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Il cerchio - capitolo 13


di DannyeSandy
16.09.2025    |    1.349    |    7 9.8
"Francesca non riusciva più a distinguere chi la toccasse, chi la baciasse, chi la penetrasse con le dita..."
Fu un solo battito, un suono grave e ipnotico che fece vibrare i corpi nudi raccolti attorno alla vasca. Le luci si abbassarono, un mormorio percorse il gruppo: era l’ora del cerchio.
Una donna alta, la custode del rito, avanzò al centro e con voce ferma annunciò: “Stanotte guiderà Michela.”
Michela si staccò da Francesca mentre un brivido la percorse: era la prima volta che toccava a lei guidare il rito. Sentì tutte quelle presenze rivolte su di sé, eppure non provò imbarazzo: anzi, un calore le si diffuse dentro, insieme a un brivido di potere nuovo. Sentiva gli sguardi addosso, soprattutto quello di Francesca, che si irrigidì accanto a due altre donne, cercando di restare un passo indietro.
Michela si mosse con lentezza sensuale, i capezzoli già tesi per l’emozione, le cosce che si sfioravano a ogni passo, i seni che oscillavano lievi mentre raggiungeva il centro. Si voltò, lasciando che tutte contemplassero ogni curva del suo corpo. Poi alzò le mani e con un gesto invitò tutte a stringersi, fino a toccarsi pelle contro pelle.
Il cerchio si chiuse, corpi caldi, respiri mescolati. Michela parlò con voce bassa, carica di erotismo: “Questa notte celebriamo il piacere. Non ci sono limiti, non ci sono paure. Lasciatevi andare.”
Le mani iniziarono a scorrere tra i corpi, carezze che diventavano più intime, labbra che si incontravano. Michela avanzò lentamente verso Francesca, che tremava, un velo d’incertezza negli occhi e le braccia strette lungo i fianchi come a proteggersi. Ma lo sguardo di Michela era magnetico: la fissava senza pudore, con un sorriso languido e deciso. Si mosse lenta, felina. Quando le fu davanti, Michela non disse nulla: fece solo scorrere la punta delle dita lungo l’avambraccio di Francesca, sollevandole un brivido che le attraversò tutta la schiena. Poi, senza attendere risposta, la prese per mano come a invitarla. Poi fece lo stesso con un’altra donna, e poi un’altra ancora e le guidò dentro il cerchio più stretto, quello dei corpi già fusi nel gioco.
La sala era illuminata solo da luci basse, calde, quasi ipnotiche. Le donne erano disposte in cerchio, nude e già immerse in quell’atmosfera sospesa, fatta di silenzi interrotti solo da respiri profondi e gemiti che bruciavano. Gli sguardi si incrociavano, le bocche si avvicinavano, e come onde che si richiamano, i corpi presero a muoversi l’uno verso l’altro. Michela, al centro, guidava con gesti lenti, quasi rituali: le sue dita sfioravano schiene, le sue labbra si posavano leggere su spalle e colli, e ogni contatto era un invito a lasciarsi andare un po’ di più.
Attorno a loro il cerchio iniziò a vibrare. Bocche succhiavano capezzoli, lingue esploravano vulve rasate, gemiti si alzavano come un canto corale. Francesca tentò un ultimo istante di resistenza, ma quando Michela le si accostò da dietro, premendo i suoi seni sodi contro la schiena e accarezzandole i fianchi, sentì le gambe cedere.
“Lasciati andare,” le sussurrò Michela all’orecchio, mentre una mano le saliva lenta sull’interno coscia, sempre più in alto. Francesca chiuse gli occhi e sospirò forte.
Il cerchio, che all’inizio era composto da tante individualità, divenne presto un unico corpo vivo, pulsante. Le mani correvano, i gemiti si univano, il respiro diventava comune. Francesca, trascinata da quell’energia, abbandonò ogni resistenza: Michela la prese dolcemente e la guidò verso due donne che l’attendevano a braccia aperte, consegnandola al piacere condiviso.
Da quel momento non ci furono più confini: il cerchio esplose in una danza carnale, dove ogni carezza era risposta a un’altra, ogni bacio si moltiplicava in altri baci, e Michela sentì con chiarezza che non stava più solo vivendo il rito ma lo stava conducendo, e che la forza che la attraversava era diventata quella del gruppo intero.
Francesca era ancora scossa dall’intensità del rito. Aveva perso la nozione del tempo, travolta da carezze, baci, corpi intrecciati, eppure dentro di lei c’era ancora quella piccola voce razionale che le ricordava di essere “estranea”, di non appartenere davvero. Fu allora che Michela, accarezzandole la guancia con dolcezza, le sussurrò all’orecchio: “Adesso è il momento di lasciarti andare del tutto.”
Francesca non ebbe il tempo di chiedere cosa intendesse. Due donne del cerchio, nude e sorridenti, le presero delicatamente le mani e la condussero al centro della sala, dove era stato predisposto un lettino basso, coperto da teli bianchi, e la fecero distendere. Le luci si abbassarono ulteriormente, mentre il gruppo si raccolse intorno, formando un cerchio più stretto. L’aria si fece densa di attesa.
Francesca, distesa supina, sentiva tutti gli occhi su di sé. La sua nudità, fino a poco prima fonte di imbarazzo, ora era un’offerta. Le mani di Michela scivolarono lungo le sue cosce, aprendole piano. Con un sorriso complice, prese un rasoio di precisione e lo mostrò alle altre, che annuirono in silenzio.
“Il rito di passaggio…” mormorò Michela. “Così sarai una di noi.”
Le prime passate furono lente, rituali: Michela tracciava linee precise, mentre due donne accarezzavano Francesca, una sulle braccia, l’altra sul seno, per rilassarla e trasformare la tensione in desiderio. Ogni ciuffetto di peli che cadeva era accolto da un sussurro, da un bacio sul corpo, come se fosse un’offerta al gruppo.
Francesca all’inizio chiuse gli occhi, imbarazzata, ma poi li riaprì: attorno a lei vide solo sorrisi, sguardi carichi di calore, mani tese a sostenerla. Non c’era giudizio, solo accoglienza.
Quando Michela completò l’ultima passata e passò la mano aperta sul suo pube liscio, un mormorio di approvazione percorse il cerchio. Francesca si sentì improvvisamente più leggera, come se fosse stata liberata da un peso invisibile.
Le donne si avvicinarono a turno, accarezzando la nuova pelle morbida con labbra e dita, suggellando con baci il suo ingresso. Francesca gemette piano, arrossendo, ma era ormai chiaro a tutte: non era più un’ospite, ma una sorella. Michela chinò il capo su di lei, la baciò con dolcezza e le sussurrò: “Benvenuta.”
Francesca si passava le dita tremanti sul pube liscio, incredula per quella nuova sensazione: ogni sfioramento era un brivido che risaliva fino al petto, come se il suo corpo fosse diventato più vivo, più elettrico. Non ebbe il tempo di elaborare. Dal cerchio, le mani cominciarono a scivolare su di lei. Una donna si chinò subito a baciarle i capezzoli, un’altra a mordicchiarle le cosce, e quando Michela si abbassò lentamente verso il suo sesso appena rasato, Francesca gemette forte, senza più tentare di trattenersi.
Era diverso, incredibilmente diverso. La lingua di Michela che scivolava su quella pelle nuova le sembrava un fulmine: ogni tocco era amplificato, come se fosse la prima volta che veniva toccata lì. Francesca affondò le mani tra i capelli dell’amica, spingendola più a fondo, mentre le altre le baciavano la bocca, le accarezzavano i fianchi, la stringevano al cerchio di corpi.
Il suo pudore crollò del tutto: spalancò le gambe, offrendosi a quelle bocche, a quelle mani. La differenza fra “prima” e “adesso” era abissale: depilata, si sentiva nuda in un modo nuovo, più esposta, più vulnerabile e proprio per questo infinitamente più eccitata.
La giostra dei corpi la avvolse. Michela continuava a succhiarle il sesso liscio, un’altra le stava dietro le spalle baciandole il collo, mentre una terza, inginocchiata accanto a lei, le guidava la mano verso il proprio sesso rasato, invitandola a ricambiare. Francesca, quasi in trance, obbedì, lasciandosi trascinare dall’onda collettiva. Il piacere montava da tutte le direzioni. Francesca non riusciva più a distinguere chi la toccasse, chi la baciasse, chi la penetrasse con le dita. Era soltanto un vortice caldo, carnale, dove la sua nuova pelle liscia diventava il centro del mondo. E quando finalmente l’orgasmo esplose, lo fece con una violenza che non aveva mai conosciuto: urlò, contorcendo il corpo, mentre il cerchio la teneva stretta e continuava a stimolarla, prolungando quella scarica infinita.
Francesca, ansimante e sudata, si accasciò tra le braccia di Michela, che la baciò con labbra bagnate di umori femminili e le sussurrò: “Ora sei davvero dei nostri.”
E il cerchio riprese a muoversi, intrecciando baci e carezze, in un’orgia che sembrava non finire mai, mentre Francesca si scopriva pronta a lasciarsi andare ancora e ancora.
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