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Il vento sulla pelle - parte 2 di 4
22.03.2026 |
474 |
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"Non avevo mai visto una pelle così liscia, non avete neanche un segno di irritazione..."
Ilenia camminò in fretta, il batticuore che scandiva il ritmo dei suoi passi sulla sabbia umida. L'ansia non era più legata al giudizio, ma alla paura della perdita: “E se sono andate via? Se quel momento è passato?” si chiedeva, con una punta di scoramento che lei stessa non riusciva a spiegarsi.Ma poi, eccole. La macchia di colore dei loro asciugamani riapparve tra le dune leggere. Erano ancora lì. Si trovò quasi ad accelerare il passo e ad imporsi di stare calma.
La visione che le si parò davanti fu un colpo al cuore. Le due ragazze si erano tolte anche i perizomi e ora giacevano completamente nude, distese sulla schiena a gambe leggermente divaricate per accogliere il sole su ogni centimetro di pelle. Ilenia si bloccò di colpo.
Fu una reazione fisica, un altro comando che il suo cervello inviò alle gambe senza consultarla. Rimase lì, in piedi, a pochi metri dalle ragazze, osservandole sotto la luce intensa del primo pomeriggio. I corpi erano lisci e affascinanti, come sculture bronzee, ma il dettaglio che catturò lo sguardo di Ilenia lasciandola senza fiato furono i sessi completamente depilati di entrambe.
Ilenia non aveva mai visto dal vivo una donna completamente depilata, nello spogliatoio in palestra non faceva la doccia e comunque, per un suo innato senso di discrezione, distoglieva sempre lo sguardo dalle altre presenti. Il contrasto che percepì immediatamente tra la perfezione di quel ventre liscio ed esposto e la propria percezione di sé, ancora legata ad una femminilità tradizionale, non curata e nascosta sotto il costume, la fece sentire improvvisamente goffa e inibita. Continuava a fissare quel punto, come ipnotizzata e paralizzata, senza riuscire a distogliere lo sguardo né a proseguire oltre. Fu allora che una delle due, quella con i capelli più scuri, aprì lentamente gli occhi.
Non sembrò sorpresa di trovarsela davanti. Anzi, le sorrise con una dolcezza che sapeva di benvenuto.
“Ti sei persa di nuovo?” le disse la ragazza. Ilenia colse immediatamente l’ironia nella domanda, ma non seppe come reagire. L'altra ragazza si sollevò su un gomito, socchiudendo gli occhi per proteggersi dal riflesso del sole. Anche lei sorrise, un'espressione carica di una curiosità maliziosa.
“Io sono Maya,” disse la prima ragazza, mettendosi seduta con una naturalezza che a Ilenia pareva sovrumana. “E lei è Valentina, ma per tutti è solo Vale. Non aver paura, il mare è calmo e noi non mordiamo... a meno che non ci venga chiesto…”. Vale ridacchiò, stiracchiandosi come un gatto, senza fare il minimo sforzo per coprirsi.
“Ilenia... sì, piacere…” rispose lei, con un sorriso timido e la voce che le usciva sottile, sentendo il calore dell'imbarazzo salirle alle guance. “Io… scusate se vi ho disturbato… mi sono fermata perché... beh, non si vedono spesso persone così... libere, qui.”.
“Libere… mi piace come termine,” intervenne Maya, facendo un piccolo gesto con la mano per invitarla ad avvicinarsi. “Siediti, Ilenia. La sabbia qui è più fresca perché siamo vicine alla duna. Non restare lì, ti scotti i piedi.”.
Ilenia esitò un istante, lanciando uno sguardo in direzione del suo ombrellone blu ormai lontano, poi cedette. Si sedette sulla sabbia, tenendo le ginocchia vicine al petto, quasi a voler occupare meno spazio possibile.
“Spero di non disturbare,” disse, lo sguardo che cercava di restare fisso sui loro volti ma che inciampava inevitabilmente sulla linea dei loro corpi nudi. “È che vi ho viste passare prima... cioè, sono passata io... e sembravate così leggere e in armonia con tutto. Mi ha colpito molto.”.
“Nessun disturbo,” rispose Vale, con una naturalezza disarmante. “Anzi, la curiosità è un segno di intelligenza. O di desiderio di scoprire qualcosa di nuovo, no?”.
Ilenia deglutì, colpita da quell'osservazione inattesa. Vale inclinò la testa, osservandola con curiosità. Notò come gli occhi di Ilenia, nonostante i suoi sforzi per sembrare educata e guardarle in viso, scivolassero inevitabilmente verso il basso. Lo sguardo di Ilenia tornava, quasi magneticamente, a quel punto fra le gambe dove la pelle delle due ragazze appariva incredibilmente liscia.
“Ti stiamo mettendo a disagio?” chiese Maya con un tono che non era di rimprovero, ma quasi di gioco. “O c'è qualcosa che ti incuriosisce?”.
Ilenia arrossì violentemente, le guance che bruciavano più della pelle sotto il sole. “No, io... scusate. È che siete... così diverse da me. Non avevo mai visto una depilazione così... totale. È così… perfetta.”.
Vale si sollevò su un gomito, accarezzandosi distrattamente il proprio inguine glabro con la punta delle dita, un gesto che lasciò Ilenia senza fiato. “Oh, questa? È una questione di comodità, Ilenia. E di sensazione. Una volta che provi la pelle nuda contro il vento, o contro l'acqua... o contro un'altra pelle... non torni più indietro.”.
Maya allungò la mano verso una borsa di paglia e ne tirò fuori un flacone bianco dal design professionale, senza etichette commerciali. “Tieni, Ilenia. Mettitene un po' sulle spalle,” disse Maya, porgendole il flacone. “Il sole a quest'ora è micidiale, e tu hai una pelle molto chiara, molto delicata.”.
Ilenia prese il flacone. “Grazie. Ha un profumo strano... buono… non sembra la solita crema.”.
“Perché non lo è,” intervenne Vale. “È una miscela che prepariamo noi in studio a base di zinco e calendula. Serve a proteggere le zone più sensibili, dove la pelle è più sottile e soggetta a irritazioni. Soprattutto dopo certi trattamenti.”.
Ilenia iniziò a spalmarsela sulle braccia e sulle spalle, ma le parole di Vale le avevano dato il "permesso" che cercava. Il suo sguardo, quasi involontariamente, cadde di nuovo sulla zona inguinale delle due ragazze, che splendeva di un candore quasi irreale sotto il sole.
“Zone sensibili...” ripeté Ilenia a voce bassa, quasi tra sé e sé. Poi prese coraggio e aggiunse: “Immagino che con una depilazione così... totale, la protezione sia fondamentale. Non avevo mai visto una pelle così liscia, non avete neanche un segno di irritazione.”.
Maya si scambiò un'occhiata d'intesa con Vale. “Vedi? Ti avevo detto prima che è un'osservatrice…” scherzò con la compagna, poi tornò a guardare Ilenia. “Hai occhio. Molti pensano che basti radersi o farsi una ceretta, ma così rovini solo la pelle. Quella zona che stai guardando...” Maya lo disse senza alcuna vergogna, indicando con naturalezza il proprio inguine glabro, “...ha bisogno di essere trattata nel modo giusto, e così rimane liscia. Vuoi provare a sentirla? Solo sul bordo, per capire.”.
Ilenia arrossì violentemente. “Ehm… grazie ma… no... non mi sembra il caso...” balbettò.
“Tranquilla, era solo per farti capire la differenza tra "stare in ordine" e "stare bene",” aggiunse Vale con voce vellutata. “Noi abbiamo uno studio di estetista assieme, è il nostro lavoro, ma è anche il nostro modo di vivere il corpo. Se la pelle è trattata bene, non hai nulla da nascondere. Mai.”.
“Ci piace l'idea che il corpo possa essere curato come un'opera d'arte.”, aggiunse Maya.
“Ma… una cosa così… è doloroso?” chiese Ilenia, accennando con la testa all’inguine di Maya e lasciando che la curiosità finalmente vincesse sull'imbarazzo. “Io non so se avrei il coraggio... però mi sento così... in disordine al confronto.”.
“Beh, dipende da cosa fai, ma un pochino sì…” rispose Maya. “Ma il dolore passa, il piacere di sentirsi così pulite ed esposte dura molto di più. Ti fa sentire ogni minimo soffio di vento. Ti fa sentire viva.”.
“È una scelta di libertà,” aggiunse Vale, osservando l'imbarazzo di Ilenia con una curiosità non priva di tenerezza. “Molte donne pensano che sia solo estetica, ma è una sensazione fisica. Senti l'acqua in modo diverso, senti il vento... anche le mutandine le senti diverse… senti persino il tocco di una mano in modo più intenso.”.
“E poi, dipende anche da chi te lo fa,” riprese Maya. “Ci sono tante tecniche. E noi, modestamente, siamo brave,” concluse tendendo una mano verso Vale, che la prese stringendola brevemente.
Ilenia deglutì, sentendo la gola secca. “Immagino di sì. Solo che... non saprei nemmeno da dove iniziare per ottenere un risultato... così.”.
Maya sorrise, notando come Ilenia sembrasse soppesare ogni parola. “Beh, noi siamo venute qui per il weekend con il nostro camper. È parcheggiato proprio dietro quella duna, all'ombra dei pini. Dentro abbiamo tutto quello che serve: prodotti professionali, igiene massima e, soprattutto, mani esperte…”.
In quel momento, tra il profumo di calendula della crema, il calore del sole, i discorsi e la visione di quella perfezione così vicina, Ilenia sentì che il suo costume intero e quello che nascondeva sotto stavano diventando come una prigione. Lei non aveva mai neanche avuto il coraggio di provare un massaggio in spiaggia, da uno degli ambulanti che regolarmente girano fra gli ombrelloni, figuriamoci un trattamento alle sue parti intime. Ma, in quel contesto che pure era tutto fuorché ordinario, sapere che Maya e Vale erano delle esperte diede alla situazione una cornice ai suoi occhi quasi rassicurante.
Guardò verso la duna indicata. Il pensiero di quel camper le fece battere il cuore più forte.
“Se vuoi provare, Ilenia...” continuò Maya, la voce che scendeva di un tono, facendosi più persuasiva. “Senza impegno. Possiamo farti scoprire cosa significa sentirsi davvero libere. Ci mettiamo pochissimo e ti assicuro che, dopo, guarderai il tuo corpo in modo completamente diverso.”.
Ilenia deglutì. “Io... non lo so,” sussurrò, torturandosi le dita. “È così improvviso. E poi non ho mai... insomma, non mi sono mai mostrata così a nessuno, figuriamoci a due estranee.”
“Ma noi non siamo estranee,” intervenne Vale con dolcezza, facendo un piccolo gesto che comprendeva il loro cerchio sulla sabbia. “A parte che siamo professioniste e ne vediamo tante, siamo fra donne. E tra donne, certi segreti non esistono...” disse guardando fisso negli occhi di Ilenia, che si sentì come scavata dentro da quello sguardo. “Pensa a come ti sentiresti domani, tornando in ufficio o alla tua vita, sapendo di avere addosso una sensazione che appartiene solo a te.”.
Ilenia guardò di nuovo i loro inguini, lisci e puliti, e poi guardò il suo costume intero. Si sentiva come se fosse rimasta indietro, ancorata a un’idea di sé che improvvisamente non le bastava più. “Io vi ringrazio dell’offerta,” disse Ilenia, iniziando a cedere. “Ma sono una fifona. E se mi facesse troppo male? E se poi mi pentissi?”.
Maya si alzò in piedi, offrendole la mano per aiutarla ad alzarsi dalla sabbia. La sua nudità, alla luce del sole, era accecante e priva di qualsiasi malizia, solo pura e orgogliosa.
“Beh, sono peli. Se ti penti, aspetti che ricrescano, giusto?” disse Maya con un sorriso che era una promessa. “Dai, vieni a vedere il camper. Se poi decidi che non fa per te, ci beviamo un tè freddo all’ombra e torniamo a prendere il sole. Che ne dici?”.
Ilenia guardò quella mano tesa e, d’impulso, la afferrò.
(2/4 - continua)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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