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lesbo

Fuori orario


di Sleepy699
07.05.2026    |    3.738    |    4 9.8
"«Ti piace guardarmi mentre le mangio il culo? Scommetto che vorresti essere al mio posto» disse rivolta al marito..."

Sono cresciuta in un paese piccolo vicino a Brescia. Papà impiegato alle poste, mamma insegnante elementare. In casa non si parlava di sesso, mai. A sedici anni, mi imbattei per caso in un video su internet. Una ragazza in ginocchio, completamente nuda tranne che per un collarino, che baciava e leccava i piedi di una donna elegante seduta su una poltrona di pelle. La donna la guardava dall’alto, sorridendo, e ogni tanto le premeva la pianta sulla faccia.
Non ho mai provato un’eccitazione così forte in vita mia. Sono venuta quasi subito, con le dita tremanti, guardando quella lingua che scivolava tra le dita della donna. Da quel momento è diventato il mio segreto più profondo. Volevo essere quella ragazza. Volevo essere ai piedi di una donna forte, autoritaria, che mi usasse senza chiedere permesso.
Ho represso tutto per anni. Uscivo con ragazzi della mia età, facevo sesso “normale”, ma dentro mi sentivo insoddisfatta. Provavo a chiedere timidamente “puoi… comandarmi?”, ma loro ridevano o non capivano. Una volta ci ho provato con una ragazza dell’università, ma era dolce, paritaria, voleva baci e carezze. Io invece volevo inginocchiarmi per leccare i piedini deliziosi di chi mi comandava.
A ventiquattro anni sono scappata a Milano. Ho fatto stage, fotocopie, caffè. Poi è arrivato il colloquio nello studio legale. Quando sono entrata nell’ufficio di Monica R. e l’ho vista accavallare quelle gambe lunghe, il sandalo nero che rivelava il piede arcuato… ho sentito le mutandine bagnarsi all’istante. Ho balbettato, sono arrossita, ma ho ottenuto il posto.
Da allora è stata una tortura bellissima. Ogni mattina sceglievo i vestiti pensando a lei. Annotavo mentalmente quando portava i tacchi alti, quando aveva le calze velate, quando la vedevo scalza sotto la scrivania. Di notte, a casa, mi toccavo immaginando il suo piede premuto sulla mia faccia.
Non mi sono mai definita lesbica. Non è il genere che mi eccita. È il potere. È la dominazione elegante, silenziosa, femminile. E Monica era tutto ciò che avevo sognato: fascino naturale e sguardo che ti inchioda, piedi curati e perfetti, un’aura di superiorità naturale.
Avevo deciso di osare di più. Mi fermavo più a lungo nel suo ufficio con la scusa di chiederle chiarimenti, mi appoggiavo alla scrivania con il fianco in modo che la gonna salisse un po’ sulle cosce. Una volta, mentre prendevo appunti, ho “dimenticato” di chiudere un bottone della camicetta. Monica ha guardato il solco tra i seni e ha commentato con voce neutra: «Lo sai che da questa angolazione vedo perfettamente dentro la tua scollatura, vero? E mi piace quello che vedo.»
Ho sorriso timidamente e ho risposto: «mi fa piacere dottoressa.»
Da lì è esploso tutto e le sue battute si sono fatte sempre più spinte.
Decisi di salire di livello. Il giorno prima ero passata dall’estetista. Mi ero fatta fare ceretta completa, manicure e pedicure con uno smalto rosso brillante, uguale a quello che piaceva tanto a Monica.
Indossavo un tailleur nero con gonna corta aderente che mi arrivava a metà coscia e sotto la giacca si intravedeva una bralette (mezzo reggiseno, mezzo top) di pizzo nero. Completava il quadro i capelli sciolti sulle spalle, molto più make up del solito e un paio di sandali con il tacco medio che lasciavano scoperti i miei piedini misura 38, freschi di pedicure. Mi sentivo un po’ sopra le righe ma volevo provarci.
Quando arrivai in studio, Monica mi squadrò dalla testa ai piedi. Si fermò con la tazza di caffè a mezz’aria e un sorrisetto le apparve sulle labbra.
«Cazzo, oggi hai deciso di farti notare?» disse. «Quella gonna ti fascia il culo in un modo indecente. Hai anche fatto i piedi, lo smalto rosso è perfetto. Se volevi farti guardare ci sei riuscita.»
Arrossii ma mi eccitai subito. Lei si avvicinò, mi sfiorò il bordo della gonna con le dita e abbassò la voce.
«Sei andata dall’estetista per me, vero? Hai la figa liscia e depilata e i piedini lisci. Brava ragazza.»
Per tutto il pomeriggio mi provocò. Ogni volta che passava vicino mi sfiorava il culo, mi sussurrava complimenti spinti e mi guardava le gambe incrociate. Verso metà pomeriggio mi disse senza preamboli:
«Entra e chiudi la porta a chiave. Dimmi la verità, Sara. Quando esci da qui vai in bagno a toccarti pensando a me, o aspetti di arrivare a casa?»
Sono rimasta senza fiato. Ho balbettato qualcosa di incomprensibile e lei ha riso, soddisfatta.
«Brava. Mi piace quando diventi rossa. Ti dona.»
Poi ha aggiunto, più bassa: «La prossima volta che lo fai, voglio che mi pensi mentre vieni. E voglio che torni qui ancora bagnata.»
Poi mi ha spinta con delicatezza contro il muro, una mano sul mio fianco, l’altra che mi sollevava il mento. Per un secondo interminabile mi ha guardata negli occhi, come se stesse decidendo quanto spingersi.
Poi mi ha baciata. La sua lingua ha invaso la mia bocca senza chiedere permesso. Ha premuto il corpo contro il mio, intrappolandomi tra lei e il muro. Sentivo il suo seno contro il mio, il profumo della sua pelle, il sapore del caffè e del rossetto.
«Finalmente» ha sussurrato, mordendomi piano il labbro inferiore. «Hai idea di quanto tempo ho aspettato per assaggiarti?»
Le mie mani tremavano mentre le appoggiavo sui suoi fianchi. Non osavo toccarla troppo, ma lei ha preso una delle mie mani e se l’è portata sul seno, facendomi sentire quanto fosse duro il capezzolo sotto la camicetta.
Una mano era scesa e le sue dita hanno sfiorato le mutandine bagnate, premendo sul clitoride attraverso la stoffa.
«Sei fradicia, Sara… da quanto tempo sei così per me?»
Non sono riuscita a rispondere. Solo un mugolio strozzato.
Monica ha ritratto la mano e me l’ha portata alle labbra, facendomi assaggiare il mio stesso sapore.
«Voglio di più» ha detto, la voce bassa e rauca. «Non qui. Non di fretta.
Vieni a casa mia stasera. Non voglio aspettare.»
Esitai. «Ma… tuo marito?»
Lei sorrise, tranquilla. «È a casa. Gli ho già parlato. Vuole solo guardare. Niente di più. Tu puoi stare tranquilla, non ti toccherà. Ti va?»
Ero terrorizzata ed eccitata allo stesso tempo. Ovviamente accettai.
Arrivammo a casa sua verso le otto. Il marito di Monica, Roberto, un uomo di 50 anni, alto, brizzolato e con un fisico ancora solido, era seduto in soggiorno con un bicchiere di whisky in mano. Mi salutò con un cenno del capo e un mezzo sorriso.
«Ciao Sara. Monica mi ha parlato di te. Non preoccuparti, resto solo a guardare. Fate come se non ci fossi.»
Monica mi prese per mano e mi portò in camera da letto. Roberto ci seguì e si sedette su una poltrona in un angolo della stanza, in penombra.
Monica inscenò uno spogliarello sensuale. Il suo corpo nudo sembrava quello di una languida Venere con le gambe tornite, i glutei rotondi e il seno a coppa di champagne. Una pietanza sopraffina che si offriva alla mia vista e a quella di suo marito. «Sei bellissima» le dissi
«Spogliati tesoro, ora tocca a te» mi disse Monica.
Mi sfilai la gonna corta e la giacca, rimanendo solo con la bralette di pizzo nero, slip e sandali.
«Guarda che bel culetto ha la mia segretaria… e questi piedini così curati. Ti piacciono, Roberto? Peccato che tu possa solo guardare.»
Mi sedetti sul letto, Monica si inginocchiò davanti a me, mi tolse i sandali e cominciò a baciarmi e leccarmi i piedini. Succhiava le dita lentamente, passava la lingua tra di esse, mi mordeva piano la pianta.
«Senti come sono morbidi? Li hai mai avuti così sulla faccia? No, vero? Perché tu non li meriti.» disse rivolgendosi a Roberto.
Io mugolavo, guardando ogni tanto verso il marito. Lui era lì, immobile, che ci osservava con attenzione, una mano già sul cavallo dei pantaloni.
Monica mi fece sdraiare sul letto, mi aprì le gambe e iniziò a leccarmi la figa. La sua lingua era calda, esperta: passava sul clitoride, entrava dentro, succhiava le labbra. Io le tenevo la testa tra le mani, spingendo il bacino contro la sua faccia.
«Leccami anche tu» sussurrò.
Ci mettemmo in posizione 69. Io leccavo la sua figa bagnata mentre lei mi succhiava il clitoride. Le nostre lingue lavoravano frenetiche mentre Roberto si stava segando lentamente, godendosi la scena.
Monica mi fece girare a pecorina e mi leccò da dietro, alternando figa e culo, infilando la lingua ovunque.
«Ti piace guardarmi mentre le mangio il culo? Scommetto che vorresti essere al mio posto» disse rivolta al marito.
Poi ci mettemmo faccia a faccia, gambe intrecciate, fighe che si strusciavano una contro l’altra, bagnate e scivolose. Ci baciavamo con passione, tette contro tette, mentre ci toccavamo.
«Vieni per me, tesoro…» mi sussurrava Monica all’orecchio.
Venni per prima, tremando contro di lei, gemendo nella sua bocca. Lei venne poco dopo, stringendomi, mordendomi una spalla.
Mentre eravamo ancora abbracciate e ansimanti, Roberto si alzò. Si avvicinò al letto, il cazzo duro in mano. Si segava con lo sguardo fisso su di noi.
Monica si girò verso di lui, ancora sdraiata accanto a me, e gli sorrise.
«Vieni… sborrami in faccia.»
Roberto emise un grugnito basso. Si segò energicamente per pochi secondi, poi venne: fiotti densi e abbondanti di sborra calda colpirono il viso di Monica. Uno schizzo le arrivò sulle labbra, un altro sulla guancia, un altro ancora sulla fronte e sui capelli. Lei aprì la bocca, tirando fuori la lingua per prenderne un po’.
Io guardavo ipnotizzata, ancora col respiro corto.
Quando finì di scaricare il succo del suo amore, Roberto fece un passo indietro, il cazzo ancora mezzo duro che gocciolava. Monica si girò verso di me, il viso coperto di sborra del marito, e mi baciò profondamente. Sentii il sapore salato sulla sua lingua mentre mi passava la sborra.
«Assaggia» mi sussurrò. «È il suo contributo.»
Roberto rimase lì ancora qualche secondo, guardando la moglie baciarmi con la sua stessa sborra in bocca, fece un sospiro profondo, rimise il cazzo nei pantaloni e torno’ a sedersi sulla poltrona senza dire una parola.
Monica si girò verso di me, il viso coperto di sborra del marito, e mi baciò. Sentii il sapore salato sulla sua lingua.
«Ti è piaciuto?» mi chiese con un sorriso malizioso.
Annuii, ancora scossa ed eccitata. Era stata una delle cose più perverse e intense che avessi mai vissuto fino a quel momento.
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