Prime Esperienze
LETTERA AL MIO AMORE
04.02.2026 |
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"Le tappai la bocca con la mano e lei, dopo 5 minuti si inarcò in quello che immaginai essere un orgasmo che durò una ventina di secondi, poi mi spinse fuori, si riabbassò e me lo prese ancora..."
Questo sarà il mio terzultimo racconto, nel quale manifesto il mio malessere per la donna che è stata per più di quarant’anni al mio fianco, ma che ho tradito in continuazione. Ora che sono in vista del traguardo della vita, voglio provare a riconquistare Elena, la donna che ho scelto e con la quale vorrei finire i miei anni di vita.Ma l’amore che cos’è? Bravo chi lo sa capire… ci provo, scrivendole questa lettera:
Cara ELENA,
Ci viene inculcato fin dalla più tenera età, fin dalla giovinezza che tutto quello che riguarda la sfera sessuale è avvolto in qualcosa di sacrilego: quelle aberranti sensazioni che ci portano a quel dolce solleticamento sottopelle, siano inviateci dal demonio stesso. E allora viviamo il tutto sotto una tetra ombra di perversione, ci sentiamo persi nelle nostre stesse tentazioni.
...
Ebbene sì, Elena, amore mio, mi sono lasciato attrarre da quelle demoniache tenebre e ti ho tradito, ma oramai le lancette del tempo hanno fatto molti giri ed i mesi, poi gli anni, nei calendari ai muri, si sono susseguiti. Ma sì… nonostante quello che provo per te sia, indelebilmente, tatuato sulla mia pelle, ho preso la via della perdizione, abbagliata da una luce che ancora acceca la mia vista.
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Nel giudicarmi, però mi chiedo, se avessi mai potuto oppormi a quello che il mio corpo smaniava, pretendeva e che la mente invece detestava e rifiutava, convinta dell’immoralità di quei baci, di quelle carezze.
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Elena, ho 70 anni, mentre tu 61 ed in questi 45 nostri anni di matrimonio, ho vissuto, e sto vivendo, una sorta da favola, avvolta da un amore candido e profondo dove il solo sapere di ritrovarti, a sera, dopo i nostri impegnativi impegni, mi dona una sensazione di calore interno, come tornare dal gelo dell’esterno ad una calda baita di montagna. Perché tu sei il mio faro nelle notti di tempesta, dove angosce, buio e paure trovano conforto.
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Ed anche il sesso con te è una cosa che mi appaga, lo sai quanto mi è sempre piaciuto sperimentare, cercare con te nuovi giochi, scoprire nuovi modi per raggiungere l’estasi suprema: il coito perfetto. Quindi, non è stato neppure quello la causa del mio tradire ma l’irrefrenabile voglia di lasciarmi andare, trascinare dalla più perversa delle passioni: amare una donna.
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Se qualcuno mi avesse chiesto se mai sarebbe potuto succedere, un anno fa, avrei risposto, forse in maniera anche volgare, che con l’adorazione viscerale per la tua figa, stupenda nel modo in cui si bagna ad ogni mio tocco, era la cosa più distante dalla mia mente che potesse mai esserci. Eppure…
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Le cose, spesso, succedono per caso, per stupide coincidenze: un treno perso, un treno preso che ti fa conoscere quella persona, invece che un’altra… e la tua vita cambia in base a quel benedetto treno, è tutto un sottile e ingarbugliato gioco di fili che alla fine tessono il nostro futuro, facendoci essere quello che siamo. Pensa solo a noi, SE non ti fossi innamorata di quel nuovo allievo, giunto in palestra e non avessi chiesto a me di voler acquisire l’esperienza che ti mancava per conquistarlo, non ci saremmo mai innamorati… Le sottili trame del destino.
...
SE non mi fossi arrabbiato e SE non fossi andato al bar con gli amici e SE non fosse stato per quel maledetto malessere che ti ha colpito, facendoti vedere la mia persona come l’essere che ti ha impedito di esternare tutte le tue potenzialità… Se… Se… Se… Milioni di «Se» quasi a giustificarmi? No, a tutte quelle possibilità che infine ci hanno allontanato ed a cui ho risposto tradendoti.
Purtroppo non sempre la fortuna o il destino, gioca a nostro favore e così, dopo circa 15 anni di matrimonio e con due splendide figlie, vieni colpita da un disturbo che distrugge il nostro matrimonio ma, indipendentemente da quello in cui crediamo, ho cercato di tenere fede alla mia promessa fatta sull’altare: di amarti «NEL BENE E NEL MALE». Nonostante la promessa, ora ti confesserò tutto quello che è successo nel periodo successivo, quando io, stanco delle tue continue sfuriate, sono andato via, sperando che tu mi capisca e mi comprenda. Ma se devi prendertela con qualcuno quello sono io… io che mi sono fatto guidare dal peccato.
...
La prima volta furono solo sensazioni e avvenne quella volta, durante la nostra vacanza con quella coppia di amici Fernando e Gemma. Fu il caso e non la mia mano ad aprire quel bottone del vestito di Gemma ed a regalare il suo seno ai miei occhi e non alla mia immaginazione. L’aureola scura e larga spuntava dal pizzo sensuale, pennellata di femminile sensualità. La pelle bianca e candida a farle da sfondo. Poi, distesa al sole, la sua pelle carezzata dai roventi raggi, coperta da poche pennellate di colore, regalava poco all’immaginazione. Il pensiero della pelle calda, era una scintilla di passione che si accese negli occhi e divampava nella mente. Le mani fremevano dal desiderio di sentirla accaldata, liscia e morbida. Avrei accarezzato ogni lembo della sua pelle, avvertendo il calore che la baciava e pulsare attraverso le mani. Con le dita avrei voluto saggiare ogni rotondità della sua carne fino a scolpire nella mente la sua florida lussuria. Avrei voluto passare le mani sulla tua schiena, in un lento vagabondare irrequieto, agognando la meta, dove la sua femminilità diveniva carnalità. Immaginavo di stringere, premere ed esplorare, volevo sentire la dolcezza e la forza, la passione e l’ardore. La mia voglia si insinuava là dove più si faceva segreta la voluttà del suo corpo. Immaginavo di risalire, baciando la sua schiena impregnata del sapore del sole, fino ad arrivare al collo e assaggiare poi il lobo del suo orecchio. Ascoltavo il mio respiro trasudare desiderio. Ma tutto finì quell’estate del 1984.
...
L’anno successivo fu la volta di Sandra, che faceva parte del folto gruppo di amici con i quali condividevamo il tempo libero. Fu durante una delle vacanze estive fatta tutti insieme, presso un villaggio turistico, che mi trasmise una carica erotica pazzesca e capitava spesso che, passando tra i tavoli del ristorante, mi strusciavo sulle sue natiche, soffermandomi forse più del necessario.
Un pomeriggio, durante il riposino pomeridiano, ci ritrovammo per caso seduti al bar della piscina con lei che indossava un bikini delizioso sotto il quale intravedevo i suoi capezzoli induriti dal freddo dell’acqua della piscina. Quando Sandra mi guardò il pacco, mi disse:
– “vedo che sei felice di vedermi”,
– “è l’effetto che mi fa la tua vicinanza”, le risposi. Ma tutto finì lì.
Tornati da quella vacanza, ci rivedemmo altre volte finché non ci ritrovammo a casa sua. Portai una mano sul suo mento, inclinai il mio e le nostre labbra si unirono in un bacio di fuoco con le nostre lingue che presero a unirsi in un vortice di passione e di erotismo. Lei si mise a cavalcioni sopra di me e mi tolse la maglietta per poi scendere a sfilarmi pantaloni e slip assieme e, in men che non si dica, il mio cazzo era già sparito fra le sue labbra. L’orgasmo arrivò di lì a breve ed un fiotto di sborra bollente, riempì la sua bocca e poi un altro ed un altro ancora. Quando si alzò, la girai di spalle e, mentre lei divaricava le gambe per accogliermi, la penetrai con lei che appoggiava alla balaustra del balcone. Presi a pomparla da dietro, con cura, entrando dentro di lei fino alle palle, mentre la sua figa colava umori e scivolava sul mio cazzo come non mai, finché le contrazioni della sua figa, annunciarono il suo imminente orgasmo. Mi misi seduto e lei cinse la mia vita con le gambe, così accelerai il ritmo e inondai la sua figa proprio all’apice del suo orgasmo. Un misto di umori mi colava addosso mentre le nostre labbra e le nostre lingue non smettevano di cercarsi. Fu una serata memorabile ma, il giorno dopo, presi dal rimorso del nostro tradimento, giurammo di non incontrarci più clandestinamente.
...
Milena amava le trasgressioni, da molto prima che conoscesse il suo attuale marito, un po' per curiosità ed un po’ perché coinvolta dalle sue amiche già avvezze a questo tipo di esperienze. Grazie a Milena, conobbi un privè a Roma, insieme a suo marito e quella sera conobbi Lavinia, una ragazza, non brutta, circa 25 anni, molto goffa, la classica contadinotta chiaramente a disagio. Era insieme al fidanzato, un ragazzo della sua età, molto disinvolto, nudo che andava in giro per la sala infilando, di tanto in tanto, il cazzo in qualche fica disponibile. Riuscii a scongelare Lavinia, che si rivelò una vera troia. Mi disse che il suo ragazzo aveva insistito per andare in quel posto e non sapeva neanche lei perché avesse accettato. Questa risposta fu come un’illuminazione, intuii che probabilmente c’era una crepa nella sua corazza e questo mi stuzzicò. Il suo ragazzo intanto continuava a dirle di lasciarsi andare e questo mi confortava. Cominciai a chiederle se le piaceva fare sesso e lei mi rispose solo con il suo ragazzo e che non gli interessavano gli altri uomini nudi ed i loro cazzi. Ma era chiaro che mentiva a sé stessa, perché tutto questo la stava eccitando e, mentre lei era seduta sulla panca, gli arrivai a pochi cm. dalla bocca, incoraggiata anche dal suo ragazzo. Le presi dolcemente la mano mentre faceva una debole resistenza ma, sempre con dolcezza, la posai sul cazzo, le piegai la palma in modo che avesse tutto il cazzo nella sua mano. Sembrava trattenere il respiro.
Dopo averla spogliata vidi che portava le autoreggenti e pensai, cominciai a toccarle le tette, imponendole di continuare a menare il cazzo del suo ragazzo, poco a poco la spogliai completamente. Aveva le autoreggenti e subito pensai «normale in un privè, ma anomalo in una che era venuta con l’idea di non fare niente!!! Ma allora qui abbiamo un bel troione!!! Prima dice di non voler far niente, di essere qui per sbaglio e poi scopro che si era agghindata in maniera da fare rizzare i cazzi in maniera istantanea. Ti piace proprio fare la troia, eh porcella???!!!». Le imposi di alzarsi, la avvicinai a me, le misi in mano il cazzo, le presi il viso tra le mani e le feci un «lingua in bocca» da farla svenire. Lei sembrava non più in grado di reagire, la baciai su tutto il corpo e le infilai il cazzo in bocca (anche qui, patetico tentativo di rifiuto) e poi le leccai la fica, per prepararla alla monta. Il suo ragazzo guardava quasi rapito quello che succedeva ed era eccitatissimo, a giudicare dal suo cazzo ben eretto!!!
Poi la chiavai, prima in modo lento, quasi dolce, e poco a poco il mio ritmo aumentò portandola ad avere alcuni orgasmi intensissimi. Prendendole il mento tra le dita e le dissi, quasi gridando: «Allora, abbiamo cambiato idea? Non hai più vergogna? Ti piace prenderti questo super-cazzo?». Lei non diceva nulla, mugolava nella costante ricerca del piacere e passava di orgasmo in orgasmo. «Dai, puttana, dimmi che ti piace che ti chiavino qui davanti a tutti!!!» e lei restava sempre zitta, finché urlò: «Si, mi piace da morire!!! Non smettere». Continuai a menare «fendenti» di cazzo per più di mezz’ ora. Poi, decisi di fare un lavoro completo e, prima di venire, mi fermai, mi distesi sulla schiena, le dissi di mettersi su di me e di infilarsi il cazzo in fica. Poi dissi al fidanzato di mettersi dietro e di incularla. Lo fece con un po’ di cautela e poi piano piano cominciammo a stantuffarla, cercando il ritmo ideale. Mentre la stavamo pompando, Lavinia era in estasi e godeva in continuazione, mentre io le mettevo la lingua in bocca fino alla gola. Dopo quasi 20 minuti, dissi: «Adesso godiamo» e lei rispose che potevo venirle dentro perché prendeva la pillola. Venne prima il suo ragazzo che si svuotò nel culo, poi sborrai anch’ io, tranquillo per quello che mi aveva detto e riempendole la fica.
Quando finimmo, il ragazzo andò a cercare un’altra ragazza da scopare mentre io, rimasto solo con lei, fui preso da uno slancio di tenerezza e la presi tra le braccia, la carezzai e con lei feci l’amore… non la scopai. Lei sembrava incredula, poi si abbandonò e godette in maniera fantastica. Alla fine le sborrai ancora in fica, alla faccia della pillola.
Queste cose possono succedere in un privè, dove si creano situazioni erotiche che uno nemmeno immagina; una ragazza può chiudersi a riccio, ma poi si lascia andare per la semplice ricerca del piacere.
...
Nel mese di aprile del 1992, mi venne assegnata un’agente delle dogane che, per diventare operativa, avrebbe dovuto fare un tirocinio presso la Guardia di Finanza ed io sarei stato il suo «Tutor» per un periodo di 10 settimane. Accettai mal volentieri ed il lunedì mattina, entrai nella stanza delle operazioni e, oltre ai miei soliti colleghi, vidi una gran bella donna, più o meno mia coetanea; molto femminile, alta 170 centimetri, aspetto molto curato, capelli a caschetto biondi, fisico asciutto, gambe affusolate e ben tornite, rossetto rosa e smalto rosa sulle unghie delle mani. Ahimè! la divisa che indossava era talmente informe che nascondeva le restanti curve. Una volta terminate le istruzioni operative della giornata precedente, ognuno dei Finanzieri e degli agenti doganali, uscirono ed a questo punto, la donna disse a voce alta: «Chi è Bruno?». Si chiamava Silvia e le spiegai in modo molto dettagliato quali erano le attività che avrebbe dovuto affrontare ed iniziammo a lavorare. Durante la pausa caffè, riprendemmo a lavorare e ne approfittai per continuare a fare domande a Silvia, per comprendere meglio con chi stavo lavorando. Notai che sulla mano sinistra portava la fede nuziale. Quindi dissi:
– “Sei sposata, vero?”, diventò seria e, triste in volto, mi rispose:
– “sì!!”. Il tono di voce era diventato decisamente seccato. Ci guardammo in faccia ed io continuai:
– “Scusa!”, ci fu un attimo di silenzio tra noi due e poi:
– “sì, sono sposata da tanti anni ed ho due figli abbastanza grandi. E tu invece?”
– “anch’io sono sposato da diversi anni. Ho una bambina piccola che sta in prima elementare”. Capii che il tasto famiglia e marito non era da toccare e pensai che forse lei si trovava lì proprio per questo motivo. Cambiai quindi argomento e le chiesi: “Come mai hai chiesto di passare al servizio operativo, avendo un’età non più giovanissima?”. Ci guardammo e lei si fece seria e scura in volto. Dissi allora: “non mi dare una risposta. Ho già capito che ho sbagliato a farti l’ennesima domanda!”.
Ci mettemmo a ridere tutti e due e mi ridiede due baci fugaci sulle guance. Pensai al perché Silvia, quando parlavo di famiglia e di lavoro, diventava seria e non voleva proseguire con il discorso. Un giorno, a fine turno, mi cambiai per tornare a casa, ma stavolta mi aspettò fuori dell’entrata della caserma e, quando uscii, felice e radiosa, si avvicinò a me e mi disse:
– “Bruno avresti voglia di prendere un aperitivo con me? Ho voglia di parlare con te”,
– “Va bene! Oggi pomeriggio non ho impegni”, risposi.
Andammo in un bar poco distante; ci sedemmo e lei iniziò a parlare, raccontandoci un po' delle nostre vite, quando decisi di riproporle le domande che le avevo fatto la volta precedente. Ma lei non mi rispose ma mi chiese: «Andiamo a casa mia che parliamo meglio!». Pagai il conto e, dopo dieci minuti di auto, arrivammo a casa di Silvia. Quando entrai, vidi che la casa era davvero splendida, spaziosa e arredata con gusto. Mi fece accomodare in salotto e ci sedemmo sul divano in pelle uno di fianco all’altro e Silvia iniziò a parlare. Mi disse che lei e suo marito non andavano assolutamente d’accordo ed erano sul punto di separarsi e quindi lei stava cercando di migliorare la sua posizione, nel caso in cui suo marito non le avesse passato denaro a sufficienza per il suo mantenimento e per quello dei due figli. Solo dopo quest’affermazione cominciai a capire tante cose. Si alzò dal divano e mi portò un bicchiere con dell’acqua frizzante. Avevamo i volti molto vicini e ci baciammo sulla bocca, ma non chiedetemi come sia successo. Un bacio dolcissimo e romantico; mi mise le braccia al collo e continuammo a baciarci; io intanto accarezzavo i fianchi, andando dal seno al bacino.
Poi Silvia mi disse: «andiamo nello studio». Facemmo mezza rampa di scale e, sulla destra c’era una camera non tanto grande arredata con una scrivania, un computer, una libreria con vari libri, un letto ed una comoda poltrona. La strinsi a me e ci baciammo in modo molto dolce e romantico. Quel bacio risvegliò in me la voglia di possederla e quindi iniziai ad abbracciarla, senza che Silvia opponesse nessuna resistenza, anzi sembrava gradire. Decisi quindi di scendere e baciarla sul collo, poi scesi sul decolleté e poi sul solco intermammario. Continuai per un po’ di tempo fino a quando posai le mie labbra sul seno e sulle areole, iniziando un lento movimento facendo cerchi concentrici con la lingua, partendo dall’areola ed arrivando fino al capezzolo che ben presto sentii diventare turgido. A Silvia piaceva da matti ciò che le stavo facendo, tanto che mi mise le sue mani sulla testa ed ogni tanto mi tirava su la testa come per dare respiro ai capezzoli che stavo martoriando con la lingua. Mi prese la mano ed andammo a letto, si distese in posizione supina ed iniziai a baciare il seno, scesi sull’ombelico e ritornai su ancora sul seno. A Silvia cominciava a piacere il trattamento che le stavo riservando ed ogni tanto fremeva. Decisi quindi di spingermi più sotto dell’ombelico, scendendo sempre di più fino alla figa e la baciai facendo particolare attenzione al clitoride che iniziai a succhiare.
«Ma Bruno, ma che cosa mi stai facendo! Nessuno mi ha mai fatto una cosa del genere. Dai smettila, vieni su. Non farmi male… Ah! Ah! Ah! Ah! … Mmmmmh, dai, continua … sìììììììììì … Continua! … Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! … Dai non ti fermare … Oh sì! ... ti prego… !». Queste erano le parole che mi diceva Silvia mentre leccavo il clitoride e la figa. Vedevo che si dimenava e godeva; teneva in mano i due seni come se avesse paura che qualcuno li portasse via. «Ahhhh, Sìììììììì!».
Ebbe un orgasmo, che a suo dire non aveva mai provato prima, con una spinta mi mandò via dalle gambe, che si chiusero e divennero tese e rigide; il suo corpo fremeva, gli occhi si voltarono all’insù e si chiusero per diversi minuti tanto che mi preoccupai. Poi lentamente aprì gli occhi e mi abbracciò: «Ma Bruno che cosa mi hai fatto? Non mai goduto così tanto e così intensamente come ora!».
Mi abbracciò e mi baciò non so per quanto tempo ma comunque per un bel po’. Ma io dovevo ancora godere e venire, ma Silvia sembrava che se ne fosse completamente dimenticata. Presi io l’iniziativa, mi misi in mezzo alle sue gambe e, molto delicatamente, inserii il cazzo nella figa. Sentì subito che era molto bagnata, anzi, direi fradicia. Iniziai a scoparla prima lentamente, poi veloce, velocissimo, poi lentissimo. Stavo quasi per venire, quando accelerai il ritmo, depositando sul fondo della figa, abbondante sperma. Mi sdraiai accanto a lei ed avevo il respiro accelerato ed un po’ stanco. Ci guardammo mentre Silvia rideva felice, mi accarezzava il viso e mi baciava. Poi volle andarsi a lavare solo i genitali, in quanto la doccia l’avrebbe fatta poco prima di andare a letto. Anch’io chiesi di lavarmi il cazzo: mi indicò il bagno dicendomi di usare tutto l’occorrente che trovavo. Ritornammo nello studio; lei riassettò il letto, mentre io iniziai a rileggere la tesina. Poi mi chiese: «Ma spiegami, che cosa mi hai fatto?». La guardai esterrefatto! Avevo capito dalla sua domanda che lei non aveva mai avuto quel tipo di orgasmo. Rimasi in silenzio mentre la guardavo negli occhi e dissi: «Ti ho fatto godere e tu hai avuto un orgasmo! Mi sembra strano che tu non l’abbia mai avuto…», mi guardò abbassando la testa e mi disse: «è la prima volta in assoluto!». Erano ormai le ore 17:30 e decisi di tornarmene a casa. Baciai Silvia che mi abbracciò molto calorosamente, dicendomi che avrebbe voluto rifarlo assolutamente non appena la casa fosse stata libera.
Trascorsero altri giorni finché una sera organizzammo una cena in un ristorante da me conosciuto. Andai a prendere Silvia a casa, suonai il campanello e mi apparve una dea, che indossava un abito nero con collo quadrato e maniche in tulle che arrivava fino a metà coscia, scarpe decolletè nere con tacco 10 centimetri. Era stupenda a dir poco. Mi baciò sulla guancia e io feci altrettanto. Partimmo per il ristorante ed arrivammo dopo 20 minuti circa. Il locale era raffinato ed alquanto signorile. I camerieri ci accompagnarono al tavolo che era affacciato alla finestra dove si poteva ammirare il panorama, reso ancora più bello dalla serata particolarmente tersa e resa luminosa dalla luna piena. Cenammo ed il cibo era davvero raffinato e molto buono, con le portate si susseguirono in modo cadenzato ed il vino accompagnò ogni piatto. Brindammo alla promozione di Silvia ed alla nostra conoscenza e ci demmo un bacio. Verso le ore 22:30 ci alzammo dal tavolo, pagai il conto e tornammo a casa. Quella sera facemmo l’amore a lungo finché tornai a casa felice e contento di come avevo passato la serata.
Verso fine settimana Silvia mi chiamò dicendomi: «Ciao Bruno, ti devo dire che è successo un gran casino!». Preoccupato dissi di raccontami tutto ciò che era successo. Innanzi tutto mi disse che suo marito era arrivato circa 20 minuti dopo che io ero andato via. «Al ristorante c’era un cliente di mio marito che era seduto abbastanza vicino al nostro tavolo e ci aveva sorpresi mentre ci baciavamo. Lunedì, alla ripresa delle attività lavorative, aveva chiamato mio marito, raccontando quanto aveva visto venerdì sera al ristorante. Mio marito, quella sera, arrivò a casa incazzato ed arrabbiato e mi aveva chiesto spiegazioni. Io mi sono giustificata con delucidazioni molto vaghe ed astratte e lui si era arrabbiato ancora di più. Bisticciammo in modo che oserei dire quasi brutale, fino a quando io lo minacciai di chiedere il divorzio l’indomani. Continuammo a discutere animatamente per tutta la serata fino a notte fonda e mio marito mi impose d’incominciare a lavorare nel suo studio terminato il weekend della settimana.
Silvia non era affatto contenta, anzi era triste e le veniva da piangere. Lavorare con suo marito significava essere controllata sempre e non avere nessuno spazio per lei. Capii che non l’avrei più rivista e pensai che era una storia troppo bella per poter durare a lungo! Nessuno dei due era innamorato dell’altro ma il nostro continuo frequentarsi avrebbe posto le basi per un innamoramento che sarebbe sicuramente sfociato in una convivenza. A distanza circa 8 mesi, la rividi in città di sfuggita. Ci scambiammo proprio un saluto molto veloce e fugace. Ogni tanto adesso la rivedo, sempre accompagnata dal marito o dal figlio, ma ci limitiamo ad un semplice cenno col capo.
...
Potrei continuare dicendoti che si sono susseguite altre donne:
Sabrina, una hostess dell’ALITALIA, che faceva voli regolari tra l’Europa e l’Italia, con la quale strinsi una bella amicizia;
Sofia, una donna sposata, ma non troppo felicemente;
Emma, ospite dell’albergo sulle dolomiti dove avevo organizzato una settimana di vacanza con te, che però, all’ultimo momento, mi hai dato buca per andare dalla tua famiglia. Lì ho conosciuto anche Gaia, una nota influencer incaricata di fare pubblicità all’albergo;
Camilla, conosciuta durante una settimana di inizio agosto. Una storia lunga una settimana che ha lasciato nel mio cuore, il piacere di aver salvato una vita, destinata altrimenti ad una lunga sofferenza.
Eleonora, che mi invitò a casa sua dover c’era anche il marito cuckold che partecipò alla scopata;
Francesca, giovane compagna 21enne di Sergio, un mio collaboratore, che mi invitò a casa per festeggiare la nuova assegnazione. Quando mi ritrovai ad essere solo a casa per un impegno di mia moglie, rimasi stupito dall’essere invitato a cena a casa di Sergio. Quella sera Francesca si donò a me con tutta sé stessa;
Agata, moglie del mio collega Carlo che conobbi nell’agosto del 2001 dopo che tu andasti a trovare i tuoi genitori. Dopo averla soccorsa in acqua e, approfittando dell’assenza del marito, mi raggiunse in cabina e volle fare sesso con me;
Valeria, Tenente, assegnata al Reparto, nel quale ero il Capitano addetto alle Selezioni del Personale. Ci ritrovammo faccia a faccia all’ingresso del locale che separa lo spogliatoio maschile da quello femminile. Restammo qualche secondo a guardarci negli occhi, finché non le accarezzai il viso e, mettendo la mano nei suoi capelli, la avvicinai a me e ci baciammo appassionatamente, facendo l’amore in maniera bestiale e sensuale;
Asia, una mia amica di gioco virtuale. Era entrata nel nostro server di gioco per caso o forse per destino. Da quel momento, ogni sera, dopo le partite, restavamo a parlare per ore. Pian piano i nostri discorsi diventarono più intimi. Ma come tutte le belle cose, finì così come era cominciata. Per caso o per destino, ci incontrammo e scoppio la passione in una notte. Sapevamo entrambi che, probabilmente, sarebbe stata la nostra ultima notte insieme, Ma io sapevo che, anche se il tempo e la vita ci avrebbero portati altrove, quella giornata sarebbe rimasta per sempre nel mio cuore, un ricordo vivido ed indimenticabile;
Letizia, la mia collega di 41 anni, sposata e madre, ma civettuola, che faceva impazzire tutti gli uomini ed i ragazzi del nostro Reparto. Quando non era in divisa, si vestiva in maniera provocante e sembrava lo facesse apposta ad eccitarci. Sessualmente insoddisfatta dal marito, decide di concedersi una trasgressione con me, in ufficio, dopo l’orario di lavoro;
Marta, agosto 2006, una serata noiosa e cupa si trasforma in un piacevole ed infuocato incontro di sesso con lei, donna insoddisfatta dal marito;
Lidia, la nostra vicina di casa che, entusiasta dello spettacolo teatrale di cui ero il regista e attore, mi invitò a prendere un caffè a casa sua e, dopo aver chiacchierato con allusioni erotiche dei nostri corpi, cominciammo a pomiciare all’inverosimile, finché non arrivai al culmine. In un lampo scese dalla sedia, si inginocchiò davanti a me e me lo prese tutto in bocca. La sua lingua calda sulla cappella, mi fece andare in estasi ed un enorme getto di sborra calda le riempì la bocca, mi strinse le palle con una mano e con l’altra mi infilò un dito nel culo. Sborrai come un fiume in piena, godendomi quella bocca incredibile e quel magnifico dito che stimolava la mia prostata. Tre, quattro, cinque schizzi le riempirono la bocca. Lo prese tutto, si staccò per un secondo solo per mostrarmi la lingua piena di sborra e ingoiò il nettare. La feci alzare e la baciai con foga, mentre le nostre lingue si cercavano, esploravano e mescolavano umori e sapori dell’orgasmo. Continuammo una seconda ed una terza volta, finché, sfiniti, ci guardavamo con ardore e incredulità. Mi riportò alla realtà dicendomi che da lì a poco sarebbe tornato suo figlio, ma aggiungendo «non credere che finisca qui, ti aspetto la settimana prossima…».
Giovanna, conosciuta durante una passeggiata molto veloce in pineta e quel giorno la incrociai seduta su una panchina che piangeva a causa del tradimento del marito. Quale modo migliore di vendicarsi se non scopando con me.
Lilly: ero stato invitato da alcuni amici ad una inaugurazione di una mostra d’arte, quando mi sentii chiamare:
– “Ciao Bruno”, mi girai ed ebbi un tuffo al cuore. Balbettai un:
– “ciao Lilly”.
lei si avvicinò e mi baciò sulla guancia, come si fa con un vecchio amico. Mi uscì un banale «quanto tempo», poi la persona che era con lei, disse:
– “vi conoscete, allora”,
– “sì, abbiamo frequentato le stesse superiori”, disse lei,
– “poi quando ho fatto la maturità ci siamo persi di vista, sono quasi 45 anni che non ci vediamo!”, risposi.
– “veramente un caso fortuito” aggiunse il suo accompagnatore.
Sentii la gelosia riesplodere però vidi che non sembravano particolarmente intimi, lui sembrava uno che ci stava provando ma nemmeno con molto successo. Il nostro matrimonio, dopo circa vent’anni, non andava più bene e quel giorno, il passato tornò prorompente nella mia vita. Non la vedevo dal terzo anno delle Superiori, pure avendo la stessa età io ero una classe indietro perché ero stato bocciato in prima. Durante una festa di compleanno, a cui eravamo stati invitati entrambi, facendomi forza, le avevo chiesto di ballare. Lei, in quel primo ballo mi aveva stretto e baciato. Io imbarazzatissimo, avevo cercato di capire cosa fare poi, al termine del lento, eravamo andati a sederci su un divanetto della discoteca dove la festa era stata organizzata. Lei continuava a mandarmi segni inequivocabili che voleva pomiciare ed io, imbranato cosmico, non li recepivo.
Dopo tanti anni non sono più imbranato come in quel periodo dell’adolescenza, volevo però evitare di apparire troppo lumacone così, mentre il suo accompagnatore era distratto, andò verso il bagno e mi fece un impercettibile gesto di seguirla. Mi staccai subito dai miei amici e arrivammo vicino ai bagni insieme; ce n’era uno libero, lei entrò e mi prese per mano tirandomi dentro.
Lì esplose la passione, ma quella volta ero all’altezza e fui io a spingerla verso la parete, a metterle la lingua in bocca, prontamente ricambiato. Lilly mi mise la mano sul pube ed in pochi secondi, lì sotto successe il finimondo. Ricambiai, mettendole la mano sotto la gonna, dove trovai una mutandina di pizzo, la scostai e col dito fui sul clitoride che reagì immediatamente e mentre ci baciavamo, lei ansimava per il trattamento. Poi mi spinse via, si accovacciò, mi aprì i pantaloni e lo prese in bocca. Fu un pompino violento, ruvido ma il profumo di lei ed il piacere della sorpresa, mi avrebbero fatto sopportare qualsiasi trattamento. Poi si rialzò, mise una gamba sulla tazza e mi chiese di scoparla.
Non aspettavo altro, le sollevai la gonna, scostai lo slippino e la infilai, pompandola con veemenza. Il mio cazzo le scivolò dentro in un attimo, essendo molto bagnata ed iniziò a mugolare sempre più forte. Le tappai la bocca con la mano e lei, dopo 5 minuti si inarcò in quello che immaginai essere un orgasmo che durò una ventina di secondi, poi mi spinse fuori, si riabbassò e me lo prese ancora in bocca, spompinandomi con una bravura che raramente ho provato. Sicuramente la componente psicologica ebbe il suo peso, così le sborrai in bocca un quantitativo di sperma per me inusuale. Lilly non fece una piega ed ingoiò tutto.
Ci rivestimmo e tornammo dai nostri amici e, al termine della serata, mi chiese un passaggio a casa. In auto chiacchierammo degli ultimi 45 anni e, arrivati sotto casa sua, mi chiese se volessi salire a bere qualcosa. Ovviamente le risposi di sì ed in ascensore mi avvicinai per baciarla sulla bocca che però non aprì e quindi, vedendolo come un rifiuto, mi staccai subito. Fu lei a stupirmi, si tolse lo slippino e me lo mise nella tasca destra dei pantaloni dicendomi «così avrai un ricordo, spero bello, della serata».
Entrati in casa, mi fece accomodare sul divano e andò in cucina, tornando con due calici di vino e porgendomene uno. Poi si sedette di fronte a me e facemmo un brindisi: «a due amici ritrovati» fu il suo inciso. Dopo un paio di accavallamenti con la gonna che risaliva sempre di più, seguiti da me con molta attenzione e la bocca secca, nonostante il vino, allargò le gambe e mi fece segno con l’indice di avvicinarmi: «che ne diresti di ricambiare il pompino che ti ho fatto alla mostra?».
Mi inginocchiai davanti a lei e cominciai a baciarle le cosce, mentre col pollice iniziavo a carezzarle in modo deciso il clitoride, pizzicandolo anche fra pollice ed indice. La sua passera era depilata in modo da lasciare le grandi labbra completamente scoperte. Iniziai ad affondare la lingua come fosse un piccolo cazzo e le mani passarono sotto il sedere che palpeggiavo con piacere. Sentii la sua mano che spingeva la mia testa contro il suo sesso, quasi soffocavo, visto che chiudeva anche le gambe in una morsa forte. Lei cominciò a mollare un po’ con le gambe ed iniziò a gemere. L’orgasmo fu prolungato, durò un minuto circa, in cui non mi staccai e, quando la sua mano si allontanò dalla mia nuca, mi prese per mano e mi portò in camera da letto. Il mio cazzo era di pietra, mi avvicinai a lei e la penetrai in modo profondo ma piacevole e complice.
Dopo 5 minuti lei si staccò e si mise alla pecorina, «montami, ti voglio dentro con la stessa foga con cui mi hai scopato in bagno». Non me lo feci dire due volte, mi aggrappai alle sue tette e la cavalcai per circa 15 minuti, finché lei si sfilò e mi disse di sdraiarmi per montarmi sopra e dare lei il ritmo. Prese le mie mani e le rimise sul suo seno, dicendomi di proseguire a farle quello che le stavo facendo prima. Mi cavalcava mentre con una mano si sgrillettava. Stavo per venire, perciò le chiesi se dovevo uscire e mi rispose di no. Le scaricai in pancia quanto mi era rimasto nelle palle e, mentre stavo finendo di godere, lei iniziò a mugolare ancora. Era qualcosa di più misurato rispetto a prima, quasi sicuramente non era vaginale ma clitorideo. Continuò comunque ad andare su è giù fino a che non raggiunse il culmine del piacere, poi scese e si sdraiò di fianco a me baciandomi senza lingua prima sulla bocca e poi sulla guancia.
Quando andai via, le lasciai il numero, sapendo che non mi avrebbe richiamato, ma mi restò la bella serata e tanti rimpianti per quanto ero stato imbranato da ragazzo;
Marisa: La padrona di casa di una villetta in mezzo alla pineta vicino casa nostra, che a causa del marito, titolare di una ditta di costruzioni e sempre fuori casa per lunghi periodi, cercò con me una giusta consolazione.
… Elena, non credere che sia semplice descriverti certe cose, ma voglio confessarti totalmente, senza riserve, quello che ho provato e quello che ha determinato la mia, vile, defezione. Ero ad un bivio anima e corpo, sacro e profano… un combattimento interiore che però mi attirava, vibrazioni che mi richiamavano. Ero caduto in un licenzioso, immorale vortice ma io volevo vivere queste esperienze, le bramavo. Non ho mai provato delle sensazioni, un trasporto, una condivisione erotica come in quelle volte. Mi dispiace ma tu continuavi ad infierire contro di me e, quando facevamo l’amore, nel più profondo, non riuscivo a donarmi totalmente a te.
...
Certi giorni, egoisticamente, ho pensato che averti in casa, in una sorta di personale utopia del sesso, potevo fantasticare di far l’amore, giocare con te e penetrarti con il mio cazzo, davanti o dietro, dove avresti preferito per farti godere in un altro modo, diverso. Il sesso con te rimarca l’istinto predatorio, il mio desiderio è pienamente carnale, totalizzante, fatto di un godere robusto, vigoroso ed è come immergersi in una cascata di acqua tiepida che ti ammanta in lenti spasmi, delicate carezze. Un amore poderoso e distensivo. Per farti un esempio più semplice: godere con te è come un «mare in tempesta», mentre godere con le altre, è come provare un «mare calmo al tramonto». Avrei bisogno per la mia ormai insaziabile, impura e perversa sessualità di entrambe le cose, ma io scelgo te. Spero tu possa capire, fino a che punto la mia introspezione psicologica voglia farti entrare dentro me e possibilmente perdonarmi e capirmi. Non mi lasciare, mi spezzeresti il cuore, ma se potessi tornare indietro lo rifarei, per capire e per capirmi.
...
Io ti amo Elena; certo ho amato anche le donne con cui sono stato, ma io voglio stare con te, continuare la nostra splendida vita di sempre, ma è giusto che tu queste cose le sapessi. Amo ancora provare sensazioni con altre donne? Probabilmente sì, ma amare vuol dire scegliere e se dopo questa mia lettera mi vorrai ancora, sarò per sempre solo tuo.
Fammi sapere, AMORE MIO.
tuo Bruno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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