Prime Esperienze
ACCADDE UN'ESTATE
09.09.2025 |
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"Si sedette ancora su di me respirando forte, le mani a stringersi i seni da sopra il costume, a pizzicarsi i capezzoli duri che bucavano la stoffa..."
I miei racconti sono un po' il diario della parte erotica della mia vita ed anche un modo affinché si mantenga viva la memoria e impedisca al tempo di portarsi via pezzi della mia vita. Era il mese di agosto del 2001 e mia moglie Elena, era andata a trovare i suoi genitori.Avevo preso un giorno di ferie perché avevo voglia di rimanere un po’ solo, fare il riepilogo della mia vita e dare una sistemata all’appartamento. Quel giorno mi stancai e decisi di andare al mare. Andai al solito chalet, quello dove andavamo spesso e dove ero di casa, perché conoscevo diverse persone abitudinarie del luogo che, come me, ci si ritrovava ogni anno. Volevo passare una giornata di mare e sole, rilassarmi e godermela.
All’arrivo, Mario il bagnino, mi salutò con la solita cortesia, fece solo un gesto di disappunto quando vide che ero solo, mi guardò con aria cameratesca ma non disse una parola e mi aprì un ombrellone a pochi metri dalla battigia. Nel raggiungerlo salutai diversi conoscenti senza fermarmi a parlare. Mi spalmai di crema solare, misi le cuffiette del lettore musicale, presi il giornale e mi sdraiai sul lettino per abbronzarmi un poco, estraniato da tutto quel che mi circondava. Finito il giornale, mi guardai un po’ intorno, vidi che dagli altri ombrelloni, i conoscenti mi salutavano, senza accostarsi. Mi alzai svogliatamente e decisi di fare un bagno, la mezz’ora di sole presa, lo rendeva un’idea allettante. Senza fretta mi avviai verso l’acqua, immergendomi piano piano. Una volta ambientato, presi a nuotare verso il largo con forti bracciate (sono un bravo nuotatore, ho fatto un corso da sub e sono diventato istruttore subacqueo con brevetto internazionale), allontanandomi forse, duecento metri dalla spiaggia. Mi fermai galleggiando, assaporando il fresco dell’acqua distante dalla riva e immergendomi fino a raggiungere il fondo. Una, due, tre volte, anche senza maschera, non avevo difficoltà a fare quei pochi metri sott’acqua. Riemergendo l’ultima volta, mi sentii chiamare da poco distante e individuai una figura a una trentina di metri da me verso la spiaggia. Pensando fosse in difficoltà, mi affrettai ad avvicinarmi e scoprii che si trattava di Agata.
Agata era la moglie di Carlo, aveva 44 anni e viene con la famiglia, ogni anno allo stesso chalet. Ci conosciamo da tempo, diverse volte abbiamo chiacchierato, preso qualcosa insieme al bar, pranzato insieme, in quattro, allo chalet. Una di quelle amicizie estive, che ti piace ritrovare ogni anno e che dimentichi quando torni a casa. Agata mi salutò cordialmente, mi si avvicinò e, tenendosi a galla, iniziò con i soliti convenevoli. Stavo quasi per chiudere la conversazione, con fastidio, quando Agata lanciò un urletto, aggrappandomisi al braccio e accostandomisi. Disse di avere un crampo al polpaccio e mi chiese aiuto. Le dissi di fare «il morto» e mi occupai del suo polpaccio, tirando e massaggiando il muscolo per farlo rilassare. Poco dopo Agata mi disse che le faceva male anche un po’ più in su e mi chiese di continuare il massaggio sulla coscia.
Agata non era brutta, l’ho vista sia in bikini che in costume intero, aveva il ventre ed i seni, segnati da due gravidanze, i fianchi un po’ larghi, qualche chilo in sovrappeso, ma era ancora una bella donna, meglio di tante altre che si vedono in spiaggia. Le massaggiai la coscia, come mi aveva chiesto e mi accorsi che mi stavo eccitando, la sua pelle liscia mi piaceva, i suoi muscoli si tendevano e si tiravano sotto le mie mani, che ormai operavano a pochi centimetri dalla stoffa del costume intero che indossava. In un paio d’occasioni le sfiorai anche il monte di venere, nei movimenti del massaggio, resi difficili dalla necessità di tenersi a galla, nuotando con le gambe. In breve mi trovai il costume teso da un’erezione. Imbarazzato, le chiesi se stesse meglio e smisi di massaggiarla. Mi ringraziò e m’invitò a bere qualcosa insieme, disse che suo marito era andato al centro con un amico e che si sentiva sola. Una piccola onda ci fece avvicinare, facendomi sbattere contro di lei, aderendo interamente al suo corpo. Penso che arrossii, non poteva non essersi accorta della mia erezione ed un sorriso malizioso me lo confermò. Poi si slacciò da me e nuotò verso la riva. Mi affrettai a seguirla e, concentrandomi sulle bracciate, riuscii a far scemare l’erezione, perché non sarebbe stato bello uscire dall’acqua col costume teso.
Ci asciugammo e ci recammo al bar dove, sorseggiando una bibita fresca, parlammo per una mezz’oretta. Lei mi confidò che col marito le cose non andavano molto bene e, mentre parlava, vedevo che Agata si muoveva in un modo sensuale, mai visto prima, la sua gamba veniva spesso a contatto con la mia. Pensai volesse abbordarmi, ma il tono di voce pareva indicare il contrario. Etichettai come fantasia il mio pensiero e, finita la bibita, le annunciai che sarei andato via. Non avevo voglia di fare pranzo e tornare in spiaggia a dormire, non mi attraeva, preferivo tornare a casa e rilassarmi guardando la tv. Salutai Agata e chiesi a Mario di potermi cambiare il costume, come spesso facevo, nello sgabuzzino dello chalet.
Ero appena entrato, stavo per togliermi il costume bagnato, quando sentii bussare alla porta. Pensai a Mario ed aprii senza pensare. Agata s’infilò velocemente dentro e chiuse la porta dietro di sé. Ero stupito, la guardavo senza sapere cosa fare e lei parlò:
«Hai idea di quanto sono bagnata da quando me l’hai fatto sentire addosso?» e mi si addossò per baciarmi con furia. Inizialmente ed istintivamente, feci resistenza, ma poi cedetti a quelle labbra voraci, aprendo le mie ed accogliendo la lingua invasiva. Mi stavo eccitando, le misi le mani sul sedere, stringendolo da sopra il costume e la tirai a me, facendole sentire ancora la mia virilità sempre più turgida. Ci baciammo per un minuto strofinandoci l’uno contro l’altra, poi Agata si staccò da me e mi disse: «lo voglio vedere… non sai quanto tempo è che voglio vederlo». Si inginocchiò e mi tirò giù il costume. Il mio cazzo balzò fuori davanti al suo viso. Agata pareva estasiata. «Bello, bello, proprio come me lo immaginavo» e si tuffò con le labbra su di esso, mettendoselo in bocca oltre la metà. Iniziò un pompino raffinato, in cui si vedeva l’esperienza che aveva. Mi portò all’orlo dell’orgasmo due volte, bloccandomelo con un pizzico sulle palle, quando ormai credevo di venirle in gola. Sembrava che percepisse tutte le mie sensazioni, sapeva quando accelerare e quando rallentare il movimento della sua bocca, per donarmi il massimo piacere. Mi godetti quel pompino fantastico per diversi minuti e poi Agata mi lasciò libero, alzandosi e spingendomi verso un materassino. «Ora lo voglio dentro, lo voglio sentire tutto questo bel cazzone che hai». Ero un oggetto nelle sue mani, non che la cosa mi dispiacesse, ma non ero abituato a essere dominato.
Mi fece stendere sul materassino e si accovacciò sopra di me. Con una mano mi impugnò il cazzo, con l’altra si scostò di lato il costume e mi prese dentro tutto, scendendo lentamente fino a sedersi sul mio ventre. Restò un minuto ferma, assaporando la presenza ingombrante in lei e poi prese a salire e scendere. Vedevo la sua figa aperta, piena di me, le sue labbra estese intorno al mio cazzo, quasi a mangiarlo, il suo clitoride molto pronunciato che sporgeva come un minuscolo cazzetto. Lo accarezzai ed Agata mugolò agitandosi scompostamente. Era venuta così, dopo pochissimo tempo. Si sedette ancora su di me respirando forte, le mani a stringersi i seni da sopra il costume, a pizzicarsi i capezzoli duri che bucavano la stoffa. Poi riprese a muoversi, lentamente si alzò e riabbassò, ogni volta fagocitandomi completamente. Era bollente, la sentivo e vedevo i suoi umori scorrere sulla mia asta, quando era all’apice dalla traiettoria. Mi sentivo quasi violentato, trattato come un bastone rigido da usare a piacimento, ma era una cosa piacevolissima. Il rumore umido che producevamo, era eccitante quanto la sensazione sul mio cazzo. Agata intensificò i movimenti, portando una mano al clitoride, reggendosi con l’altra mano per non perdere l’equilibrio, perfetta amazzone sopra me che mi sentivo un po’ stallone un po’ tappeto. Si toccava con foga, inarcando le reni, scuotendosi tutta. Mi implorò: «muoviti… muoviti, ti prego… Muovitiiiiiii». L’accontentai. Le mani sulle sue, anche per guidare il movimento, iniziai a sgroppare, andandole incontro con forza quando scendeva, producendo un rumore osceno ed eccitante di carne contro carne. Non ce la facevo più sentivo avvicinarsi l’orgasmo. Agata scese un’ultima volta e si fermò; il mio pene profondamente piantato in lei, muovendo le anche avanti e indietro freneticamente, la mano ancora sul suo clitoride, la bocca che disegnava sentieri di bava sul mio petto, un mugolio continuo che le usciva dalla bocca. M’inarcai, sollevandola, mentre venivo dentro di lei, inondandole la vagina del mio seme, sentendo le sue mucose stringermi, in un abbraccio rovente e venne anche lei, scuotendo la testa come impazzita, mordendomi il petto e ululando come una lupa in calore.
Ci calmammo piano, ansanti, ancora incastrati l’uno nell’altra. Agata si alzò, il mio seme che le colava per le cosce insieme ai suoi umori. Ci pulimmo, aprendo un pacco di carta igienica trovato su uno scaffale, ci ricomponemmo ed uscimmo fuori. Lei andò verso la spiaggia, salutandomi con un sussurro all’orecchio: «Domani abbiamo finito la vacanza, ci vediamo l’anno prossimo, bel pisellone mio».
Io andai verso l’uscita per riprendere l’auto. Mario dal bar mi guardava sogghignando, e con lui sogghignava anche suo figlio che lavorava dietro il bancone. Approfittando della confidenza che c’era tra noi, Mario mi batté una mano sulla spalla e disse una sola frase: «troppo rumore». Me ne andai, incerto se vergognarmi o prenderlo per un complimento, ma il pensiero mi abbandonò presto. Tornavo a casa un po’ meno solo, un po’ meno nervoso, pronto a continuare la vita monotona che ogni tanto mi donava attimi di piacere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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