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Il cerchio - capitolo 12


di DannyeSandy
16.09.2025    |    1.088    |    4 9.7
"Era come se fosse rimasta intrappolata troppo a lungo dietro muri che ora si incrinavano sotto la pressione del desiderio..."
Michela non tolse gli occhi da Francesca. La vedeva trattenere il respiro, serrare le labbra, quasi piegarsi su sé stessa per contenere quel fremito che la scuoteva dentro. Un fremito che Michela conosceva bene: l’aveva sentito sulla propria pelle, la prima volta che era entrata lì.
Con un gesto lento, deciso ma non invadente, Michela lasciò scivolare la propria mano sul braccio di Francesca. Un contatto leggero, appena un soffio di pelle contro pelle. La vide rabbrividire.
“Shh…” le mormorò vicino all’orecchio, con la voce bassa, sensuale. “Non devi combattere. Non qui.”
Francesca spalancò appena gli occhi, girandosi verso di lei. Il loro viso era vicinissimo, il respiro caldo di Michela che le sfiorava le labbra. “Io… non so se…” balbettò, incapace di formulare una frase compiuta.
Michela sorrise piano, con quella sicurezza nuova che non si era mai sentita addosso. “Non serve sapere,” disse, e mentre parlava il suo pollice iniziò a muoversi, disegnando piccoli cerchi rassicuranti sulla pelle nuda del braccio di Francesca. “Basta sentire.”
Un altro gemito provenne dalla ragazza, più forte, e Francesca si voltò istintivamente verso la scena. Ma questa volta non fu solo spettatrice: sentì il calore della mano di Michela che la teneva ancorata, e dentro di sé non riuscì più a distinguere se il brivido fosse nato dalla visione davanti a lei o dal contatto di quella mano che non voleva lasciarla andare.
Il suo respiro si fece più corto, più veloce. Michela lo notò, e si avvicinò ancora un po’, fino a sfiorarle appena l’attaccatura dei capelli con le labbra, senza baciarla del tutto.
“Lascia che sia io a guidarti… se vuoi,” sussurrò.
Francesca chiuse gli occhi, il cuore impazzito. Non rispose subito, ma non si allontanò neppure. Rimase sospesa, immobile, come se un solo tocco in più potesse farla precipitare definitivamente dall’altra parte. Ogni fibra del suo corpo era tesa, come se fosse sospesa sul filo di un abisso che la spaventava e l’attraeva allo stesso tempo. Michela non la forzò: rimase accanto a lei, vicinissima, lasciando che la propria presenza fosse una tentazione silenziosa.
La sua mano si mosse lentamente, risalendo dal braccio fino alla spalla nuda di Francesca, poi scivolando appena sotto il collo, in un tocco che era carezza e promessa insieme. Francesca tremò, aprì appena la bocca per un respiro più profondo, ma non si spostò.
“Senti?” mormorò Michela, accennando appena con il mento verso la sala. Le due donne nude si muovevano intrecciate, le mani che esploravano con voracità, i gemiti che si rincorrevano. Francesca non riusciva a staccare lo sguardo, ma nello stesso tempo percepiva ogni millimetro del tocco di Michela su di sé. “È il tuo corpo che ti parla…” continuò Michela, lenta, “non c’è niente di sbagliato nel voler provare.”
Francesca deglutì, abbassò gli occhi come se avesse paura di farsi leggere dentro. “Non so se sono pronta,” sussurrò, quasi a sé stessa.
Michela sorrise, inclinando appena la testa. Le passò una ciocca di capelli dietro l’orecchio, lasciando che le dita le sfiorassero la guancia. “Allora lascia che io ti accompagni. Non serve correre. Basta un passo alla volta.”
Francesca rabbrividì, e il suo corpo la tradì: un piccolo movimento istintivo, quasi impercettibile, con cui si avvicinò di pochi centimetri, come attirata da una forza invisibile.
Michela avvertì quell’accenno, e non aggiunse altro. Si limitò a restare lì, vicina, il respiro che si mescolava a quello di Francesca, le dita che continuavano a disegnare trame leggere sulla pelle. Fece un passo silenzioso dietro Francesca, avvolgendola con la sua presenza. La sua pelle nuda si accostò a quella dell’altra donna, e i capezzoli, duri e sensibili, sfiorarono la schiena liscia di Francesca. Un fremito la percorse dalla nuca fino ai fianchi.
Le mani di Michela si mossero lentamente: prima lungo le spalle, con un tocco leggero che tracciava linee di calore, poi lungo le braccia, accarezzandole con una delicatezza che era quasi una carestia. Ogni centimetro era una scoperta, ogni respiro un invito.
Francesca chiuse gli occhi, immobile ma incapace di reprimere il battito accelerato del cuore. Non aveva mai provato nulla di simile: il calore morbido di un corpo femminile contro il suo, i seni che si premevano alla sua schiena, le mani che la circondavano senza stringerla, come se Michela la stesse scolpendo con il tatto.
“Lasciati andare,” sussurrò Michela all’orecchio, con voce bassa, quasi un soffio. Il suo respiro caldo le sfiorò la pelle del collo.
Francesca deglutì, le labbra semiaperte, ma non si mosse. Sentiva il proprio corpo rispondere, la pelle che si accendeva ovunque venisse sfiorata, il ventre che si tendeva come in attesa. Era come se fosse rimasta intrappolata troppo a lungo dietro muri che ora si incrinavano sotto la pressione del desiderio.
Michela non forzò, continuò solo il suo lento gioco: capezzoli che disegnavano cerchi sulla schiena, mani che scivolavano dal collo alle braccia, dal punto preciso che faceva rabbrividire fino alla curva morbida dei fianchi. Il tempo sembrava sospeso. Ogni secondo era dilatato, ogni minimo contatto un’esplosione silenziosa che Francesca non sapeva più come contenere.
Le mani di Michela, finora rimaste sulle braccia e sui fianchi, si insinuarono con calma verso il davanti del corpo di Francesca. Le dita seguirono la curva della vita, risalendo appena, fino a sfiorare il bordo laterale dei seni. Non li prese subito, non li afferrò: li accarezzò con una leggerezza esasperante, come se volesse solo saggiare la reazione.
Francesca inspirò bruscamente, trattenendo il respiro. Un tremito le attraversò il petto, e i capezzoli, già duri sotto la sottile pressione dell’attesa, si tesero contro il vuoto, quasi cercando quelle mani.
Michela sorrise piano, lo sentì sulla sua pelle: “Così…” sussurrò, mentre i pollici iniziarono a descrivere cerchi piccoli e lenti attorno all’aureola, senza ancora stringere, senza ancora reclamare.
La sua bocca si avvicinò al collo di Francesca, e vi depose un bacio umido, breve, subito seguito da un altro, più lento, più languido. Ogni volta il respiro caldo rimaneva sospeso un istante sulla pelle, come una promessa.
Francesca non parlava. Le mani, che all’inizio erano rimaste tese lungo i fianchi, ora si piegarono, andando a cercare istintivamente quelle di Michela, come a volerle fermare… ma invece le guidarono, le spinsero più in alto, fino a lasciarle catturare finalmente i seni interi.
Un gemito le sfuggì dalle labbra, piccolo ma sincero, il primo segnale della resa.
Michela la strinse appena, dosando la pressione, godendosi quel momento in cui una porta si stava aprendo. La fronte di Francesca si inclinò indietro, contro la spalla dell’amica, esponendo meglio il collo, lasciando che Michela vi affondasse un altro bacio, stavolta più profondo.
All’improvviso, il suono di un gong rimbombò nella sala.
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