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Il cerchio - capitolo 11
14.09.2025 |
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"“È solo… troppo intenso, ” confessò a mezza voce, come se avesse paura che qualcun altro la sentisse..."
Il venerdì sera arrivò più in fretta di quanto Francesca avesse immaginato. Durante tutta la giornata a scuola si era sorpresa a distrarsi, a guardare l’orologio, a chiedersi se sarebbe andata davvero. Ma quando si trovò davanti al suo armadio, dopo una doccia più lunga e accurata del solito, il dubbio lasciò spazio a una decisione concreta: stasera ci provo.Indossò un abito semplice ma elegante, nero, che lasciava scoperte le braccia. Ai piedi sandali leggeri. Non esagerò con il trucco: un tocco di rossetto rosso e poco altro, tanto in sauna mica ci si trucca. Si guardò allo specchio e si piacque. Buon segno.
Giunta al club e varcata la soglia, l’accoglienza fu calda e discreta. Ambiente elegante, luci soffuse, profumo di essenze orientali, il primo impatto lasciò Francesca soddisfatta. Una receptionist sorridente le spiegò le regole base, le mostrò spogliatoi e aree comuni. Francesca ascoltava annuendo, ma dentro di sé il cuore iniziava a battere più forte. Si diresse verso gli spogliatoi, trovò il suo armadietto e iniziò a spogliarsi. Una volta finito, si avvolse nel telo bianco e entrò nella sala principale.
L’impatto la impressionò piacevolmente. L’acqua della piscina interna brillava sotto i faretti, e diverse donne nude, da sole o a piccoli gruppi, chiacchieravano o si rilassavano nella grande vasca idromassaggio. Francesca non percepì nulla di volgare, anzi: un’atmosfera naturale, quasi sacrale, che invitava ad abbandonarsi senza vergogna. Continuò a guardarsi intorno, studiando l’ambiente e si rese conto che molte stavano guardando lei, evidentemente riconoscendola come nuova arrivata. Si sentiva osservata ma non giudicata: e questo la rilassò. E fu allora, girando intorno con lo sguardo, che la vide: Michela.
Appoggiata al bordo di una vasca, con i capelli bagnati che le scivolavano sulle spalle nude, stava ridendo con due ragazze che evidentemente conosceva già. Il suo corpo, nudo, libero e sicuro, sembrava emanare una luce diversa da quella donna che Francesca ricordava. Per un attimo pensò di scappare, di evitare l’incontro. Ma proprio in quel momento Michela alzò lo sguardo e la riconobbe, dirigendosi verso di lei e sorridendole con un lampo di sorpresa negli occhi.
“Francesca?” La voce di Michela era calda, incredula ma felice.
“Ciao… sì. Ehm… non pensavo di trovarti, non neanche io cosa ci faccio qui…” ammise, lasciandosi sfuggire un mezzo sorriso.
Michela rise piano, avvicinandosi con naturalezza. “Lo so io: sei curiosa.”
Il rossore le salì alle guance, ma non si voltò. Si accorse che Michela non aveva fatto alcun gesto esplicito, eppure la sua voce era piena di un sottinteso che la colpì dritto al ventre.
“Vieni,” le disse Michela, porgendole una mano bagnata. “Ormai sei qui, entriamo in vasca, si sta da dio!”.
Francesca esitò un istante, poi posò la sua mano su quella di Michela. Era calda, decisa. E nel contatto ci fu qualcosa di elettrico, un passaggio di energia che le fece vibrare il corpo intero. Giunte a bordo vasca Francesca si sfilò l’asciugamano appoggiandolo a terra senza particolare imbarazzo, del resto intorno a lei erano tutte già nude, compresa Michela. Entrarono e si sedettero vicine.
“Allora… questo è il famoso club di cui parlavi…” mormorò Francesca, sistemandosi i capelli dietro l’orecchio.
Michela le sfiorò il braccio. “Niente di spaventoso, vedrai. Qui ci si rilassa… ci si lascia andare.” La sua voce era calma, ma nello sguardo brillava un lampo che Francesca non poté ignorare.
Si immersero insieme fino al collo, l’acqua calda che avvolgeva i corpi e scioglieva le tensioni, per poi riemergere. Francesca si appoggiò al bordo, osservando. Si accorse che, a pochi metri, due giovani donne si accarezzavano sotto le bolle, nude, i seni premuti l’uno contro l’altro, le mani che scivolavano senza vergogna lungo cosce lisce e glutei tonici. Francesca trattenne il fiato, sorpresa da quell’intensità così naturale.
“È… normale, tutto questo?” chiese, con un filo di voce.
Michela sorrise. “Qui sì. Qui impari che il desiderio non ha niente di sbagliato.”
Francesca si morse il labbro, il petto che le si alzava più in fretta. “E tu… la prima volta che sei venuta qui?”
“Ero come te. Guardavo, credevo di non potermi lasciar andare. Poi una mano mi ha sfiorata e ho capito che non avevo più scelta: o fuggire, o cedere a quello che volevo davvero.” Michela si piegò verso di lei, sussurrandole all’orecchio: “E io ho ceduto.”
Francesca si lasciò cadere in un piccolo sorriso incredulo, ma non riusciva a distogliere lo sguardo dalle due ragazze davanti a loro. Il braccio di una era immerso nell’acqua di fronte all’amica, che gemeva piano con il capo riverso all’indietro, lasciando pochi dubbi su cosa stesse succedendo fra le bolle e fra le sue gambe. Sotto l’acqua, Michela si mosse appena. La sua mano trovò l’esterno coscia di Francesca, sfiorandolo con il dorso, con leggerezza. Francesca trasalì, voltò il capo verso di lei, ma non la fermò. Si limitò a inspirare forte, lo sguardo che oscillava fra l’amica e la scena davanti.
Michela inclinò il capo e, con un filo di voce che era già promessa: “Dimmi solo se vuoi che smetta.”
Francesca chiuse gli occhi un istante, il cuore impazzito, e non disse nulla. E il suo silenzio fu la risposta che Michela aspettava.
La sua mano passò piano sull’interno coscia, sotto il pelo dell’acqua. Non osò salire subito, la lasciò abituare al contatto, come se le concedesse tempo per cambiare idea. Francesca teneva gli occhi socchiusi, il respiro più corto, le labbra leggermente aperte. Avvertiva ogni vibrazione della vasca moltiplicarsi dentro di lei, resa più acuta da quella carezza furtiva. Poi aprì gli occhi, attratta da un gemito che si alzava davanti: le due donne nude ora si muovevano con più foga, una cavalcava l’altra, i fianchi che si incontravano bagnati e sfacciati, mentre mani esperte si intrecciavano su seni e fianchi.
Il cuore le batté forte, e Michela la studiava. La guardava come un predatore paziente, pronta ad avanzare solo quando l’altra fosse stata pronta a cedere.
“Vuoi… andare via?” sussurrò Michela, vicinissima, con un tono che era già una provocazione.
Francesca scosse piano il capo e disse sottovoce: “Sì”, e si alzò in piedi uscendo dalla vasca. Michela si alzò e la raggiunse, prendendole una mano, senza dire nulla. Il calore della mano ebbe il potere di fermare Francesca, che fissò Michela per un lungo istante per poi lasciarsi andare su uno dei divanetti a fianco della vasca. Si sedette con lo sguardo quasi perso verso il basso, sul pavimento maiolicato.
“Vuoi davvero andare via?” chiese di nuovo Michela.
“No…” rispose Francesca quasi senza voce. Poi, quasi sottovoce, si lasciò sfuggire: “Ma… è davvero così? Tutte… tutte insieme, senza alcun pudore?”
Michela la osservò con un sorriso indulgente. “Sì. È proprio questo il bello. Qui nessuno si giudica, ognuna è libera di vivere quello che desidera. Puoi guardare, puoi avvicinarti… o puoi anche solo startene in disparte, se vuoi. Ma ti assicuro che, prima o poi, la curiosità diventa più forte della timidezza.”
Francesca abbassò un attimo lo sguardo, come se volesse nascondere l’arrossire delle sue guance. Poi riprese: “E tu? Tu lo fai… spesso?”
“Abbastanza,” ammise Michela con naturalezza, inclinando la testa. “La prima volta ero come te: mi sentivo osservata, fuori posto. Poi ho capito che non era imbarazzo… era eccitazione. Una parte di me che non avevo mai ascoltato.”
Francesca la fissò, gli occhi spalancati, come se le parole dell’amica le avessero toccato un nervo nascosto. “E non hai paura che… non so… cambi qualcosa di te, che ti renda diversa? Tu sei sposata, hai un figlio…”
Michela rise piano, scuotendo la testa. “Certo che cambia qualcosa. Ti rende più vera. Ti toglie strati di paure, di maschere, e ti lascia solo con ciò che sei davvero. L’amore per mio marito, per quanto strano ti possa sembrare, è anche aumentato e anche lui… anche se non sa, lo sento più vicino, più complice. Ed è… meraviglioso.”
Francesca deglutì, guardando di nuovo verso la vasca dove le due ragazze continuavano a baciarsi con una passione evidente, le mani che esploravano senza freni. Si morse il labbro inferiore. “E se non sapessi… come comportarmi?”
Michela le prese la mano, stringendola con dolcezza. “Non devi sapere nulla. Devi solo lasciarti guidare. Qui nessuno si aspetta che tu sappia già cosa fare. Basta che tu abbia voglia di scoprire.”
Francesca annuì lentamente, come se quelle parole le aprissero una porta che fino a un attimo prima non sapeva nemmeno esistesse. Sentiva il cuore martellare, l’eccitazione crescere insieme al timore, eppure la mano calda di Michela nella sua era come un’ancora, un invito a lasciarsi trasportare.
Proprio mentre Michela stringeva la sua mano, le due ragazze uscirono dalla vasca e si diressero verso una delle stanze. Sempre tenendole la mano, Michela si alzò e fece cenno a Francesca di seguirla e lei, come in trance, seguì l’amica fino alla stanza in cui, distese su un letto candido al centro, giacevano le due ragazze di prima, in piena vista, completamente abbandonate l’una all’altra. Una aveva le gambe divaricate, l’altra era piegata su di lei, la lingua che si muoveva con lentezza tra le pieghe lucide del suo sesso, mentre le dita le accarezzavano i seni gonfi e i capezzoli tesi.
Il respiro di Francesca si fermò in gola. Sentì il calore salirle sulle guance, eppure non riusciva a distogliere gli occhi. Ogni gemito, ogni movimento delle due ragazze la scuoteva dentro, come se stesse vivendo in prima persona quel piacere. La donna distesa gemeva più forte, spingendo il bacino contro la bocca dell’amante, mentre le mani le stringevano i capelli. L’altra, sempre più intensa, la penetrava con le dita, mentre il ritmo della sua lingua si faceva frenetico. La scena era cruda, reale, senza veli: un’esplosione di desiderio nudo, libero.
Francesca sentì le cosce stringersi da sole, un impulso involontario che la fece arrossire ancora di più. Il cuore le batteva fortissimo, e si rese conto che stava trattenendo il respiro. “Dio…” sussurrò senza accorgersene.
Michela, che non l’aveva mai lasciata andare con lo sguardo, si chinò verso di lei, con un sorriso malizioso. “Non ti aspettavi di vedere questo, vero?”
Francesca scosse appena la testa, incapace di parlare. Sentiva il desiderio vibrare dentro di lei, misto a un incredulo stupore. “È… troppo…” riuscì a dire, ma non come un rifiuto: era la voce di chi si sente travolta, affascinata, quasi ipnotizzata.
In quell’istante la ragazza distesa urlò di piacere, inarcando la schiena. Francesca trasalì, un brivido le corse lungo la pelle, e si accorse che anche lei, senza rendersene conto, stava respirando veloce, le labbra appena socchiuse, le cosce che si serravano per contenere l’eccitazione. Si morse il labbro, quasi fino a farsi male. Doveva distogliere gli occhi, lo sapeva, eppure restava incollata a quella scena. Il gemito della donna le entrava sottopelle, vibrava dentro di lei come un’eco impossibile da zittire. “No…” pensò, cercando di razionalizzare, “non è per me, io non…”, ma il suo corpo la stava già tradendo: il respiro accelerato, il calore che le scendeva tra le cosce, la pelle d’oca lungo le braccia.
Provò a guardarsi attorno, a trovare distrazioni: il mosaico sul soffitto, le righe sul pavimento, le luci soffuse. Ma ogni volta che distoglieva lo sguardo, lo ritrovava sempre lì, su quella lingua che scivolava tra le pieghe bagnate, su quel bacino che si alzava a cercarla, su quelle dita che entravano e uscivano con ritmo sempre più forsennato.
Il nodo allo stomaco si trasformò in un brivido che le corse lungo la schiena. Si accorse che aveva stretto la mano di Michela con più forza, come se fosse un’àncora a cui aggrapparsi per non lasciarsi trascinare via.
“Stai bene?” le sussurrò Michela, avvicinandosi a lei.
Francesca annuì, ma era un annuire falso, spezzato dal desiderio. “È solo… troppo intenso,” confessò a mezza voce, come se avesse paura che qualcun altro la sentisse.
La ragazza gemette ancora, stavolta più forte, e Francesca chiuse gli occhi di scatto, come se così potesse interrompere il richiamo. Ma fu peggio: nell’oscurità dietro le palpebre, la scena le si ripeté dentro, ancora più viva, più carnale, più proibita. Sentì un tremito scuoterle le cosce serrate. “Resisti,” si disse, “resisti ancora un po’.” Ma la voce dentro di lei era già fragile, incrinata.
Ogni fibra del suo corpo voleva cedere, aprirsi, lasciarsi andare a quella corrente di piacere che vedeva di fronte a sè e che, ormai, bruciava anche in lei.
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