Prime Esperienze
UNA SETTIMANA DA RICORDARE (2/2)
24.10.2025 |
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"Ci baciammo con molto più ardore di quello che c’era stato fino a quel momento..."
Seconda parte di questo mio percorso nella memoria, che vede la storia lunga una settimana che ha lasciato nel mio cuore, il ricordo di Camilla e del piacere di averle salvata da una vita, destinata altrimenti ad una lunga sofferenza. «Mercoledì: nuove sensazioni»
Quel mercoledì sera, i miei colleghi, sapendo che stavo da solo, vollero tenermi compagnia, organizzando un’uscita. Andammo in una pizzeria nel centro storico e, con mio grande stupore, vidi Luca e Marina che servivano ai tavoli e dietro la cucina, a friggere, c’era Lucia. Luca dalla vergogna, con i suoi modi leggermente effemminati, si voltò dall’altra parte per evitare che lo salutassi, Marina invece mi fece un sorriso quando venne a prendere le ordinazioni. Ad un certo punto della serata mi avvicinai a lei e mi raccontò tutto.
«Vedi, noi tre non apparteniamo alla classe di Francesco e Giada, loro con i soldi possono avere tutto, noi dobbiamo lavorarceli. Pure la casa, loro sanno che la condividiamo per vivere liberamente il nostro rapporto, invece è solo un modo per dividere le spese». Nel frattempo anche Lucia mi salutò attraverso la vetrata della cucina, mentre Marina continuava il suo racconto. Una sera uscirono per festeggiare il compleanno di Luca e decisero, almeno una volta, di fare i fighi, andando in quel locale, dove c’erano Giada, Francesco e Camilla che, come al solito, se ne stava per i fatti suoi, mentre gli altri due si davano da fare nel pavoneggiarsi. Luca rimase colpito dallo charme di Francesco così, per accontentarlo, si avvicinarono a loro due. Lucia e Marina diedero sfogo al loro essere bisex e si buttavano tra le braccia, prima di lui, poi di lei mentre anche Luca si unì e quando si trovò abbracciato a Francesco, vide che lui non disprezzava, anzi lo ricambiava con piccoli gesti di effusione. «Da lì nacque questa, chiamiamola così, amicizia. Più che amicizia erano interessi comuni che avevamo, interessi però solo sessuali. Soldi, auto, barche, feste ed abiti costosi però, erano solo prerogative loro, ma noi, più furbi, decidemmo di colpirli nel loro punto debole, la spavalderia, il voler mettersi in mostra e quindi siamo entrati nella parte, facendo ripagare, a loro insaputa, per la nostra compagnia». La storia mi piacque, Francesco mi era antipatico e sapere che tre umili mortali, si stavano prendendo gioco di lui, in quel modo mi divertiva. Un po’ meno per Giada, anche se per me, soldi o non soldi, era un divertimento sessuale fortemente ricambiato.
– “E… Camilla in tutto questo?”, chiesi,
– “non si è mai capito. Sappiamo solo che devi starci lontano, altrimenti esci dalle grazie di Francesco. Vedi, lui è generoso, ma le cose restano sue, Camilla compresa e la cosa strana è, che a lei va bene così”,
– “non credo”, conclusi io, «Camilla non si tocca?», pensai tra me e me «…e allora Camilla sia». I tre ragazzi erano dunque il mio possibile approccio a Francesco, solo con Giada non ci sarei riuscito ed una volta entrato nel giro, arrivare a togliergli ciò che era intoccabile: la cara, dolce e tenera Camilla. “A che ora chiudete?”,
– “Lucia a mezzanotte, ma aspetta me e Luca che puliamo, alla fine si fa sempre l’una”,
– “se vi aspetto, dopo ci andiamo a prendere qualcosa da bere, offro io”,
– “per me va bene, ne parlo con i ragazzi e ti faccio sapere”.
Tutto quel tempo a parlare, costò un rimprovero a Marina: fortuna che nel locale c’eravamo solo noi ed un altro tavolo, oltre che il sospetto, da parte dei miei colleghi, che ci stessi provando con la cameriera. Appunto per questo sospetto ed avendo tutto il tempo a disposizione, per aspettare che si liberassero, me ne andai via con i colleghi, facemmo due passi e poi tutti a casa. Tutti tranne me, che tornai al locale, dove incontrai Lucia fuori a fumare mentre aspettava i due amici.
– “Ciao”, mi disse, “passato una bella serata?”,
– “tranquilla. Complimenti per la cucina, tutto ottimo”,
– “grazie. Marina mi ha detto del tuo invito; se ti va, c’è un bar sotto casa nostra niente male, così dopo, almeno per noi, non si fa tardi. Però non so se poi per te va bene”,
– “per me non c’è problema, sto da solo e sono abituato a fare tardi, sia per lavoro che per svago e poi mi capita spesso di dormire fuori casa in questo periodo”,
– “cos’è? Un’auto invito a stare da noi?”,
– “no, dicevo per dire”,
– “guarda che a me farebbe piacere, ma credo anche a Marina e soprattutto a Luca”, pronunciando il nome di lui con un sorriso quasi ironico.
Prendemmo un paio di drink a testa e salimmo a casa loro; era carina e molto curata, anche se con gusti molto particolari. La camera delle ragazze, aveva un letto a forma di cuore, con teli di ogni colore che scendevano su ogni parete, quella di Luca invece aveva uno stile molto più sciccoso, colori estrosi e paillettes quasi ovunque. Il salone, con l’angolo cottura, era molto ampio, un divano, due poltrone, un ampio tavolo tondo ed una parete attrezzata.
– “Se vuoi dormire qui, puoi stare sul divano, oppure condividere il letto con Luca o stare con noi. Sul nostro cuore c’è spazio per tante persone, anche in quattro si sta bene”,
– “non so se per lui è la prima volta, ma credo sia il caso che stiamo tutti e quattro insieme, almeno oggi, non vorrei rimanesse traumatizzato da me”, disse Luca. La cosa non mi preoccupava affatto, stavo lì con uno scopo ben preciso e se il gioco l’avesse richiesto, anche Luca avrebbe dovuto fare parte del mio piano. Mettendoci a letto, Luca espresse un suo pensiero,
– “ecco che attacca con la sua teoria”, disse Lucia,
– “non è una mia teoria, è la verità. Perché quando un uomo vede due donne insieme, si eccita e se invece vede due uomini baciarsi, si scandalizza? La stessa cosa però per una donna, se uno è gay, lo avvicina più facilmente, infatti in molti che conosco, si fingono gay apposta, anzi se un gay ci prova, subito cede, con gli etero fa la preziosa, anche se dopo sempre gliela dà. Per non parlare poi, di quando si imbatte in due lesbiche, mi confermate voi due che muore di invidia e di gelosia?”,
– “ne abbiamo parlato più volte”, disse Marina, “dipende dall’apertura mentale”,
– “io posso parlare da entrambi i punti di vista e dico che è così”,
– “scusa se intervengo, quindi mi stai dicendo che il tuo essere uomo, ti porta ad evitare altri due uomini che stanno insieme”,
– “certo, perché li vorrei per me” e tutti ci facemmo una risata. Mentre stavamo parlando, ci eravamo spogliati e messi nudi nel letto. Naturalmente il direttore dei giochi lo fece lui:
– “visto che è la prima volta per te, mettiti tu tra loro due, io mi metto dietro a Marina perché è più morbidosa”, se l’abbracciò da dietro, toccandole i seni e lei esclamò:
– “stasera una persona la sento molto felice, chissà se perché mi sta toccando o perché emozionato per questa nuova presenza, fatto sta, che non l’ho mai sentito così, dietro di me”. In pratica già glielo aveva infilato nel culo, con una naturalezza, la stessa che Lucia ebbe, nel prendermi il cazzo in mano e dire:
– “non è l’unico ad essere felice di stare con noi stasera, quasi quasi la provo questa felicità” e si sedette su di me facendosi impalare in un colpo solo dalla mia mazza dritta. Marina, inculata da Luca, allungò la mano verso le nostre parti intime, seguendo il ritmo di Lucia che mi cavalcava. Vedevo quei seni ballare davanti ai miei occhi e Luca che mi incitava:
– “afferrali, vedi come sono duri, lei dice di no ma secondo me è rifatta”,
– “tutta roba di madre natura, prova, toccami”, rispose Lucia senza fermarsi,
– “è solo invidia la sua, gli piacerebbe avere un seno così”,
– “dici così perché ti piacerebbe avere un cazzo come il mio per incularti la tua amichetta”, Marina, godendo di Luca, si rivolse a me:
– “dovresti provarlo, non ho mai conosciuto un uomo saperlo usare come Luca”,
– “Forse perché so, cosa una donna desidera”, disse lui. Lucia intanto, sempre muovendosi sopra di me, aggiunse:
– “anche lui non è niente male, dovete provarlo”, si alzò e mi fece girare verso Marina, che si stese su di me, con Luca che non mollava la presa.
Lucia, con la mano, portò il mio cazzo nella figa della compagna, che godeva sempre di più in quella doppia penetrazione. Stretta tra me e Luca spostò la testa di lato in modo da baciare Lucia.
Intanto Marina si era sfilata da mezzo a noi due e le bocche delle due ragazze, cominciarono a baciare insieme i nostri cazzi, a stretto contatto tra loro. Il gruppo con cui mi trovavo era molto affiatato, sapevano il fatto loro e le due ragazze mi afferrarono, facendomi mettere sulla schiena. Marina si portò davanti la mia faccia, offrendomi la figa, mentre Lucia si portò tra le mie gambe per leccarmi le palle. Luca si stese su di me e sentivo poggiare le sue chiappe sul mio culo, mentre la lingua di Lucia cominciò ad inumidirgli il buco. Ebbi un attimo di titubanza e fu allora che Marina mi afferrò per la testa e me la spinse a lei per farmi immergere nelle sue intimità. Mi accorsi che Lucia aprì un cassetto e, con la coda dell’occhio, vidi che aveva preso della pomata e se ne era messa un po’ sul dito. Iniziò a spalmarla intorno al buco di Luca, per poi infilare prima uno, poi due dita. Ormai mi era più chiaro che mai, dove si sarebbe andati a finire, ma tra il sapore e l’odore della figa di Lucia, che mi mandava in estasi, non pensavo più a nulla, solo a godere. Luca ci mise un attimo, dopo che Lucia tirò fuori le dita, il mio cazzo entrò nel suo culo, fino in fondo. L’urlo di dolore che lanciò fu subito attutito da Marina, che gli massaggiava i glutei, mentre aumentava sempre di più quella nuova forma di piacere che stavo provando. Fare sesso con loro era bello, lo si faceva in naturalezza, parlando, esprimendo sensazioni, così come in quella circostanza, in particolare Marina e Luca, avendo le bocche libere.
– “Allora Bruno, che sensazione ti sta dando inculare il nostro amichetto?”, chiese Lucia.
– “Nulla da dire del tuo sederino, ma questo è fantastico, ha accolto il mio cazzo per farmi sentire suo”, accarezzandomi la nuca, poi Marina si rivolse a me:
– “siamo riusciti a tirarti fuori questo lato nascosto della tua sessualità?”, staccandomi leggermente da lei risposi:
– “tutto mi sarei aspettato tranne che nel provare piacere di stare con un uomo”,
– “beh! tanto uomo però non sono”, mi interruppe Luca, “adesso mi sento una puledra con il tuo cazzo nel culo”,
– “non parlo solo del culo”, continuai tra un mugolio e l’altro per il servizietto che gli stavo facendo,
– “sì, però considera che lì c’era anche il mio lato femminile”,
– “lato femminile, ma corpo maschile”, esclamai,
– “basta voi due, ci avete rotto. E poi il fatto che gli piace è ben evidente. Guardate che cazzo duro che ha, mi viene proprio voglia di provarlo”. Con una mossa da lottatore greco-romano, Luca si sfilò da me e mi lasciò con il cazzo dritto, mentre Lucia si stava apprestando a prenderselo dentro, ma Marina la fermò.
– “Tu già l’hai provato prima, una mazza così la voglio io. Se proprio ti va, vedi com’è bravo di lingua” e salì su di me dandomi le spalle ed aiutandosi con le mani per farsi penetrare. Lucia allora, pure si sedette su di me, spalla a spalla con l’amica e rivolgendo a me la sua figa.
– “Vediamo se la troietta ha ragione. Leccala e fammi godere”, Luca, che non aveva ancora abbastanza del mio cazzo, cercava di farsi spazio con la testa, tra le due ragazze.
– “Lasciatene un po’ anche a me, maialine ingorde, anch’io ho il diritto di essere ricambiato per quello che gli sto facendo”.
Continuammo quello scambio di ruoli fino all’alba, godemmo tutti di tutti, fu anche la notte della mia prima volta a inculare un uomo, una sensazione davvero sublime che fu per me l’apertura verso un nuovo mondo, che fino ad allora non avevo mai disprezzato né criticato, ma mai avrei immaginato che mi ci sarei trovato bene. Di sicuro fu la compagnia, tanto cara e dolce con me che mi ero dimenticato lo scopo iniziale del mio stare lì, arrivare a Francesco per prendermi Camilla. Mancavano solo due giorni al sabato che sarei dovuto partire, mi serviva solo l’occasione giusta.
«Giovedì: aperitivo in barca»
Il giovedì mi alzai stanco, distrutto per andare a lavoro, dovevo passare prima da casa, però a prendere le mie cose. Luca e Lucia dormivano ancora, Marina si era alzata con me e mi aveva preparato la colazione.
– “Mi ha scritto Francesco, stamattina gli consegnano la barca e ci ha invitati a prendere un aperitivo a bordo per festeggiare. Ha chiesto a Giada di insistere affinché ci sia pure tu”,
– “sì, per divertirsi alle mie spalle”,
– “che c’entra, fai come noi, adattati e divertiti”,
– “sembra facile”, risposi in tono sarcastico, “ma ci penserò. Adesso però devo scappare”.
In realtà già ci avevo pensato, sarebbe stata la mia mossa per arrivare a Camilla. Più tardi mi chiamò Giada per invitarmi. «Ok che non puoi venire sabato, ma almeno stasera… Vedrai che lo terrò a bada». Non le dissi che già sapevo tutto, volevo evitare che venisse a sapere della nottata passata con i ragazzi e, nonostante la stanchezza che avevo alle spalle, accettai. Presi un paio di ore di permesso in ufficio, per riposare un poco, prima di andare a prendere Giada. Quando uscii dall’ufficio, mi venne il dubbio su cosa indossare, così chiamai Giada e le chiesi:
– “volevo comprarmi qualcosa da mettermi stasera. Tu hai idea di cosa posso prendere?”, lei rispose:
– “fai una cosa, tra un’ora passa a prendermi che ti accompagno al centro commerciale vicino al mio studio”.
Mi fece comprare un bermuda, una polo ed un paio di sandali che, nonostante fossero in offerta, mi vennero a costare un bel po’, ma facevano il loro effetto per far entrare nella parte. «Perché non passi da me a cambiarti?», mi propose Giada, «abbiamo tempo e poi ho voglia di una bella scopata, anche cinque minuti di piacere mi potrebbero bastare, se poi sei capace di durare di più, ben venga», Andammo da lei e, come prima cosa ci spogliammo. «Fa caldo ho bisogno di una bella doccia, mi aspetti o la vuoi fare con me? Poi penseremo a noi e al nostro piacere». Andammo sotto la doccia, approfittando dell’insaponarci per toccarci anche nelle parti intime, masturbandoci a vicenda, mentre le nostre bocche si baciavano sotto l’acqua, che scorreva via dai nostri corpi, il profumo del bagnoschiuma. Ci asciugammo e ci buttammo sul letto dove, potetti godere di lei e della sua figa. Il tempo di rivestirci e ci preparammo per la serata.
Giada indossò un bikini che copriva giusto l’indispensabile ed un pareo che, indossato aveva l’effetto di un abito vero e proprio. Ai piedi un paio di sandali in cuoio il cui valore superava di gran lunga la bellezza. Prima di scendere, Giada prese una bottiglia di champagne dicendomi: «Con questo farai la tua figura. Non per offenderti ma non credo che te lo saresti potuto permettere. Neppure io, se non fosse che me l’ha regalata un grosso cliente francese, in cambio di alcune mie prestazioni. Comunque dici a Francesco che te l’hanno regalata». Non le chiesi che tipo di prestazioni, ma il suo tono me lo fece capire. Francesco doveva andare a ritirare la barca al rimessaggio per portarla nel porto dove aveva il suo attacco personale. Con questa scusa, ci aveva invitato per farci un giro: «incontriamoci lì verso le 6 così stasera avremo ancora un paio d’ore di sole, magari ci facciamo un giro fino al tramonto e poi mangiamo qualcosa stesso in barca». Con Giada arrivai all’ora stabilita sul posto, Francesco e Camilla già ci aspettavano e, dopo 5 minuti arrivarono Luca e le ragazze.
Salimmo sulla barca e Francesco, dopo avermela mostrata disse: «Il tempo di avviare motori e partiamo. Se volete mettervi comodi potete stare o qui sui divanetti o sulla plancia a prua a prendere il sole ed ammirare il panorama». Sulla barca, ci si perdeva nel lusso dei mobili, tutto era sistemato alla perfezione, ogni tipo di comfort era presente. Giada, Marina e Lucia presero delle stuoie e si andarono a stendere a prua, invece io, Luca e Camilla ci sedemmo sul ponte di poppa, appena fuori la cabina, dove c’erano quattro divani, due piccoli ai lati dell’ingresso alla cabina e due più grandi ai lati della barca con al centro un tavolo di cristallo. Camilla ci portò qualcosa di fresco da bere e Francesco mise in moto; il posto guida era vicino a noi e da lì si poteva ammirare i corpi delle tre ragazze. Mi chiamò a sé e disse: «Guarda che bel panorama», riferendosi ai corpi delle tre ragazze. Giada era stesa di spalle, Lucia di faccia e Marina seduta. «Certo che le industrie tessili con loro andrebbero in fallimento», mi disse, riferendosi al bikini che a stento copriva le intimità di Giada, ai seni al vento di Marina ed il topless di Lucia. Volevo azzardarmi a dirgli: «Manca solo Camilla ed il quadro è completo», ma non lo feci per evitare una sua reazione. Tornai a sedermi accanto a Luca e Camilla, per sorseggiare quell’ottimo cocktail alla frutta, che Camilla mi offrì, quando Lucia si avvicinò alle mie spalle, poggiandomi letteralmente in faccia i suoi seni.
«Dai, venite anche voi a godere questo venticello, magari ci facciamo qualche foto», Luca si tolse la camicia a fiori e corse a sedersi tra Giada e Marina, io restai fermo e fu Lucia a sfilarmi la polo ed a tirarmi per una mano. Mi voltai verso Camilla per dirle di venire, ma lei abbassò lo sguardo ed io capii ancora una volta che non era il caso di chiederglielo. Francesco le diede il timone e ci raggiunse portando due bottiglie di spumante. «Dai brindiamo», disse, passandomene una. «Non ho portato i bicchieri, ma non fa niente». Stappammo lo spumante, io restai fermo con la bottiglia in mano, lui se ne versò una bella quantità direttamente in bocca ed un altro po’, in quella di Luca, direttamente dalla bottiglia, mentre Giada, sotto di lui, aspettava desiderosa di bere con la bocca aperta, allora Francesco le versò lo spumante che aveva ancora nella sua. Lucia e Marina mi guardavano, aspettando me per bere ed allora le accontentai. Feci bere prima Lucia, che baciando l’amica, condivise con lei lo spumante, a quel punto io mi attaccai alla bottiglia e bevvi alla salute di tutti i presenti, mostrando la bottiglia in segno di salute a Camilla che in silenzio ci guardava da lontano.
Quel momento si trasformò presto in un’orgia tra noi sei, non c’era più pudore né sesso. Luca e Francesco si baciavano mentre io leccavo i seni di Giada, mentre Marina e Lucia si condividevano il mio cazzo in un fantastico pompino a due; le loro lingue erano intrecciate sulla mia mazza, una che mi leccava la cappella infilandosi tutto in bocca, l’altra che mi succhiava forte le palle. I miei pensieri erano persi nel vuoto, qualsiasi cosa avessero fatto di me sarebbe stata gradita. Giada si alzò, togliendosi il costume di sotto (quello di sopra glielo avevo tolto stesso io) e disse: «Ho voglia di un cazzo nel culo e di qualcuno che mi lecchi la figa». Lucia lasciò le mie parti basse e si stese per terra, invitando Giada a sedersi sulla sua faccia. Lei si fiondò con la figa poggiata direttamente sulla bocca di Lucia e si stese in modo che la sua testa arrivasse vicino a quella di Marina, prima, con la scusa di baciarla, le strappò il mio cazzo di bocca, poi la face spostare e le disse: «Questo è mio» ed iniziò uno dei suoi fantastici pompini. Stesa tra Lucia e me, aveva il culo alto, in una posizione perfetta per Francesco che, senza indugi, se la inculò. Non so lei cosa provò con quella violenta penetrazione, ma io l’accusai molto, visto il modo con cui succhiò il mio cazzo mentre quello di Francesco entrava in lei. «Tocca pure a me», disse Luca contento che puntò dritto verso il culo di Francesco mentre Marina, restata orfana del mio cazzo, si era dedicata completamente al suo. Io con la schiena alzata e la testa all’indietro potevo vedere Camilla che, indifferente a tutto quello che stava succedendo, continuava a tenere la rotta della barca.
Eravamo tutti e sei così eccitati, che ad un certo punto tra orgasmi, grida di piacere, sborra e piogge dorate dalle tre fighe, che schizzavano da tutte le parti, non si capì più nulla e quando tutti noi ci rilassammo, ci fu una risata generale, seguita da un secondo giro di spumante. Questa volta però, dopo aver bevuto, mi avvicinai a Camilla ancora nudo, per offrire anche a lei da bere. Accettò e mi prese la bottiglia di mano facendo finta di non guardare il mio corpo nudo, in particolare il mio bastone ancora dritto per l’eccitazione, bevve e timidamente mi ringraziò. Francesco riprese il comando della barca e ci portò al molo per ormeggiarla. Durante quell’ultimo tratto, Camilla cominciò a portare gli antipasti, ostriche e caviale, accompagnati dallo champagne che avevo portato io. Il caviale era in alcune terrine al centro del tavolo vicino a dei crostini, ma tutti, tranne me e Camilla, anziché spalmarlo col cucchiaino lo prendevano con le dita e se lo portavano sensualmente alla bocca offrendolo agli altri allo stesso modo. Arrivati in porto continuammo la cena, Francesco aveva ordinato spaghetti all’astice ed aragosta, talmente buoni che divorammo in poco tempo. Eravamo tutti un po’ brilli e, con la scusa di andare in bagno, Giada entrò in cabina, raggiunta da Francesco e dal bagno si spostarono sul letto; da fuori si sentiva chiaramente cosa stessero facendo.
Lucia, Marina e Luca, seduti su uno dei divani, si dedicarono a farsi coccole, così io e Camilla avemmo finalmente la nostra occasione per restare soli e ci andammo a sedere sulla prua dove, ammirando la luna riflessa nel mare parlammo per tutta la notte, addormentandoci. Le prime luci dell’alba mi svegliarono. Camilla stava abbracciata a me, era rimasta vestita e mi aveva coperto con un telo essendo rimasto a torso nudo tutta la notte. Mi alzai, Luca e le ragazze stavano dormendo sul divano, abbracciati mentre dentro, Francesco e Giada, dormivano completamente nudi sul letto, in una posizione tale che non lasciava dubbi su cosa fosse successo.
«Venerdì: serata con Camilla»
Non conoscevo quali fossero i loro programmi per quel venerdì, sapevo solo che dovevo andare in ufficio, quindi presi le mie cose e salutai giusto Camilla, con un bacio sulla guancia ringraziandola per quella serata. Lavorai fino alle 5 del pomeriggio, dovevo terminare alcune cose prima di andare in ferie e raggiungere la mia famiglia. Avevo passato dei giorni fantastici che mai avrei pensato mi fossero potuti accadere, l’unico rammarico era quello di non essermi preso del tempo con Camilla se non quella lunga chiacchierata. Stavo per chiudere le ultime cose ed ero ancora indeciso se partire la sera stessa o il giorno dopo. La risposta me la diede un messaggio da parte di Camilla.
CAMILLA: «Francesco parte in barca con Giada, dovevo andarci pure io ma ieri mi hai fatto capire che non posso fare da balia per le loro scappatelle. Non so se hai deciso quando partire, ma se dovesse essere domani mi farebbe piacere passare la serata con te».
Con Camilla sarebbe dovuta essere una serata semplice, così decisi per una passeggiata al tramonto sul lungomare e pizza, per poi vedere e capire come concludere la serata. Passai a prenderla, avevamo abiti informali e sportivi entrambi ed arrivammo sul lungomare al tramonto. Le feci qualche foto, era molto felice, per la prima volta vedevo il suo volto rilassato a tranquillo, si muoveva libera, come una farfalla, incurante che la gente potesse prenderla per pazza. Voleva farsi una foto con me, provò per una foto insieme, ma non riuscivamo a mettere il timer alla fotocamera ed allora una coppia di stranieri si fermò, chiedendoci se ci volevamo far fare una foto. Ci fecero un paio di scatti, poi dissero «kiss, kiss», volevano che ci scambiassimo un bacio ed allora ne diedi uno a Camilla sulla guancia aspettando che scattassero la foto, ma insistevano dicendo «kiss, kiss» e se ne scambiarono uno loro.
Allora io e Camilla ci fissammo negli occhi e ci baciammo intensamente dimenticandoci che ci dovevamo fare la foto, infatti dopo un po’ quella coppia ci toccò le spalle per restituirci la fotocamera. Guardando le foto, ne avevano fatte più di una decina e veramente sembravano una coppia. Ci fermammo a mangiare in una pizzeria storica della zona, con i tavolini a filo ringhiera, che davano sul mare. Anche quello fu occasione per rendere una cosa semplice, come una pizza, un momento romantico. Ormai c’eravamo sciolti completamente ed era un continuo di baci, carezze ed abbracci il nostro, anche quando dopo cena andammo a prendere un gelato. Si era fatta mezzanotte e Camilla si scusò con me
– “Mi dispiace, domani devi partire e ti ho fatto fare tardi”,
– “perché dici che mi hai fatto fare tardi? Per te ho tutto il mio tempo a disposizione, domani partirò con tutta calma”,
– “mi piacerebbe tanto venire con te”,
– “lo so, ma per te è stato facile scaricare Francesco, io ho moglie e figli. Ne abbiamo parlato a lungo ieri, abbiamo le nostre vite. Io ti ho aiutata a capire che quella di Francesco non è la tua, ma neppure la mia. Abbiamo 20 anni di differenza, io il doppio della tua età. Tu mi piaci, sono stato bene con te e vorrò starci ancora se tu lo vorrai, ma non possiamo legarci a vita”,
– “lo so, condivido a pieno, ma non voglio essere ipocrita, dicendo il contrario di ciò che ho detto. Accontentami almeno questa notte, poi il futuro parlerà da solo”.
La portai a casa mia e lì finalmente, trovai la passione che da tempo cercavo. Quello che facemmo non fu solo sesso, come c’era stato con Giada, Luca, Lucia e Marina, né tanto meno come l’avevo fatto in barca. Con lei ogni cosa, un bacio, una tenuta per mano, una lieve carezza, fu segno di passione, la stessa che trovammo in quel rapporto che durò tutta la notte ed in cui potetti godere di ogni parte di lei e lei si me. Arrivammo che era passata da un bel po’ la mezzanotte, volevo farla accomodare sul divano fuori al balcone ma prima che ne ebbi il tempo si buttò tra le mie braccia. «Non facciamo come ieri sera, abbiamo già parlato troppo». Ci baciammo con molto più ardore di quello che c’era stato fino a quel momento. Uniti in quell’abbraccio, con le bocche che si scambiavano i nostri respiri, ci portammo sul letto. Durò poco quell’abbraccio distesi ancora vestiti, ci spogliammo e vidi il suo magnifico corpo. Il primo dei miei sensi ad andare in subbuglio fu la vista, quel corpo era perfetto, le forme che aveva sempre tenute nascoste sembravano essere state modellate da un artista, il contrasto della sua pelle bianca e liscia, con i capelli, gli occhi e le labbra rosse, senza un filo di trucco, era l’opera di un pittore, il migliore di ogni tempo. Mi avvicinai a lei ed il suo odore naturale, colpì anche il mio secondo senso, l’olfatto. La baciai stimolando anche il terzo senso, gustando il sapore delle sue labbra, della saliva che si mescolava alla mia grazie al movimento delle nostre lingue le cui papille gustative andarono in tilt. La sua voce sensuale che mi sussurrava di continuare ed andare a fondo, era musica dolce per il mio quarto senso, l’udito che riusciva a percepire ogni suo minimo mugolio di piacere trasmettendolo al resto del corpo. Iniziai ad accarezzarla e così l’ultimo dei miei sensi, il tatto, mi provocò una forte eccitazione.
Massaggiai inizialmente le spalle, scendendo lungo la schiena, per poi cingerle i fianchi ed avvicinarla a me, per baciarle il corpo; con le mani mi portai sul suo ventre, salendo fino ai seni tondi, che strinsi forte, mentre sentivo il suo culo morbido poggiarsi sulla mia pancia ed il cazzo indurirsi tra le sue gambe: le accarezzai per tutta la loro lunghezza partendo dai piedi, fino a sfiorarle il pelo, dopo averle massaggiato con cura le cosce, soprattutto la parte interna. «Voglio godere di queste tue attenzioni», mi disse, «accarezzami prima tutta, fammi sentire il tuo desiderio prima di avermi, toccami con le mani». Misi la mia mano aperta tra le sue cosce, coprendole tutta la figa e massaggiando. «Infilarci un dito dentro, stimola i miei sensi, fammi perdere il senso del pudore, voglio provare un orgasmo con te che mi stuzzichi». Le infilai due dita dentro ad uncino, cominciando a stuzzicare per bene e con calma la sua figa che sentivo cominciasse a bagnarsi. «Lo senti come mi sto bagnando per te, bevi il mio succo, fammi sentire come quella tua lingua bacia la mia figa, come gusti il mio vero sapore, quello che voglio darti avvolgendo il tuo bel cazzo». Prese con le sue mani il mio cazzo, accarezzandolo con tutto il palmo, palle comprese. Mi portai allora con la testa tra le sue cosce aperte e, dopo aver ammirato quello spettacolo che madre natura le aveva donato, cominciai a baciargliela ed a leccargliela tutta, causando in lei un intenso senso di godimento, che non nascondeva affatto, con i movimenti del suo corpo e con il respiro profondo ed ansimante.
Raggiunse un fortissimo orgasmo che durò a lungo con tutto il suo piacere che zampillava dalla figa verso la mia faccia. Tremava, si agitava, afferrava qualsiasi cosa, i cuscini, le lenzuola, tutto il mio corpo; con forza mi prese per le braccia tirandomi su e gridando: «Infila dentro quella mazza dura, voglio sentirla dentro di me che mi scopa con passione e fervore». Le diedi due o tre botte, spingendo su e giù, talmente veloce che fu subito piena della mia sborra. «Resta dentro voglio sentirti mio il più possibile». Stretti ci baciammo, il mio cazzo durò a lungo dentro di lei e, quando pian piano scivolò via, lei soddisfatta mi disse: «È la prima volta che mi sento desiderata come mi hai desiderato tu». Detto ciò, restammo a lungo in silenzio fino ad addormentarci stretti tra le nostre braccia.
«Sabato: ognuno per la sua strada»
Era arrivato quel sabato che mi avrebbe riportato alla realtà. Ci svegliammo ancora carichi per il momento vissuto poche ore prima. Per me era davvero difficile pensare di separarmi da lei, ma il destino ed il nostro futuro, prevedevano quello.
– “Voglio passare ancora qualche ora con te prima che parti”, mi disse. Guardai l’orologio e le dissi che andava bene, poi le proposi di venire con me.
– “Vicino a casa di mio suocero, c’è una pensione economica, parti con me e fermati lì qualche giorno, sarai mia ospite”. Rifiutò la mia proposta.
– “No, come ci siamo detti ieri, le nostre vite si sono incrociate per un segno del destino, lo stesso che fra un paio d’ore farà prendere ad ognuno di noi la sua strada. Adesso però vediamo di sfruttare al meglio quest’ora che ci rimangono, ho ancora una cosa da offrirti”.
Afferrò il mio cazzo già in tiro e se lo portò alla bocca per farmi un pompino, pensavo fosse ciò a cui si riferiva e già immaginavo di riempirle la bocca di sborra, vedendola bere tutta, ma il suo intento era ben altro, mi stava solo inumidendo il cazzo per poterlo accogliere più facilmente nel suo culo. Non me lo disse, ma quando me lo mostrò e cominciò a massaggiarlo con le dita umide di saliva allora capii. Mi portai con la testa dietro di lei e cominciai a leccarle il buco.
– “Mi dici tu quando ti senti pronta”, le chiesi,
– “Adesso… Voglio sentire il momento in cui entri aprendomelo tutto, per infilarci tutta la tua mazza dentro”.
Mi portai allora su di lei, il cazzo si manteneva dritto da solo, così con le mani le allargai le natiche, in modo da farle dilatare il buco. Ci poggiai la cappella vicino e Camilla, con una mano all’indietro, si faceva accarezzare dal mio cazzo, fino a quando non disse: «Vai». Quel vai, fu seguito immediatamente dalla mia spinta, accompagnata da un suo «Siii», pronunciato senza dolore, solo piacere per il mio esserle entrato. La scopai qualche minuto fino a quando non le venni abbondantemente dentro. «Continua fino a che ce la farai, perché adesso si può dire che sono stata davvero tua». Ci facemmo la doccia, dove mi donò ancora una volta del piacere, si abbassò e comincio un pompino sotto l’acqua che sciacquava i nostri corpi dalla schiuma profumata. Con lo sguardo verso l’alto mi fissava per capire il momento in cui sarei venuto. Quel momento arrivò e lei, dopo aver bevuto la mia sborra, si alzò e baciandomi, uscì dalla doccia per asciugarsi e rivestirsi. Stavo ancora in accappatoio quando mi salutò con un semplice gesto della mano. Non le chiesi neppure se volesse un passaggio perché di certo avrebbe rifiutato.
Raggiunsi la mia famiglia, i primi giorni solo con il corpo, il mio pensiero era altrove. Provai a chiamarla un paio di volte ma non mi rispose. All’inizio pensai fosse normale ma ci riprovai per più di un anno, senza risposta. Mi vidi altre volte con il gruppo per uscite in barche ed incontri di sesso a coppia, trio o gruppo, anche loro non sapevano che fine avesse fatto. lo stesso Francesco, che fortunatamente non ebbe mai sospetti su di me, non l’aveva sentita più da quel giorno. Insomma Camilla aveva completamente fatto perdere le sue tracce a tutti, mi aveva preso in parola quando le dissi:
«Tu hai la tua vita da vivere ed io la mia».
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