Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Prime Esperienze > Loredana, la collega
Prime Esperienze

Loredana, la collega


di Cantastorie
04.08.2026    |    944    |    4 8.9
"L'ambiente era silenzioso, illuminato da una luce morbida e pervaso da un profumo dolce, tipico di una ragazza giovane..."
Il condizionatore dell'ufficio non bastava a raffreddare la tensione che Loredana creava ad ogni passaggio. Separata da pochi mesi, con quell'aria di chi non ha più nulla da perdere, aveva puntato Luca fin dal primo giorno. Non perdeva occasione per provocarlo: uno sguardo troppo lungo durante le riunioni, un doppio senso mormorato alla macchinetta del caffè, sfioramenti calcolati mentre gli passava i faldoni. Luca, sposato e apparentemente un marito irreprensibile, incassava in silenzio, ma sotto la superficie accumulava un desiderio denso e cupo.
​L'occasione si presentò un venerdì tardi, quando l'edificio era ormai deserto. Loredana lo seguì verso gli ascensori, la gonna a tubino che segnava ogni passo e un sorriso sfacciato stampato sulle labbra.
​«Ancora a casa così presto, Luca? La vita familiare ti aspetta?» disse lei, entrando nel cabina insieme a lui e schiacciando il pulsante del piano interrato invece che della batteria dei garage.
​Le porte in acciaio si chiusero, isolandoli dal resto del mondo. Loredana si appoggiò alla parete specchiata, le braccia conserte, guardandolo dal basso all'alto con quella solita aria di sfida. «Sei così formale, Luca. Ti fai mille problemi... ma lo so come mi guardi.»
​Luca non rispose subito. Fece un passo avanti, piombando su di lei e bloccandola contro lo specchio con il peso del proprio corpo. L'aria nell'ascensore si azzerò all'istante. Loredana schiuse le labbra, pronta a pronunciare un'altra battuta provocatoria, convinta di avere il pieno controllo del gioco.
​Luca gliene tolse ogni illusione. Le afferrò il mento con una presa di ferro, costringendola a tenere la testa alta, e le impose la sua bocca. Ma non fu un bacio tenero o esitante. Fu un atto di possesso crudo e immediato. Prima ancora che lei potesse ricambiare la spinta, Luca si staccò di un millimetro e, mantenendo un contatto visivo feroce, le sputò direttamente nella bocca aperta, per poi risucchiarle le labbra in un bacio profondo, umido, dominante.
​Un brivido violento attraversò il corpo di Loredana dal collo ai piedi. Quella prevaricazione inaspettata, la brutalità di un gesto che stabiliva con precisione chirurgica le gerarchie della loro relazione clandestina, la fece letteralmente impazzire. Qualsiasi arroganza si sciolse in un secondo, sostituita da un'eccitazione cieca e primordiale. Loredana lanciò un piccolo gemito soffocato nella gola di Luca, affondò le unghie nella sua schiena e si aggrappò a lui, completamente conquistata dal suo lato più oscuro.
Da quel pomeriggio in ascensore, l'atteggiamento di Loredana cambiò radicalmente, facendosi ancora più spinto ma del tutto privo della vecchia arroganza. La provocazione si trasformò in un'ossessione sottile e martellante.
​La casella di posta aziendale di Luca diventò un campo minato. Nessun testo nell'oggetto, solo allegati criptici: foto scattate di nascosto dal suo ufficio, in cui si intravedeva la linea delle sue calze sotto la scrivania, o brevi messaggi cifrati inviati dall'indirizzo privato. Ma il contenuto, spogliato da ogni metafora, convergeva sempre e solo su un unico, chiarissimo concetto: Scopami, Luca.
​In ufficio, la distanza fisica era diventata una tortura calcolata. Quando doveva consegnargli dei documenti, Loredana si chinava oltre il dovuto sul suo tavolo, lasciando che il profumo della sua pelle lo avvolgesse del tutto. Se si incrociavano nei corridoi, gli passava accanto sfiorando la propria gamba contro la sua, con gli occhi spalancati e le labbra leggermente aperte, rievocando in un istante la sensazione di quel bacio violento nell'ascensore.
​Luca continuava a mantenere in pubblico la sua maschera di collega impeccabile e marito devoto, ma la pressione costante di Loredana, quell'invito crudo e senza riserve, gli scorreva nelle vene come una scarica di tensione continua, pronta a far saltare di nuovo qualsiasi freno.
La scusa ufficiale era un aperitivo informale per festeggiare la chiusura di un importante progetto lavorativo. Loredana aveva invitato diversi colleghi, ma con Luca era stata chiarissima: «Vieni un’ora prima. Gli altri arriveranno tardi, ti ho lasciato il cancello socchiuso». I figli erano dal padre per il fine settimana e l’appartamento, immerso nel silenzio del tardo pomeriggio, era pronto a diventare il teatro del loro primo vero incontro.
​Quando Luca varcò la soglia, Loredana non fece nemmeno in tempo a salutarlo. Indossava un abito leggero che le fasciava i fianchi, gli occhi accesi dalla solita fame impaziente. Ma Luca non era lì per fare conversazione, né per concederle il controllo del gioco.
​Senza dire una parola, la prese per un braccio e la girò di scatto verso la consolle dell'ingresso. Loredana sussultò, ma il suo sguardo nello specchio tradiva un'eccitazione febbrile. Luca le sollevò la gonna con un gesto secco e rapido, spostando il pizzo dell'intimo di lato. Non ci furono carezze, non ci fu alcuna preparazione: Luca decise di prendere esattamente ciò che le continue provocazioni di Loredana gli avevano promesso, ma alle sue sole condizioni.
​Premendole una mano con forza sulla parte bassa della schiena per piegarla in avanti, si chinò fino a che il culo di Loredana fosse a pochi centimetri dal suo viso, le aprì quel culo desiderato da tutti i colleghi con entrambe le mani e iniziò a sputarci dentro copiosamente.
Senza dire una parola ia penetrò con una spinta decisa e inaspettata nel suo posto più nascosto e proibito.
​Un grido soffocato sfuggì dalla gola di Loredana, un misto di sorpresa e piacere puro che le fece tremare le gambe. La sensazione di quella penetrazione cruda, profonda e immediata la travolse del tutto. Non c'era spazio per i preliminari; c'era solo la violenza liquida di un possesso totale, consumato da dietro mentre lei si aggrappava con le unghie al legno del mobile, guardando nello specchio la figura di Luca che la dominava senza riserve.
​Ogni spinta era calcolata per piegare la sua resistenza, risucchiandola in un vortice di sensazioni estreme. Loredana chiudeva gli occhi e li riapriva, completamente sopraffatta dall'impatto di un atto così privo di filtri, proprio come l'aveva desiderato in ogni singola mail, in ogni singolo messaggio inviato in quelle settimane di attesa.
Nessun preliminare a mala pena si erano dati un bacio in ascensore e ora senza dire una parola Luca le stava profanando il culo con estrema facilità.
Loredana era ormai completamente alla sua mercé, il respiro un rantolo interrotto a ogni spinta, i gomiti piantati sul mobile dell'ingresso mentre l'impatto di quell'atto così estremo le toglieva ogni coordinazione. Le sue unghie scivolavano sulla superficie di legno, incapaci di trovare una presa solida.
​Luca incrementò il ritmo senza preavviso, aumentando la frequenza e la profondità di ogni colpo. Il suono dei loro corpi che sbattevano l'uno contro l'altro riempiva l'ingresso, spezzato solo dai sospiri affannati di Loredana. Luca le afferrò una ciocca di capelli alla base della nuca, tirandola leggermente indietro per impedirle di muoversi e costringendola a subire ogni singola frazione di quel possesso.
​Poi, senza dare alcun segnale, senza rallentare né avvisarla, Luca arrivò al limite e si svuotò completamente all'interno del suo posto più intimo e protetto, farfugliando il più classico "ti sto sborrando in culo"!
​Loredana sentì quell'ondata improvvisa e calda inondarla in profondità. La sorpresa di quella scarica inaspettata la fece sussultare violentemente; le gambe le cedettero quasi per intero e un gemito acuto le sfuggì dalla gola, soffocato solo dalla mano che si portò d'istinto alla bocca. La sensazione di essere riempita fino all'ultimo, in quel modo così crudo e definitivo, le provocò un'ultima contrazione involontaria, una scossa elettrica che le attraversò tutta la spina dorsale.
​Luca rimase fermo dentro di lei per qualche secondo ancora, il petto che si alzava e si abbassava contro le sue spalle, prima di staccarsi con un movimento lento e deciso. Loredana rimase piegata in avanti per diversi istanti, il corpo scosso dai tremiti, del tutto sopraffatta dalla violenza di quel finale non concordato, proprio mentre le voci dei primi colleghi cominciavano a risuonare lungo il pianerottolo fuori dalla porta.
Mentre Loredana cercava faticosamente di ricomporsi, appoggiata con le mani tremanti al mobile dell'ingresso, Luca si sistemò i vestiti con una calma glaciale. Le si avvicinò da dietro, le piegò leggermente la testa verso il basso e le sussurrò all'orecchio con voce bassa e graffiante:
​«Non pensavo di trovare il tuo culo così stretto... ma non preoccuparti, avremo tutto il tempo per allargarlo come si deve.»
​Quelle parole, pronunciate con una disinvoltura quasi spietata, furono la stoccata finale. Invece di sentirsi umiliata o spaventata, Loredana avvertì un brivido caldissimo risalire lungo tutta la schiena. L'unione tra quella dominazione assoluta, il possesso crudo senza alcuna concessione alla tenerezza e la promessa implicita di un seguito ancora più estremo fece scattare qualcosa dentro di lei.
​In quel preciso istante, mentre il primo scatto della serratura preannunciava l'arrivo dei colleghi, Loredana capì di essere perduta. Non si trattava più solo di un'attrazione fisica o di un gioco di potere clandestino in ufficio. Vedere la determinazione feroce di Luca, la sua capacità di sottometterla completamente e senza chiedere il permesso, abbatté ogni sua difesa residua.
​Loredana si innamorò di lui perdutamente, di un amore ossessivo, oscuro e devoto, legandosi a filo doppio all'uomo che aveva appena preteso il controllo totale sul suo corpo e sulla sua mente.
Loredana fece per allungare la mano verso i fazzoletti sul ripiano, mossa da un riflesso d'istinto, ma Luca le afferrò il polso al volo, fermandola con una presa salda e inamovibile.
​Le si avvicinò di nuovo al viso, lo sguardo fisso nei suoi occhi ancora lucidi e dilatati. «Non toccare niente,» le disse con un tono calmo, privo di qualsiasi incertezza. «Voglio che ti metti la gonna così com'è. Voglio che per tutta la sera, mentre parli con gli altri e versi da bere, ti senta colare il mio sperma dal culo.»
​Loredana rimase bloccata, il respiro sospeso. L'idea di stare in piedi in mezzo ai colleghi, di sorridere, fare conversazione e muoversi per la stanza sapendo che la sostanza calda di Luca stava lentamente scivolando lungo le sue cosce, sotto la stoffa leggera dell'abito, la travolse con una forza devastante.
​«Hai capito?» aggiunse lui, lasciandole il polso.
​Loredana riuscì solo ad annuire, incapace di formulare una parola. La prospettiva di quel segreto umido e vischioso, trattenuto a stento di fronte a tutti, le fece tremare le ginocchia per l'eccitazione. Riassestò la gonna con le mani ancora tremanti, lasciando che il tessuto si adagiasse sulla pelle nuda, e andò ad aprire la porta ai primi ospiti con il cuore che le batteva a mille e una sensazione di calore denso che ad ogni passo minacciava di scendere lungo le gambe.
La cena procedeva tra risate, bicchieri di vino che si svuotavano e il brusio delle conversazioni che riempiva il soggiorno. Seduta a tavola, Loredana cercava di mantenere un'aria composta, ma dentro di sé era un fuoco vivo. Memore di ciò che era appena successo nell'ingresso, ogni minimo movimento le ricordava il calore dello sperma di Luca intrappolato dentro di lei, che a ogni passo o cambio di posizione minacciava di colare lungo le cosce.
​Sotto il tavolo, la vibrazione del telefono le fece serrare i denti. Era un messaggio di Luca, seduto dall'altra parte della stanza:
«Ti bagni a pensarci, vero? Sento l'odore di quanto sei bagnata da qui.»
​Un brivido rovente le attraversò la schiena, facendola inarcare leggermente sulla sedia. Un secondo messaggio arrivò subito dopo:
«Voglio che fai la carina con gli invitati maschi stasera. Sorridi, assecondali. E se riesci a farmi eccitare abbastanza guardandoti, ti premierò più tardi come si deve.»
​Quel comando, anziché infastidirla, scatenò in lei una sottomissione febbrile. Loredana non esitò un secondo. Girò lo sguardo verso i colleghi seduti accanto a lei, accendendo il suo sorriso più seducente, inclinando la testa e riversando su di loro un'attenzione esagerata e maliziosa. Si sporse per versare il vino nel bicchiere di Marco, sfiorandogli deliberatamente il braccio con il petto, mentre con una mano si toccava impercettibilmente la gamba, bagnata e pronta, completamente votata al gioco perverso di Luca.
La tavola era ormai un tripudio di bicchieri vuoti e risate sguaiate, mentre il telefono di Loredana continuava a vibrare ininterrottamente nella tasca dell'abito. Gli sguardi di Luca, taglienti e autoritari, la inchiodavano dall'altra parte della stanza, accompagnati da una sequenza serrata di messaggi che dettavano ogni suo movimento:
​«Alzati, vai da Marco. Accarezzagli la spalla.»
«Adesso ridi alle battute di Stefano e allungati verso di lui.»
​Loredana eseguiva ogni ordine con una precisione febbrile, mossa da un'obbedienza cieca. Iniziò a civettare apertamente, a sfiorare i colleghi con tocchi apparentemente casuali ma carichi di una tensione palpabile, lasciandosi andare a strusciamenti ambigui vicino alla credenza e sui divani. Gli altri invitati, vedendola così disinibita e sfacciata, attribuirono tutto all'alcol e alla leggerezza della serata, ridendo delle sue attenzioni e assecondando quel gioco pericoloso, ignari di ciò che si muoveva realmente sotto la superficie.
​Arrivò un ultimo messaggio, più diretto e perentorio dei precedenti:
​«Sei sulla strada giusta, ma non basta. Voglio che vieni in bagno adesso. Prima che vadano via tutti, devi scendere, prendermi in bocca e svuotarti. Devi tornare a salutarli che sondi di me, devi avere il mio sapore sulle labbra e voglio che loro abbiano il sospetto di quello che abbiamo appena fatto.»
​Un brivido violento le contrasse lo stomaco. Loredana si alzò in piedi con le gambe che le tremavano, lanciò un'ultima occhiata carica di promesse a Luca e sgusciò via verso il corridoio, pronta a soddisfare ogni suo estremo comando.
Entrare nel bagno del terzo piano, utilizzato dalla figlia di Loredana fu un sollievo per Luca. L'ambiente era silenzioso, illuminato da una luce morbida e pervaso da un profumo dolce, tipico di una ragazza giovane. Senza perdere tempo, tirò fuori il telefono e mandò il messaggio concordato a Loredana. Mentre attendeva, la sua attenzione venne attirata dalla cesta dei panni sporchi in un angolo. La aprì con curiosità scoprendo un piccolo tesoro di biancheria intima e indumenti usati, impregnati di un odore fresco e intimo. Li annusò per qualche istante, lasciando che quell'ennesimo dettaglio perverso accendesse ancora di più la sua carica erotica. Poi il suo sguardo cadde su una spazzola per capelli appoggiata sul bordo del lavandino. In quel momento, un pensiero preciso gli attraversò la mente.
​Un leggero picchiettio alla porta lo distrasse. Era Loredana, col fiato corto per le scale e le guance arrossate. Fece scattare la serratura e gli sorrise con aria complice: «Tranquillo, giù sono tutti ubriachi persi, nessuno farà caso a dove siamo finiti...»
​«Non me ne frega niente di loro,» la interruppe Luca con tono perentorio. «Ho voglia solo della tua bocca. Avvicinati.»
​Loredana obbedì all'istante. Luca le impose le mani sul collo, fissandola negli occhi: «Tira fuori tutta la lingua. Tirala fuori a penzoloni come un cane. Voglio sentire il calore del tuo fiato prima di cominciare.»
​Lei schiuse le labbra, sporgendo la lingua con il respiro affannoso. Luca prese la spazzola dal lavello e gliela mostrò prima di girarla. «Vedi questa? Voglio che domani tua figlia prenda in mano una spazzola che è stata nel tuo culo mentre mi succhi il cazzo.»
​Loredana non mostrò un attimo di esitazione. L'idea di quel gesto estremo e dissacrante la fece bagnare ancora di più. Sfruttando la densità dello sperma di Luca che le colava ancora caldamente tra le natiche, lubrificò il manico e, con un gemito soffocato e un'inclinazione decisa del bacino, fece scivolare l'oggetto all'interno del proprio intestino fino ad inghiottirlo quasi del tutto.
​Con il corpo teso e la spazzola incastrata dentro di sé, si inginocchiò al suolo e si scagliò sul sesso di Luca. Iniziò a succhiare e sbavare come una forsennata, guidata dal desiderio cieco di ottenere la sua ricompensa. Luca la afferrò per i capelli e iniziò a scoparle la gola con colpi profondi e ritmici, trattando la sua bocca come se fosse una seconda fica, facendola quasi soffocare ad ogni spinta.
​Il ritmo diventò frenetico, fino a quando Luca non raggiunse l'apice. Si staccò di poco e le inondò il viso e la cavità orale con una marea di schizzi caldi, coprendole le labbra, il mento e la lingua di sperma denso.
​Loredana ingerì parte del liquido e lasciò che il resto le colasse fin sotto il mento, godendo di ogni singolo secondo. Luca le ripulì grossolanamente la bocca con le dita, le tirò via la spazzola da dietro rimettendola al suo posto sul lavandino e le disse con voce fredda e soddisfatta: «Perfetto. Ora sei pronta per salutarli.»
Loredana non aveva alcuna intenzione di scendere a patti prima di aver ottenuto esattamente ciò che desiderava. Avvicinandosi a Luca, lo fissò con un'intensità quasi febbrile, reclamando a tutti gli effetti la sua parte. Luca non poteva ancora saperlo — lo avrebbe scoperto solo in futuro, con amara sorpresa e grande sofferenza — ma quel bisogno morboso di ostentare il possesso, quel marchio visibile da portare addosso davanti al mondo, era l'autentico marchio di fabbrica di Loredana.
​Non le bastava sentire il calore del seme dentro di sé o sul viso. Voleva essere marchiata visivamente, voleva camminare tra la gente con i vestiti visibilmente sporchi della sua eiaculazione.
​«Pulisci quello che ti è rimasto addosso a me,» gli sussurrò con il fiato corto, voltandosi e sporgendo il bacino. «Sul vestito. Dietro.»
​Luca, spinto da quell'ennesima richiesta priva di freni, raccolse il liquido denso che le bagnava ancora il cazzo e lo strusciò con decisione sulla stoffa scura dell'abito, proprio all'altezza del sedere. Un filo lungo, chiaro e appiccicoso si adagiò sulla stoffa come una sottile stella filante bianca, del tutto evidente a chiunque l'avesse guardata da dietro.
​Loredana col vestito macchiato di sborra si voltò verso lo specchio del bagno, osservò quel dettaglio con un sorriso sazio e sfacciato, poi si riassestò i capelli.
​«Ora sì,» mormorò guardando Luca negli occhi. «Ora sono davvero pronta.»
​Scese le scale con passo fermo, pronta a ripresentarsi in salotto di fronte a tutti gli invitati, portando sul vestito la prova inconfutabile e sfrontata di ciò che era appena accaduto al piano di sopra.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Loredana, la collega:

Altri Racconti Erotici in Prime Esperienze:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni