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Il cerchio - capitolo 3
04.09.2025 |
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"Anna, dal canto suo, si scoprì leggera, allegra in un modo che non provava da anni..."
La mattina seguente, la luce filtrava attraverso le tende della camera di Anna. Era sabato, eppure si sentiva come se fosse passata un’eternità dall’ultima volta che aveva chiuso gli occhi. Sul comodino, il telefono lampeggiava con le solite notifiche: messaggi del marito, note della scuola dei figli, appuntamenti da non dimenticare. Tutto sembrava normale, eppure nulla era più normale.Il ricordo della notte la travolse: il calore della spa, le mani che l’avevano sfiorata, le labbra di Laura sulle sue. Si passò una mano tra i capelli, ancora incredula. Era accaduto davvero.
Un suono discreto la distrasse: un messaggio. Era di Laura: 'Sei sveglia?'.
Anna esitò, poi rispose con un semplice 'Sì.'. Pochi secondi e arrivò un altro messaggio: 'Ho bisogno di vederti. Colazione al solito posto?'.
Il rumore delle tazzine, il profumo del caffè appena macinato, la solita atmosfera rassicurante del loro bar.
Laura arrivò per prima, ancora con i capelli sciolti e un sorriso che le tremava sulle labbra. Anna si presentò poco dopo, occhiali da sole grandi, come se volesse nascondere un imbarazzo che non riusciva a nominare.
Si sedettero una di fronte all’altra, ordinarono due cappuccini e i soliti due cornetti integrali al miele. Ci fu un lungo silenzio, durante il quale entrambe si scambiarono sguardi esitanti, quasi a dirsi “Lo nomini tu o lo nomino io?”.
Fu Anna a parlare per prima, con voce calma ma ferma: “Laura… dobbiamo chiarirci. Quello che è successo ieri sera… è stato forte. Forse troppo.”.
Laura, con un mezzo sorriso che le accendeva gli occhi, rispose subito: “Troppo bello, vuoi dire.”.
Anna la fissò, trattenendo una smorfia che era insieme di rimprovero e complicità. “Dai, Laura, non puoi banalizzare. Siamo due donne sposate, con figli. Non è stata una sciocchezza, è stato… un passo enorme.”.
Laura si chinò un po’ in avanti, abbassando la voce: “Lo so, Anna. Ma non riesco a pentirmene. Anzi… continuo a sentirmi addosso quel calore, quel brivido. È come se mi avessero svegliata da un torpore lungo anni.”.
Anna sospirò, accarezzando il bordo della tazza con un dito. “Anch’io mi sento… diversa. Ed è strano ma non mi sento in colpa, ma… confusa, smarrita. È come se avessi visto un lato di me che non pensavo nemmeno esistesse.”.
Laura rise piano: “E forse non ti dispiace.”.
Anna si morse il labbro, abbassò lo sguardo, poi con un filo di voce ammise, anche a sé stessa: “No. Un po’ mi spaventa, ma non mi dispiace.”.
Rimasero in silenzio ancora qualche secondo. Poi Anna, nel suo solito tono pragmatico, tornò a prendere il controllo: “Dobbiamo darci delle regole, Laura. Non possiamo lasciarci travolgere così, senza pensare. Non possiamo permettere che questo rovini quello che abbiamo costruito nelle nostre vite.”.
Laura annuì, seria per un istante, ma i suoi occhi brillavano ancora di desiderio. “Hai ragione. Però… possiamo anche concederci di esplorare, no? Nessuno deve saperlo. È solo nostro. Un segreto, un gioco.”.
Anna la fissò, a metà tra lo scetticismo e la voglia di crederle. “Un gioco… pericoloso.”
Laura tese una mano sul tavolo, posandola sopra la sua. “Oppure liberatorio.”.
Anna lasciò che quella mano restasse lì, calda. Inspirò a fondo e, dopo un attimo di silenzio, disse piano:
“Va bene. Ma dobbiamo essere complici. Sempre sincere tra noi. Nessuno deve saperlo e se una non se la sente, ci fermiamo. Promettimelo.”.
“Promesso.” rispose Laura, stringendo con forza le dita dell’amica.
Anna si lasciò sfuggire un mezzo sorriso, il primo vero dall’inizio della conversazione. Laura la guardò è chiese: “E quindi… venerdì prossimo?”.
Anna rise, stavolta libera e senza più freni: “Venerdì prossimo.”.
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I giorni passarono veloci, ma qualcosa era diverso. Laura, davanti allo specchio, si osservava con occhi nuovi. Non vedeva più solo le piccole rughe d’espressione o i segni del tempo: vedeva una donna viva, vibrante, capace di desiderare e di lasciarsi andare. Quel riflesso le restituiva un sorriso complice, quasi segreto.
Anna, dal canto suo, si scoprì leggera, allegra in un modo che non provava da anni. Preparando la colazione per la famiglia, si accorse di canticchiare sottovoce, mentre i figli la guardavano stupiti: “Mamma, sei di buon umore stamattina?”.
Lei rise, e non sentì il bisogno di giustificarsi. Era come se dentro di lei fosse stata accesa una fiamma che rendeva tutto più luminoso: il caffè aveva un sapore più intenso, il cielo sembrava più blu, persino le incombenze quotidiane meno pesanti.
Con i mariti, le cose iniziarono a prendere una piega sorprendente. Non ci fu senso di colpa, ma piuttosto una rinnovata curiosità. Laura, che da tempo si era rifugiata in abitudini sicure, iniziò a giocare di più, a lasciarsi andare in piccoli gesti sensuali che suo marito accolse con entusiasmo. Le cene a due tornarono a colorarsi di malizia, di sguardi carichi di sottintesi.
Anna, invece, scoprì in sé una nuova audacia. Una sera, mentre suo marito la baciava distrattamente, lei lo spinse con decisione sul divano, sorprendendolo con un’iniziativa che non aveva da tempo. L’uomo rimase spiazzato ma felice, come se avesse ritrovato la moglie dei primi anni di matrimonio.
Il pensiero del club non era un peso, né un segreto sporco. Al contrario, era una forza silenziosa che le sosteneva. Sapere che, oltre al ruolo di madri, mogli, lavoratrici, esisteva quello spazio segreto dove potevano essere libere, desiderate e complici, le rendeva più sicure di sé anche nel quotidiano.
Ogni tanto, tra un caffè preso insieme o una passeggiata con i bambini, bastava uno sguardo tra Laura e Anna per riaccendere il ricordo della notte condivisa. Non servivano parole: negli occhi brillava l’intesa di chi custodisce un segreto prezioso, che le faceva sentire forti e speciali. Il venerdì successivo si avvicinava, e con esso la promessa di nuove scoperte. Ma intanto, nella vita di tutti i giorni, Laura e Anna si muovevano come due donne trasformate: più sicure, più radiose, più vive.
Arrivò il venerdì sera, e Laura e Anna si trovarono a ridere come ragazzine davanti alla porta del club. Non c’era più quella tensione della prima volta, ma una trepidazione elettrica, fatta di aspettativa e voglia di esplorare ancora. “Siamo davvero qui di nuovo…” sussurrò Anna, con gli occhi che brillavano.
Laura le strinse la mano: “E stavolta sappiamo cosa ci aspetta.”.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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