Sei in punizione! Parte terza
Luca non aspettò oltre. Con un gesto frenetico abbassò i pantaloni, liberando l'erezione che pulsava nel pomeriggio umido. La prese con una mano, guidandola tra le cosce di Carlotta, trovando l'umidità che la tradiva, la prontezza con cui il suo corpo giovane l'accoglieva.
«Cazzo, sei bagnata...
«Ti aspettavo» ansimò lei, spingendo indietro i fianchi per cercarlo. «Ti aspettavo da mesi. Ora scopami, cazzo. Scopami come non hai mai scopato mia madre.»
L'ingresso fu brutale, un'affondata che riempì Carlotta fino al fondo, facendola gridare contro il legno del tavolo. Luca sentì la stretta calda e umida che lo avvolgeva, la differenza tra il corpo giovane e quello di Loredana, più morbido, più stanco. Questo era un culo di marmo, un culo che si contraeva con forza, una figa stretta che lo succhiava dentro
Così...» gemette Carlotta, le unghie che graffiavano la superficie lucida. «Proprio così. Più forte, Luca. Fai male a questa troia di tua figlia.»
Le parole oscenità la eccitavano, Luca lo capì. Ogni volta che lei parlava sporco, il suo corpo si stringeva intorno a lui in spasmi convulsivi. Iniziò a muoversi con ritmi selvaggi, i fianchi che sbatterono contro il culo di marmo in colpi secchi, profondi, che facevano tremare le gambe di Carlotta.
Il tavolo cigolava, spostandosi sul pavimento. Un bicchiere cadde, si ruppe. Nessuno dei due ci badò.
«Toccati» ordinò Luca, prendendo una ciocca dei lunghi capelli biondi e tirandola indietro, costringendo Carlotta ad arcarsi verso di lui. «Toccati mentre ti scopo. Voglio sentirti venire sul mio cazzo.»
Lei obbedì, una mano che scivolò sotto il ventre, trovando il clitoride turgido. I gemiti divennero urla soffocate, il corpo che si contorceva tra la mano di lei e il cazzo di lui.
«Vieni dentro...» ansimò dopo pochi minuti, il ritmo che diventava spasmodico. «Vienimi dentro, Luca. Tranquillo prendo la pillola. Voglio sentirti sborrare in me. Voglio che torni a casa di mia madre con il mio sapore addosso.»
Fu troppo. Luca affondò un ultimo, profondo colpo, premendola completamente sul tavolo, e esplose con un ruggito che uscì dalla gola ruvida. Il seme caldo riempì Carlotta in pulsazioni convulse, mentre lei si stringeva intorno a lui, il proprio orgasmo che la travolgeva in onde successive, facendola gridare il nome di lui, il nome della madre che non c'era.
Rimasero così, sospesi nel tempo, il respiro affannoso che si mescolava al rumore della pioggia fuori. Luca sentiva il cuore che batteva forte contro la schiena di lei, il sudore che li univa, la verità di quello che avevano fatto che li avvolgeva come una coperta pesante.
Carlotta si girò lentamente, ancora impalata su di lui, e sorrise. Quel sorriso da gatta che aveva ingoiato il canarino.
«Manca ancora mezz'ora» sussurrò Carlotta, leccandosi le labbra. «E non hai ancora provato la mia bocca.»
Il seme ancora caldo che colava lungo le cosce di Carlotta fu la scintilla finale. Qualcosa in Luca si ruppe definitivamente, un diavolo che si liberava dalla gabbia dei sensi di colpa. La tirò su dal tavolo con un movimento brusco, le dita che affondavano nella carne morbida dei fianchi.
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