Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Prime Esperienze > UNA STORIA MAI DIMENTICATA (2)
Prime Esperienze

UNA STORIA MAI DIMENTICATA (2)


di Grande_Bruno
29.04.2025    |    1.636    |    0 9.5
"Poi mi fece una domanda alquanto strana, “domani a che ora ti svegli?!”, con aria interrogativa risposi: “verso le 8:00 circa”..."
Continua il racconto risalente a circa 32 anni fa, quando lavoravo nella Guardia di Finanza, presso l’aeroporto di Fiumicino e nominato «tutor operativo» per un agente dell’Agenzia delle Dogane, che doveva essere impiegato nelle indagini doganali.


Un giorno ero a casa durante il turno di riposo e mi alzai piuttosto tardi. Mia moglie era uscita ed io girovagavo in casa senza concludere niente. Sbirciavo il cellulare per vedere se Silvia mi mandava qualche messaggio, ma ahimè, invece nulla. Pranzai e poi inviai un messaggio a Silvia che non mi rispose. Mi misi al computer e iniziai a leggere; verso le ore 15:00, Silvia mi chiamò al cellulare.

“Ciao Bruno”,
“ciao Silvia, dimmi tutto”,
“ahimè! Oggi la casa non è libera perché ho mia figlia a casa, però se vuoi ci possiamo vedere lo stesso; ho un posticino alquanto isolato e molto romantico. Se vuoi ci vediamo lì”,
“ma certo che ti voglio vedere; se poi il posto è isolato va ancora meglio! A che ora possiamo vederci?”,
“verso le 16:00 ti va bene?!”,
“direi benissimo. Tanto oggi non ho nulla da fare”

Mi diede le indicazioni stradali per raggiungere il posto e terminammo la telefonata. Iniziai a vestirmi con molta calma, stando attento a ciò che indossavo e soprattutto ai dettagli. Partii con calma, in quanto ero piuttosto in anticipo. Feci un po’ di fatica a trovare il posto in quanto era una zona un po’ isolata a me sconosciuta. Parcheggiai l’auto e scesi: la località era davvero molto bella, c’era un silenzio indescrivibile rotto solo dal cinguettio degli uccelli e dall’acqua del fiume che scorreva a lato della strada. Lei arrivò dopo alcuni minuti, parcheggiò la macchina e scese dall’auto; indossava una gonna di raso lilla che arrivava fino al ginocchio, una maglietta a fiori che richiamava il colore della gonna e dei sandali in tessuto. Era davvero splendida! Mi venne incontro e ci baciammo sulla bocca:

“Wow! Silvia, ma quanto sei bella!”,
“grazie Bruno…”

Mi accarezzò il viso, ci prendemmo sotto braccio ed iniziammo a camminare. La strada si fece ben presto sterrata e costeggiava il fiume per diversi chilometri. Parlavamo e camminavamo a braccetto; Silvia era felice, ogni tanto mi baciava sulle guance e poi mi abbracciava. Io mi guardavo attorno in quanto non ero mai stato lì e baciavo anch’io Silvia, facendole notare che cosa avevo osservato e cosa mi piaceva. Camminammo quasi per un’ora poi, stanchi, ci sedemmo su una panchina che portava i segni del tempo e dell’incuria umana. La gonna salì leggermente ed io posai una mano sulle sue gambe, notando che erano tutte sudate.

“Silvia, hai caldo?”
“sì Bruno, sono tutta sudata”.

Incominciò a far svolazzare la gonna scoprendo le gambe e lasciando intravedere il perizoma bianco che indossava. Rimasi esterrefatto ed iniziai a guardarmi attorno per controllare se c’era qualcuno che sopraggiungeva. Fortunatamente non c’era anima viva! Rimanemmo seduti 15, 20 minuti, poi il caldo stava diventando insopportabile e decidemmo di percorrere la strada in senso inverso. Silvia si alzò e si aggiustò la gonna sul retro che si era appiccicata al sedere molto sudato. Ma mi accorsi che Silvia aveva qualcosa che non andava sul sedere, che le dava molto fastidio. «Bruno prova a vedere che cosa ho sul sedere che mi sta facendo male…». Si mise davanti a me alzando la gonna fino alla vita. Aveva un culetto magnifico; indossava un succinto perizoma che praticamente lasciava scoperte le natiche. Iniziai a toccarle le natiche e sinceramente non trovai nulla che potesse darle fastidio.

“Ma Silvia, dove ti fa male?”, mi indicò il solco intergluteo. Quindi scostai il perizoma e misi la mano nel solco intergluteo, andando su e giù più volte,
“ecco lì… ma scendi un po’ di più!”. Avevo la mano che toccava il coccige e sentivo che era tutto bagnato e anche il perizoma era intriso. Mi guardai intorno e vidi che non c’era nessuno e la vegetazione piuttosto alta ci nascondeva parzialmente. Piano piano oltrepassai il coccige e l’ano e arrivai alla figa che era impregnata di umori e sudore. “No Bruno non fare così! Qualcuno ci può vedere… Dai togli la mano”, ma iniziai a masturbarla in modo molto lento. “Mmmmmh dai… continua… Sììììììììììììììììììììììì”.

Tolsi la mano e la baciai; la presi e la portai dietro a un grosso albero; le tolsi il perizoma e Silvia si tirò su la gonna fino alla vita. Avrei voluto leccarle la figa e farle avere un orgasmo ma ci voleva troppo tempo e poi era decisamente rischioso. Quindi tirai fuori il cazzo, mentre lei si mise a 90 gradi e dolcemente glielo infilai da dietro. Iniziai un movimento su e giù e Silvia godeva come non mai. Sarà l’eccitazione o forse il timore d‘essere scoperti da un estraneo, ma venni quasi subito, depositando in figa, un’abbondante quantità di sperma. Silvia si accovacciò per terra con il volto stravolto ed eccitato per aver goduto; intanto dalla figa scendevano i suoi umori mischiati al mio sperma.

Le passai dei fazzoletti di carta per asciugarsi e togliere la maggior parte degli umori e del mio sperma. Decise di non infilarsi il perizoma per non sporcarlo ulteriormente. C’incamminammo verso le rispettive auto. Silvia mi abbracciò e facemmo la strada a braccetto; mi baciava sulle guance e mi diceva:

“Sei stato furbo, hai approfittato di un fastidio sul mio sedere per…”,
“eh! … guardando il tuo sedere, non ho resistito. Ti chiedo scusa! Ma tu mi hai provocato però. Alzando la gonna davanti e dietro”, risposi.

Ci mettemmo a ridere e a scherzare su quanto accaduto poc’anzi. Arrivammo alle rispettive auto e ci baciammo per poi tornare a casa. Il giorno successivo, andai a lavorare di mattina: come le altre volte parcheggiai l’auto e stavolta c’era Silvia che mi stava aspettando. Scese dall’auto e mi venne incontro baciandomi:

“Buongiorno Bruno”,
“ciao Silvia! Vedo che il tuo abbigliamento attira sempre la mia attenzione!”, risposi
“Ah! Ah! Ah! Ah! Ma tu sei speciale”,
“Veramente tu sei speciale per me”, risposi
“Mmmmh! Ma grazie”.

Mi baciò per la seconda volta. Ci avviammo verso l’ascensore e arrivammo in Reparto. Verso le ore 07:30 iniziammo a lavorare, ma visto quanto era successo nei giorni precedenti mi era davvero molto difficile avere un giudizio obbiettivo e farle da insegnante. Mi sforzai d’essere il più distaccato possibile ma, per me, era davvero difficile. Lavorammo insieme e devo dire che fui contento dei risultati ottenuti. Silvia era davvero precisa e professionale e assai meticolosa. Andai in mensa e stavolta Silvia si sedette accanto a me ed iniziammo a mangiare insieme. Al termine andammo a prendere il caffè. Finii il turno alle ore 14:15 e chiesi a Silvia se dovevo darle una mano per correggere la tesi:

“no, oggi a casa ci sono i miei due figli e quindi non è possibile!”,
“peccato!”, risposi
“ma se vuoi possiamo vederci verso le 16:00, in un altro posto sul fiume!”
“molto volentieri”,
“allora a dopo”.

Ci baciammo davanti alle nostre rispettive auto e tornammo a casa. Appena arrivato a casa, mi organizzai e, dopo poco, ripartii per andare all’appuntamento con Silvia. Per trovare il posto esatto, mi inviò la posizione tramite Whatsapp e lo trovai abbastanza facilmente. Parcheggiai e scesi dall’auto; il posto era molto tranquillo, il fiume formava un’ansa piuttosto ampia, dove l’acqua scorreva molto lentamente sulle sponde del fiume. C’era anche una folta vegetazione che nascondeva quasi del tutto la strada sterrata che era di lato. Il caldo non era poi così opprimente, in quanto la brezza che arrivava dal fiume mitigava la calura. Sentii arrivare la macchina di Silvia che, dopo aver parcheggiato, scese, mi venne incontro e ci baciammo. Notai subito che si era cambiata d’abito. Aveva indossato un paio di pantaloni bianchi in lino, abbastanza trasparenti e molto aderenti, che lasciavano intravedere il suo bel culetto, una maglia sempre di lino di colore bianco che lasciava intravedere il reggiseno in pizzo anch’esso bianco. «Peccato che ti sia cambiata. Ti preferivo con la gonna. Hai paura che succeda quello che è accaduto ieri pomeriggio?», dissi.

Mi guardò e mi sorrise. Iniziammo a camminare lungo la strada sterrata a braccetto. Ogni tanto ci baciavamo; vedevo che Silvia era allegra e felice. Il tempo con lei scorreva senza neanche che me ne rendessi conto e, tra una risata ed un bacio, percorremmo parecchia strada. Ci fermammo e ci sedemmo su una panchina fatta con uno dei tronchi di un vecchio albero, posta proprio sul orlo dell’argine del fiume. Silvia si sedette al mio fianco e ammirammo il lento scorrere dell’acqua. Poi improvvisamente Silvia iniziò a baciarmi; dapprima baci molto piccoli e romantici poi sempre più intensi e passionali. Le misi una mano sulle gambe e gliele accarezzai; mentre lei mi portò le mani sul viso. La voglia di possederla iniziava a farsi sentire ed allora portai le mani sui fianchi. Lei invece, inaspettatamente, mi mise una mano sulle gambe accarezzandole. Continuammo per un bel po’ di tempo e, in me, la voglia di possederla saliva pericolosamente. Spostai quindi le mani dai fianchi al seno; lei sembrava apprezzare ed iniziai a giocare con i seni. Le mani di Silvia salirono pericolosamente fino a sfiorare il mio cazzo che era ormai duro e pronto all’uso. Ci fermammo un attimo sempre guardandoci negli occhi e dissi:

“Silvia, ti voglio ora!”,
“ma Bruno, non è possibile. È pericoloso… qui ci passa chiunque… e poi indosso i pantaloni”

Aprì leggermente le gambe, quel tanto che basta per infilare la mia mano e toccarle la figa sopra i pantaloni. Silvia, invece, mi mise una mano sul cazzo ed iniziò a segarmelo sopra i pantaloni. Mmmh! Ma che voglia che avevo di scopare Silvia! Decisi allora di slacciarle il reggiseno; la abbracciai e glielo slacciai. Le tette scesero leggermente da sotto l’indumento; scesi lungo i fianchi, alzai la maglietta ed intrufolai le mani fino a prenderle in mano. Le massaggiai a lungo con movimenti circolari, poi decisi di concentrarmi sulle areole mammarie. Ben presto i capezzoli s’ingrossarono e divennero turgidi. Mmmmh! Avrei voluto posarci la bocca e leccarli. Intanto Silvia aveva tirato giù la cerniera dei pantaloni e mi stava segando il cazzo sopra gli slip. Un movimento lento ma continuo e costante. Spostai gli slip e Silvia poté, finalmente, prendermi in mano il cazzo. A quel punto non ci capii più nulla; presi Silvia e la portai il più vicino possibile a me, tirai su la maglietta ed iniziai a leccare i capezzoli. A Silvia piaceva da matti, tanto che aumentò notevolmente il ritmo della masturbazione. Interruppi le leccate di capezzolo e dissi: «Silvia… sto venendo!» e cinque o sei fiotti di sperma finirono per terra e sulla mano di Silvia. Mi ripresi piano piano e la voglia di fare sesso con Silvia scemò molto lentamente. Ero soddisfatto ma non completamente. Con dei fazzoletti di carta, ci pulimmo dallo sperma sia dalle mani che dal cazzo. Guardai Silvia e le chiesi:

“Ma che cosa ti è successo?”, mi guardò e abbassò lo sguardo; il viso divenne rosso e mi rispose:
“avevo voglia di …!”, capii al volo, l’abbracciai, la baciai e le dissi:
“speriamo che la tua casa sia libera per noi molto presto!”. Mi guardò, mi sorrise e annuii con la testa. Ci alzammo e tornammo indietro, camminando molto lentamente. Erano quasi le ore 18:30, quando arrivammo alle rispettive auto, ci baciammo a lungo e ci demmo appuntamento all’indomani pomeriggio.

Arrivai in parcheggio verso le ore 13:40: come ogni volta c’era Silvia ad aspettarmi. Parcheggiai e scesi dall’auto. Mi venne incontro e ci baciammo.

“Ciao Bruno!”,
“ciao Silvia! Vedo che sei sempre più bella, ogni giorno di più…”,
“ma grazie, Bruno…”.

Indossava una gonna che arrivava a metà gamba in lino bianca ed un top bianco, alquanto trasparente e stavolta i sandali avevano un tacco 10 centimetri. Nella sua semplicità era davvero splendida! Entrammo in caserma e prendemmo l’ascensore per arrivare in Reparto. Come ogni volta lessi il rapporto della mattina su quello che era successo la mattina e quali attività avremmo dovuto fare, durante il pomeriggio. Quando iniziammo a cercare nei magazzini eventuali colli che potessero nascondere materiali illegali. Spiegai a Silvia dei piccoli segreti per fare una ricerca efficiente. Ricordo che quel pomeriggio lavorammo molto bene e con profitto. Verso sera cenammo con gli altri colleghi presso la mensa del reparto e, tra una battuta a doppio senso ed una risata, arrivarono le 19:00. La maggior parte del lavoro era stato fatto e ci rimaneva solo da compilare i rapporti per i colleghi che avrebbero fatto il turno di notte. Terminammo alle ore 21:00 e andammo via, facendo la solita strada fino al parcheggio dove c’erano le nostre rispettive auto. Ci baciammo e poi mi disse:

“Stasera non posso stare qua con te in quanto a casa ho ospiti ma vedrai che domani ti faccio una bella sorpresa”, le risposi:
“peccato, stasera avevo voglia di stare con te e baciarti”, mi sorrise. Ribadì il fatto che l’indomani mi avrebbe fatto una bella sorpresa. Poi mi fece una domanda alquanto strana,
“domani a che ora ti svegli?!”, con aria interrogativa risposi:
“verso le 8:00 circa”.

Non compresi fino in fondo la domanda e me ne andai a casa. Il mattino successivo mi svegliai verso le ore 08:15 e mentre facevo colazione il telefono squillò. Era Silvia:

“Buongiorno Bruno!”,
“ciao Silvia! Dormito bene?”, chiesi,
“sì abbastanza. Volevo chiederti se puoi venire a casa mia adesso, perché sono sola tutto il giorno. Passiamo la mattinata insieme, pranziamo e poi andiamo a lavorare. Ti piace l’idea?”
“ma certo che l’idea mi piace. Termino la colazione, mi vesto e sono da te. Arriverò per le 09:00, ti può andar bene?”, dissi,
“sì certo”.

Terminai la telefonata, feci colazione, poi la doccia, mi vestii e partii per andare a casa di Silvia. Arrivai verso le ore 09:10, suonai il campanello e Silvia mi venne incontro: ci baciammo in modo molto romantico. Quella mattina aveva una gonna svasata che arrivava appena sopra il ginocchio, di colore nero ed un top sempre nero. Per me era una meraviglia. Mi fece accomodare in cucina e mi preparò il caffè. Ci sedemmo in salotto e bevemmo il caffè poi mi disse: «andiamo nello studio. Voglio che tu legga ciò ho scritto sulla tesi, perché dall’ultima volta che l’hai letta, sono andata avanti con la stesura!». Salimmo mezza rampa di scale ed entrammo nello studio. Il computer era già acceso, mi sedetti sulla sedia ed iniziai a leggere. Quanto scritto andava molto bene e s’agganciava perfettamente con quanto scritto sopra. Terminai la lettura, mi voltai e le dissi: «Davvero molto brava… hai reso molto bene l’idea…».

Ci baciammo, prima molto romanticamente, poi sempre più con passione. Silvia si alzò dalla sedia e mi prese per le mani, portandomi direttamente sul letto. Mi fece sedere sul letto e si mise davanti a me, spogliandosi molto lentamente. Si abbassò la cerniera della gonna che finì per terra e poi si tolse il top. Scoprii che non indossava il reggiseno e rimase con un perizoma alquanto succinto; mi prese per mano, mi fece alzare e si coricò a letto. Capii le sue intenzioni e mi spogliai frettolosamente distendendomi sul letto al suo fianco. Ci baciammo con molto ardore; le mie mani si posarono sul suo seno e cominciai a fare dei lenti massaggi circolari. Smisi di baciarla sulla bocca e scesi sul collo, poi sul decolletè e infine sui seni. Mi fiondai subito sui capezzoli, leccandoli e, con la lingua, ad ogni passaggio, piegavo il capezzolo in su e in giù; ben presto l’eccitazione li fece ingrossare ed era più difficile piegarli ogni volta che passavo con la lingua. «… Mmmmh…», ansimava.

Smisi di leccarli e scesi con piccoli baci e leccate verso l’ombelico. A Silvia piaceva e ogni tanto il corpo aveva qualche fremito di piacere; poi scesi ancora più giù arrivando al perizoma che baciai e proseguii la discesa leccando l’interno delle cosce, risalendo verso la figa. Silvia, presa dall’eccitazione, mi spostò dalle gambe e si tolse il perizoma, che volò sulla poltrona. Notai subito che aveva il pelo bagnato dagli umori che uscivano dalla figa. Pensai che era da qualche giorno che Silvia voleva fare sesso con me ed aveva dovuto reprimere le sue voglie. Quindi decisi di farle raggiungere il massimo del piacere con un orgasmo difficile da dimenticare. Molto delicatamente mi distesi tra le sue gambe ed arrivai con la figa ad un palmo dal naso, poi aprii le grandi labbra e con la lingua andai stimolare il frenulo del clitoride. Salii un po’ più su con la lingua, stimolando anche il glande ed il prepuzio del clitoride per poi tornare giù al frenulo e poi ritornare su al prepuzio. In questo modo il piacere del cunnilingus è davvero esaltato al massimo. Silvia iniziò a godere: il flusso degli umori aumentò e si riversarono al di fuori della figa. Andai avanti così per un bel po’ di tempo e, siccome Silvia non era ancora venuta, infilai un dito in figa, cercando di andare a stimolare il fondo dell’utero e la masturbai, prima lentamente, poi sempre più velocemente.

Improvvisamente, con una mano Silvia mi mandò via, chiuse le gambe accavallando i piedi, girò gli occhi all’insù ed il corpo fece dei movimenti molto simili a delle contrazioni. Mi ricordai dalla volta precedente che quei movimenti erano dovuti all’orgasmo di Silvia. Le contrazioni cessarono e Silvia, spossata, si girò su un fianco, aprì leggermente le gambe e notai che l’interno cosce era bagnato di liquido che era fuoriuscito dalla figa. Rimase in questa posizione, quasi immobile per diversi secondi poi, molto lentamente si girò verso di me. Mi abbracciò, mi baciò non so quante volte e mi disse: «Ma tu sei matto a farmi godere in questa maniera! Non ho mai goduto così tanto come oggi …». Poi allargò le gambe ed io mi misi in mezzo per scoparla. Col cazzo entrai molto lentamente e, ben presto, mi accorsi che la figa era davvero fradicia. Iniziai a scoparla lentamente, poi sempre più veloce variando frequentemente il ritmo. Infine accelerai il ritmo fino ad eiaculare una gran quantità di sperma nella figa. Spossato e col fiatone, mi distesi al suo fianco e riprendemmo a baciarci. Si alzò dal letto e andò a lavarsi. Subito dopo lo feci anch’io perché ero sporco di sperma e sudato. Erano quasi le 11:00, quando ci sedemmo sul divano e lei mi disse:

“Ne avevo proprio bisogno. Erano giorni che avevo voglia…”, La guardai e dissi:
“me ne sono accorto!”, arrossì e abbassò la testa. “Guarda che non c’è nulla di male se dici al partner che hai voglia di fare sesso…” e, sempre arrossendo, mi rispose:
“eh sì, lo so, ma non sono abituata a esprimere certi sentimenti…”.

Si alzò dal divano, andò in cucina e si mise a preparare il pranzo per me e per lei. Ci sedemmo a tavola e mangiammo. Il cibo era davvero molto buono e lo consumammo abbastanza velocemente. Poi, caffè ed infine diedi una mano a sparecchiare la tavola ed a mettere tutti i piatti in lavastoviglie. Era ancora abbastanza presto per partire, quindi dopo che Silvia era andata a vestirsi, ci sedemmo sul divano. Non so perché o come mai, mi disse:

“Mio marito non considera neanche minimamente le mie voglie. Quando ha voglia lui, mi scopa e basta. Anche se io non ne ho assolutamente voglia!”,
“ah! Questo non va bene!” risposi, divenne seria e cupa. Poi continuò:
“È ora di muoverci per andare a lavorare…”.

Uscimmo di casa e prendemmo le rispettive auto. Dopo 10 minuti arrivammo nel parcheggio della caserma e parcheggiamo. Mi baciò dicendomi: «dopo non lo posso più fare…». Prendemmo l’ascensore per arrivare in ufficio e, come il pomeriggio precedente, verso le 14:30, iniziammo i controlli, spiegando a Silvia le modalità di perquisizione. Lei mi supportava nei controlli ed era molto brava e professionale. Cenammo insieme ai colleghi nella mensa dell’aeroporto. Quando arrivò il cambio turno, Silvia se ne andò verso le 21:00, mentre io finii il lavoro verso le 22:15 e la trovai ad aspettarmi fuori della caserma. Facemmo il tratto di strada insieme e vedevo che non era felice, ma cupa e pensierosa. Arrivati davanti alle rispettive auto ci baciammo e le dissi: «Silvia ti vedo cupa e pensierosa e vorrei parlarti. Sali in auto che scambiamo due parole». Senza dire nulla salì in auto e si sedette sul sedile del passeggero. La guardai e le dissi:

“Silvia ma che cos’hai? E tutto il pomeriggio che sei triste e cupa in viso”, ci fu qualche secondo d’assoluto silenzio poi mi rispose:
“mi sto rendendo conto che, da quando ti sto frequentando, quanto mio marito sia egoista e menefreghista. Pensa al suo godimento ed al suo piacere, ma di me ed ai miei bisogni, non gliene frega niente.”, rimasi sconcertato da quanto mi aveva detto,
“ho visto che non sai godere… Quando facciamo sesso, sei muta…”, arrossì parecchio!
“Quando lo faccio con mio marito devo stare zitta… mi dice che, se parlo, lo sconcentro…”, rimasi in silenzio e poi le feci una domanda alquanto spinosa:
“ma perché l’hai sposato?”

Rimase in silenzio per alcuni minuti. Avevo toccato un punto dolente e percepivo che voleva uscire dall’auto e andarsene a casa. Invece rimase e iniziò un lungo discorso. Mi disse che si sposò una ventina d’anni prima. La sua famiglia era di umili origini e lei conobbe il suo futuro marito ad un congresso per commercialisti/revisori dei conti. Lei faceva parte dello staff che organizzava il congresso. «Lui s’invaghì quasi subito di me; ma io era già fidanzata con un ragazzo che stava studiando legge. Mi fece una corte spietata! Raccontai tutto ai miei genitori che, dopo averlo conosciuto, mi consigliarono caldamente di lasciare il fidanzato che avevo, per stare insieme a lui, dicendomi che era un ottimo partito. Quando eravamo fidanzati, era dolce e romantico, poi una volta sposati, si rivelò quello che era: egoista, permaloso e possessivo, ma soprattutto avaro. Dovevo renderle conto di come e di dove spendevo il denaro. Non avrei mai immaginato di fare questa fine e mi rammaricai d’aver ascoltato i miei genitori”. Terminò il discorso e vedevo che aveva gli occhi lucidi e mancava davvero poco perché si mettesse a piangere. La baciai e l’abbracciai e solo allora compresi le motivazioni per cui Silvia stava facendo il corso per diventare agente operativo. Erano quasi le ore 23:30 e ce ne tornammo a casa.

CONTINUA…

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.5
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per UNA STORIA MAI DIMENTICATA (2):

Altri Racconti Erotici in Prime Esperienze:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni