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Il cerchio - epilogo
18.09.2025 |
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"Non c’era più alcun ordine, nessuna distanza: le lingue si incontravano, le dita esploravano, i respiri si fondevano in un crescendo che accendeva ognuna di loro..."
Era un sabato pomeriggio tranquillo. Laura e Anna arrivarono a casa di Michela con l’aria curiosa di chi non sa bene cosa aspettarsi.“Ehi, ragazze! Entrate, entrate,” le accolse Michela con un sorriso luminoso.
Il salotto era in ordine, ma con un’atmosfera più calda del solito: candele accese sul tavolino, un vassoio con vino bianco fresco e qualche stuzzichino. Laura lanciò un’occhiata ad Anna e le bisbigliò: “Che succede? Sembra quasi una cerimonia…”
Anna sorrise appena, stringendosi nelle spalle: “Con Michela, non si sa mai.”
Entrando nella stanza, trovarono che sul divano c’era già seduta Francesca. Capelli sciolti, un vestito leggero che lasciava intravedere le gambe accavallate, sorrideva con un misto di timidezza e complicità.
Michela fece le presentazioni con una calma studiata: “Vi presento Francesca… è una delle maestre di mio figlio, ma anche un’amica. Credo che vi farà piacere conoscerla.”. Le strette di mano furono un po’ imbarazzate, poi scivolarono in chiacchiere di circostanza.
Si parlò di lavoro, di vacanze, di figli e mariti, di libri letti durante l’estate. Laura, più disinvolta, era già incuriosita dalla nuova arrivata e la osservava con discrezione; Anna, invece, manteneva un certo riserbo, studiando la scena senza lasciarsi coinvolgere troppo. Intanto Michela, seduta di fronte a loro, sorseggiava il vino con un sorriso furbetto. Ogni tanto lanciava un’occhiata complice a Francesca, che rispondeva con un cenno quasi impercettibile. Le due sapevano di avere una sorpresa in serbo, ma la lasciavano decantare, lasciando che l’aria si caricasse lentamente.
Poi, quando la conversazione sembrava scivolare in un punto morto, Michela posò il bicchiere, si sporse in avanti e con tono serio ma divertito disse: “Ragazze… c’è una cosa che devo dirvi. O meglio, che dobbiamo dirvi. Ho fatto una cosa…”
Laura aggrottò le sopracciglia, cercando di capire se stesse parlando di qualcosa di grave o di uno scherzo. Anna, più cauta, domandò piano: “Che cosa intendi?”
Laura, con un sorriso ironico ma inquieto allo stesso tempo, disse: “Michela, mi stai facendo preoccupare. Cos’hai combinato? Hai cambiato lavoro? Ti sei comprata una macchina nuova?”
Anna rise piano, cercando di alleggerire l’atmosfera: “Oppure hai adottato un gatto, che so…”
Michela si limitò a scuotere la testa, sorseggiando lentamente il vino, con un’espressione che non tradiva nulla. Poi disse con voce più bassa, quasi complice: “No, niente di tutto questo. È… qualcosa che riguarda me. Un cambiamento. E volevo condividerlo con voi, perché siete le persone più importanti che ho.”
Anna inarcò un sopracciglio, colta da un lampo di curiosità autentica. “Un cambiamento? Di che cambiamento parliamo?”. “Michela, dai, non fare la misteriosa. Non tenerci sulle spine!”, la incalzò Laura.
Francesca, fino a quel momento in silenzio, incrociò lo sguardo di Michela. Fu un attimo, un cenno appena, ma bastò a far salire l’attesa nell’aria. Laura colse quel dettaglio e chiese subito: “E lei… che c’entra?” indicando Francesca con un gesto gentile ma diretto.
Michela sorrise, come se avesse atteso esattamente quella domanda. “Lei c’entra, sì. Ma non come pensi…”
Anna rise piano, scuotendo la testa. “Non ci sto capendo niente, Michela... Ce lo dici o no questo segreto?”
Michela si appoggiò allo schienale della poltrona, allungò una mano verso Francesca e le sfiorò il polso. Poi, con un sorriso malizioso, tornò a guardare le due amiche e disse: “Va bene”. Fece un piccolo cenno con la mano, come a dare un segnale. Francesca, che fino a quel momento era rimasta composta e quasi timida, poggiò lentamente il bicchiere sul tavolino. Le due amiche la guardarono incuriosite, senza immaginare minimamente cosa stesse per accadere.
Con un movimento fluido, Francesca si alzò in piedi. Laura e Anna seguirono il gesto con gli occhi, ancora sorridendo distrattamente. Poi, senza dire una parola, Francesca si portò le mani alle spalle e fece scivolare le spalline del vestito giù dalle spalle, prima la sinistra, poi la destra, spingendolo poi verso il basso fino ai fianchi. Libero da ogni ostacolo, il vestito di Francesca cadde a terra.
Il silenzio calò immediatamente. Laura sgranò gli occhi, Anna rimase immobile, con il bicchiere a mezz’aria. Davanti a loro, Francesca stava in piedi, alta, nuda, con la pelle liscia che catturava la luce della lampada. E soprattutto, quel dettaglio che non poteva passare inosservato: il suo sesso completamente depilato, liscio e lucente, esibito con naturalezza.
Michela non parlò subito, lasciò che fossero i loro sguardi e il loro silenzio a riempire la stanza. Poi, con un sorriso lento, disse piano: “Ecco la mia sorpresa. Francesca ha deciso di unirsi a noi. Non solo al club… ma anche a tutto quello che abbiamo scoperto lì.”
Laura posò finalmente il bicchiere, incapace di staccare gli occhi da Francesca. “Oddio, Michela…” mormorò, quasi senza fiato.
Anna abbassò lo sguardo un istante, come per nascondere l’imbarazzo, ma quando lo rialzò, nei suoi occhi c’era anche curiosità, eccitazione. “Quindi… anche lei…?”
Francesca sorrise, calma e sensuale: “Sì. Anch’io.”
Michela si alzò a sua volta, le si mise accanto, e passando un braccio attorno alla sua vita la avvicinò a sé, guardando le due amiche. “Non siete contente di avere una nuova compagna?”
Per un lungo istante Laura e Anna rimasero senza parole, divise fra lo stupore e l’eccitazione. Michela se la godeva, osservando le espressioni delle due amiche. Poi prese la parola, con una voce bassa ma ferma, quasi emozionata: “Lo so, non ve lo aspettavate. E a dire la verità, neanche io mi sarei mai immaginata di arrivare a questo punto…”
Si voltò verso Francesca e le accarezzò lentamente la schiena nuda, come a rimarcare quel legame speciale. Poi tornò a fissare Laura e Anna. “Quello che vedete… l’ho fatto io. Sono stata io a guidarla, a insegnarle, a… sedurla. Non credevo di esserne capace, pensavo che certe cose rimanessero solo fantasie nascoste nella mia testa. E invece…”
Un sorriso le incurvò le labbra, misto a orgoglio e dolcezza. “E invece ci sono riuscita. E sapete perché? Perché voi mi avete aperto gli occhi. Siete state voi a portarmi dentro al cerchio, a farmi scoprire chi sono davvero, a liberarmi. Io… vi devo ringraziare. Se oggi sono qui, con lei… è perché voi mi avete mostrato la strada.”
Anna deglutì, visibilmente colpita dalle sue parole. Laura invece si lasciò sfuggire un sorriso complice, quasi malizioso: “Direi che hai imparato la lezione fin troppo bene, Michela…”. Si alzò lentamente, come attratta da un magnete, e si avvicinò a Michela. Le prese il volto fra le mani e la baciò sulle labbra, un bacio lungo, pieno, che aveva dentro tutta la complicità degli ultimi mesi.
“Non immagini quanto siamo fiere di te…” mormorò poi, appena scostandosi.
Anna non restò a guardare. Era la più razionale, la più composta, ma in quel momento la barriera cedette: si accostò a Francesca, le prese le mani e con un gesto dolce la abbracciò. Poi le sfiorò il ventre, esplorando con delicatezza quella nudità appena conquistata. Francesca trasalì, sorpresa ma subito avvolta dalla corrente del desiderio, allungò una mano a cercare un sostegno e trovò Michela e Laura ancora avvinte nel bacio, trascinandole nell’abbraccio collettivo.
Fu un attimo, un vortice che si scatenò senza preavviso. Le quattro unite in un abbraccio, le mani impegnate a cercare scampoli di pelle ovunque potessero. Bottoni che si sbottonavano, cerniere che si aprivano, reggiseni che si sganciavano. In men che non si dica Anna, Laura e Michela furono anch’esse nude come Francesca e si trovarono per un attimo a contemplarsi reciprocamente. Quattro donne nude, fiere, belle, completamente depilate, consapevoli di loro stesse, libere. Si presero per mano e, quasi automaticamente, si trovarono disposte in cerchio. Si avvicinarono al centro, unendo le quattro bocche in un bacio collettivo.
Il salotto si trasformò in un vortice di corpi: Michela, travolta dall’adrenalina e dall’orgoglio, si ritrovò al centro, abbracciata da Laura e da Francesca, le loro bocche che si cercavano senza esitazioni. Anna, più lenta ma altrettanto coinvolta, si unì poco dopo, posandosi dietro Michela e iniziando a carezzarla con mani esperte, facendole vibrare la pelle.
Non c’erano più ruoli: maestre e allieve, guide e seguite… tutto si confondeva in un intreccio unico. Le mani correvano, le bocche si sovrapponevano, i corpi si piegavano uno contro l’altro in un crescendo che cancellava qualsiasi distanza. Laura si chinò su Michela, e il loro bacio si aprì come una fiamma che subito trovò aria e ossigeno nelle altre. Francesca, tremante e al tempo stesso eccitata, si ritrovò a sua volta coinvolta: la sua pelle liscia e nuova, appena rivelata, attirava le mani di Anna, che la sfiorava con delicatezza crescente, come a voler imprimere su di lei il marchio di un’accoglienza sensuale.
In pochi attimi i corpi si avvicinarono, intrecciandosi sul tappeto. Michela si trovò stretta tra Laura e Francesca, le bocche che si alternavano sulle sue labbra e sul suo collo, le mani che scivolavano sulle curve calde, mentre dietro di lei Anna la teneva fra le braccia, accarezzandola con un ritmo che la faceva fremere. Ogni tocco generava un nuovo sussulto, un gemito che trovava risposta nell’altra, come un’eco che non smetteva di rimbalzare.
Non c’era più alcun ordine, nessuna distanza: le lingue si incontravano, le dita esploravano, i respiri si fondevano in un crescendo che accendeva ognuna di loro. Francesca, travolta e già incapace di opporsi, si abbandonò completamente, lasciando che fossero le mani delle amiche a guidarla verso sensazioni che non aveva mai osato vivere.
Il tempo si sciolse in quel vortice di piacere collettivo. Si muovevano come un’unica creatura dalle mille braccia e dalle mille bocche, fino a quando l’ondata comune arrivò a travolgerle tutte: un coro di gemiti, urla soffocate, corpi che tremavano insieme nello stesso climax. Alla fine, rimasero lì, esauste, nude e intrecciate, i cuori che battevano all’unisono. Nessuna parlava: non ce n’era bisogno. Bastava il silenzio carico, il calore delle pelli ancora sudate, i sorrisi stanchi ma felici che si scambiavano.
Michela, con il respiro ancora spezzato, mormorò soltanto: “Adesso so davvero chi sono… e so di non essere sola.”
E in quel momento, tutte seppero che il cerchio era diventato qualcosa di più grande, qualcosa che le avrebbe unite per sempre.
FINE
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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