lei non c'è: la sega, l'amica bruttina
Si sveglia completamente, confuso. Il silenzio in casa è totale, interrotto solo dal rumore lontano di una lavatrice in qualche appartamento vicino. Controlla il telefono: le otto e quarantacinque. Un messaggio di Giulia — "Lezione improvvisata di storia dell'arte, torno per pranzo, c'è il caffè sulla moka. Ti amo."
Marco sorride, si stiracchia nudo sotto le coperte. La casa sembra vuota. Le altre tre coinquiline — Sara, Marta e quella nuova, quella che Giulia ha definito "simpatica ma un po' fuori dal mondo" — probabilmente sono già fuori. Marta ha stage, Sara vive in biblioteca, e l'altra...
Si alza, attraversa il corridoio fino al bagno in mutande. Si fa la barba distrattamente, si guarda allo specchio: occhi ancora gonfi di sonno, barba di due giorni, i capelli arruffati. Ventidue anni, corpo magro ma definito dalla palestra universitaria.
Torna in camera, si sdraia di nuovo sul letto. Il silenzio della casa lo rassicura. Il pensiero di Giulia, del suo corpo, della sera prima — quando si erano addormentati abbracciati dopo aver fatto l'amore con la luce delle candele — accende qualcosa. La mano scivola sotto l'elastico dei boxer.
Inizia lentamente, con quel ritmo pigro della mattina. I suoi pensieri vagano: Giulia sopra di lui, i seni che si muovono, il respiro affannoso. Chiude gli occhi, lasciandosi andare. La mano accelera, il piacere si costruisce dolce, inesorabile. Si leva i boxer, ora completamente nudo sul letto aperto. La testa è persa nel cuscino, il respiro si fa più pesante, affannoso. Ci siamo, quasi...
La porta si apre di colpo.
Marco si blocca, il cuore gli esplode in gola. Il tempo sembra cristallizzarsi. In piedi sulla soglia, con una tazza di caffè in mano e occhi spalancati come piatti, c'è lei — l'amica "bruttina". Quella che Giulia chiama Chiara. Bassa, qualche chilo di troppo, occhiali spessi, i capelli raccolti in una coda disordinata, vestita con un accappatoio rosa sdrucito sopra il pigiama a fiori.
La tazza le cade di mano, si frantuma sul parquet con un crack sordo. Il caffè schizza ovunque.
— Oh Dio — sussurra lei, la mano che vola alla bocca.
Marco è paralizzato, una mano ancora avvolta attorno al suo sesso eretto, l'altra che cerca disperatamente le lenzuola. Il viso gli diventa porpora, poi scarlatto. Non riesce a parlare, a muoversi, a pensare.
Ma Chiara non esce. Non scappa. Resta lì, immobile, con le guance che le si accendono di un rosso intenso. I suoi occhi — dietro quelle lenti spesse — non si staccano da lui. Non dal viso, no. Guardano più in basso. Fissano il suo corpo nudo, il sesso ancora duro nella sua mano, le gambe divaricate.
— Io... — inizia Marco, la voce rotta.
— Non sapevo — mormora lei, quasi senza fiato. — Giulia mi ha detto... che eravate usciti. Pensavo fosse il gatto.
Il silenzio si espande, denso, elettrico. Marco finalmente trova la forza di tirare su le lenzuola, coprendosi. Ma nel movimento, nota qualcosa nel modo in cui Chiara lo guarda. Non è solo imbarazzo. C'è altro. Una curiosità vorace, quasi fame. Le sue labbra sono leggermente socchiuse, il respiro accelerato.
— Mi dispiace — dice lei, ma non fa un passo indietro. Anzi, si appoggia allo stipite della porta, come se le gambe non la reggessero più. — Non... non ti avevo mai visto. Così.
Marco non sa cosa dire. Il suo corpo, traditore, è ancora eccitato. Il sangue pulsa nelle orecchie. L'imbarazzo dovrebbe averlo ammorbidito, invece no. C'è qualcosa nello sguardo di lei — quella fame repressa, quella voglia di essere vista per una volta — che lo mantiene duro, che lo eccita in un modo sporco, sbagliato.
— Dovresti... — inizia lui.
Chiudere la porta? — completa lei, e c'è un sorriso tremante sulle sue labbra. — Forse. Ma non voglio.
Si morde il labbro inferiore. È un gesto goffo, imparato dai film, ma su di lei ha un effetto stranamente erotico. La sua mano scende dall'orlo dell'accappatoio, si posa sul proprio fianco.
— Non mi guarda mai nessuno — sussurra Chiara, più a se stessa che a lui. — Sono sempre l'amica brutta. Quella che sta fuori dalle foto. Quella che porta il caffè agli altri.
Marco sente il suo cuore battere all'impazzata. Questo è sbagliato. Questo è molto, molto sbagliato. Ma la stanza è piena di un'atmosfera che non riesce a definire. L'odore del caffè versato si mescola al profumo di Giulia sul cuscino, alla sua eccitazione interrotta
— Devi andare — dice, ma la sua voce manca di convinzione.
— Lo so — risponde lei. Fa un passo avanti. Uno solo. Entra nella stanza. Chiude la porta dietro di sé con un click definitivo.
Marco si irrigidisce, ma non scappa. La guarda avvicinarsi, con quei passi incerti ma determinati. Quando è a un metro dal letto, si ferma.
— Posso solo guardare? — chiede, e la voce le trema. — Solo... solo questo. Non dirò niente a Giulia. Non dirò niente a nessuno. Voglio solo... voglio solo sentirmi desiderata. Una volta.
Marco dovrebbe rifiutare. Dovrebbe alzarsi, vestirsi, uscire di corsa. Ma c'è qualcosa nella sua nudità, nella sua vulnerabilità, che lo blocca. E c'è il suo corpo, ancora eccitato, ancora pronto, che pulsa sotto le lenzuola sottili.
Lascia cadere il lenzuolo.
Il respiro di Chiara si interrompe. I suoi occhi percorrono ogni centimetro di lui, lenti, golosi. Si fissano sul suo sesso, ancora eretto, ancora dolorante per il completamento negato. Lei si morde di nuovo il labbro, e questa volta la sua mano — quella che ha tenuto il caffè bollente — scivola sotto l'orlo dell'accappatoio.
— Sei bellissimo — mormora.
— Chiara...
— Toccati — sussurra lei, gli occhi che brillano di una luce nuova, pericolosa. — Finisci quello che avevi iniziato. Per favore. Lascia che ti guardi.
Marco sa che questo è un punto di non ritorno. Sa che se lo fa, tutto cambierà. Ma la sua mano — quella mano traditrice — si muove da sola. Si chiude di nuovo attorno a sé, e un gemito gli sfugge dalle labbra.
Marco la fissa, la mano che continua a muoversi su di sé con un ritmo lento, quasi riluttante. Ma c'è qualcosa in quel modo in cui lei lo guarda — quella fame repressa, quella voglia di essere toccata anche solo per una volta — che lo spinge oltre.
— Vieni qui — mormora, la voce roca di eccitazione
Chiara esita, i denti che si affondano nel labbro inferiore. Poi fa un passo avanti, e un altro, fino a quando le ginocchia toccano il bordo del materasso. Marco stende la mano libera, la posa sul suo fianco sopra l'accappatoio. Il tessuto è morbido, consumato, ma sotto sente il calore del suo corpo.
— Toglilo — dice lui.
Lei obbedisce, le dita tremanti che slacciano la cintura. L'accappatoio scivola sul pavimento, seguito dal pigiama a fiori che cade con un fruscio. Marco la guarda, e il respiro gli si blocca in gola.
Non è quella che si aspettava.
i suoi occhi sembrano piccoli, infossati in un viso struccato che mostra tutto: occhiaie violacee che raccontano notti insonni, pelle grassa con pori dilatati sulle guance, qualche brufolo rosso sul mento. I capelli raccolti in quella coda disordinata lasciano scoperta una fronte ampia e lucida. È brutta, oggettivamente brutta, con quel corpo tozzo dove la pancia sporge sopra l'elastico delle mutande consumate.
Ma quando lei si toglie anche quelle, lasciandosi completamente nuda accanto a lui, Marco non riesce a distogliere lo sguardo.
Due tette pesanti e cadenti, con capezzoli grandi e scuri già turgidi, pendono morbide sul torace. La pancia con smagliature rosa sui fianchi. E tra le cosce... tra le cosce c'è un triangolo folto di peli neri, ispidi, che non hanno mai visto un rasoio. Una fica pelosa, selvaggia, che esala un odore forte e muschiato di donna reale, non profumata, non depilata, non preparata
— Lo so che sono... — inizia lei, la voce rotta dalla vergogna, le mani che vogliono coprire quel ventre molle, quel sesso irto.
— Taci — la interrompe Marco, e la sua voce è un ordine roco.
La tira per un braccio, e Chiara cade sul letto accanto a lui. Il materasso sprofonda sotto il suo peso. Marco non pensa più a Giulia, non pensa più a niente. La sua mano affonda in quel pelo nero e ruvido, trova umidità, calore, una fica che è già bagnata e che schizza liquido sulle sue dita appena le tocca le labbra carnose.
— Ah, Dio — geme Chiara, la testa che cade all'indietro, il viso brutto contorto in un'estasi animale.
Marco la esplora con dita insistenti, sente le sue pieghe, la sua apertura bagnata, mentre con l'altra mano continua a masturbarsi. Lei si contorce, i fianchi grassi che si muovono contro la sua mano, quel pelo che gli prude sul palmo, quei seni pesanti che rimbalzano contro il torace.
— Toccami le tette — implora lei, il respiro affannoso. — Per favore, toccami...
Lui obbedisce, afferra una di quelle mammelle cadenti, ne sente il peso, la consistenza molle, stringe il capezzolo tra le dita fino a farla urlare sommessamente. La sua eccitazione è incomprensibile, illogica, ma è lì: dura, pulsante, violenta. C'è qualcosa in quella bruttezza cruda, in quella normalità sporca, che lo eccita più di qualsiasi modello patinata.
Chiara è tutta mani ora: una si è infilata in quel pelo nero tra le gambe, si masturba furiosamente facendo schioccare le dita bagnate, mentre l'altra... l'altra scivola verso di lui.
— Lascia che ti aiuti — mormora, il viso struccato acceso di un rosso febbrile.
La sua mano — quella mano grassottella con le unghie rosse smosse — si chiude attorno al suo sesso. Marco geme, un suono animale che esce dalla gola. La presa di lei è diversa dalla sua: più morbida, più calda, con una rotazione del polso goffa ma efficace che lo fa impazzire.
— Così — sussurra lei, il respiro affannoso che le esala alito di caffè. — Vieni per me, Marco. Voglio sentirti. Voglio sentirmi Desiderata
Le loro mani lavorano in sincronia. Lui la penetra con due dita in quel cespuglio umido, sente la sua fica pelosa che si stringe intorno a lui, sente il clitoride turgido sotto il pollice. Lei lo masturba con movimenti lunghi, decisi, la mano che scende fino alle palle e risale fino alla punta, spalmando il pre-sperma che gocciola abbondante.
— Sono... sono vicina — ansimia Chiara, il viso brutto contorto, gli occhi piccoli serrati.
— Anche io — gracchia lui.
— In faccia — implora lei, gli occhi che si riaprono lucidi dietro quelle palpebre gonfie. — Voglio che mi vieni in faccia. Sugli occhiali. Voglio... voglio sentirmi sporca. Bella per una volta.
È troppo. Marco sente il piacere montare inesorabile, un'ondata che non può fermare. Con un grido strozzato, si solleva su un gomito, il corpo che si irrigidisce.
— Vengo — avverte, la voce rotta
Sì, sì, sì — ripete lei come un mantra, e all'ultimo secondo si sposta, si mette in ginocchio accanto a lui, il viso struccato e brutto sopra il suo sesso.
Marco esplode. La prima scarica gli colpisce la guancia grassa, calda e densa. La seconda gli schizza sugli occhiali spessi, formando gocce opache sulle lenti che le appannano la vista. La terza finisce sulle labbra screpolate di lei, che si sono socchiuse in un sorriso trionfante e triste, sul mento con quel brufolo rosso, sul collo bianco e molle.
Chiara non chiude gli occhi. Li tiene spalancati, a fissarlo attraverso quella maschera di sperma che ora le ricopre il viso brutto, che gocciola lungo il telaio degli occhiali, che le imbratta la bocca larga e le labbra senza forma. La sua mano continua a muoversi su di lui, strizzando ogni ultima goccia, mentre l'altra si muove furiosa tra i suoi peli neri, fino a quando anche lei viene con un gemito soffocato, il corpo tozzo che si contrae, la fica pelosa che schizza sulle lenzuola di Giulia.
— Sei bellissima — mormora Marco, e questa volta lo pensa davvero, nel modo più sporco e vero possibile.
Lei sorride, il sperma che le si increspa sulle labbra quando si muove, mostrando denti. Con un dito grassottello, prende una goccia che le sta colando sul mento, la porta alla bocca, la assaggia. Poi si alza, il suo corpo nudo e vulnerabile, brutto e reale, che si staglia contro la luce della finestra.
— Non dirlo a Giulia — dice, mentre raccoglie l'accappatoio dal pavimento, le cosce che si sfregano lasciando una scia di umidità.
— Non dirlo a nessuno — risponde lui, ancora senza fiato.
Chiara esce dalla stanza con il viso ancora coperto di lui, gli occhiali sporchi, il passo diverso. Più sicuro. Marco resta sdraiato sul letto della sua ragazza, circondato dall'odore del sesso reale, del caffè freddo, di Chiara la bassa che per un attimo è stata la più desiderata del mondo.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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