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La Padrona e i Suoi Devoti Bevi-Sborra


di Riuky74
13.10.2025    |    1.242    |    2 7.8
"" Luca si tuffò tra le gambe di Marco, la bocca che avvolgeva le sacche gonfie, succhiandole con riverenza, assaporando il sudore salato e il muschio virile..."
In una villa isolata sulle colline toscane, dove l'aria profumava di lavanda e sudore represso, regnava Lady Elena, una dominatrice di quarant'anni con curve che sembravano scolpite dal diavolo in persona. Alta un metro e settanta, con seni prosperosi che traboccavano da un corsetto di pelle nera lucida, fianchi larghi come promesse di peccato e un culo sodo che faceva impazzire chiunque osasse guardarlo, Elena era il sogno bagnato e l'incubo proibito di ogni uomo. I suoi capelli corvini cascate sulle spalle nude, e gli occhi verdi come smeraldi velenosi, che trafiggevano l'anima. Ai suoi piedi, sempre, i suoi tre servetti: Marco, il muscoloso ex-atleta di venticinque anni, con un cazzo spesso come un polso; Luca, il timido impiegato di trenta, magro e con un'erezione perpetua che implorava attenzioni; e Paolo, il più giovane, ventidue anni, con un corpo snello da twink e un appetito insaziabile per l'umiliazione.Elena li aveva addestrati per anni, trasformandoli in perfetti bevi-sborra, schiavi devoti al suo piacere e al loro reciproco degrado. Ogni sabato sera, la villa si trasformava in un tempio di depravazione, illuminato da candele rosse che proiettavano ombre oscene sulle pareti di pietra. Stasera non faceva eccezione. Elena entrò nella stanza sotterranea, il suo regno, indossando solo stivali alti fino alla coscia, un guanto di lattice su un braccio e un frustino arrotolato come una promessa di dolore. "In ginocchio, vermi," ringhiò con voce vellutata, un misto di seta e spine. I tre si prostrarono all'istante, nudi, con i cazzi già duri che gocciolavano pre-sborra sul pavimento freddo."Stasera," annunciò Elena, sedendosi su un trono di velluto nero con le gambe spalancate, rivelando la sua figa rasata e gonfia di desiderio, "vi farò implorare per ogni goccia. Marco, lecca il mio clitoride come se fosse l'ultimo pasto della tua miserabile vita." Marco strisciò avanti, la lingua grossa e avida che saettava sulla carne umida di lei, succhiando il nettare dolce e salato che colava dalle sue labbra intime. Elena gemette, afferrandogli i capelli e spingendogli la faccia più a fondo, soffocandolo nel suo calore. "Luca, Paolo: fatevi compagnia. Voglio vedere i vostri cazzi l'uno contro l'altro, strofinateli fino a farvi esplodere."Luca e Paolo obbedirono, inginocchiati faccia a faccia, i loro membri eretti che si urtavano come spade in duello. Luca, con mani tremanti, avvolse il pugno attorno al cazzo di Paolo, pompandolo lentamente, mentre Paolo ricambiava, leccandosi le labbra al sapore della pelle calda e venosa. "Più forte, puttane," ordinò Elena, mentre Marco la portava al primo orgasmo, la sua figa che si contraeva in spasmi violenti, schizzando umori sul viso del servo. "Fatevi venire in bocca a vicenda. E non osate ingoiare senza il mio permesso."I due accelerarono, i fianchi che spingevano in un ritmo frenetico, gemiti soffocati che echeggiavano nella stanza. Paolo fu il primo a cedere: il suo cazzo pulsò, eruttando fiotti di sborra calda e densa nella bocca aperta di Luca. "Apri bene, troia," sibilò Elena, frustando leggermente la schiena di Luca per tenerlo concentrato. Luca ingoiò a malapena un sorso, ma la maggior parte gli colò sul mento, un rivolo bianco e appiccicoso che Paolo leccò via con avidità, come un cucciolo affamato. "Bravi, i miei bevi-sborra preferiti," ridacchiò Elena, ora in piedi, con il frustino che schioccava contro il suo palmo. "Ora, Marco, sdraiati. Voglio cavalcarti mentre loro vi guardano."Marco si distese sul tappeto di pelle, il suo cazzo monumentale eretto come una colonna, venoso e pulsante. Elena lo montò con grazia felina, impalandosi su di lui fino in fondo, la figa che lo avvolgeva stretto come una morsa di velluto bollente. Iniziò a cavalcarlo con furia, i seni che rimbalzavano ipnotici, i capezzoli duri come proiettili. "Guardate, vermi," ansimò, rivolta a Luca e Paolo. "Guardate come si scopa una vera dea." I due, con i cazzi ancora semiduri e lucidi di residui, si masturbavano furiosamente, gli occhi incollati allo spettacolo: il culo di Elena che sbatteva contro le cosce di Marco, il suono bagnato della penetrazione che riempiva l'aria."Venite qui," ordinò lei a un tratto, fermandosi con Marco sepolto dentro di sé fino alle palle. "Luca, succhia le sue palle mentre io lo cavalco. Paolo, lecca il mio culo." Luca si tuffò tra le gambe di Marco, la bocca che avvolgeva le sacche gonfie, succhiandole con riverenza, assaporando il sudore salato e il muschio virile. Paolo, dietro a Elena, divaricò le sue natiche perfette e affondò la lingua nel suo ano stretto, leccando l'anello roseo con colpi lenti e profondi, facendola gemere di piacere proibito. Elena riprese a muoversi, più veloce ora, il corpo che ondeggiava in un'onda di estasi. "Siete i miei pozzi di sborra," mormorò, "e stasera berrete tutto."Marco non resse a lungo: con un ruggito animalesco, esplose dentro di lei, inondando la sua figa di getti roventi e cremosi. Elena si alzò di scatto, la crema bianca che le colava dalle labbra intime, e schizzò sul viso di Luca. "Bevi, schiavo," comandò, premendogli la figa contro la bocca. Luca lapò avidamente, succhiando la miscela di sborra e succhi di lei, ingoiando ogni goccia con gemiti di gratitudine. Paolo, non da meno, leccò ciò che gocciolava sul pavimento, la lingua che raccoglieva il tesoro appiccicoso.Ma la notte era giovane. Elena, insaziabile, ordinò: "Ora, catena. Paolo, scopami il culo mentre Luca mi riempie la figa. Marco, fatevi un pompino a vicenda fino a venire di nuovo." La stanza si riempì di un caos orgiastico: Paolo entrò in Elena da dietro, il suo cazzo che scivolava nel suo ano lubrificato dalla saliva, spingendo con spinte potenti che la facevano urlare di piacere. Luca, sdraiato sotto di lei, la penetrò nella figa, i due cazzi che si sfregavano separati solo da una sottile parete di carne, facendola tremare in un doppio orgasmo che la lasciò senza fiato. Marco e se stesso? No, Marco si unì al gioco, prendendo in bocca il cazzo di Paolo mentre lui scopava, succhiando le palle e leccando la base.Uno dopo l'altro, vennero: Paolo esplose nel culo di Elena, riempiendolo di sborra calda che colò fuori, gocciolando su Luca che la leccò via dal basso. Luca seguì a ruota, schizzando dentro la figa già piena, la crema che si mescolava in un fiume bianco. Elena, regina del caos, li fece inginocchiare tutti e tre, i cazzi flaccidi che gocciolavano residui. "Aprite la bocca," ordinò, accovacciandosi sopra di loro. Contrasse i muscoli, e un fiotto misto di sborra e umori le uscì dalle due aperture, schizzando sulle loro lingue protese. "Bevete, i miei servetti devoti. Bevete la vostra umiliazione."Marco, Luca e Paolo ingoiarono con foga, le gole che si contraevano, i volti arrossati dal piacere degradante. "Grazie, Padrona," balbettarono all'unisono, leccandosi le labbra sporche. Elena sorrise, il frustino che sfiorava i loro cazzi esausti. "Domani riprenderemo. Ricordate: la vostra sborra è mia, e voi siete i miei calici eterni."E così, nella villa sulle colline, la notte si concluse in un silenzio appagato, interrotto solo dal respiro affannoso dei bevi-sborra, già eccitati al pensiero del prossimo saboto.

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