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Prime Esperienze

La telecamera nascosta 3


di Cantastorie
11.09.2026    |    1.287    |    0 9.1
"Marco continuava a strofinare il reggiseno contro le palle, annusandone l'elastico, mormorando il nome di Loredana come una preghiera oscena..."
Luca ormai aveva sviluppato un'abitudine quasi patologica. Ogni volta che Loredana gli diceva che Carlotta era in casa da sola, il suo dito scattava automaticamente sull'app della telecamera. Non si connetteva più solo per il piacere di spiare Loredana, ma per quella tensione nuova, quella scoperta inaspettata che aveva cambiato tutto.
Era un martedì pomeriggio quando vide qualcosa di diverso.
Carlotta non era sola. C'era un ragazzo con lei, più o meno della sua età, forse un paio di anni più grande. Alto, moro, con gli occhiali da intellettuale e un'aria da bravo ragazzo che Luca avrebbe giurato fosse quello del principe azzurro. Indossava una camicia azzurra infilata nei jeans, i libri stretti al petto come uno scudo di rispettabilità.
Marco," sentì Carlotta chiamarlo, mentre lo faceva entrare in camera. "Mia madre esce sempre fino alle sei il martedì. Abbiamo tutto il tempo."
Marco. Luca memorizzò il nome, gli occhi incollati allo schermo. Voleva odiarlo immediatamente, quel ragazzo con la faccia da santarello che entrava nella stanza della sua donna con le scarpe sporche e l'aria di chi ci aveva già messo le mani sopra.
Ma quello che vide nei minuti successivi lo fece restare senza fiato.
Marco non era affatto quello che sembrava.
Appena la porta si chiuse, la maschera del bravo ragazzo cadde. Afferrò Carlotta per i fianchi con una rudezza che fece trasalire Luca, spingendola contro la scrivania. "Allora," disse, la voce bassa e sporca, completamente diversa dal tono educato di prima. "La tua mamma ha lasciato qualcosa di interessante stavolta?"
Carlotta sorrise, quello stesso sorriso da gatta che Luca aveva imparato a conoscere e desiderare. "Guarda nel cassetto. Ha comprato un reggiseno nuovo, di pizzo nero. Non l'ha mai indossato, dice che è per le occasioni speciali."
Marco aprì il cassetto della cassettiera di Loredana con familiarità, come se lo avesse già fatto centinaia di volte. Ne estrasse il reggiseno, tenendolo in alto come un trofeo. Era minuscolo, due pezzi di pizzo nero collegati da nastri sottili, con la etichetta ancora attaccata.
"Porca puttana," mormorò Marco, portandolo al viso e annusandolo profondamente. "Sa di nuovo e di lei insieme. Mi fai impazzire, Carlotta. Sai che non dovrei fare queste cose. Che dovrei prendere i soldi e basta per le lezioni.
"Ma preferisci questo," disse Carlotta, inginocchiandosi davanti a lui. "Preferisci farmi ingoiare la tua sborra mentre annusi le mutandine di mia madre."
Luca sentì il proprio cazzo indurirsi istantaneamente. Guardava, paralizzato, mentre Carlotta apriva la cerniera dei jeans di Marco e ne estrasse un cazzo già duro, grosso e venoso, che prese a masturbare con movimenti lenti e voluttuosi.
"Prendi il reggiseno," ordinò Marco, la voce roca. "Tienilo vicino al mio cazzo. Voglio sentire il pizzo mentre mi seghi."
Carlotta obbedì, avvolgendo il reggiseno di Loredana attorno all'asta di Marco, usando il pizzo morbido per strofinargli la cappella. Marco chiuse gli occhi, il respiro affannoso, le mani che premevano sulla testa di Carlotta.
"Succhia," ordinò. "Ma non finire. Voglio durare."
Carlotta prese il cazzo in bocca, le labbra che scendevano lungo l'asta, la lingua che giocava con la cappella. Marco continuava a strofinare il reggiseno contro le palle, annusandone l'elastico, mormorando il nome di Loredana come una preghiera oscena.
"tua madre è una troia," ansimò, guardando verso il cassetto ancora aperto. "Deve avere una figa stretta, vero? Deve godere come un animale."
Carlotta non rispose, la bocca piena del suo cazzo. Gli faceva un bocchino profondo, le mani che massaggiavano le palle, il reggiseno di Loredana che ora usava per asciugare la saliva che colava sulle cosce di Marco.
"Stop," disse lui all'improvviso, tirandole indietro la testa per i capelli. "Voglio qualcos'altro. Il perizoma che mi hai promesso. Quello che ha usato ieri."
Carlotta si alzò, le ginocchia sporche di polvere, e si diresse verso il cesto della biancheria sporca. Ne estrasse un perizoma di seta rossa, visibilmente usato, che porse a Marco con un gesto ceremoniale.
"È bagnato," disse, con voce da brava complice. "Non si è lavata stamattina. Si è svegliata probabilmente eccitata e si sarà toccata prima di alzarsi."
Marco prese il perizoma come se fosse l'ostia consacrata. Lo portò al naso, respirando a fondo, i polmoni che si gonfiavano dell'odore di Loredana. Poi lo avvolse attorno al proprio cazzo, usando la stoffa umida per masturbarsi, mentre Carlotta si inginocchiava di nuovo davanti a lui.
"Guardami," ordinò Marco. "Guardami mentre vengo con la figa sporca di tua madre."
Carlotta alzò gli occhi, il viso all'altezza del cazzo di Marco che si masturbava selvaggiamente con il perizoma di Loredana. La scena era oscena, profana: il bravo ragazzo con gli occhiali che si segava con la biancheria intima della madre della sua compagna di studi, mentre lei lo guardava con la bocca aperta in attesa.
"Ci siamo," ansimò Marco, la mano che si muoveva sempre più veloce. "Apri la bocca, troia. Tutto dentro. Voglio che tu senta il gusto della tua mamma mentre ingoi la mia sborra."
Carlotta obbedì, la lingua fuori, gli occhi che supplicavano.
Marco esplose. Una prima scarica colpì il viso di Carlotta, coprendole la guancia di bianco denso. Poi riuscì a indirizzare il resto dentro la bocca aperta, spruzzando direttamente sulla lingua, sulle labbra, sul mento. Continuò a venire, più di quanto Luca avesse mai visto, mentre strofinava il perizoma sulla cappella per spremere ogni ultima goccia.
Carlotta ingoiò, ingoiò ancora, la gola che si muoveva visibilmente. Poi prese il perizoma dalle mani di Marco, lo portò alla bocca, e ci si pulì la faccia, assorbendo il resto della sborra con la stoffa che aveva toccato la fessa di sua madre.
"Sei più Porca di tua madre ," mormorò Marco, sfinito, appoggiandosi alla cassettiera. "Sei la migliore troia che abbia mai avuto."
"E tu sei solo il ragazzo delle ripetizioni," rise Carlotta, rimettendosi in piedi. "Ora prendi i libri e fai finta di insegnarmi qualcosa prima che torni mia madre. E lascia il reggiseno dove l'hai trovato, ma mettici sopra una goccia della tua sborra. Voglio che lei lo indossi senza sapere che è stato sul tuo cazzo."
Marco rise, quel riso sporco da maschio soddisfatto. "Sei malata. Mi piaci."
Luca guardò tutto, la mano sul proprio cazzo che si era venuto nelle mutande senza nemmeno toccarsi, così eccitato era stato. Quando Marco e Carlotta uscirono dalla stanza, facendo finta di niente, lui rimase lì, a fissare lo schermo nero inebetito.
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