Lui & Lei
LA SOSTITUZIONE
29.10.2025 |
2.396 |
2
"Mi stava segando il cazzo lentamente, mentre io mi divido tra il pensiero di tutte le persone che erano ammassate in quell’altra stanza e la vista di quelle due splendide tette..."
Marzo 1971. Dovevo un favore ad un’amica e, a quanto pare, era giunto il momento di saldare i conti. A dir la verità speravo in qualcosa di meno inusuale per me, ma alla fine dovetti accettare senza poter troppo recriminare. Cecilia, la mia amica, era un’attrice ed era titolare di una scuola di recitazione dove insegna a persone di tutte le età. Oggi c’era il saggio di fine anno e qualche giorno fa uno degli attori ha avuto un’influenza con febbre alta. Cecilia aveva già assegnato agli altri attori tutte le parti che avrebbero dovuto recitare, ma evidentemente un pizzico di cinismo si era impossessato di lei, facendole venire la brillante idea di assegnare anche a me una piccola comparsa. Questo sarebbe stato il modo in cui le avrei dovuto restituire il favore. Non è la prima volta che aiutavo Cecilia in un saggio di fine anno, ma negli anni passati, mi ero sempre limitato all’organizzazione, alla scelta delle musiche e degli intermezzi. Quella volta mi chiese di indossare i panni di un principe e fare delle battute con lei sul palco. Non era una cosa difficile, ma per uno come me, sarà sicuramente di un imbarazzo mostruoso indossare chissà cosa e parlare davanti a tutta quella gente.
Il gran momento arrivò. La gente cominciava a riempire i posti a disposizione. Parrucchieri e truccatori lavoravano incessantemente. Erano tutti eccitati per l’esibizione che di lì a poco li avrebbe visti protagonisti. Era un teatro all’aperto e, dietro le quinte, non erano presenti più di tre o quattro camerini, che Cecilia aveva però riservato agli ospiti chiamati a partecipare al saggio. Quindi per me e per tutti gli altri, era rimasta solo un’enorme stanza, piena di panche e di appendiabiti. C’era una confusione indescrivibile, tipica di situazioni del genere. Avevo appena preso posto sulla mia panca, che Cecilia si avvicinò, mi buttò addosso una busta, dicendomi:
– “Mettiti questo!”,
– “è il mio costume?”, chiedo come se non conoscessi la risposta,
– “sì, spero ti vada bene perché non ho altro da darti’, era esattamente la risposta che mi aspettavo. Dentro la busta c’erano una camicia bianca, una tutina celeste, un paio di stivali ed un tanga da uomo.
All’apparenza sembrava tutto della mia misura, meno male. Qualunque obiezione sarebbe stata del tutto inutile, per cui non mi rimase che cambiarmi. Tolsi la maglietta che avevo e mi misi la camicia. Mentre la abbottonavo, cercavo di rilassarmi un po’ e mi persi nell’osservare quello che stava accadendo intorno a me. Anche le attrici si stavano cambiando e la loro naturalezza era disarmante. Si spogliavano come se fossero in camera loro. Tutto questo ebbe conseguenze devastanti, lo sapevo. Mi sforzai di pensare a tutt’altro ma quando tolsi jeans e mutande, per indossare il tanga e la tutina, mi resi conto che era ormai in atto, un’eccitazione irreversibile. Cercai di fare in fretta ed appena messa la tutina, mi sedetti di nuovo sulla panca per mettere gli stivali… ma non riuscivo a staccare lo sguardo da quello spettacolo così eccitante. Avevo davanti a me, tette di tutte le misure, capezzoli più o meno in tiro, culi in tanga, culi ancora in mutande, fighe curate e non, viste giusto il tempo necessario per togliere le mutande e mettere il tanga… praticamente un’orgia di desiderio.
E meno male che pensavo di rilassarmi… Per loro era tutto normale, ma per me non lo era assolutamente e, dopo aver messo gli stivali, mi resi conto che avevo il cazzo per nulla imbarazzato dalla tutina e che se avesse potuto, sarebbe saltato fuori per andarsi a divertire tra quei culi praticamente perfetti e quelle tette così sode. Provai ad alzarmi in piedi e la situazione fu drammatica. La tutina era attillata mentre avevo il cazzo dritto. Dovevo fare assolutamente qualcosa. Coprendomi con la busta, mi avvicinai a Cecilia che era ancora con le tette al vento.
– “Tutto bene?’ mi chiese,
– “no Cecilia, per niente”, le rispondo,
– ‘cosa c’è che non va, ti vergogni di quella tutina?”, indagò lei ironica.
– “magari fosse solo quello. Guarda!”, le dissi spostando la busta. Cecilia rimase qualche interminabile secondo a guardarmi il pacco. “Non posso entrare in scena in queste condizioni cazzo! Qui c’è un mare di figa e, se pensavi che io fossi di legno, eccoti la dimostrazione del contrario!”, aggiunsi con un tono di finta protesta.
– “a dire il vero sembra che lì abbia proprio un bel paletto di legno, ma se legno non è, allora vieni un secondo con me!’ mi disse Cecilia come se non fosse per nulla meravigliata dal mio problema.
Si mise una maglietta sulle spalle, cercando di coprirsi il seno e ci avviammo. Mentre andavamo non so dove, iniziai a pensare a quale potrebbe essere la soluzione che aveva in mente e, l’unica plausibile, era la classica conchiglia che però avrei voluto evitare per non aumentare ulteriormente il mio imbarazzo. Mi portò in uno dei camerini. Sulla porta c’era un foglio con scritto un nome che non conoscevo. Aprì la porta senza bussare ed entrammo. Dentro non c’era nessuno. Si inginocchiò davanti a me e mi tirò giù la tutina.
– “Ma…”, le accennai sorpreso,
– “non ti preoccupare. L’occupante del camerino, reciterà alla fine del saggio e non arriva mai puntuale”, mi rispose lei, come se la mia sorpresa fosse dovuta al fatto che eravamo in un camerino riservato.
La tutina era ormai abbassata ed il cazzo spuntava fuori dal tanga. Lei mi accarezzava la cappella e, scendendo giù, mi tirava via anche il tanga. Ora era libero, duro, nodoso, voglioso e svettante. E lei lo strinse in pugno e iniziò a segarmi. Lasciò scivolare la maglietta che aveva sulle spalle e mi regalò di nuovo le sue tette. Cecilia aveva una terza di seno, tenuta su da anni di palestra. Aveva i capezzoli molto pronunciati al centro di una piccola aureola. Mi stava segando il cazzo lentamente, mentre io mi divido tra il pensiero di tutte le persone che erano ammassate in quell’altra stanza e la vista di quelle due splendide tette.
Incrociai i suoi occhi e mi accorsi che si stava passando la lingua sulle labbra truccate ed un’ulteriore spinta di eccitazione, si fece sentire lungo tutta la mia asta. Avevo la cappella bagnata, ma a Cecilia non bastava e così ci fece colare su, un po’ della sua saliva e riprese a segarmi con maggiore forza e velocità. La sensazione che poteva provare lei in quel momento, era davvero quella di stringere un paletto di legno, perché me lo sentivo durissimo. Mi fece sedere… mi fece togliere gli stivali e sfilare, definitivamente, tutina e tanga.
Allargai le gambe e lei, sempre inginocchiata ci si mise in mezzo. Allungai una mano per sfiorarle un capezzolo… e la vidi subito aprire la bocca in un gemito silenzioso. Allora continuai a giocare, un po’ pizzicandola, ma lei si spinse ancor più verso di me, come a volermi mettere tutta la tetta in mano. Non potendo evitarlo, gliela strinsi un po’… a quel gesto lei si fiondò sul mio uccello e lo ingoiò completamente. facendomi sentire le sue labbra sulla pancia e sulle palle, iniziando un pompino meraviglioso. Quando lo tirò fuori, la saliva colò dappertutto e quando riprese la sega, mi sembrò quasi di scopare, per quanto era bagnato e caldo.
– “Fermati ora. Alzati!”, le ordinai,
– “no, non c’è tempo. Torturami le tette, ti prego, non fermarti!”, mi implorò lei.
Questa sua richiesta mi regalò l’ennesimo impulso di eccitazione che riempì ancora di più le palle di sborra. Ero sicuro che la sua figa, le stava colando copiosamente, ma non mi fu dato appurarlo. Però da come lei allargò leggermente le ginocchia, capii perfettamente di avere ragione. Iniziò a leccarmelo, tutto… si chinò un po’ di più per raggiungere le palle con la lingua ed un mio brivido le dimostrò quanto fosse brava. Dalle palle salì su con la lingua, con movimenti regolari, fino alla cappella dove cercò di esplorare il buchino alla ricerca di qualche umore saporito. Ormai non aveva più rossetto sulle labbra e la saliva che avevo sul cazzo, aveva un colore roseo che rendeva il tutto ancor più eccitante. Io ero e, fortunatamente lo sono ancora, un gran maiale, questo l’ho sempre saputo… ma che Cecilia fosse una pompinara così brava lo scoprii solo allora.
Tuttavia, sarete tutti d’accordo con me nel pensare che scoprire di avere un’amica troia in più è sempre un gran piacere. Le stavo palpando le tette senza sosta ed i suoi capezzoli erano ormai di pietra. Si alzò un po’ e mi strusciò la cappella fradicia, sui suoi capezzoli, lasciando una scia bagnata sul petto. Si mise in bocca la cappella e, mentre me la leccava avidamente, continuava a segarmi con foga. Avevo i coglioni ormai colmi… e non vedevo l’ora di godere. «Continua, continua…» le chiesi tra i miei gemiti e lei, senza dire nulla, accelerò i suoi movimenti, sia con la mano che con la lingua mentre iniziava anche a ciucciarmi la cappella, come se stesse bevendo un drink dalla cannuccia e, mentre lo faceva, mi guardava.
Quei suoi occhi che mi guardavano così e le sue guance rientrate per succhiarmi la cappella, furono il colpo di grazia. «Eccomi!!!» fu il mio avvertimento. Lei aprì leggermente la bocca, lasciando dentro la cappella e continuò a segarmi, stringendo l’asta con più forza. Il mio orgasmo arrivò insieme ad un gemito rauco. Le riempii la bocca di sborra bollente. Fu una sborrata lunga la mia, che avrei voluto non finisse mai. Lei lasciò che i colpi del mio orgasmo finissero, insieme ai miei gemiti e, dopo essersi passata di nuovo la lingua sulle labbra, ingoiò tutto, come solo una gran troia sa fare. Non volle lasciare tracce, fu evidente, infatti, subito dopo mi ripulì per bene la cappella, orami esausta, con la lingua e con uno sguardo arrogante mi disse:
– “visto? Ancora due minuti e potrai rimettere la tutina senza più imbarazzo”,
– “Cazzo Cecilia, adoro il tuo modo di risolvere i miei problemi!”, la ringraziai sorridendo,
– “con quel bastone che ti ritrovi, non sai quanti problemi potresti risolvere tu a me! Ma ora andiamo, rimetto un po’ di rossetto e si va in scena! Ah, dimenticavo, con questo, sei di nuovo in debito con me, ma per come mi sta colando, puoi già immaginare cosa ti costringerò a fare stavolta!”, fu la sua risposta.
– “se solo avessi saputo prima quanto sei troia…”, i fumi del pompino non mi abbandonarono,
– “Beh, ora lo sai, quindi regolati di conseguenza e vedi un po’ che devi fare!”, mi disse, mentre si risistemava la maglietta sulle spalle e apriva la porta per uscire. “Ma ora cambiamo discorso, altrimenti mi toccherà farti un altro pompino!”.
Come darle torto?!
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per LA SOSTITUZIONE:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
