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Prime Esperienze

Il regalo seconda parte


di Cantastorie
16.09.2026    |    753    |    0 8.0
"Era un ritmo perfetto, una danza che conosceva a memoria, alternando succhiata profonde a leccate delicate sotto il glande..."
Luca sentì la voce di Loredana dal piano di sotto, distante ma insistente: "Luca? Dove sei finito?"
"Scendo subito," gridò, la voce roca. Si affrettò verso la porta, il pacchetto stretto nel pugno come un tesoro rubato.
Ma prima di scendere, l'ombra del corridoio lo accolse. Il cuore gli martellava nelle tempie, il sangue ronzava nelle orecchie. Guardò giù verso il salotto dove Loredana stava riordinando, assicurandosi che non potesse vederlo. Con dita tremanti, strappò il nastro rosso e spiegò la carta velina.
Due piccoli oggetti di stoffa caddero nel suo palmo.
Due micro mutandine. Usate. Probabilmente quelle del saggio.
Una era di un nero intenso, di pizzo trasparente con inserti di seta. L'altra era grigia, in cotone elasticizzato, più semplice ma altrettanto minuscola.
Luca non esitò. Non ci pensò nemmeno. Portò prima la nera al viso, affondando il naso nel tessuto umido ancora tiepido. L'odore lo colpì immediatamente: dolciastro, familiare, con note di vaniglia e qualcosa di più acido, femminile. Carlotta. La riconobbe istantaneamente, quel profumo che l'aveva ossessionato per mesi, ora concentrato in quella minuscola veste intima che aveva aderito alle sue parti più segrete.
Poi la grigia. Chiuse gli occhi, inspirando a fondo. Speziato. Esotico. Una miscela di sandalo, muschio e qualcosa di più selvatico, più intenso. Sofia. Quella pelle olivastra che aveva desiderato spesso annusare, ora ridotta a un frammento di stoffa profumata che gli faceva girare la testa.
Rimase lì, nell'ombra del corridoio, con le mutandine premuta sul volto, l'erezione che pulsava dolorosamente contro i jeans, mentre Loredana lo chiamava di nuovo dal basso.
"Luca? Sto aspettando."
Risistemò rapidamente il tesoro nella tasca, sentendo il tessuto umido contro il fianco, una promessa di peccato che avrebbe portato con sé per tutta la notte. Scese le scale con le gambe molli, il sorriso di un uomo che ha appena toccato il fuoco e ne è rimasto scottato, desiderando solo bruciare di più.
"Scusa," disse entrando nel salotto, cercando di apparire normale mentre il profumo di entrambe le ragazze gli bruciava ancora nelle narici. "Ero... in bagno."
Loredana lo guardò, sospettosa ma non ancora certa. "Tutto bene? Sei strano."
"Tutto perfetto," rispose Luca, sentendo il peso delle mutandine nella tasca come una condanna e una benedizione. "Semplicemente perfetto."
Luca era seduto sul divano accanto a Loredana, ma non percepiva nulla della trasmissione che scorreva sullo schermo della televisione. L'erezione persisteva nei pantaloni, un dolore pulsante che non si attenuava, alimentato dal profumo che ancora gli impregnava le dita e il tessuto delle mutandine nascoste nella tasca. Ogni pochi minuti, il telefono vibrava contro il fianco, una serie di zzz insistenti che gli martellavano i nervi.
Loredana era accoccolata accanto a lui, le gambe ripiegate sotto il corpo, completamente ignara della tempesta che si stava abbattendo su di lui.
"Scusa," mormorò Luca alzandosi bruscamente, la voce roca. "Devo andare in bagno un attimo."
"Di nuovo?" Loredana alzò un sopracciglio, ma non ebbe tempo di aggiungere altro.
Luca si chiuse nel bagno di sotto, il cuore che gli martellava nelle tempie. Con mani tremanti estrasse il telefono. Tre messaggi non letti, tutti da Carlotta.
Il primo: "Allora, ti è piaciuto il regalo? Hai indovinato chi è chi? La nera è mia, ovviamente. Quella grigia è di Sofia. Ce le siamo tolte , pensando a te
Il secondo: "Non riusciamo a dormire. Siamo troppo eccitate. Vogliamo che tu faccia qualcosa per noi, Luca. Qualcosa di sporco."
Il terzo lo fece quasi cadere il telefono: "Fatti fare un bocchino da mia madre sul divano. Adesso. Noi ti spiamo dalla ringhiera del piano superiore. Vogliamo vedere come te la giochi con quella porca. Se lo fai bene, domani avrai il tuo secondo regalo. Forse anche di più."
Luca fissò lo schermo, il respiro affannoso. Guardò verso la porta chiusa, poi verso il soffitto. Da qualche parte lassù, oltre quelle travi, c'erano Carlotta e Sofia. Nude, probabilmente. Che lo stavano aspettando.
Le dita volarono sulla tastiera: "affare fatto. State a guardare."
Uscì dal bagno con passo felpato, il sangue che ronzava nelle orecchie. Loredana era ancora sul divano, assorta nello schermo. Si sedette accanto a lei, così vicino che il calore del suo corpo lo avvolse.
"Sei strano stasera," mormorò Loredana, senza distogliere lo sguardo dalla televisione.
Luca non rispose. Le sue mani trovarono il fianco di Loredana, accarezzando i fianchi ampi attraverso il tessuto leggero dell'abito. Poi salirono, trovarono i seni, li strinsero con un'urgente che non aveva mai mostrato prima.
"Luca..." iniziò Loredana, sorpresa, ma lui la interruppe.
La tirò verso di sé, spingendola giù, tra le sue gambe. L'erezione era visibile ora, un'asta rigida che premeva contro la tela dei pantaloni.
"Per favore," mormorò lui, la voce rotta dal desiderio. "Ho bisogno di te. Adesso."
Loredana lo guardò, gli occhi che si oscuravano di comprensione. Era un'artista nel suo genere, lo sapeva. Aveva un talento innato, una tecnica che aveva affinato negli anni. Non aveva bisogno di ulteriori inviti.
Si chinò su di lui, le mani che sfioravano la cerniera. La abbassò con un movimento lento, liberando il pene che balzò fuori, violaceo e pulsante, gocciolante di pre-eiaculato.
"Sei così duro stasera, ma facciamo piano ci sono le ragazze" sussurrò Loredana, ammirata ma materna. Non sapeva. Non aveva idea che due la stessero guardando dal buio della ringhiera sopraelevata.
Poi prese il pene tra le labbra, e Luca sussultò, la testa che cadeva all'indietro contro il cuscino del divano. Loredana lavorava con la lingua, con la gola, con le mani che accarezzavano la base e le palle. Era un ritmo perfetto, una danza che conosceva a memoria, alternando succhiata profonde a leccate delicate sotto il glande.
Luca guardava verso l'alto, verso l'oscurità del piano superiore. Sapeva che erano lì. Poteva quasi sentire il respiro affannato di Carlotta e Sofia mentre lo guardavano, mentre sua madre gli faceva quel bocchino splendido e ignaro.
Chiuse gli occhi, affondando le mani nei capelli di Loredana, guidandola, spingendo. Ma nella mente non c'era lei. C'era l'odore delle mutandine nella tasca, la nera di Carlotta e la grigia di Sofia, i profumi intimi che si erano fusi nel suo cervello. Pensava alla pelle olivastra di Sofia, agli occhi azzurri di Carlotta, alle loro lingue che si sfioravano nella foto, alle dita a V puntate verso il basso.
Loredana accelerò, sentendo l'imminenza. La mano di Luca scivolò nella tasca, afferrando le mutandine, portandosele al naso di nascosto, inspirando a fondo quel cocktail di essenze femminili che lo stava facendo impazzire.
"Oh Dio," gemette, i fianchi che si sollevavano dal divano, spingendo il cazzo in fondo alla gola di Loredana.
Venne copiosamente, una scarica che sembrò non finire mai, spasmi che gli percorrevano la schiena mentre Loredana ingoiava tutto, senza perdere una goccia, da esperta che non sapeva di essere lo spettacolo per due ragazzine voyeriste eccitate.
Quando fu finito, quando Loredana si risollevò con un sorriso soddisfatto, lucente, Luca rimase lì, sfinito, il pene ancora mezzo duro che pendeva fuori dai pantaloni.
Il telefono vibrò di nuovo....
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