Lui & Lei
Senza parole
02.04.2026 |
768 |
2
"Nel silenzio si potevano quasi distinguere i loro respiri, i loro sguardi erano ora fissi uno sugli occhiali da sole dell’altro…
DRIN-DRIN-DRIN-DRIN-DRIN… il trillo della campanella lacerò..."
L’uomo se ne stava seduto dentro alla sua camicia sudata su di una sedia di plastica, quella di mezzo in una panca con cinque sedute. Attendeva, come tutti quelli che stanno in una sala d’attesa di una stazione ferroviaria. Solo che, in quella, era l’unico ad attendere. Il suo treno era in ritardo e così, seduto beatamente, cercava di non sentire il caldo afoso di luglio e di concentrarsi, dietro ai suoi occhiali da sole nuovi comperati cinque minuti prima da un ambulante, sulla Gazzetta dello Sport. Che, pure lei, in luglio non è che abbia tutte queste cose da raccontare.La donna entrò nella sala d’aspetto preceduta dal rumore dei tacchi nel corridoio e delle ruote del piccolo trolley azzurro che trascinava con sè. Si arrestò un attimo sulla porta, abbassò leggermente gli occhiali da sole nuovi, comperati la settimana prima dall’ottico di fiducia e pagati un mezzo sproposito, e scrutò la sala, quasi a cercare un posto libero nella stanza praticamente deserta. Si diresse verso la panca di fronte a quella su cui era seduto l’uomo e si sedette, anche lei nella sedia di mezzo di cinque sedute. Posò la borsa sulla sedia alla sua destra, la aprì e ne estrasse un libro. Tolse dal suo interno il biglietto da visita della sua estetista che fungeva da segnalibro e lo posò sulla sedia alla sua sinistra. Per un attimo scrutò l’uomo davanti a lei, immerso in una lettura che sembrava lo assorbisse completamente. Poi si appoggiò allo schienale, scrutò l’ora sul piccolo orologio d’oro che portava al polso, accavallò le gambe e si concentrò sul libro.
L’uomo aveva notato subito l’ingresso della donna. E ti credo, in una sala vuota. Non aveva staccato gli occhi da quel vestitino leggero con le spalline sottili, da quei tacchi e da quegli occhiali da sole nemmeno un secondo, durante il di lei tragitto dalla porta al posto di fronte a lui in cui si era seduta. Conclusione: accidenti, bella donna. ‘E come mai una donna così è tutta sola? E che cosa ci farà qui? E perché mai quegli imbecilli di dirigenti della mia squadra non comprano un centravanti come si deve?’. Luglio, ne era convinto, è un mese buono per leggere la Gazza. Fantasie di calciomercato a tutto spiano, di quelle che ti assorbono e ti fanno sognare, distogliendoti l’attenzione da tutto il resto. Anche dalle donne. Piano, non da tutte le donne. ‘Fammi vedere un po’ meglio…’.
La donna alzò lo sguardo dal libro e guardò in avanti, nel momento esatto in cui l’uomo la stava osservando. Lo vide distogliere immediatamente lo sguardo e notò il suo leggero imbarazzo, come quello di un bambino sorpreso a copiare, mentre si rituffava nelle pagine del giornale. E, con una punta di compiacimento, girò lievemente la testa verso l’uscita per continuare a fissarlo discretamente di lato, protetta dalle lenti scure dei suoi Ray-Ban.
‘Ecco, beccato subito. Adesso penserà che sei il solito maschio che fissa le donne…’. L’uomo non riuscì a non sentirsi imbarazzato, mentre riportava rapido lo sguardo sulle pagine rosa, tornando a studiare le tabelle del calciomercato.
‘Carino, però’. La donna non seppe trattenere questo pensiero, mentre la trama del romanzo che aveva davanti si sviluppava riga dopo riga nelle sue mani. Rialzò lo sguardo e iniziò a squadrarlo, con brevi occhiate alternate ad una veloce lettura, quasi a voler ribadire che la sua attenzione era comunque rivolta principalmente al libro. ‘Chissà dove sta andando, con questo caldo…’.
L’uomo stava pensando, e molto, ma ad altro. ‘Secondo me è una terza almeno. E devono essere anche belle. Sì, decisamente belle tette… E anche le gambe non sono male… anzi, proprio belle… per fortuna che ho gli occhiali da sole, altrimenti…’. Si spostò un attimo sulla sedia, e il giornale gli scivolò inavvertitamente sul pavimento, sparpagliando i fogli in giro. Sbuffando, si chinò per raccoglierlo, e guardò nella direzione della donna come per scusarsi.
La donna sentì il giornale che cadeva e alzò nuovamente gli occhi dal libro. Osservò l’uomo mentre lo raccoglieva, notando che sulla schiena della sua camicia, in corrispondenza dell’area appoggiata allo schienale della sedia in plastica, campeggiava una visibile chiazza di sudore. Al suo sguardo, rispose accennando un leggero sorriso. ‘Povero… chissà perché ha la camicia, con questo caldo’.
La voce metallica dell’altoparlante interruppe improvvisamente il silenzio: “Attenzione. Annuncio ritardo…”.
L’uomo si afflosciò sulla sedia come colpito da una botta in testa. Un’altra mezz’ora di ritardo. ‘Ma nooo… ma dai, ancora ritardo, non è possibile, maccheccazzo…’. Guardò verso l’alto, poi verso il basso, poi verso la donna, come a cercare conforto da una compagna di sventura, ma l’assenza di reazione da parte di lei gli fece capire che per lei quel ritardo appena annunciato non era un problema. ‘Ecco, lei è su un altro treno’. Il problema era solo suo.
La donna osservò le reazioni dell’uomo divertita ma anche un po’ dispiaciuta per lui. A lei, per il momento, stava andando bene. ‘Beh, l’ha presa anche bene’. Adesso che sapeva dove il suo compagno di attesa era diretto, si distrasse dal libro ed iniziò a pensare quale potesse essere il motivo del suo viaggio. Lavoro? Famiglia? Un’amante?
L’uomo, un po’ per il caldo, un po’ per l’agitazione, era imperlato di sudore. Sentiva che la camicia era ormai irrimediabilmente macchiata e il fatto di sapersi in quelle condizioni indegne davanti a una bella donna lo infastidiva ancora di più. Si tolse gli occhiali da sole, che dal sudore gli stavano scivolando lungo il naso, posandoli sul sedile alla sua destra. Poi ripiegò più volte la Gazzetta, fino ad ottenere un rettangolo stretto con cui iniziò a sventolarsi, senza che i suoi occhi smettessero di guardare in direzione della sua compagna di attesa.
La donna percepì il rumore del ventaglio improvvisato dall’altra parte della stanza, e si abbassò gli occhiali sul naso per vedere meglio. In quell’attimo, i loro sguardi si incrociarono per la prima volta.
L’uomo, istintivamente, distolse lo sguardo, iniziando a girare con gli occhi per la stanza, cercando di mascherare quell’incrocio come una casualità.
La donna non distolse lo sguardo. Continuò a fissare l’uomo mentre guardava in giro imbarazzato, cercando di sviare l’attenzione. ‘Certo che gli uomini sono buffi…’ pensò, mentre la sua bocca si apriva in un leggero sorriso.
L’uomo, terminato il giro della stanza, tornò con lo sguardo sulla donna proprio nell’attimo in cui, sopra il fugace sorriso, lei si riaggiustò gli occhiali sul naso nascondendo due occhi che, gli era parso, sembravano scuri. Prese i suoi occhiali, estrasse un fazzoletto, li pulì e se li rimise sul naso. Poi, ripreso il giornale ripiegato, riprese a sventolarsi.
La donna, sotto i Ray-Ban scuri, continuava a tenere fissi i suoi occhi color nocciola sull’uomo. Nel suo imbarazzo, lo trovava divertente e, sì, la sua prima impressione era confermata, era effettivamente carino. Chiuse il libro con uno schiocco secco e lo posò sulla sedia alla sua sinistra. Prese la borsa ed estrasse un elastico. Poi, con un movimento fluido, alzò le braccia e raccolse i capelli umidi in una coda, esponendo il collo lucido di sudore allo sguardo del suo dirimpettaio. Poi riprese il libro e riabbassò la testa su di esso.
L’uomo non aveva perso un frammento della scena. Il collo lucido, le ascelle perfettamente rasate, il seno che si era alzato durante l’operazione, i capelli morbidi... Senza rendersene conto, aveva anche rallentato il movimento dello sventaglio. ‘E questa cos’era? Una sfida? O forse una proposta?’, iniziò a fantasticare. Sentì la plastica della sedia farsi troppo dura, e il cotone della camicia incollarglisi alla schiena. La scostò con un movimento delle spalle e poi, guardando sempre la donna, iniziò a slacciare il primo bottone. Poi il secondo. Sentì l’aria mossa dal giornale colpire la base del collo e percepì un leggero brivido, non di freddo, ma di eccitazione.
La donna osservava silenziosa il torace dell’uomo apparire sotto la camicia. Vedeva il tessuto svolazzare leggermente sotto gli sbuffi d’aria del giornale e non riusciva a capire se l’uomo cercava in qualche modo di provocarla o se aveva solo caldo. Senza smettere di fissare la stessa riga del romanzo da due minuti, tirò verso l’alto con le dita l’orlo della gonna, scoprendo le ginocchia e scavallò le gambe per riaccavallarle dall’altro lato, con un movimento appena più ampio del normale. ‘Vediamo un po’…’.
L’uomo seguì il movimento delle gambe con il cuore in gola. ‘Mamma mia, e che è? Sharon Stone?’, pensò. Non aveva capito bene cosa aveva intravisto, ma di certo lo sguardo era riuscito fugacemente a spingersi più su del bordo della gonna e ben più su di dove avrebbe mai pensato di poter vedere. Pensava a cosa fare, a come attaccare discorso, a cosa dirle, quando il suo respiro si bloccò per un secondo.
La donna fu sorpresa dal cedimento della spallina, ma non se ne curò più di tanto. Si sforzò di non guardare alla sua destra, dove la spallina del vestito era improvvisamente scivolata lungo il braccio, lasciando la spalla nuda e scoperta ed esposta allo sguardo dell’uomo. Con indifferenza continuò a far finta di leggere, mentre la sua mente era concentrata sul come proseguire quel gioco che, effettivamente, stava iniziando ad eccitarla.
L’uomo aveva lo sguardo fisso sulla spalla nuda della donna e su quella spallina maliziosamente penzolante sul braccio di lei. Si rese conto che la donna non girava una pagina da parecchi minuti. Non stava più leggendo, tutti quei movimenti erano tutti segnali, parte di un gioco silenzioso al quale stavano giocando. Sentì che il principio di erezione che aveva iniziato ad avvertire si stava consolidando e, cercando di non farsi notare, provò a riassestarsi sulla sedia come meglio poteva per dare un po’ di respiro e di spazio al suo membro che lo stava reclamando. Si sporse in avanti, i gomiti sulle ginocchia, le gambe larghe, la camicia che, aperta, mostrava il petto nudo quasi completamente esposto.
La donna vide distintamente i movimenti dell’uomo, la posizione che lui aveva assunto le diede per un attimo la sensazione di un predatore pronto all’attacco. Percepì che stava per succedere qualcosa. ‘Adesso viene qua, adesso si alza e viene qua…’, pensò, e non sapeva se augurarsi che succedesse o meno. Percepì l’umidità fra le proprie cosce e intuiva che era sudore, ma non solo. Deglutì velocemente mentre le mani continuavano ad impugnare il libro ormai inutile, cercando di elaborare una strategia.
L’uomo stava cercando il modo migliore per avvicinarsi alla donna, con lo sguardo fisso su di lei, sul ginocchio scoperto, sulla spallina abbandonata, sul collo imperlato di leggero sudore e su quegli occhiali da sole dietro i quali chissà che pensieri si celavano. I suoi occhi divoravano ogni centimetro di lei. Si appoggiò allo schienale della sedia di plastica, allargando le braccia lungo il bordo superiore e lasciando che la camicia si aprisse quasi del tutto, rivelando l’addome che si muoveva al ritmo di un respiro sempre più profondo. Notò una goccia di sudore che scivolava lentissimamente verso l’incavo del seno di lei. ‘Guardami, guardami’, pregò in silenzio.
La donna non riusciva a staccare lo sguardo dal petto dell’uomo, con i muscoli completamente esposti ai suoi occhi ed imperlati di sudore. Poi, fece qualcosa di ancora più esplicito: posò il libro, sollevò la gamba sinistra e la appoggiò sul bordo della sedia alla sua destra, iniziando a massaggiarsi la caviglia con dita lente, risalendo lungo il polpaccio fino ad arrivare all’orlo del vestito che saliva inesorabile. Poi rivolse lo sguardo dritto verso di lui, come una sfida silenziosa. ‘Vieni a vedere fino a dove arrivo?’.
L’uomo capì la provocazione. Si sporse nuovamente in avanti, come per ridurre la distanza. Portò una mano alla fibbia della cintura, ma senza scioglierla. Iniziò a giocarci, a farla scattare appena con un rumore metallico che nella tensione della sala rimbombava come un tuono. Nel silenzio si potevano quasi distinguere i loro respiri, i loro sguardi erano ora fissi uno sugli occhiali da sole dell’altro…
DRIN-DRIN-DRIN-DRIN-DRIN… il trillo della campanella lacerò l’aria come una frustata: “Treno regionale numero 14862 è in arrivo sul binario 3…”
La donna sobbalzò appena. Consultò il piccolo orologio d’oro al polso: era il suo treno. Il tempo del gioco era finito. Senza guardare l’uomo, riportò la gamba al pavimento e si riassestò la spallina del vestito. Rimise il biglietto da visita della sua estetista nel libro, lo chiuse e lo ripose in borsa con movimenti calmi. Si alzò in piedi, riassestandosi il vestito appiccicato alle cosce umide. Sistemò la borsa sul trolley azzurro e afferrò la maniglia. Poi tornò a guardare quello che fino a pochi secondi prima era stato il suo compagno di gioco.
L’uomo era rimasto lì, immobile, con la camicia aperta, il giornale ripiegato a fianco e l’aria, dietro gli occhiali da sole, di chi è stato svegliato troppo presto da un sogno bellissimo.
La donna sorrise. Poi, con una naturalezza disarmante, afferrò con le mani i lembi esterni della gonna ai lati e la sollevò quanto bastava. Con un gesto rapido e fluido, afferrò gli slip e li fece cadere sul pavimento di marmo. Si chinò, li raccolse nel pugno, prese il trolley e si incamminò per uscire.
L’uomo la vide muoversi verso di sé, bellissima e sicura. Sentì il cuore battergli forte nel petto mentre la guardava ed ogni dettaglio di quella figura che aveva ammirato da lontano fino a pochi secondi prima si faceva sempre più vicino. Si sfilò gli occhiali da sole.
La donna gli arrivò davanti e lo guardò in viso. Si tolse gli occhiali da sole e i loro occhi poterono fissarsi liberi gli uni negli altri per un lunghissimo istante. Poi sorrise, spalancò il pugno e fece cadere il piccolo perizoma di seta bianca in grembo all’uomo.
L’uomo, d’istinto, chiuse le gambe e sporse in avanti le mani per non lasciarlo cadere a terra. Rialzò lo sguardo verso di lei giusto per vederne la schiena attraversare la porta d’uscita, accompagnata solo dal rumore dei tacchi e delle ruote del piccolo trolley azzurro.
La donna non si voltò. Si diresse veloce verso il binario dove il treno stava già frenando, mentre un sorriso le riempiva il viso.
L’uomo rimase seduto sulla sedia di plastica, appoggiato allo schienale, la camicia ancora aperta e il petto lucido di sudore. Abbassò lo sguardo sul piccolo pezzo di tessuto che teneva in mano, lo strinse, sentendone l’umidità e il calore, e mentre scuoteva la testa incredulo fu sopraffatto da una risata leggera. Fuori, il rumore di un treno in partenza nel caldo afoso di quel giorno di luglio.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Senza parole:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
