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lesbo

La telecamera nascosta 1


di Cantastorie
11.09.2026    |    1.931    |    2 9.7
"Quando Lisa si stese sotto di lei, costringendola a cavalcarle la faccia mentre continuava a penetrarla con il giocattolo, Loredana perse ogni controllo..."
La telecamera era minuscola, nascosta tra i libri sullo scaffale sopra il letto. Loredana l'aveva posizionata con cura maniacale tre settimane prima, inclinata perfettamente per inquadrare il materasso dalla testa ai piedi. Quando Luca le aveva proposto quel gioco, aveva provato un brivido tra lo scandalo e l'eccitazione. Ora era diventata la loro routine segreta, un rituale che accendeva le notti di entrambi.
Loredana era sdraiata sul letto, il telefono accanto a sé con il display che mostrava una notifica: "Sono connesso. Inizia."
Si morse il labbro inferiore, sentendo il solito calore propagarsi tra le cosce. Indossava solo una camicia da notte di seta bianca, troppo grande, che le scivolava da una spalla. Conosceva Luca, sapeva che avrebbe voluto vederla spogliarsi lentamente, costruendo l'anticipazione frame dopo frame.
Si alzò in ginocchio sul materasso, afferrò il bordo della camicia e la sollevò sopra la testa, gettandola su una sedia lontana. Restò nuda, il corpo illuminato dalla luce calda della lampada da comodino. Si accarezzò i seni, pizzicandosi i capezzoli finché non diventarono turgidi, pensando a lui che la guardava da qualche parte della città, probabilmente già duro, la mano sulle mutande.
Il telefono vibrò: "Apri le gambe. Voglio vedere tutto."
Obbedì, sdraiandosi sulla schiena e aprendo le cosce. La telecamera la inquadrava dall'alto, un angolo che rendeva tutto più crudo, più esposto. Iniziò a toccarsi, lentamente all'inizio, le dita che scivolavano sulla pelle interna delle cosce prima di raggiungere il centro. Si era bagnata già solo nell'attesa, nell'idea di essere osservata senza poterlo vedere, di essere un oggetto del suo desiderio.
Il telefono continuava a vibrare con ordini sempre più precisi, più osceni.
"Metti due dita dentro."
"Leccale."
"Guarda verso la telecamera mentre ti venga."
Loredana eseguiva tutto, la voce roca di piacere reale, non recitato. Quando venne, fu un orgasmo lungo e tremante, le gambe che si chiudevano involontariamente, il respiro affannoso che riempiva la stanza silenziosa. Sapeva che Luca stava venendo con lei, immaginava il suo sapore, il modo in cui si stringeva il sesso mentre sparava sullo schermo del cellulare.
Lisa arrivò da Londra venerdì sera, con la sua valigia rumorosa e il suo accento che tagliava le parole in modo affascinante. Era più alta di Loredana, capelli neri tagliati corti, occhi verdi che sembravano giudicare tutto con ironia. Erano cresciute insieme, prima che la famiglia di Lisa traslocasse oltremanica, e tra loro esisteva quella complicità che nasce solo dall'infanzia condivisa e dai segreti dimenticati.
Quella sera bevvero troppo vino sul divano di Loredana, ridendo dei ricordi, delle delusioni amorose, delle stranezze dei rispettivi lavori. Lisa indossava un vestito nero attillato, le gambe incrociate in modo elegante, il profumo intenso che riempiva l'aria.
"Mi sei mancata, cugina," disse Lisa, appoggiando la mano sulla coscia di Loredana in modo che sembrasse casuale ma non lo era.
Loredana sentì un brivido. Non era la prima volta che notava quella carica elettrica tra loro, ma di solito era rimasta un'ombra, qualcosa di non detto. Quella sera, con il vino e la solitudine che condividevano, l'ombra prese forma.
Si baciarono sul divano, prima timidamente, poi con una fame che le sorprese entrambe. Lisa sapeva di menta e alcol, le mani erano insistenti, esperte. Quando Loredana la trascinò in camera da letto, non pensò alla telecamera. O forse sì, in un angolo oscuro della mente, ma la eccitazione era più forte della cautela.
Lisa si tolse il vestito con movimenti fluidi, rivelando un corpo palestrato, seni piccoli e sodi, la pelle olivastra che sembrava non conoscere l'inverno londinese. "Sei bellissima," sussurrò, spingendo Loredana sul letto
Loredana si lasciò cadere sulla schiena, le lenzuola fresche contro la pelle nuda. Lisa si stese sopra di lei, le gambe che si intrecciavano, le mani che esploravano ogni piega, ogni piega segreta. Non c'era più spazio per i pensieri, solo la sensazione della lingua di Lisa sul suo collo, sui suoi seni, tra le sue gambe.
Lisa era selvaggia, senza inibizioni. Le leccò con voracità, le dita che entravano e uscivano in un ritmo insistente, mentre con l'altra mano si toccava da sola. Loredana gemette forte, dimenticando che avrebbe dovuto essere silenziosa, dimenticando i figli, dimenticando tutto tranne il piacere che stava montando come un'onda.
"Girati," ordinò Lisa, e Loredana obbedì, mettendosi a pecora.
Lisa la prese da dietro, una mano che le affondava nei fianchi, l'altra che le accarezzava il clitoride. Poi si fermò, raggiunse la borsa, e tornò con un oggetto nero e lucido. Un giocattolo che accese gli occhi di Loredana di terrore e desiderio.
"Vuoi?" chiese Lisa, accendendolo. Il ronzio riempì la stanza.
"Si," ansimò Loredana, "tutto."
Lisa lo usò su di lei, dentro di lei, cambiando angoli e profondità con una padronanza che suggeriva molta pratica. Loredana si morse il cuscino per non urlare, il corpo che si contorceva sotto i colpi del silicone che vibrava. Quando Lisa si stese sotto di lei, costringendola a cavalcarle la faccia mentre continuava a penetrarla con il giocattolo, Loredana perse ogni controllo.
Vennero insieme, un orgasmo che sembrò non finire mai, i corpi che si stringevano e si allontanavano in spasmi incontrollabili. Lisa le leccò le dita, sporche di entrambe, con un sorriso da gatta.
"Non pensavo fossi così troia, cugina," ridacchiò, accarezzandole il viso.
Loredana sorrise, sfinita, guardando verso l'alto, verso lo scaffale, verso il puntino nero che aveva registrato ogni secondo. Pensò a Luca, a come sarebbe impazzito nel rivedere quella scena, a come avrebbe esploso nel vederla scopare con la cugina inglese.
Il telefono le vibrò nella borsa in soggiorno. Un messaggio che non poteva leggere, ma che conosceva già.
"Domani ti faccio rivedere tutto".
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