Loredana e il patrigno
Da qualche settimana, la dinamica delle paghette per farla uscire di casa si interruppe. Non c'era più bisogno di mandarla via con la scusa di un pomeriggio con le amiche. Al contrario, l'uomo iniziò a cambiare completamente.
All'improvviso il rubinetto si era chiuso. Da un giornio all'altro di punto in bianco.
La frustrazione e la sensazione di aver perso un diritto acquisito hanno preso rapidamente il sopravvento sul buon senso. Una sera, approfittando dell'assenza della madre e del fatto che il patrigno fosse sotto la doccia, si era intrufolata nello studio. Aveva aperto il cassetto della scrivania, individuato il fermasoldi in pelle e sfilato due banconote.
Quando si era girata per uscire a passi felpati, lui era in piedi sulla soglia dell'apertura, con le braccia incrociate e lo sguardo del tutto privo di sorpresa.
Loredana era rimasta gelata, con le banconote ancora strette nel pugno sudato. Il primo d'istinto era stato quello di prepararsi alla tempesta, di figurarsi già le urla di sua madre, le spiegazioni umilianti e la punizione che ne sarebbe seguita. Il patrigno, invece, entrato nella stanza era estremamente calmo, senza alzare di un tono la voce.
"Tua madre non saprà nulla di quello che è successo in questa stanza," le disse, fissandola dritta negli occhi con una gravità che la ragazza non gli aveva mai visto prima. "Ma da questo momento in poi le cose cambiano. Se vuoi che questa storia rimanga tra noi due e non distrugga l'equilibrio di questa casa, devi iniziare a comportarti in modo del tutto diverso."
Loredana sentì un brivido freddo risalire lungo la schiena, trasformando il terrore di essere stata scoperta in una sensazione molto più viscerale e strisciante: il fastidio. Negli ultimi tempi aveva avvertito uno strano cambiamento nell'aria, ma aveva cercato di ignorarlo, bollandolo come una sua paranoia. Ora, però, tutto sembrava incastrarsi in un disegno nitido e inquietante.
Quel rifiuto improvviso nel darle la solita paghetta non era stato un semplice atto educativo o un problema di bilancio familiare, ma una trappola ben studiata. Si rese conto con chiarezza di come lui la guardasse già da un po': non più come la figlia della compagna da accudire o tollerare, ma con occhi diversi, carichi di un'attenzione morbosa, ambigua e invadente. Un'attenzione che cercava il contatto visivo troppo a lungo, che pesava ogni suo movimento, che si soffermava sui suoi abiti prima che uscisse la sera.
Il ricatto appena pronunciato prendeva così una piega del tutto diversa. Quel "devi comportarti diversamente" non suonava più come l'invito a diventare una ragazza più matura o responsabile, ma come una richiesta strisciante di sottomissione. Sapere che lui usava il segreto del furto per legarla a sé, facendo leva sulla paura di ferire o deludere la madre, le provocava una nausea profonda.
Loredana strinse i pugni lungo i fianchi, cercando di nascondere il tremore delle mani. Lo disgustava e la spaventava, ma soprattutto la infastidiva l'idea che lui pensasse di averla in pugno, sfruttando la sua posizione d'autorità e lo sguardo morboso con cui la perquisiva ogni volta che si trovavano nella stessa stanza.
Loredana trasse un sospiro profondo, cercando di nascondere il tremore nella voce e mantenendo la massima distanza fisica possibile. Lo fissò negli occhi, sforzandosi di mostrare uno sguardo freddo e distaccato per mascherare il disagio che le provocava quella vicinanza.
"Cosa vuoi che faccia?" chiese con tono fermo, senza fronzoli.
Al primo affondo di lingua, la realtà si rivelò in tutta la sua spietata crudeltà. Il gusto al palato sapeva inesorabilmente di acqua di mare ristagnante che le fece arricciare immediatamente il naso e torcere lo stomaco.
Loredana si bloccò di fronte a quel pezzo di carne che iniziava lentamente a ingrandirsi, colando una bava appiccicosa. La reazione d'istinto sarebbe stata quella di cercare di scappare. Ma la sua sfacciataggine le impedì di compiere quel gesto.
Così, prese una decisione drastica: avrebbe ingoiato tutto, fino all'ultimo centimetro.
Lanciò un secondo lecco, chiudendo gli occhi per concentrarsi.Il sapore rivoltante le provocò un brivido lungo la schiena. Deglutì a fatica, sentendo il nodo alla gola che protestava a ogni boccone. La gente intorno passeggiava spensierata, godendosi il pomeriggio, mentre lei combatteva una battaglia silenziosa e masochista contro il cazzo del patrigno che rideva soddisfatto.
centimetro dopo centimetro, goccia dopo goccia, Loredana accelerò il ritmo delle leccate per finire quel supplizio il prima possibile. La lingua era ormai intorpidita, non teneva il conto di quante volte quel cazzo maleodorante fosse entrato nella sua bocca profumata. L'unico sollievo che attenuava gradualmente l'intensità di quella miscela stomachevole è che sarebbe finito in fretta, o almeno così le piaceva pensare. Quando lo sentiva fremere convinta che stesse per venire, intrisa di quel liquido denso, il patrigno sembrava recuperare lucidità e vigoria, infilando quel cazzo che sembrava non finire più in fondo alla sua gola.
Dai che sto per venire!!! le diceva strappandole quasi i capelli...datti da fare!!! Ma la fine sembrava non arrivare mai.
Il patrigno si godeva la scena con un sorriso canzonatorio stampato in faccia. La osservava con evidente divertimento, consapevole di quanto quel momento stesse diventando una tortura per lei.
Ogni volta che Loredana arricciava il naso o strizzava gli occhi per la nausea, lui rilasciava una risatina sommessa. "Dai, Loredana, non fare quelle facce", la provocò con tono sornione, godendosi ogni singola smorfia di disgusto. Lecca bene tutto fino alla fine, non vorrai mica sprecarlo? Tua madre già mi avrebbe fatto venire"
Loredana gli lanciò un'occhiata di fuoco, ma il commento pungente ebbe solo l'effetto di rafforzare la sua pervicace ostinazione. Piuttosto che dargli la soddisfazione di vederla cedere o sentire le sue cattiverie, avrebbe mandato giù anche il veleno. Ignorando lo sguardo compiaciuto dell'uomo, intensificò il ritmo, spingendo la lingua contro quel membro pulsante con una determinazione quasi feroce.
Il patrigno continuava a fissarla.
Loredana mantenne lo sguardo fisso, affrontando ogni leccata come una muta sfida di forza di volontà. A ogni boccone buttato giù a forza, dimostrava a se stessa e soprattutto a lui che nessuno l'avrebbe vista spezzarsi per un semplice bocchino.
Il patrigno scoppiò in una risata sonora, divertito dal visibile patimento della ragazza. Le diede un buffetto sulla nuca, non forte ma sufficientemente provocatorio da farle trasalire le spalle.
"Forza, fai la brava", le mormorò con quel tono di finta premura che Loredana detestava. "Dimmi che è buono e finiscilo tutto. Perché se non ti comporti come si deve, stasera dico tutto a tua madre.
Senza staccare gli occhi dai suoi, Loredana diede una leccata decisa, ripulendo il bordo della cialda con fin finta lentezza.
"È delizioso", disse mentendo con voce ferma, anche se la lingua le pesava come di piombo e la gola le si stringeva per il sapore di formaggio acido.
Il patrigno assottigliò gli occhi, sorpreso da quella risposta inaspettata. Loredana continuò a mandar giù ogni singolo pezzo di cazzo, stringendo i denti a ogni deglutizione. Lo Mangiò, lo sgranocchiò lo sbavò fino a che quel cazzo iniziò a sparare sborra ovunque, come una mitraglia senza controllo.
Il patrigno scosse la testa, osservando con finta riprovazione le dita di Loredana sporche di quella crema biancastra e appiccicosa.
"Guarda come ti sei ridotta", disse con un sorrisetto malevolo, incrociando di nuovo le braccia. "Non vorrai rimanere in queste condizioni? Tua madre si arrabbierebbe a vederti così pasticciona."
Loredana sospirò, cercando di mantenere la calma per non dargli la soddisfazione di vederla esplodere. "Dammi un fazzoletto, per favore", rispose con tono piatto.
Il patrigno la guardò con un'espressione divertita, lasciando passare qualche secondo prima di rispondere. "Un fazzoletto? E sprecare la carta per un po' di sperma?" fece lui, facendo un cenno verso le sue dita sporche.
"Hai detto che era delizioso, no? Usa la lingua! Lecca via tutto fino all'ultima goccia, così non sprechi niente neanche adesso."
Il sapore finale era orribile.
Loredana mantenne lo sguardo fisso su di lui. La provocazione era palese, un ultimo infantile tentativo di metterla a disagio e farla cedere. Ma invece di protestare o mostrare disgusto, Loredana portò lentamente la mano alla bocca. Con deliberata accuratezza, iniziò a leccarsi ogni singolo dito, pulendo la pelle fino a non lasciare la minima traccia di quel seme nauseabondo.
Quando ebbe finito, si asciugò le labbra con il dorso del polso e mostrò le mani perfettamente pulite al patrigno, il cui sorriso non si era spento di fronte a quella fredda e incrollabile ostinazione.
Il patrigno la fissò con uno sguardo di trionfale, godendosi l'ostinazione della ragazza mentre si puliva l'ultimo rigo di crema appiccicosa dalle dita.
"Vedi che alla fine è bastato un po' di sforzo?" esclamò, lasciando andare un'altra risatina stridula. "Pensa che tua madre ieri ha mangiato esattamente lo stesso. Stesso identico gustio E a differenza tua non ha fatto tutte queste storie, anzi... se l'è goduto fino all'ultima leccata."
Loredana rimase immobile, sentendo un nodo ancor più pesante formarsi nello stomaco, era solo l'inizio.
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