trio
Regalo di compleanno - parte 1 di 2
01.11.2025 |
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"“Senti, scusa, ma che ne sai tu di queste cose, che stai con lo stesso uomo da quindici anni?”..."
La festa era finita, ed era venuta pure bene. Niente di eccessivo, solo un raduno tra amici per festeggiare il trentesimo compleanno di Alessandra. Qualche disco di quelli “da festa”, musica latina o giù di lì, qualche revival anni 80-90 che ci sta sempre bene, qualcosa da bere, qualcosa da sgranocchiare e la classica torta. L’ingrediente principale erano, come al solito, gli amici.Un gruppo affiatato, che era praticamente cresciuto insieme e che ora funzionava a memoria. Quel tipo di persone che magari non si vedono per mesi ma che poi, appena si ritrova, si accende da solo, quasi per autocombustione, e che ti fa rimpiangere il fatto che non ci si trovi più spesso. Persone cordiali, pronti a prendersi in giro come ad aiutarsi.
Non quella sera, però. Finita la festa, o per un motivo o per l’altro, tutti si erano defilati e a dover rimettere un minimo d’ordine erano rimasti solo Cinzia e suo marito Andrea. Oltre, ovviamente, ad Alessandra che, come padrona di casa, non poteva certo tirarsi indietro.
“Guarda tu che casino…”.
“Beh, insomma, mi ricordo che è andata anche peggio, altre volte. Ti ricordi di quella volta della panna spray?”.
“Non me ne parlare…”.
“D’accordo, Ale,” disse Andrea. “Prendilo come regalo di compleanno: pulisco io. Tu mettiti seduta e rilassati.”.
“No, dai, figurati…”.
“Sul serio. Non è la tua festa? E allora ho deciso: tu stai tranquilla e lascia fare…”.
“Bravo amore mio!” disse Cinzia. “Allora non ti dispiace se ti guardo anch’io?”.
“Beh…”.
“Dai, uomo forte, per una volta puoi anche lasciar riposare le donne e fare qualcosa anche tu…” uscì pronta Alessandra.
Ecco, due contro uno, ma perché non me ne sto zitto ogni tanto, adesso mi tocca fare tutto da solo, pensò Andrea, capendo di essersi fregato con le sue mani.
“Senti, visto che qui hai da fare, noi andiamo a chiacchierare in camera. Va bene?”.
“Fate voi…” rispose Andrea con il classico tono da cane bastonato, nella speranza nemmeno tanto nascosta che una delle due, o tutte e due, si impietosisse e si offrisse di aiutare. Invece no, Senza attendere risposta le due si infilarono nel corridoio, lasciandolo solo. Come Cenerentola, pensò subito.
Cinzia e Alessandra erano veramente cresciute insieme. Amiche da una vita, avevano condiviso sogni e speranze, avventure e delusioni, gioie e dispiaceri, in un rapporto che il tempo, invece di spezzare, aveva solidificato. Non erano le classiche amiche inseparabili, ma sapevano di poter contare in ogni momento una sull’altra.
Erano assieme anche quando, ormai parecchio tempo prima, nella vita di Cinzia era entrato Andrea. Erano ad una festa di amici comuni e Andrea aveva prima notato le tette di Alessandra (che erano di quella misura che non lascia indifferenti gli uomini) e, subito dopo, aveva incrociato gli occhi di Cinzia, e a lui piaceva pensare che in quel momento Cupido aveva scoccato la classica freccia. E infine Cinzia e Andrea si erano sposati, e Alessandra, naturalmente, era stata testimone delle nozze.
A lei, invece, non era andata così bene. Transitata attraverso alcune storie sfortunate ora, arrivata alla trentina, era più o meno felicemente single, visto che da qualche mese era finita anche l’ultima di queste storie. E questo era l’argomento delle confidenze che le due amiche si stavano scambiando nella camera di Alessandra, accovacciate sul letto a gambe incrociate, come tante volte avevano fatto in tante occasioni.
“Ma ti immagini che stronzo? Tranquillo nel cinema, a sbaciucchiarsi con quest’altra, e chissenefrega se qualcuno mi vede… Dio, mi sembra di essere tornata indietro alle medie… ma neanche quando eravamo giovani ci si tradiva così!”.
“Perché, siamo vecchie adesso?”.
“Beh… no, ma non abbiamo più quindici anni di sicuro, e neanche venti…”.
“A proposito, come si sta a trent’anni?”.
“Come se non lo sapessi… ti ricordo che sei più vecchia di me!”.
“Ancora con ‘sta storia del vecchia?”. Cinzia fece la faccia da finta arrabbiata nei confronti dell’amica.
“Guarda che la signora sposata non sono io.”.
“Stai buona, che capiterà anche a te.”.
“Mah, finora ho raccattato solo stronzi, più o meno grandi…”.
“Non mi starai mica perdendo le speranze? Insomma, hai trent’anni, mica cinquanta e non sei mica da buttare.”.
“No, no, certo che ci spero. Però non sto male neanche da sola, adesso.”.
“Mah... io neanche me lo ricordo più cosa vuol dire stare da sola…”.
“Grazie, il primo che hai trovato te lo sei sposato!”.
“Invidiosa!”.
E avanti così, a scambiarsi quelle punzecchiature così sottili che trasudano affetto da ogni lettera, come era capitato in mille occasioni nella loro vita.
“Io, comunque, non tornerei indietro. Sto troppo bene sposata. Vuoi mettere lo stress degli appuntamenti, cosa mi metto, cosa non mi metto, e cosa gli racconto a questo, e perché questo e perché l’altro… che palle!”.
“Senti, scusa, ma che ne sai tu di queste cose, che stai con lo stesso uomo da quindici anni?”.
“Colleghe, racconti, si parla… oh, Ale, guarda che io vivo anche, sai?”.
“A me, ripeto, stare da sola non dispiace. Certo che stare con un uomo ha i suoi vantaggi…” disse Alessandra.
“Oh, bene, vedo che mi dai ragione.”.
“Sì, non dico mica di no. Qualcosa mi manca, ma insomma, nel complesso, si può vivere anche da soli…”.
“Cos’è che ti manca di più?” chiese Cinzia.
Alessandra pensò un attimo, poi rispose: “Direi il sesso. Sai che non sono il tipo che va col primo che capita. Anche se il sesso mi piace…” e rivolse un sorrisino di intesa all’amica, “per andarci a letto devo sentire qualcosa, ed è un po’ che non mi succede più.”.
“Sì, ti capisco…”.
“Questo sì, devo ammettere che mi manca.”. Alessandra ci pensò un po’ su e poi disse: “Saranno sette o otto mesi che non vedo più un cazzo… forse anche di più.”.
Cinzia ritenne opportuno non raccontare all’amica che la sera prima lei e Andrea avevano fatto l’amore quasi tre ore e mezza, con la stessa passione che c’era tra loro da anni e che non accennava a calare. Almeno non ricordarglielo in quel momento, perché Alessandra già sapeva che le cose tra lei e Andrea in campo sessuale andavano parecchio bene. Le disse solo: “Accidenti… parecchio… E in tutto questo tempo?”.
“In tutto questo tempo cosa? Niente. Giusto un po’ di self-service, ma poca roba…”.
“Io non resisterei, ma forse sono abituata troppo bene.”. Ops, pensò, mi è sfuggita…
“Già, questo è un punto a tuo favore. Comunque, stasera c’era Luca che mi stringeva in un modo strano…”.
“Luca?”.
Alessandra annuì.
“E non…?”.
“Boh, non lo so. Poi non ci ho neanche pensato più di tanto perché adesso sono nel periodo sbagliato, e in quei periodi non sono mai stata capace di pensare molto al sesso. Fino a che una che credevo mia amica non mi mette in testa il discorso…”.
“Scusa…” si schernì Cinzia.
“Scherzo, dai… Solo che adesso che mi ci hai fatto pensare… se ci fosse qui Luca… avrei quasi voglia di prenderglielo in bocca… madonna, da quanto tempo che non ne succhio uno…”.
“Eh, potrebbe essere un’idea…”.
“Oh, carina, stai calmina eh, che sei sposata…” la rimbrottò Alessandra. “Tu pensa ad Andrea che al resto ci penso io.”.
Proprio in quel momento, Andrea bussò alla porta della camera.
“Ehi, donne di casa, io avrei finito. Mi avete sfruttato abbastanza per stasera? Posso entrare?” e socchiuse la porta.
Cinzia guardò Alessandra e poi Andrea. E fu un impulso incontrollato, del quale si stupì con un attimo di ritardo, che la spinse a dire all’amica:
“Infatti, stavo proprio pensando a lui… ciao amore, entra!”.
Tese la mano verso suo marito, che la prese e si avvicinò al letto. Cinzia lo tirò fino al bordo del letto, lasciandolo in piedi. Quasi in incoscienza, senza rendersi pienamente conto di cosa stava facendo, gli abbassò la cerniera dei pantaloni ed estrasse il membro del suo esterrefatto marito. Tenendolo in mano, si rivolse all’amica e le disse, guardandola negli occhi:
“Ecco il mio regalo di compleanno, Ale.”.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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