Loredana e la lezione di spagnolo finale
Il click della serratura che scattava e il rumore dei tacchi della madre che svanivano giù per le scale risuonarono nel silenzio improvviso dell'appartamento.
Il ragazzo rimase solo nel corridoio. Con un sorriso scaltro e trionfante, si voltò lentamente verso la stanza di Loredana, la patta dei pantaloni ancora visibilmente gonfiata. "Hai sentito tua madre?" le mormorò con voce bassa e profonda, muovendo i primi passi verso di lei. "Devi accompagnarmi.....in bagno".
L'eco della porta d'ingresso appena chiusa risuonava ancora nell'aria, lasciando la casa in un silenzio carico di tensione. Loredana, con il seno completamente scoperto e con la sola gonna di seta a cingerle i fianchi, sentiva il calore dell'eccitazione scorrerle lungo tutta la pelle. Il battito del cuore le rimbombava nelle orecchie, rendendo ogni movimento un gesto guidato dall'istinto puro.
Non fece nemmeno in tempo a varcare la soglia del bagno. Come mossa da un meccanismo invisibile e ineluttabile, la sua volontà si annullò del tutto al cospetto di lui.
Senza che il ragazzo dovesse pronunciare una singola parola, Loredana si lasciò cadere lentamente sulle ginocchia direttamente sul pavimento del corridoio. Il seno nudo si sollevava e si abbassava rapidamente al ritmo del suo respiro spezzato, mentre con il volto alzato verso l'alto e gli occhi lucidi si posizionò davanti a lui, quasi in un atteggiamento di sommessa preghiera.
Il ragazzo si bloccò a un passo da lei, guardandola dall'alto in basso con un sorriso di assoluto compiacimento. La sua figura dominava la scena mentre portava le mani alla cintura, pronto a premiare e a guidare quell'ennesimo, totale atto di resa.
Un sorriso lento e divertito si diffuse sul volto del ragazzo mentre la guardava dall'alto, completamente domata sui tasselli freddi del corridoio. Portò una mano sotto il mento di Loredana, costringendola a mantenere lo sguardo fisso nel suo.
Guarda un po'..." le sussurrò con tono provocatorio e graffiante. "Chi l'avrebbe mai detto? Ti sei data tanto da fare, ma la verità è che l'idea di farlo a un passo da tua madre ti ha fatta impazzire d'eccitazione. Sei proprio una piccola perversa."
Loredana, con il seno nudo grondante saliva che tremava a ogni respiro affannoso e le ginocchia piantate a terra, scosse leggermente il capo. Gli occhi le brillavano di una luce febbrile, mista a un pizzico di risentimento finalmente sputato fuori.
"Non è come credi..." mormorò con la voce roca e spezzata dal desiderio. "Per una volta... per una volta sola ho fatto io quello che lei fa continuamente. Ogni singola notte si porta a casa uomini diversi. Sento tutto dalla mia camera... i rumori, i gemiti... non mi lascia dormire mai. Volevo solo essere io a farlo per una volta."
Il ragazzo rimase per un istante sorpreso da quella rivelazione, ma la sua indole scaltra riprese subito il sopravvento. Un'espressione di puro e cinico divertimento gli illuminò gli occhi.
"Ah, ma davvero?" commentò con una risatina bassa e maliziosa, facendo scivolare le dita verso la fibbia della cintura. "Una bella famigliola di sante, insomma. Una tradizione di casa che va assolutamente rispettata."
Senza aggiungere altro, il ragazzo fece scattare la cintura e iniziò a sbottonarsi i pantaloni con lentezza calcolata, rivelando la sua durezza imponente davanti al viso di Loredana. "E allora vediamo di non far rimpiangere le notti di tua madre," concluse con voce profonda, sporgendosi verso di lei mentre Loredana schiudeva già le labbra, pronta ad accoglierlo senza più alcuna riserva.
Il cinismo di quella battuta agì su Loredana come una scossa elettrica. Il ragazzo la fissò dall'alto, gli occhi stretti in una fessura di pura dominazione mentre la sua virilità svelata si ergeva a pochi centimetri dal viso di lei.
"Forza allora," le sussurrò con voce bassa, ruvida e carica di provocazione, facendole scivolare una mano tra i capelli sulle spalle. "Fammi vedere cosa hai imparato a furia di ascoltare tua madre la notte. Dimostrami quanto hai studiato."
Loredana non oppose alcuna resistenza. Sopraffatta dalla brama e dal bisogno di mostrare il proprio valore in quel gioco perverso, inclinò il capo all'indietro e schiuse le labbra. Con una lentezza deliberata, sporse la lingua e iniziò a leccare quell'asta calda e tesa, partendo dalla base fino a risalire verso la cima, raccogliendo i testicoli in un sol boccone.
Il contrasto tra il candore del suo seno nudo e la devozione spietata con cui usava la lingua mandò il ragazzo quasi fuori orbita. Loredana muoveva la testa con un ritmo sapiente, avvolgendolo con la saliva, assaporandolo con una dovizia che tradiva tutta l'eccitazione accumulata in quell'ora di tortura.
I gemiti soffocati del ragazzo, che le stringeva la nuca con forza crescente, le confermarono che stava ottenendo esattamente ciò che voleva: il controllo totale sui sensi del suo carnefice, proprio lì, al centro del corridoio ormai vuoto.
ma il ragazzo continuò a guidare la situazione con controllo assoluto, volendo che Loredana lo guardasse fisso negli occhi mentre la tensione tra loro raggiungeva il punto di rottura.
Quando la situazione divenne insostenibile, con una mossa decisa la prese per i fianchi, la fece alzare da terra e la girò di scatto verso il grande specchio del bagno. Loredana si ritrovò a fissare il proprio riflesso: il seno nudo, il respiro affannoso e gli occhi spalancati per la sorpresa.
Senza darle il tempo di riprendere il fiato, il ragazzo la travolse con un colpo solo.
Le mani di lui si posarono sul visetto di loredana. le dita calde e decise, le afferrarono il volto premendo sulle labbra fino a spalancarle la bocca con un gesto possessivo senza rimando. Loredana si contrasse con una smorfia.
Lo specchio di fronte a loro gli restituiva quell'immagine senza filtri, spietata. Il bel faccino di Loredana era ormai un lontano ricordo: le dita di lui le deformavano i tratti, tirando, premendo, plasmandola come se il suo volto fosse di cera. Era diventata una maschera.
Vedere il proprio viso stravolto riflesso nel vetro le fece salire un nodo alla gola, un miscuglio travolgente di shock e perversa fascinazione. In quell'immagine deformata non si riconosceva più, eppure non riusciva a distogliere lo sguardo, completamente alla mercé delle sue mani non fece un fiato.
Il riflesso rimandava l'immagine della totale resa, mentre lui, osservando la scena nello specchio con un sorriso spietato, si chinò sul suo orecchio.
"Che bella famiglia che ho trovato..." le mormorò con voce profonda e ruvida, aumentando il ritmo e la potenza di ogni spinta. "Tua madre non è niente male, ma sua figlia... sua figlia è nettamente la migliore."
Loredana strinse le mani sul bordo del lavandino, travolta da quell'impatto travolgente e continuo, incapace di distogliere lo sguardo dallo specchio mentre lui continuava ad spingere con forza sempre maggiore, cancellando ogni residuo di pensiero.
Per non correre inutili rischi proprio quando sentì che l'emozione stava raggiungendo il suo punto culminante, il ragazzo la fermò con fermezza. Le impose di rimettersi di nuovo in ginocchio davanti a lui per concludere la situazione nel modo più sicuro e controllato possibile.
Loredana obbedì come un cane obbedisce al padrone senza esitare, ancora ansimante, e il ragazzo si lasciò finalmente andare del tutto, liberando la sua carica proprio davanti al viso di lei e sancendo la fine di quel lungo gioco proibito.
Il ragazzo la guardò dall'alto, ancora ansimante, fermandole la mano proprio mentre Loredana faceva il gesto naturale di pulirsi.
"No, ferma, non provare a pulirti" le mormorò con un sorriso sfacciato e la voce ancora ruvida per l'adrenalina. "Lascia stare così come sei. Voglio che ti rimanga addosso l'odore di sborra, così ti ricordi di me per tutto il pomeriggio e se tua madre torna presto potrà sentirlo anche lei"
Loredana rimase immobile sui tasselli del pavimento, con il fiato corto e la pelle ancora calda. Il ragazzo si riassestò i vestiti con gesti rapidi e disinvolti, sistemandosi i capelli davanti allo specchio come se nulla fosse successo. Poi si voltò verso di lei un'ultima volta, strizzandole l'occhio prima di varcare la porta di casa e lasciarla sola nel silenzio dell'appartamento.
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