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Loredana e la squadra sottomissione finale


di Cantastorie
30.08.2026    |    604    |    0 6.0
"​Subito dopo, le ragazze formarono un doppio cerchio sedendosi a terra e costrinsero Loredana a passare continuamente al centro per soddisfare ogni loro richiesta in sequenza rapida e..."
Durante tutta la settimana di preparazione per la finale, la casa rimase immersa in una quiete innaturale. Loredana passò quei sette giorni ad attendere, ripensando a ogni singolo momento vissuto e mantenendo la casa in condizioni impeccabili per farsi trovare pronta.
​La sera della finalissima, la squadra dominò il campo e conquistò il titolo. Subito dopo la premiazione, senza nemmeno passare per le docce degli spogliatoi, Marta, Roberta e Giulia guidarono l'intero gruppo verso l'appartamento. Insieme a loro arrivarono altre cinque compagne di squadra: otto atlete trionfanti, esauste, ancora strette nelle loro divise da gara impregnate dal sudore della partita più dura dell'anno e cariche di un'adrenalina incontrollabile.
​Quando la porta di casa si spalancò, il soggiorno venne travolto da una marea di risate, grida di vittoria e dall'aroma denso, caldo e pungente di otto corpi atletici arrivati al limite dello sforzo fisico.
​«Ragazze, vi presento il nostro premio personale!» annunciò Marta a gran voce sopra il caos dei festeggiamenti, indicando Loredana che attendea al centro della stanza.
​Roberta stappò una bottiglia di spumante da litri, facendo volare il tappo contro il soffitto e lasciando che la schiuma bagnasse il pavimento, mentre Giulia si sfilava già le scarpe da gioco lanciandole nell'angolo.
​«Stasera abbiamo vinto la coppa,» disse Giulia con un sorriso provocatorio, spingendo la prima compagna verso Loredana, «ma tu stasera dovrai servire l'intera squadra campione. Nessuna esclusa.»
​Loredana, travolta dal numero impressionante di gambe, piedi stanchi e divise sudate che la circondavano, si mise subito in ginocchio al centro del soggiorno, pronta a iniziare la notte di festeggiamenti più intensa e sfiancante della sua vita.
Il salotto si riempì rapidamente del rumore delle bottiglie stappate e delle risate ad alto volume. Le atlete passavano la bottiglia di spumante di mano in mano, bevendo a grandi sorsi per festeggiare la vittoria del campionato. L'atmosfera divenne in breve tempo incandescente, carica dell'adrenalina del match appena concluso e dell'effetto dell'alcol.
​Elena e Silvia, due delle giocatrici che non avevano mai partecipato alle serate precedenti, osservavano la scena con evidente scetticismo.
​«Dai, non ci credo che sia davvero così devota come dite,» esclamò Elena ridendo, appoggiandosi al bracciolo del divano con la bottiglia in mano. «Marta, state sicuramente esagerando. Nessuno si presterebbe a una cosa del genere senza esitare.»
​«Se non ci credete, guardate con i vostri occhi,» rispose Marta con un sorriso sicuro, facendo un cenno verso Loredana, ancora ferma al centro della stanza.
​Silvia si fece avanti, facendosi spazio tra le compagne. Era la centrale della squadra, imponente e ancora completamente coperta dal sudore della partita. Si fermò a pochi passi da Loredana e sfilò con un gesto lento e deciso le sue scarpe da gioco, lasciando scoperte le calze pesanti e visibilmente impregnate.
​«Va bene, vediamo se le storie che raccontate sono vere,» disse Silvia con tono di sfida, incrociando le braccia al petto. «Dimostrami che non stanno mentendo. Fai esattamente quello che serve per convincermi.»
​Loredana non attese un secondo di più. Sotto gli sguardi incuriositi e divertiti di tutta la squadra, si sporse in avanti e accostò il viso ai piedi dell'atleta, pronta a dare prova di una devozione totale davanti alle nuove arrivate.
L'incredulità iniziale lasciò rapidamente il posto a un'ondata di curiosità contagiosa. Vedendo la prontezza e l'assoluta devozione di Loredana davanti a Silvia, le barriere caddero per tutte e otto le atlete. L'adrenalina della vittoria, unita al fiume di alcol che continuava a scorrere, trasformò il soggiorno in una vera e propria arena di festeggiamento senza freni.
​«Allineiamoci tutte, allora!» esclamò Elena, scoppiando in una risata carica di eccitazione mentre si sfilava a sua volta le scarpe da gioco e le lanciava al centro della stanza. «Voglio proprio vedere fin dove riesce ad arrivare stasera!»
​In pochi istanti, le ragazze si sistemarono in fila sul grande divano e sui braccioli, scalze o ancora con i calzettoni da gara intrisi dal sudore del match decisivo. L'aria nel salotto divenne ancora più densa, satura del vapore caldo dei loro corpi atletici, dell'aroma pungente della fatica accumulata in campo e dei fumi dello spumante.
​Marta, con la bottiglia in mano, si godette la scena da parte, facendo da regia a quel rituale di squadra.
​«hai sentito la Campionessa?» disse Marta rivolgendosi a Loredana con un sorriso imperioso. «Stasera non ne salti neanche una. Ognuna di loro vuole togliersi lo sfizio, e tu hai otto paia di piedi stanchi e otto divise da ripulire prima che questa festa finisca.»
​Loredana, completamente sopraffatta dall'imponenza di quel momento e dalla presenza contemporanea di tutta la squadra vincitrice, non perse un solo istante.
Muovendosi a gattoni da una giocatrice all'altra, iniziò a passare di piede in piede e di gamba in gamba, accogliendo ogni richiesta, ogni ordine e ogni peso con una devozione totale, pronta a fare da servitrice esclusiva per l'intera notte del trionfo.
La vista di quell'allineamento di gambe atletiche e il vapore denso che saliva da otto corpi ancora caldi di vittoria fecero crollare l'ultimo argine di autocontrollo in Loredana. Tra volta dalla fame di quel contatto, smise di muoversi con cautela e si gettò in avanti con una foga cieca e disperata.
​Senza attendere ulteriori ordini, affondò il viso prima sulle caviglie di Silvia, poi su quelle di Elena, risalendo freneticamente lungo i polpacci fino alle cosce umide. La sua lingua si muoveva a un ritmo compulsivo e inarrestabile, cercando di assaporare ogni singola goccia di sudore accumulata sul tessuto dei pantaloncini e sulla pelle delle campionesse. Sentiva le mani tremarle mentre stringeva le caviglie delle ragazze con una forza quasi spasmodica, del tutto incapacitata a frenare la brama che la stava consumando.
​Le atlete, vedendola perdere completamente la testa, scoppiarono in un boato di risate e grida d'incitamento, divertite da quell'avidità incontrollabile.
​«Guardala, è del tutto impazzita!» urlò Elena alzando il bicchiere al soffitto, mentre premendo il tallone sulla spalla di Loredana cercava di mantenerla salda. «Non riesce più a fermarsi!»
​Marta e Giulia la osservavano dal bracciolo del divano, godendosi la scena di quella totale resa istintiva. Loredana, del tutto cieca a ciò che la circondava se non per i sapori forti e concentrati che la stavano travolgendo, continuò la sua corsa disperata da una giocatrice all'altra, lasciandosi guidare solo da un impulso primordiale e devoto al servizio della squadra.
La vista dell'avidità cieca con cui Loredana si dedicava a loro accese definitivamente l'atmosfera nel soggiorno. Travolte dall'adrenalina della vittoria e dall'alcol, le otto campionesse persero ogni freno inibitorio, decise a portare la festa al suo picco più estremo.
​Marta fu la prima a fare il gesto: con una risata sfacciata si infilò le mani sotto i pantaloncini da gara, sfilandosi gli slip elastici e intrisi di sudore per lanciarli direttamente sul viso di Loredana. L'effetto fu immediato e contagioso. In un attimo, anche Roberta, Giulia, Elena, Silvia e le altre quattro compagne seguirono il suo esempio. Una dopo l'altra si liberarono del tessuto intimo ancora bollente e umido della partita, facendo cadere la propria biancheria da allenamento sopra la testa, sulle spalle e sul petto di Loredana.
​«Ecco il tuo vero trofeo stasera!» gridò Roberta, mentre con una mano le teneva la nuca e con l'altra guidava il viso di Loredana direttamente al centro della sua calura ormai del tutto scoperta.
​Tutte le ragazze si sporsero in avanti sul divano, allungando le mani per toccare Loredana, afferrarle i capelli, accarezzarle la schiena e premerla a turno contro le proprie forme nude e accaldate. Le dita delle atlete si intrecciavano sul suo corpo in un caos di prese decise, carezze veloci e spinte imperiose.
​Loredana, letteralmente sommersa da quel groviglio di gambe, mani e indumenti impregnati, venne travolta da un vapore ancora più denso e concentrato. Con il viso immerso nella pelle scoperte e nel tessuto intimo delle campionesse, e con sedici mani che la toccavano e la guidavano da ogni parte, persa del tutto la percezione del tempo, lasciandosi dominare in un'orgia di sensi e sottomissione totale al servizio della squadra vincitrice.
Schiacciata sotto quel groviglio di corpi e sommersa dall'odore forte, acre e concentrato di otto atlete al picco dello sforzo fisico, Loredana perse del tutto la capacità di intendere e di volere. Il calore che emanava da quel tessuto intimo impregnato e dalla pelle scoperta delle campionesse la travolse come un'onda d'urto, azzerando ogni minima forma di resistenza.
​Il suo respiro divenne un rantolo rapido e disperato, mentre la lingua e la bocca cercavano freneticamente ogni singola goccia di quel sapore intenso. Ma la stimolazione sensoriale totale, unita alle sedici mani che la stringevano, la guidavano e la premevano senza sosta contro le loro forme, fu semplicemente troppo.
​Il corpo di Loredana fu scosso da un brivido violentissimo e ininterrotto. Senza che nessuno le toccasse i punti intimi, la sola saturazione di quell'aroma selvaggio e la sottomissione totale davanti all'intera squadra la portarono al crollo definitivo: con un grido soffocato contro la carne calda di Roberta, Loredana esplose in un orgasmo travolgente e incontrollabile.
​Un'ampia onda schizzò improvvisa verso l'alto, inondando il pavimento tra i piedi delle ragazze. Il suo corpo continuò a tremare a vuoto per lunghi secondi, completamente svuotato d'ogni energia, mentre rimase adagiata a terra con il viso ancora sepolto nello slip sudato di Marta.
​Un silenzio di un istante calò sul soggiorno, subito rotto da un boato di risate e applausi da parte delle otto giocatrici.
​«Guardala! È bastato l'odore della vittoria a farla crollare!» urlò Elena divertita, alzando la birra per brindare sopra la testa di Loredana.
​Roberta e Marta si scambiarono un sorriso d'intesa, appoggiando di nuovo i piedi nudi e stanchi sul corpo stremato di Loredana, che giaceva a terra del tutto immobile, appagata e devota, pronta a rimanere in quella posizione per il resto della notte.
Loredana era ormai completamente svuotata di ogni energia e volontà, adagiata a terra come un vero e proprio oggetto a disposizione della squadra. Con gli occhi semichiusi e il corpo ancora scosso da lievi tremori, non opponeva più alcuna resistenza, pronta ad accogliere qualsiasi idea le atlete avessero in mente.
​La vista di quella resa totale accese la fantasia delle otto campionesse. L'alcol continuava a scorrere e l'euforia della vittoria, unita alla cattiveria ludica del gruppo, le portò a inventare ogni genere di gioco per passare il resto della notte.
​Giulia fu la prima a dare sfogo alla creatività: recuperò dalla cucina una vaschetta di gelato e ne spalmò diverse cucchiaiate lungo il collo e la pancia di Loredana, per poi versarci sopra dello spumante freddo.
​«Ecco qui, la nostra coppa personale è pronta!» esclamò Giulia ridendo, mentre due sue compagne si chinavano subito per leccare la miscela appiccicosa direttamente dal corpo della ragazza, facendola sussultare a ogni passaggio di lingua.
​Nel frattempo, Elena e Silvia decise di usarla come vera e propria lavagna. Presero dei pennarelli a tratto grosso trovati sul tavolino e iniziarono a disegnare sulla sua pelle nuda: autografi, il punteggio della finale vinta, la coppa del campionato stilizzata e battute ironiche impresse a lettere cubitali su tutta la sua schiena e sulle cosce.
​Marta e Roberta, sedute al centro del divano, coordinavano le operazioni divertite. Decisero di trasformare Loredana nel loro ostacolo umano: a turno, le ragazze della squadra facevano la gara a chi riusciva a saltarla a piedi uniti mentre lei rimaneva immobile a terra, per poi usare la sua testa come punto d'appoggio per riposare le gambe stanche a fine salto.
​Ogni singola giocatrice trovò il proprio modo di sfogarsi e divertirsi: chi le usava i capelli per pulire le suole delle scarpe da gara, chi le faceva reggere i bicchieri vuoti in equilibrio sulla fronte, e chi le ordinava di strisciare tra le loro gambe per raccogliere i tappi di spumante volati durante i festeggiamenti.
​Loredana, sommersa da gelato, alcol, inchiostro e dal peso costante dei piedi e dei corpi delle campionesse, accettava ogni singola trovata con un brivido di pura devozione, felice di essere il giocattolo esclusivo su cui l'intera squadra scaricava la propria euforia senza freni.
La notte toccò il suo culmine quando l'euforia della vittoria e la totale disponibilità di Loredana cancellarono ogni residuo di freno o discrezione. Le otto atlete, stimolate dal gioco e decise a sfruttare fino in fondo la loro servitrice, trasformarono il soggiorno in un teatro di dominazione e intrattenimento senza limiti.
​Giulia ed Elena la sollevarono di peso, posizionandola a quattro zampe al centro della stanza. Marta le salì letteralmente sulla schiena, usando tutto il suo peso da atleta per farsi trasportare fino alla cucina e ritorno, tra le risate fragorose delle compagne che tifavano e la incitavano come in una gara. Loredana, con i muscoli tesi e il fiato corto, avanzava centimetro dopo centimetro sul pavimento bagnato di spumante, fiera di reggere il peso della sua capitana.
​Subito dopo, le ragazze formarono un doppio cerchio sedendosi a terra e costrinsero Loredana a passare continuamente al centro per soddisfare ogni loro richiesta in sequenza rapida e incalzante:
​Il servizio dei piedi: A turno, ciascuna giocatrice le spingeva i piedi scalzi o i calzettoni da gara contro la bocca, pretendendo un'accurata e meticolosa pulizia da ogni traccia di sudore e campo.
​La pulizia dei corpi: Con il viso ancora segnato dai pennarelli e coperto di gelato, Loredana doveva leccare via le gocce di alcol e le scie di sudore che colavano lungo l'interno coscia e le pance scoperte delle atlete.
I trofei umani: Le ragazze usavano la sua schiena come bancone per appoggiare bottiglie e posacenere, mentre a turno le mettevano i piedi sul collo e sulle spalle per mantenerla salda a terra.
​Non contente, due giocatrici le legarono i polsi dietro la schiena con le fasce elastiche usate per i muscoli in gara. Ormai priva di ogni possibilità di usare le mani, Loredana poteva muovere solo la testa e la lingua, del tutto balia dei movimenti, delle spinte e delle prese decise che le atlete esercitavano sui suoi capelli.
​Incapace di opporsi e del tutto ebbra di quella sottomissione assoluta, Loredana accoglieva ogni ordine, ogni peso e ogni sapore con una devozione sconfinata, felice di offrire ogni singolo centimetro del proprio corpo al divertimento sfrenato dell'intera squadra campionessa.
Ogni inibizione e ogni pudore caddero definitivamente nel vuoto, lasciando spazio a una pura e caotica dinamica di potere e divertimento. Il salotto era ormai trasformato nel teatro privato delle campionesse, dove Loredana non veniva più considerata come una persona, ma come un oggetto d'uso comune, un vero e proprio arredo umano a completa disposizione di otto corpi atletici ed esuberanti.
​Le giocatrici iniziarono a usarla a turno e contemporaneamente, inventando ruoli e compiti al solo scopo di soddisfare i propri capricci:
​Poggiapiedi umano e supporto: Tre atlete per volta si sedevano sul bordo del divano incrociando le gambe e scaricando l'intero peso dei loro piedi stanchi direttamente sulla schiena, sul petto e sul viso di Loredana. Se la ragazza accennava un minimo cedimento muscolare, veniva subito richiamata con una spinta più decisa del tallone sul collo.
​Asciugamano e pulizia viva: Ancora intise dal sudore della partita e appiccicose per lo spumante versato durante i festeggiamenti, le ragazze si strofinavano addosso a lei. Usavano la sua pelle, i suoi vestiti e persino i suoi capelli per ripulirsi le cosce, i piedi e la pancia, pretendendo che la sua lingua eliminasse ogni singola traccia di calore e fatica rimasta sui loro corpi.
​Cestino e supporto per la festa: Con le mani ancora legate dietro la schiena dalle fasce elastiche da gara, Loredana doveva tenere tra i denti le bottiglie vuote per farle scolare, oppure rimanere immobile a pancia in giù per permettere alle ragazze di usare la sua schiena come piano d'appoggio per bicchieri, sigarette e posacenere.
​Sottomissione fisica e dominazione: A turno, le campionesse le afferravano la testa per i capelli con prese salde e dominanti, spingendo il suo viso contro le loro forme scoperte e imponendo passaggi di lingua continui e profondi, incuranti del suo respiro affannato o del suo bisogno di pause.
​Incastrata e schiacciata sotto la stazza imponente di otto atlete vincitrici, Loredana era del tutto annullata e travolta dai sensi. Immersa in quel vapore denso di sudore, alcol e fumo, accoglieva ogni abuso di potere con un senso di resa totale ed estasiata, felice di essere diventata la preda e il giocattolo esclusivo su cui la squadra scaricava la propria straripante energia post-vittoria.
La richiesta esplicita di Loredana fu la goccia che fece traboccare il vaso, scatenando definitivamente l'energia e la creatività della squadra. Sentendola implorare per avere ancora di più, le otto atlete scoppiarono in una risata corale e decisero di non porsi più alcun limite per il resto della notte.
​Marta e Roberta presero il comando delle operazioni, trasformando il salotto in una vera e propria palestra di dominazione e gioco sfrenato:
​La piramide umana sul suo corpo: Tre delle giocatrici più imponenti si posizionarono a torso nudo sul divano e premettero contemporaneamente i loro piedi sulla schiena, sul ventre e sul viso di Loredana, usandola come solida base su cui scaricare tutto il proprio peso mentre brindavano e cantavano i cori della vittoria.
​Maratona di pulizia estrema: Le atlete si sfilarono a turno gli abiti da gara rimasti e li strofinarono con forza sulla pelle di Loredana. Successivamente, le ordinarono di passare la lingua su ogni singolo centimetro delle loro gambe, dai talloni fino all'interno coscia, per rimuovere completamente ogni traccia di sudore, sporco e gelato rimasto sul loro corpo.
​Bersaglio e servitrice d'eccezione: Con le mani ancora saldamente legate dietro la schiena, Loredana doveva muoversi a strascico per la stanza. Le ragazze la usavano come supporto per accendere le sigarette, ciccando direttamente sulla sua pelle calda e usandola come tavolo vivente per servire shot di liquore e fette di pizza rimaste dalla festa.
​Controllo totale dei resfiri: A turno, Elena, Giulia e Silvia le afferravano la testa per i capelli, premendola con forza implacabile contro i propri corpi scoperti e imponendole ritmi sempre più frenetici e prolungati, senza lasciarle il tempo di riprendere fiato tra un passaggio e l'altro.
​Sotto la spinta di sedici mani energiche e il peso costante di otto corpi atletici in piena euforia, Loredana venne travolta da un vortice ininterrotto di sensazioni, sopraffatta dalla forza fisica e dalla fantasia senza freni delle campionesse, felice di essere usata e domata fino all'ultimo secondo prima dell'alba.
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