Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > UNA GIORNATA INIZIATA MALE
Lui & Lei

UNA GIORNATA INIZIATA MALE


di Grande_Bruno
31.07.2025    |    3.556    |    3 9.7
"Ci baciammo, molto più dolcemente… ci abbracciammo e ci coccolammo un po’, per dirci «grazie» a vicenda..."
Pian piano, mi tornano alla mente episodi degli anni in cui facevo le mie esperienze di vita. Era il mese di ottobre del 1977: in quel periodo il servizio di leva era obbligatorio ed io tornavo a casa in occasione di 48 ore di permesso. Avevo chiesto quattro giorni di ferie, in previsione del corso di paracadutismo che avrei dovuto iniziare il lunedì successivo. Il mio Sergente istruttore, per puro sadismo, lo aveva negato a me ed a tutto il plotone.

Giornata no, non c’è che dire… salii su quel treno che speravo mi riportasse a casa prima possibile. Ero stanco, nervoso, incazzato. Scelsi un vagone abbastanza vuoto, perché non avevo nessuna intenzione di avere a che fare con altre personalità, altri caratteri, altre persone. Volevo rimanere solo con il mio umore perché solo così, lo so, sarebbe riuscito pian piano a passare. Mi sentivo un passeggero come tanti, appoggiato con il gomito al bordo del finestrino, con il mento abbandonato sulla mano, intento a fissare il vuoto che scorreva veloce. I pensieri di quella giornata così storta, continuavano a frullare nella testa quasi a volermela fare esplodere.

– “Ciao…”, una voce caldissima mi destò da quello stato vegetativo ed assente, “posso sedermi qui?”, l’istinto e l’umore mi imposero di rispondere con l’ironia solita di chi vuol trasmettere il proprio stato d’animo: «Se non ci sono altri posti liberi…», ma il tutto non arrivò alle mie corde vocali perché nel frattempo mi girai a guardarla e quei suoi occhi nocciola, quasi dello stesso colore della sua pelle abbronzata, cancellarono qualunque traccia di quella giornata.
– “Ehm, sì, cioè… certo, accomodati”, fu la solita figura del cavolo che inevitabilmente la mia timidezza mi propinò. Lei sorrise, soddisfatta. Aveva uno sguardo inconfondibile, il tipico sguardo di una donna che aveva voglia di divertirsi.
– “Non volevo distrarti dai tuoi pensieri”, mi disse,
– “Giornata storta, figurati, anzi, non vedevo l’ora che qualcuno ci riuscisse e sono felice sia stata proprio tu”, rispondo meravigliandomi immediatamente di come sia riuscito a mascherare l’imbarazzo.

Aveva una maglietta troppo scollata per il mio self control e non resistetti… forse era l’unico appiglio che avevo per sperare in qualcosa di più di queste due parole scambiate. Fanculo la timidezza e, con una palese occhiata a quella scollatura aggiunsi

– “con certi argomenti riusciresti a distrarre chiunque”. Lei mi guardò, si chinò un po’ per regalarmi ancora più di quel che riuscivo a vedere e mi chiese con finto imbarazzo
– “Dici?”, sentii nei pantaloni un impulso immediato e, come per istinto, allungai una mano e gliela misi su un seno.

Sentii il cazzo farsi sempre più duro, quando lei mi prese la mano e se la spinse ancor di più contro la sua tetta, avvicinandosi di più a me. Le mie dita esperte si mossero ad arte su quella tetta ed il cotone della sua maglietta, cedette al suo capezzolo, che prepotentemente cercava strada… glielo stuzzicai ancora un po’, ma avevo troppa voglia di contatto, così lasciai scivolare la mano sotto la maglietta. Aveva un seno caldo, sodo, che mi riempì la mano ed automaticamente anche i pantaloni. La sua mano arrivò immediatamente a constatare l’effetto che il suo seno aveva avuto su di me e, con ironica sorpresa, mi disse: «Wow!» e ci scappò una risata. «Scendi con me, alla prossima!», fu la sua inequivocabile proposta ed io cominciai a viaggiare con la mente verso quello che ormai era certo che mi aspettava.

Non dissi nulla ma la seguii. Scendemmo dal treno e, dopo pochi passi, non ricordo esattamente quanti, ci ritrovammo davanti alla porta di casa sua. Il suo sorrisino malizioso era sempre lì ed il mio cazzo duro pure. Salimmo le poche scale dell’ingresso ed entrammo in casa. Ci chiudemmo la porta alle spalle e, prima di qualunque altro istante ci ritrovammo abbracciati contro il muro. Le misi le mani sul culo, mentre lei le teneva intorno al mio collo… e ci bacammo. Le nostre lingue giocavano pericolosamente mentre io le alzai la gonna e continuai a toccarle il culo. Il suo perizoma mi lasciava tutto a disposizione ed io me lo presi. Ma all’improvviso dovetti lasciare la presa, perché lei si chinò e puntò dritto alla mia cintura. La aprì, sbottonò i pantaloni e mi tirò fuori l’uccello, grato di esser stato liberato da quella prigione. Le sue mani lo tenevano, mentre lo ammirò per qualche secondo… mi diede come l’impressione di non sapere da dove iniziare. Ma fu solo un’impressione, perché subito dopo, lo prese in bocca ed io non potetti fare altro che abbandonarmi al sostegno di quel muro. Era un’artista, aveva il pompino nel sangue, si vedeva… pensavo di aver raggiunto il massimo dell’eccitazione ed invece mi sorpresi a sentirlo ancora più duro… la sua saliva era ormai dappertutto, mentre nel frattempo, con una mano, mi teneva i testicoli. La sua mano e la sua bocca scivolarono indisturbate lungo tutto l’arnese. Avevo voglia di leccarle la figa, avevo voglia del suo odore, avevo sete del suo sapore.

Appena si rialzò mi ficcò la lingua in bocca e sentire il sapore del mio sesso, nella mia bocca fu molto piacevole. Mentre continuavamo a baciarci, le sfilai via la maglietta e ripresi il lavoro interrotto sui suoi seni caldi… mi chinai un po’ per baciarli e leccarli e mi accorsi che lei aveva buttato la testa indietro, subito dopo un brivido… stavo facendo un buon lavoro. Ma la mia voglia di leccarla saliva, mi chinai ancora di più e le sfilai via, gonna e perizoma e cominciai a leccarla… lei allargò le gambe per facilitarmi il compito. Aveva una figa rasata al punto giusto e la mia lingua scivolò pesante sul clitoride, mentre con le dita tenevo larghe le labbra. Ogni tanto accennavo quasi a penetrarla con la lingua, per poi tornare a dedicarmi al clitoride. Che buon sapore… La preparai ancora un po’, cominciando ad aprirmi la strada anche con le dita, penetrandola con indice e medio insieme. Era bagnatissima, aveva voglia almeno quanto me. Infatti all’improvviso, si girò e mi sbatté in faccia il culo. «Dai, non resisto!», furono le sue parole, per dirmi «Mettimelo dentro!». Capii al volo, mi alzai e appoggiai la cappella su quella figa vogliosa… per un attimo assaporai il suo calore e poi lo spinsi dentro fino a sbattere il mio ventre contro le sue natiche… i nostri gemiti furono contemporanei.

Cominciai a sbatterla con forza, quasi dovessi punirla per qualcosa… lei non voleva altro che questo, lo capivo. Uscivo e rientravo più volte e nel rientrare la sbattevo ancora di più. Movimenti rapidi, decisi. A momenti più veloci, a momenti meno… sentivo che non avrei potuto resistere a lungo. Lei si liberò di me, si rigirò e mi mise le braccia al collo, alzando una gamba… voleva che la prendessi in braccio. Lo feci e lei si accomodò dolcemente su quell’asta ormai familiare. Ora era lei a muoversi, facendo leva sul mio collo. Passarono minuti velocissimi, in cui le nostre lingue continuavano a lottare. Scese da me, si sdraiò a terra e mi guardò implorante. Mi sdraiai su di lei e ricominciarono le danze. Lei fece passare una mano tra me e lei, a raggiungere il clitoride che iniziò a toccare con vogliosa forza. Le diedi altri due colpi e la vidi cedere a gemiti di piacere inequivocabili… sentii il cazzo caldo e ancor più bagnato. Aveva avuto quel che voleva. Lei si godette con me quei momenti, mentre mi osservava con uno sguardo grato. Si alzò, sapendo quello che volevo. Mi fece alzare e, chinandosi, lo prese in bocca. Ero davvero al limite. Quando sentii di non farcela più, me lo presi in mano e le regalai tutto il mio orgasmo, che lei golosamente prese in gola. Mi sentii l’uomo più felice del mondo. Ci baciammo, molto più dolcemente… ci abbracciammo e ci coccolammo un po’, per dirci «grazie» a vicenda. Mi rivestii, era ora di andare via.

Ancora oggi non ricordo il suo nome, ma ho impresso nella mia mente i suoi occhi nocciola, quasi dello stesso colore della sua pelle abbronzata. Lei mi accompagnò, ancora nuda, sull’uscio, mi guardò con dolcezza infinita e mi salutò con un «Ciao, spero che anche domani sarà una giornata storta per te».

Che ci crediate o no, lo sperai anch’io…
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per UNA GIORNATA INIZIATA MALE:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni