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trio

Loredana, Luca e .. Aslan finale


di Cantastorie
16.08.2026    |    401    |    1 9.0
"​Con un ultimo gemito condiviso e prolungato, Luca e Loredana raggiunsero l'apice insieme, stringendosi l'un l'altra in un abbraccio serrato mentre l'estasi li travolgeva del tutto..."
​«Stai bene?» mormorò Luca, facendo scorrere la mano lungo la schiena nuda e sudata di Loredana.
​Lei si mosse appena, girando il viso di lato per guardarlo. Aveva i capelli scompigliati appiccicati sulla fronte e gli occhi ancora velati da una languida stanchezza. Sorrise, un sorriso storto e complice, poi allungò la mano per accarezzare distrattamente la testa di Aslan, sfiorandogli le labbra flosce ancora umide.
​«Non sono mai stata così bene», ansimò piano, la voce ancora roca. «È folle, Luca. Se qualcuno ci vedesse o sentirsi l'odore che c'è qui dentro... penseremmo di essere diventati matti.»
​«Siamo matti», la corresse lui con una leggera risata, piegando la testa per baciare la punta della sua spalla. «Ma a quanto pare è la nostra follia.»
​Aslan leccò pigramente le dita di Loredana prima di chiudere gli occhi e lasciarsi andare. Loredana si strinse ancora di più a Luca, chiudendo gli occhi a sua volta, avvolta dal calore di due corpi — uno umano, l'altro animale — e da quella nuova sensazione di totale e sfrenata libertà.
Loredana rimase immobile per qualche secondo, osservando nel silenzio della stanza la scia di bava densa e lucida che Aslan aveva lasciato sul bordo del lenzuolo. L'odore forte, primordiale e penetrante della saliva del cane riempiva ancora ogni angolo, agendo su di lei come un richiamo irresistibile, prive di ogni inibizione.
​Con un movimento lento e deliberato, allungò le dita e ne raccolse una quantità abbondante, sentendo la consistenza calda e vischiosa tra le tessere dei polpastrelli.
​Luca la guardò, sorpreso da quel gesto inaspettato, ma rimase in attesa, catturato dall'audacia dei suoi movimenti.
​Loredana non staccò gli occhi da lui. Sfilandosi leggermente dal suo petto, portò la mano al proprio corpo e spalmò con cura la saliva del cane sui propri seni, facendola scivolare sulla pelle calda e sudata. Il contatto fu un contrasto freddo e viscido che le fece sfuggire un piccolo brivido lungo la schiena, rendendo l'epidermide immediatamente lucida e scivolosa sotto la luce soffusa della lampada.
​«Guarda...» mormorò lei con la voce piena di desiderio, facendo scivolare entrambe le dita per massaggiare il fluido sul petto, mentre l'odore forte di Aslan si sprigionava ancora di più a contatto con il calore della sua pelle.
​Il cane, sentendo il profumo e il movimento, mosse appena le orecchie, spalancando i grandi occhi scuri per un istante prima di lasciare andare un altro respiro profondo e rumoroso.
​Luca sentì il sangue pulsare più forte nelle vene. La vista di Loredana così spudorata, segnata dal fluido del bestione che ormai faceva parte del loro rito, spazzò via ogni residuo di stanchezza, riaccendendo l'elettricità nella stanza per una nuova, travolgente parentesi.
Aslan, spinto da un istinto puramente animale e attirato da quell'odore così intenso e familiare che ora emanava in modo amplificato dalla pelle di Loredana, si avvicinò lentamente. Il muso grande e pesante scivolò vicino al petto di lei; il cane, curioso, iniziò a leccare con lentezza, passando la lingua lunga e ruvida sulla superficie lucida dei seni di Loredana, seguendo la scia che lei stessa aveva appena steso.
​Per Loredana fu una sensazione viscerale, una scossa che le percorse tutta la colonna vertebrale: il contatto della lingua calda e porosa di Aslan, che puliva la pelle con gesti deliberati, creava un contrasto netto con il calore del corpo di Luca che la circondava. Lei inarcò il busto, lasciando che il cane continuasse la sua opera, mentre il respiro di lei si faceva spezzato, in bilico tra la sorpresa e un eccitamento ancora più profondo.
​Luca osservava la scena con il respiro sospeso, completamente ipnotizzato. La vista di Loredana così abbandonata, esposta in quell'interazione primordiale tra il suo corpo e l'istinto dell'animale, lo portò in un attimo al limite estremo. Non era più solo il piacere del loro contatto, ma la combinazione di quell'atmosfera densa, l'odore di saliva che saturava l'aria e la visione di quella dinamica selvaggia a spingerlo fuori controllo.
​«Non fermarti,» mormorò lei, quasi senza voce, mentre le mani di Luca le stringevano i fianchi con una pressione che tradiva tutta la sua urgenza.
​Loredana guidò la testa di Aslan con la mano, continuando ad accarezzargli il pelo mentre lui insisteva con le sue leccate. Ogni passaggio della lingua del cane sulla sua pelle risvegliava una nuova ondata di sensazioni in lei, un eccitamento che le arrivava dritto al ventre. Luca, incapace di resistere oltre alla vista di Loredana che si concedeva a quel gioco così sfacciato e viscerale, si spinse dentro di lei con un movimento profondo, cercando di fondere la propria passione con quella frenesia che ormai aveva contagiato ogni centimetro della stanza.
Aslan continuava con la sua azionatrice lentezza, del tutto indifferente al ritmo frenetico che si era riacceso tra Luca e Loredana. La sua lingua ruvida e calda passava e ripassava sulla pelle di lei con un'insistenza metodica, attirata sia dall'odore che dal sapore che saturava l'aria.
​Il contatto costante e ruvido dell'animale, sommato alla spinta profonda e decisa di Luca, creò per Loredana un corto circuito sensoriale insostenibile. Ogni leccata di Aslan amplificava l'attrito e la sensibilità della pelle, mentre il calore del corpo di Luca e il peso del cane che le si appoggiava contro la bloccavano in una morsa di piacere puro e viscerale.
​«Luca... non si stacca...» ansimò Loredana, la voce ridotta a un filo roco mentre la testa le cadeva all'indietro sul cuscino. Le sue mani cercavano cieche sia le spalle di Luca che la folta pelliccia di Aslan, stringendo dita e pugni nel pelo corto del cane a ogni spinta.
​Luca non riusciva a distogliere lo sguardo. La vista del muso imponente di Aslan piantato sul petto di Loredana, unito all'odore denso di saliva e muschio che riempiva i polmoni, lo spinse oltre ogni limite di controllo. L'istintività della scena era così forte da spazzare via qualsiasi pensiero.
​Il cane non accennava a spostarsi, continuando a leccare con ritmo regolare mentre la stanza vibrava del respiro affannoso dei due. Guidata da quell'accumulo di stimoli così insolito e travolgente, Loredana venne di nuovo con una scossa improvvisa, stringendosi fortissimo attorno a Luca, che si lasciò andare insieme a lei in un ultimo, definitivo momento di passione.
Loredana si accasciò contro il petto di Luca, il respiro ancora spezzato e la pelle lucida, completamente segnata dal passaggio di Aslan. L'odore denso e primordiale che avvolgeva la stanza, anziché saziarla, sembrava aver acceso in lei una sete ancora più profonda. Il contrasto tra l'istintività del momento e la presenza di Luca non le bastava più: voleva spingere quella complicità oltre ogni limite precedente.
​Sollevò la testa, cercando lo sguardo di lui con un'intensità quasi febbrile. «Non abbiamo finito», mormorò con voce roca, cancellando ogni distanza con le sue labbra.
​Luca, catturato dal fuoco imprevedibile che la stava guidando, la afferrò saldamente per i fianchi. Senza esitare, Loredana si voltò, mettendosi a quattro zampe al centro del letto, proprio di fronte ad Aslan. Il cane, ancora appollaiato sul piumone, la osservava con i suoi occhi scuri e pazienti, la testa appoggiata sulle zampe, mentre il suo respiro pesante continuava a saturare l'aria.
​Loredana inarcò la schiena, completamente disinibita dalla presenza del bestione a pochi centimetri dal suo viso, e guardò Luca sopra la spalla. «Adesso, Luca. Senza fermarti.»
​Luca si posizionò dietro di lei e si spinse dentro con una spinta decisa, accogliendo il suo ritmo guidato da una fame sfrenata. Loredana lasciò andare un gemito profondo, affondando entrambe le mani nella pelliccia ruvida di Aslan per ancorarsi. Il cane si lasciò stringere, rilasciando un basso brontolio di gola che fece vibrare il materasso, mentre Loredana continuava a cercare l'impatto di Luca con una foga cieca, del tutto immersa in quel gioco travolgente che li aveva cambiati per sempre.
Il ritmo si fece serrato e travolgente, senza più pause o esitazioni. Luca guidava ogni movimento con una spinta profonda e decisa, mentre Loredana si abbandonava completamente a quell'ondata di piacere, tenendosi salda al cazzo di Aslan che finalmente aveva trovato. L'atmosfera nella stanza, satura del calore dei loro corpi e dell'odore intenso che li circondava, portò entrambi rapidamente al punto di non ritorno.
​Con un ultimo gemito condiviso e prolungato, Luca e Loredana raggiunsero l'apice insieme, stringendosi l'un l'altra in un abbraccio serrato mentre l'estasi li travolgeva del tutto.
​Allo stesso tempo, Aslan, contagiato dall'energia della stanza e del tutto appagato dal contatto e dalle attenzioni continue di Loredana, si lasciò andare a un lungo e profondo sospiro di distensione, rilassando completamente la sua stazza imponente sul piumone dopo aver eiaculato una dose abbondante di seme nelle piccole mani di Loredana. Aslan le si avvicinò da dietro, strofinando il muso pesante contro il suo culo nudo lasciando una scia calda di respiro e saliva come per ringraziare. Loredana si bloccò all'istante, chiudendo gli occhi. L'odore del cane, così forte e vicino, la travolse nuovamente.
​Luca, notò subito il suo respiro farsi affannoso e lo sguardo lucido con cui si voltò a guardarlo.
​«Basta solo che ti si avvicini, vero?» mormorò Luca, facendosi vicino e facendole scivolare una mano sotto la gonna per verificare la sua intuizione.
​Loredana non cercò nemmeno di nasconderlo. Inarcò leggermente il bacino verso la mano di lui, già completamente immerso nel bagnato abbondante che testimoniava la sua costante eccitazione.
​«Non riesco a fermarlo», ansimò lei, la voce tremante di desiderio mentre Aslan continuava a restare appiccicato alle sue gambe leccando tutto ciò che trovava a portata di lingua. «Questo odore... mi sta perseguitando. E mi fa stare costantemente così indicando la fica zuppa, me ne vergogno un po' lo ammetto ma mi fa impazzire.»
Nei giorni seguenti, Loredana continuò a sentire dentro di sé un’elettricità nuova e difficile da ignorare. Ogni volta che varcava la soglia di casa
​bastava il semplice abbaiare festoso del cane all'ingresso o il suo modo di accoglierla poggiando il muso sulle sue ginocchia per farle salire una vampata al viso. Quella vicinanza le ricordava la sensazione di libertà e spontaneità provata in camera da letto, trasformando piccoli gesti quotidiani in un gioco di sguardi e rimandi continui.
​Un tardo pomeriggio, mentre si rilassava sul divano, Aslan le si accoccolò vicino, appoggiando la testa pesante sulle sue gambe. Loredana affondò le dita nel suo pelo folto fino a trovarne il cazzo che delicatamente scappelò, lasciandosi sfuggire un lungo sospiro mentre l'odore di cazzo di cane le pervadeva il cervello. Luca, osservandola dalla cucina con un sorriso complice, si avvicinò e le sedette accanto, prendendole la mano laida, causando un certo disappunto di Aslan.
​«Vedo che certe sensazioni non ti hanno abbandonato», le disse piano, sfiorandole il collo con le labbra.
​Loredana cercò il suo sguardo, annuendo con un sorriso timido ma consapevole. La consapevolezza di condividere un'esperienza così intima e insolita che aveva lasciato un segno profondo, rendendo ogni loro contatto più intenso e alimentando un'intesa speciale che continuava a crescere giorno dopo giorno.
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