La telecamera nascosta finale
"Devi invitarlo a cena," disse Luca, le mani che le stringevano i fianchi con una pressione possessiva. "Venerdì. Quando Carlotta è a lezione di danza e torna tardi e tuo figlio Bruno e dal padre. Solo voi tre."
"Ti vesti come una troia. Gli fai vedere quello che si è perso. Gli dai da annusare, da desiderare, finché non impazzisce. E poi... vediamo quanto resiste prima di tirare fuori il cazzo."
Venerdì sera Loredana indossava un vestito nero attillato, cortissimo, con una scollatura profonda che lasciava intravedere la costa del reggiseno di pizzo- lo stesso che Marco aveva usato quella mattina per segarsi, che lei aveva indossato per tutto il giorno senza sapere. Le gambe erano nude, lisce, terminate in tacchi a spillo da puttana di lusso.
Marco arrivò puntuale, con una bottiglia di vino e l'aria da bravo ragazzo che ormai conosceva essere solo una maschera. Ma quando vide Loredana sulla porta, il sorriso educato gli si spaccò in due. I suoi occhi scesero immediatamente sulla scollatura, sulle cosce, su quel nulla di tessuto che le copriva il culo.
"Signora Loredana," disse, la voce leggermente spezzata. "Non sapevo che fosse così... giovane."
"Entra, Marco," sorrise lei, apposta, facendogli sentire il profumo intenso che aveva spruzzato tra i seni. "Siamo in famiglia, qui. Non c'è bisogno di formalità."
La cena fu un gioco di seduzione costante. Loredana si chinava in avanti per servire il vino, facendo pendere i seni davanti al viso di Marco. Incrociava e s incrociava le gambe sotto il tavolo, lasciando che il vestito si alzasse sempre di più, mostrando l'attaccatura delle calze autoreggenti che Luca le aveva fatto indossare.
Marco sudava. Il gomito del bravo ragazzo era sparito, sostituito da un animale in trappola che non riusciva più a fingere. A metà secondo piatto, mentre Loredana leccava lentamente il cucchiaio della crema pasticcera, lui sbuffò e si slacciò i pantaloni sotto il tavolo.
Il cazzo di Marco era enorme, turgido, la cappella violacea e gocciolante di pre-sborra. Lo tenne in mano di nascosto sotto il tavolo, strofinandoselo contro la gamba di Carlotta che divertita non si ritrasse.
"Devo fare una foto," disse all'improvviso tornando in sé, tirando fuori il telefono con l'altra mano. "Per ricordo. Un selfie con la signora."
Scattò foto apparentemente innocenti: Loredana che sorrideva, Loredana che alzava il calice, Loredana che posava con la forchetta in bocca in modo provocante. quelle foto sarebbero servite a Marco per segarsi nelle settimane a venire, per spruzzare sul viso di Loredana a mentre era solo nel suo letto da studente.
"Facciamone una insieme," propose Marco. "Un abbraccio, come in famiglia."
Si alzò, il cazzo ancora duro nei pantaloni e andò dietro a Loredana. La prese per i fianchi, la spinse leggermente verso di sé, e appoggiò il mento sulla sua spalla nuda. Con l'altra mano, quella libera, le sfiorò tra le chiappe, le dita che le sfioravano appena.
"Così va bene?" chiese, ma la sua erezione premeva dritta contro il culo di Loredana, dura come il ferro, facendole sentire quanto la desiderasse.
"Perfetto," ansimò lei, premendosi leggermente contro di lui per la foto.
Fu in quel momento che il telefono di Loredana vibrò. Un messaggio di Luca: "esci vieni Subito fuori. Ho bisogno di svuotarmi le palle su di te."
Loredana si staccò da Marco, le guance in fiamme. "Scusate, torno subito. Esco un attimo."
Usci dalla stanza in fretta, lasciando Marco con il cazzo in tiro e un'espressione di frustrazione dipinta sul viso.
Luca l'aspettava in macchina le aveva fatto una sorpresa condizionata dall'eccitazione, il cazzo in mano in piena erezione. La prese appena entrata, la spinse verso di se, le mani che le alzavano il vestito.
"Sei bagnata," mormorò, le dita che le scivolavano tra le cosce e trovavano la fessa fradicia, viscosa, pronta. "Cazzo, sei fradicia. Perché?"
"Per lui," ansimò Loredana, senza vergogna. "Per il suo cazzo. Mi ha toccato il culo, Luca. Mi ha fatto sentire quanto è duro. Volevo che mi scopasse lì, a tavola, davanti a Carlotta."
Luca non rispose. La girò, le abbassò le mutandine, e la prese da dietro con una spinta violenta. Loredana gridò, mentre lui la scopava selvaggiamente, vendicativo, eccitato dall'idea che un altro cazzo avesse toccato quello che era suo.
"Sborro dentro di te," ringhiò. "E poi torni da lui con la mia sborra che cola. Così sa che sei già stata scopata. Così sa che sei una troia."
Esplose, riempiendola di seme caldo, le mani che le affondavano nei fianchi, i colpi finali che la facevano sbattere contro la portiera.
Nel frattempo la scena in casa non era innocente.
Marco aveva il telefono in mano, le foto di Loredana che aveva appena scattato ingrandite sullo schermo. Il cazzo era di nuovo fuori, duro, che spuntava dai pantaloni aperti. Carlotta era accanto a lui
"No," stava dicendo Carlotta, ma la voce mancava di convinzione. "Non posso. mia madre potrebbe tornare."
"Con la bocca, Carlotta, disse Marco.Ora. Mentre guardiamo le foto di tua madre.
Carlotta guardò le foto sul telefono: sua madre che sorrideva, che posava, che leccava il cucchiaio. Poi guardò il cazzo di Marco, duro, che pulsava davanti al suo viso.
"Va bene," sussurrò. "Ma sono il conto pagato per le prossime tre lezioni. E devi venire in fretta"
"Apri la bocca," ordinò Marco.
Carlotta obbedì, la bocca che si spalancava, la lingua che usciva per accogliere la cappella. Marco affondò dentro di lei con un gemito, una mano che le prendeva la testa, l'altra che scorreva sulle foto di Loredana sul telefono.
"Guarda tua madre mentre ti scopo la bocca," ansimò, scattando una foto anche di quella scena, di Carlotta che succhiava con gli occhi fissi sulle immagini di Loredana. "Guarda che troia è tua madre. E guarda che troia sei tu."
Marco stava per venire. Si sentiva i testicoli che si contraevano, nel fuoco che saliva lungo l'asta, nella tensione che gli irrigidiva ogni muscolo. Carlotta succhiava con avidità, la testa che si muoveva in un ritmo costante, le mani che massaggiavano le palle con una familiarità che nasceva dalla pratica.
"Sto per venire," ansimò Marco, la voce rotta. "Non fermarti. Prendi tutto, troia. Tutto."
Ma invece di affondare in gola, tirò indietro leggermente il bacino, il cazzo che scivolava fuori dalla bocca di Carlotta con un suono umido. La guardò dall'alto in basso, gli occhi che scendevano sul corpo inginocchiato, sui fianchi stretti, sulle cosce che si aprivano leggermente sotto la gonna.
Vide le mutandine. Un lembo di pizzo rosso che spuntava dal punto in cui la gonna si incastrava tra le gambe. Marco sgranò gli occhi, riconoscendo immediatamente quel tessuto, quel taglio, quel colore. Erano le sue preferite di Loredana, quelle che lui aveva immaginato di togliere con i denti mentre lei gli sorrideva da sopra il tavolo.
"Porca puttana," mormorò, la voce che si incrinava di una nuova eccitazione. "Sei tu che le indossi. Le mutandine di tua madre."
Carlotta non rispose, il respiro affannoso, le guance in fiamme. Non negò.
Marco non ci pensò due volte. Con la mano libera, quella che non stringeva il telefono con le foto di Loredana, affondò sotto la gonna di Carlotta. Le dita trovarono immediatamente l'orlo delle mutandine, lo spostarono di lato, e si insinuarono nel solco caldo e stretto del culo.
Carlotta sussultò, il corpo che si irrigidiva. "No... lì no..."
Ma Marco aveva già infilato un dito dentro, sentendo la stretta calda che lo accoglieva. Carlotta ansimò, la testa che cadeva all'indietro, il collo esposto, le mani che si aggrappavano alle cosce di Marco per non cadere.
"Le indossi," ripeté Marco, quasi delirante, mentre iniziava a muovere il dito nel culo stretto di Carlotta. "Hai la figa di tua madre addosso. Il suo odore. Il suo sudore. Cristo, sei più porca di lei."
Guardò di nuovo il lembo di pizzo rosso, la prova tangibile che Carlotta aveva rubato le mutandine della madre per sentirsi più vicina a quella sera, a quel gioco perverso che stavano giocando tutti. La vista lo fece impazzire.
Tirò fuori il dito, bagnato, e ne infilò due insieme.
Carlotta gridò. Non un gemito, un grido vero, rotto, animale. Il culo si spalancò per accoglierli, la pressione intensa, il dolore che si mescolava immediatamente al piacere in un modo che non aveva mai provato. Le due dita di Marco si muovevano insieme, scopandole il culo con forza mentre lei era ancora inginocchiata, ancora con la bocca a pochi centimetri dal cazzo che pulsava.
"Succhia," ordinò Marco, la voce un ringhio. "Succhia mentre ti scopo il culo con le mutandine di tua madre addosso. Voglio sentirti venire così. Con la mia sborra in gola e le mie dita nel culo."
Carlotta obbedì, quasi in trance. Prese di nuovo il cazzo in bocca, questa volta fino in fondo, la gola che si apriva per accogliere l'intera lunghezza. Marco iniziò a muovere i fianchi, a scoparle la bocca in tempi con le dita che scopavano il culo, un ritmo doppio, violento, sfrenato.
Le dita nel culo premevano contro punti che Carlotta non sapeva di avere. Ogni spinta le faceva vedere le stelle, le ginocchia che cedevano, il corpo che si contorceva tra il dolore e l'estasi. Sentiva le mutandine di Loredana, bagnate del suo umido, che le sfregavano il clitoride ogni volta che Marco muoveva le dita.
"Vengo" ansimò Marco, i testicoli che si contraevano. "Sto venendo. Prendilo. Prendi tutto mentre ti apro il culo."
La sborra esplose in gola a Carlotta, calda, densa, in quantità infinite. Marco spingeva ancora, le dita che affondavano nel culo a immaginare di arrivare fino a sfiorare il punto in cui sentiva il proprio cazzo muoversi nella gola di lei. Era troppo, troppo pieno, troppo penetrata, troppo sporca.
Carlotta venne. Fu un orgasmo che la spaccò in due, un'onda che partì dal culo e si propagò in tutto il corpo. Il culo si strinse sulle dita di Marco, la fica si contrasse violentemente contro il pizzo umido delle mutandine di Loredana, la bocca che si riempiva di sborra mentre lei gridava attorno al cazzo, il suono soffocato, animale, incontrollabile
Restarono immobili per un minuto, congiunti in quel modo osceno. Marco con il cazzo in gola a Carlotta e le dita nel suo culo. Carlotta che ingoiava convulsivamente, il corpo che tremava in spasmi residuali dell'orgasmo più intenso della sua vita
Quando Marco tirò fuori le dita, lentamente, sentì il culo di Carlotta che si chiudeva dietro di loro, riluttante. Il cazzo scivolò fuori dalla bocca, ancora semi-duro, coperto di saliva e sborra.
Carlotta crollò all'indietro, sul pavimento, le gambe aperte, le mutandine rosse di Loredana visibilmente fradice e spostate di lato, mostrando la fessa ancora contratta e il culo leggermente aperto, rosso, usato.
Marco guardò la scena, il telefono ancora in mano. Scattò un'ultima foto: Carlotta sfinita, le mutandine della madre sporche del suo umido e della sborra che colava dal mento, il culo che ancora brillava della lubrificazione delle sue dita.
"Pagate," disse, con un sorriso da conquistatore. "Tre lezioni.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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