle dita intrecciate, poi risalirono lungo le braccia sottili fino alle spalle nude. La ragazza più vicina a lei si voltò leggermente per sistemarsi i capelli, rivelando il profilo del seno che premeva contro l'asciugamano. Ilenia sentì una ventata di imbarazzo arrossarle le guance, ma non riuscì a distogliere lo sguardo. C’era una leggerezza in quell’immagine che la affascinava.
Mentre passava loro davanti, quasi al rallentatore, accadde. Le due ragazze, quasi all'unisono, sollevarono la testa. I loro occhi incontrarono quelli di Ilenia. Non ci fu fastidio nel loro sguardo, né giudizio: invece, entrambe le sorrisero. Un sorriso complice, solare, come se avessero letto la sua curiosità e il suo imbarazzo e la stessero invitando a non vergognarsene.
Ilenia sentì il cuore mancarle un colpo. Colta in flagrante, come il classico bambino con le mani nella marmellata, e imbarazzata distolse lo sguardo bruscamente, fissando i propri piedi che affondavano nella sabbia, e accelerò il passo per allontanarsi.
Continuò a camminare per altri cento metri, ma il battito non accennava a rallentare. Quel sorriso l'aveva smascherata e resa come partecipe di un segreto che l’aveva colta di sorpresa. L’immagine di quelle mani intrecciate e di quei corpi armoniosi e liberi, senza veli, le era rimasta impressa sotto le palpebre, come quando chiudi gli occhi dopo aver guardato il sole. E una domanda si faceva strada: “Cosa sarebbe successo se mi fossi fermata?”.
Continuava a camminare, ma il ritmo dei passi era cambiato: non era più la marcia ritmata di chi vuole fare esercizio, ma un avanzare pensieroso. Si fermò a osservare l'orizzonte sul mare, con il vento che le scorreva addosso sollevandole leggero i capelli, ma nella sua mente c'era quel sorriso. Era stato un gesto così naturale, privo di malizia eppure terribilmente intimo, che l'aveva fatta sentire, per un istante… non sapeva neanche lei cosa.
Si rese conto di aver camminato molto più del previsto. Il suo ombrellone, un puntino blu lontano, richiedeva una lunga camminata a ritroso. Ma, soprattutto, realizzò che per tornarci avrebbe dovuto ripassare davanti a loro.
Per un attimo l’idea la intimorì ma quel timore venne subito sostituito da una strana, eccitante aspettativa e sentì un brivido lungo la colonna vertebrale che non aveva nulla a che fare con la brezza marina. L'idea di vederle nuovamente e di essere vista da loro le piaceva. Si voltò e iniziò il percorso di ritorno.
Questa volta non cercò di guardare altrove. Si sistemò i capelli dietro l'orecchio e raddrizzò le spalle, lasciando che il suo sguardo cercasse la macchia di colore dei loro asciugamani. Le vide di nuovo. Erano ancora lì, ma una delle due era ora seduta, con le ginocchia al petto, e stava passando delicatamente la crema solare sulle spalle dell'altra, che rimaneva distesa a pancia in giù. I movimenti erano lenti, le mani scivolavano sulla pelle lucida di olio con una familiarità che Ilenia trovò incredibilmente erotica.
Ilenia non accelerò, anzi rallentò il passo. Quando fu a pochi metri, la ragazza seduta sollevò lo sguardo e i loro occhi si incrociarono di nuovo. Questa volta Ilenia non abbassò il capo ma sostenne lo sguardo per un secondo. Di troppo.
La ragazza che stava spalmando la crema interruppe il movimento. Sorrise di nuovo, ma questa volta era un sorriso più consapevole, quasi d'invito. Con un cenno del capo, disse qualcosa alla compagna, che si sollevò su un gomito per guardare Ilenia. “È una bella giornata per passeggiare, vero?” esclamò la ragazza seduta, la sua voce chiara che superava il rumore della risacca.
Il cuore di Ilenia si fermò, ma il cervello prese subito il sopravvento e ordinò alle gambe di muoversi, accelerando il passo per allontanarsi il prima possibile da quella situazione che non sapeva come gestire. Quando arrivò al suo ombrellone, Ilenia si lasciò cadere sul lettino, cercando rifugio sotto l'ombra. Afferrò il libro che aveva portato con sé, decisa a immergersi in una storia qualsiasi che non fosse quella che stava vivendo, ma nella sua mente tornava sempre la stessa immagine persistente: il bordo del seno sull’asciugamano, il contrasto tra la pelle nuda e il perizoma colorato, la leggerezza e la libertà di quell’immagine… e quel sorriso che sembrava averle letto dentro.
“Ma cosa mi prende?” pensò, tormentando l'angolo di una pagina. “A me non piacciono le donne”. Ripassò come in un inventario mentale le sue relazioni passate: solo uomini. Ma adesso Ilenia sentiva come se il suo corpo stesse parlando una lingua che la mente non capiva. Non era solo un apprezzamento estetico, come quando ammirava una bella modella su una rivista. Era qualcosa di più viscerale, il desiderio di capire che sapore avesse la libertà che quelle mani intrecciate e quei sorrisi le avevano fatto intravvedere. “Forse ho preso un colpo di calore,” si disse, cercando di rilassarsi.
Non ci riuscì. Più cercava di scacciare l'immagine, più quella tornava. Si sentiva come se avesse scoperto una nuova porta socchiusa in una stanza della sua mente. Poteva decidere di chiuderla a chiave e non pensarci più, oppure poteva spingerla. “E se tornassi indietro?”. Il pensiero la fece sussultare.
“Solo per un bagno. Il mare è di tutti, no? Potrei andare a fare il bagno lì…”. Sapeva che stava mentendo a se stessa e che, se fosse tornata, non sarebbe stato per il mare. Erano quegli sguardi, quei sorrisi e quella leggerezza così distante dalla sua identità “sicura” che la chiamavano. Era un impulso nuovo, che non sapeva come gestire. Alla fine, Ilenia si alzò. Si infilò i sandali con mani leggermente tremanti e si avviò nuovamente lungo la spiaggia.
(1/4 - continua)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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