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Prime Esperienze

La telecamera nascosta 2


di Cantastorie
11.09.2026    |    1.121    |    0 9.7
"Si abbassò i leggings e le mutandine in un solo gesto, scoprendo un culo sodo e due cosce muscolose..."
Il giorno dopo Lisa era uscita presto, in giro per negozi in centro, e Loredana era al lavoro. In casa regnava un silenzio irreale, rotto solo dal rumore del frigorifero.
Luca si era connesso alla telecamera per caso, giusto per controllare se Loredana fosse rientrata a pranzo. Quello che vide invece lo fece irrigidire sulla sedia, il respiro che si interruppe in gola
Carlotta. La figlia maggiore di Loredana, che aveva intravisto solo qualche volta in sottofondo nelle sue visite galeotte, sempre di fretta, sempre un'ombra sfuggente. Ora era lì, in carne ed ossa, riempiendo lo schermo del suo cellulare.
Aveva un corpo snello ma già formato, fianchi larghi che si stringevano in un paio di leggings neri, un maglione oversize che le scendeva su una spalla nuda. I capelli erano raccolti in una coda disordinata, ciocche bionde che le incorniciavano il viso. Non somigliava molto alla madre: aveva un qualcosa di più rustico, di selvatico, labbra piene che sembravano sempre pronte a mordere.
Luca la vide fermarsi sulla soglia della camera da letto di Loredana, guardare verso il letto disfatto, le lenzuola ancora accartocciate in un groviglio di tessuto e sudore. Imbottiture a vista, un cuscino caduto sul pavimento.
Poi vide qualcosa che lo fece drizzare in avanti.
Sul bordo del materasso, accatastata in un mucchio disordinato, c'era la biancheria intima della notte prima. Il perizoma nero di Lisa, ancora piegato stranamente. La slip di pizzo rosso di Loredana. Entrambi sporchi, evidentemente, del loro incontro.
Carlotta si morse il labbro. Guardò verso il corridoio, assicurandosi di essere sola. Poi entrò nella stanza, chiudendo la porta alle sue spalle con un gesto lento, cauto.
Si avvicinò al letto con passi felpati, come se temesse di svegliare qualcuno. Poi, con un movimento che sembrò quasi involontario, afferrò il perizoma nero di Lisa.
Lo tenne in mano per un secondo, esaminandolo. Era piccolo, scandalosamente piccolo. Lo portò al viso, lo aprì, e vi affondò il naso.
Luca sentì il proprio cuore martellare contro le costole. Guardava, incollato allo schermo, mentre la figlia di Loredana - quella che fino a un minuto prima era solo un nome, un concetto astratto - annusava con avidità la biancheria sporca della cugina di Londra.
Carlotta chiuse gli occhi. Il respiro le si fece profondo, il petto che si alzava e si abbassava sotto il maglione. Poi prese anche la slip di pizzo rosso di Loredana, la tenne nell'altra mano, e confrontò i due odori. La sua espressione era persa, rapita, un misto di colpa e eccitazione che la rendeva ancora più desiderabile.
Si sedette sul bordo del letto, proprio dove le sue gambe potevano toccare il punto in cui le due donne avevano scopato fino all'alba. Una mano scivolò sotto il maglione, strofinandosi il ventre, poi scendendo oltre l'elastico dei leggings.
Ma non era abbastanza.
Luca la vide alzarsi, guardare sotto il letto, frugare con la mano finché non estrasse qualcosa. Il vibratore nero che Lisa aveva usato su Loredana. L'avevano lasciato lì, dimenticato nella frenesia del mattino, ancora sporco e lucido.
Carlotta lo esaminò, accendendolo. Il ronzio sommesso riempì la stanza silenziosa. Non esitò. Si abbassò i leggings e le mutandine in un solo gesto, scoprendo un culo sodo e due cosce muscolose. Si sdraiò sul letto disfatto, proprio al centro, tra i cuscini ancora umidi del sudore di sua madre e della cugina.
Portò il vibratore alla bocca, leccandolo, assaggiando il sapore misto di Loredana e Lisa. Poi lo abbassò, lo accostò alla sua fichetta nuda, già visibilmente bagnata, lucida tra le cosce aperte.
Quando lo infilò dentro, un gemito le sfuggì, strozzato, come se cercasse di reprimersi ma non ci riuscisse. Iniziò a muoverlo, prima lentamente, poi con sempre più violenza, l'altra mano che premeva sul clitoride in cerchi frenetici.
Prese il perizoma nero di Lisa e lo premette sul viso, respirando a fondo, annusando l'odore di sua cugina mentre si scopava da sola con il giocattolo che quella stessa cugina aveva usato poche ore prima sul corpo di sua madre.
"Oh Dio," la sentì ansimare, la voce roca, "sì... cazzo... sì..."
Si masturbava con un'energia disperata, i fianchi che si alzavano dal materasso per incontrare ogni spinta del vibratore. I seni erano usciti dal reggiseno, oscillavano al ritmo dei suoi movimenti, i capezzoli turgidi e duri.
Quando venne, fu un orgasmo violento, incontrollato. Il corpo si inarcò come un arco, le gambe che si chiudevano sul giocattolo ancora ronzante dentro di lei, la schiena che si curvava all'indietro. Gridò, un suono rotto e animale che non si curava più di essere sentita, le dita che graffiavano le lenzuola sporche.
Restò lì per un minuto, sfinita, il vibratore ancora dentro di lei, spento ormai. Poi, con un sorriso da ebete, lo estrasse. Lo guardò, lucido del suo umido e di quello delle donne della notte prima.
Si alzò, barcollando leggermente sulle gambe deboli. Guardò i cuscini, quelli contro cui Loredana aveva gridato, quelli su cui Lisa si era asciugata le dita. Con un gesto deliberato, prese uno di essi, lo portò tra le gambe, e vi si strofinò sopra.
Si pulì la fica fradicia, bagnandolo del proprio orgasmo, strofinandosi con lentezza quasi volesse lasciare il segno, marchiare quel cuscino con il proprio odore. Poi lo rigirò, nascondendo la macchia umida contro il materasso, e lo rimise a posto.
Si rivestì con movimenti lenti, soddisfatti, sistemò il vibratore sporco e uscì dalla stanza come se nulla fosse successo, chiudendo la porta alle sue spalle.
Luca rimase immobile, lo schermo del telefono che mostrava ora la stanza vuota, il letto disfatto, il silenzio che tornava a regnare. La mano era già sulle sue mutande, duro come non lo era stato da mesi.
Venne in pochi secondi, spruzzando sulle sue stesse gambe, immaginando Carlotta, il suo odore che si mescolava a quello di Loredana e Lisa su quel cuscino, il triangolo osceno che si era formato senza che nessuna di loro lo sapesse.
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