Lui & Lei
UNA GIORNATA AL LUNA PARK
08.10.2025 |
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"Che bastarda! A giudicare da quanto le colava la figa, era chiaro che mi stava solo prendendo in giro..."
Nel pomeriggio mi sono messo a guardare le foto di quando andavo a scuola. I ricordi della gioventù sono momenti preziosi e indelebili che portiamo nel cuore. Possono essere legati a esperienze condivise, luoghi significativi o persone care. La gioventù è un periodo di scoperte, crescita e spensieratezza ed i ricordi che ne emergono, spesso ci accompagnano per tutta la vita. Questi ricordi possono essere stimolati da odori, suoni, immagini o anche solo da un pensiero improvviso che ci riportano indietro a quei momenti pieni di emozioni e significato. Ecco quindi che mi affiora il ricordo di un giorno di aprile del 1972. Riuscii a convincere Daniele a venire con me all’Edenlandia, all’epoca il più bel parco di divertimenti di Napoli. Era tanto che non ci andavo e mi incuriosiva scoprire quante nuove attrazioni avevano installato, dalla mia ultima visita. Fu così che, dopo una giornata passata al mare in comitiva, decidemmo di proseguire la serata in quel modo. Il ricordo mi riporta indietro di tanti anni e mi sento pervaso dalle stesse sensazioni che mi travolgevano in quel periodo. In quel parco il divertimento era quasi tangibile, lo si avvertiva in tutto ed in tutti. Come al solito, l’attrazione preferita dai ragazzi era l’autoscontro e, io e Daniele andammo a farci qualche giro lì, divertendoci da matti. Tra uno scontro e l’altro notai, a bordo pista, due ragazze che ridacchiano divertite mentre guardavano i ragazzi in pista. Una delle due mi aveva appena guardato con quel tipico sorrisetto da schiaffi e si stava girando verso l’altra per dirle qualcosa all’orecchio. Quel sorriso era fastidioso, presuntuoso… ma era al tempo stesso così intrigante che mi distrasse al punto quasi da fami cadere, quando Daniele venne a sbattere contro di me. Non era altissima, ma per il resto era davvero carina. Gambe sottili ma forti, coperte solo da shorts nerissimi e da un paio di scarpe aperte con un tacco niente male. Un top rosso le avvolgeva il seno, lasciando scoperte due spalle atletiche ed un pancino abbronzatissimo. Una scurissima cascata di lunghi capelli ricci le scendeva sulle spalle.
Cercavi di immaginare com’era il suo culetto fasciato da quegli shorts. Finimmo i nostri giri e Daniele sembrava non aver notato quelle due. Io avevo intensione di guardarle il culo… così passai proprio dietro di loro ed abbassai lo sguardo per ammirare quel culetto da sballo. Lei si girò e mi scoprì con lo sguardo abbassato sulle sue rotondità. Quando alzai gli occhi, mi sorprese il suo sguardo malizioso e già immaginavo uno schiaffone, stampato sulla guancia, e invece… Il suo profumo mi stordì per un attimo: sapeva di donna, sapeva di sesso, ma Daniele continuava a non accorgersi di nulla, così proseguimmo, decidendo di fermarci ad un chioschetto per bere qualcosa.
Ma la mia mente era da un’altra parte e, mentre ero lì a parlare di cazzate con Daniele, la vidi passare davanti a noi, con la sua amica, con passo e fare indifferenti. La guardai mentre si girò e mi regalò ancora due occhi vogliosi. Si fermò alla biglietteria del labirinto di specchi, mi guardò ancora ed entrò sola, lasciando fuori l’amica.
– “Dai Daniele, muoviamoci!”, dissi mentre buttai giù la mia birra. Daniele mi accontentò e rispose,
– “ok, che si fa?”,
– “voglio provare il labirinto di specchi. È una sfida con me stesso. L’ultima volta, da bambino, sono uscito dopo ore. Voglio riprovarci”,
– “No, il labirinto di specchi no! Sono claustrofobico, lo sai. Rischio di sentirmi male lì dentro”,
– “Ti prometto che uscirò subito ma lasciami provare”,
– “d’accordo. Casomai io vado a farmi un giro da qualche altra parte”.
Non mi dispiacque affatto entrare solo, tutto andava esattamente come avevo voluto. Pagai ed entrai anch’io. Una volta dentro, non mi importava di cercare l’uscita… dovevo trovare lei, assolutamente. Dopo qualche minuto a girare e rigirare in quel labirinto, dopo qualche testata, data contro vetri messi lì a confondere, stavo perdendo le mie speranze ed è proprio mentre stavo decidendo di concentrarmi, alla ricerca dell’uscita che, girando l’ennesimo angolo, mi scontrai con lei.
Subito dopo lo scontro fisico, ci fu uno scontro molto più forte, quello dei nostri occhi. Ci fissammo qualche secondo, ma poi lei sgusciò via e la persi subito di vista. Tornai indietro per cercarla di nuovo, ma mi trovai subito davanti, tre possibili percorsi da prendere. Ne scelsi uno e continuai a cercarla. Non la vedevo da nessuna parte, quando ad un certo punto sentii bussare alla mia schiena, mi girai e lei era lì. Ci fissammo ancora, stavolta con più confidenza, ma ancora solo per qualche secondo, perché lei sfilò via nuovamente ed io mi ritrovai ancora a rincorrerla. Mi stava facendo sentire un idiota, ma secondo me, anche lei sapeva che così facendo, aumentava la mia eccitazione.
Con un colpo di fortuna, fui io che riuscii a sorprenderla alle spalle. Senza che io la toccassi, lei si accorse della mia presenza e si girò. Appoggiò la schiena su una parete e mi guardò come a dire «Se vuoi passare vai pure, altrimenti io sono qui!» ed infatti mi disse: «Mi piace come mi guardi, qui puoi farlo quanto vuoi». Sentii un improvviso vuoto nella testa ed un altrettanto improvviso impulso nelle mutande. Mi stavo eccitando sempre più e non riuscii a risponderle. Allora lei aggiunse:
– “Timido?” e, mentre lo diceva, allungò una mano per strizzarmi il pacco già pieno. A quel punto riuscii a dire:
– “Mmmh, non direi. Vero?” e mi avvicinai al suo collo per farle sentire le mie labbra. Ma lei si spostò subito con un:
– “Ho detto che puoi guardarmi, non toccarmi. Siete tutti uguali voi uomini. Cosa pensavi di farmi? Il solletico?”,
– “Ma…”, mi lasciò interdetto.
– “Pensavi davvero di scoparmi? Ah ah ah!!! Povero illuso…”, rise sarcastica. Mi stavo incazzando, il mio orgoglio non poteva sopportare certe cose… però c’era anche da dire che era talmente bella, che mi sarei accontententato anche solo di farmi una sega davanti a lei.
– “Sì, lo pensavo. E pensavo anche che mi avresti implorato di non fermarmi... A dire il vero lo penso ancora!” e le misi una mano sul seno, sopra la maglietta.
Il secondo schiaffone davvero non pensavo di evitarlo ed invece, lei premette ancora di più la schiena contro la parete, come a voler trattenere un brivido. Sentii la mano riempita da quel seno, mentre lo massaggiavo. A quel punto le misi la mano dietro la schiena, sotto la maglietta e le slacciai il reggiseno. Poi tornai davanti ed infilai la mano sotto la maglietta: la morbidezza del suo seno mi eccitava ancora di più ed era in netto contrasto con la durezza dei suoi capezzoli che mi divertivo a pizzicare. Lei continuava a palparmi il pacco che si faceva sempre più duro. A quel punto scesi a toccarle quel culo fantastico, ma non mi bastava, così le sbottonai gli shorts e glieli lasciai scendere giù. Un perizoma nero di lycra esaltava ancora di più la sua abbronzatura. La presi in braccio e lei mi avvolse con le sue gambe. Iniziammo a baciarci, mentre avevo tutte e due le mani sul suo culo. In quella posizione e con quelle sue gambe allargate, potevo arrivare a sentire con le dita il calore della sua figa.
– “Non sono l’unico eccitato qui, eh?! Sei un brodo a quanto pare!”,
– “hai una lingua irresistibile!”, fu la sua scusa.
– “Ti scoperò anche con quella, vedrai!”. Lei allora scese da me, si abbassò all’altezza del cazzo, mi sbottonò i pantaloni e me lo tirò fuori, possente, orgoglioso.
– “Non sfidare la mia lingua, ci vai sotto!”, mi disse arrogante. Lo prese in mano e se lo mise in bocca.
Solo in quel momento mi resi conto di quanti specchi ci fossero intorno a noi. Di quanti pompini contemporaneamente mi stavo godendo. L’atmosfera era incredibile… un mondo di sesso ci circondava, ma c’eravamo solo noi. Ogni volta che il cazzo le scivolava in gola, sembrava succedesse migliaia di volte. Era da impazzire così… non vedevo l’ora di scoparmela e di godere insieme a lei di quello spettacolo… di far morire d’invidia tutti quei curiosi riflessi. La cappella mi esplose sotto i colpi della sua lingua, aveva ragione, ci sapeva fare davvero!
Dovevo mantenere la mia promessa e farle sentire che anch’io non scherzavo. Così le tolsi il cazzo dalla bocca e la invitai ad alzarsi. Mi abbassai io stavolta, le tolsi il perizoma, le presi una gamba e me la misi su una spalla, trovandomi davanti la sua fighetta. Era tutta bagnata ed io ero indeciso se toccarla o leccarla. Volli fare tutte e due le cose. Così le feci passare le dita lungo tutta la fessura, ripassandole poi, bagnate, sul clitoride. Le affondai dentro, volendola far bagnare più possibile, per poi leccarla tutta e dissetarmi della mia saliva, unita ai suoi umori… un cocktail micidiale per me. Era pronta per la mia lingua: con la lingua le leccai tutta la fessura, poi cominciai a stuzzicarle il clitoride che si arrossava sempre più. Aveva le labbra della figa gonfie, così potevo prenderle in bocca e succhiarle… indurii la lingua e gliela infilai dentro per scoparla così. Una, due, tre penetrazioni, poi Uscii e tornai a torturarle il clitoride.
– “Questo è tutto quello che sai fare? Mi avevi illusa”. Che bastarda! A giudicare da quanto le colava la figa, era chiaro che mi stava solo prendendo in giro.
– “La tua figa non sembra pensarla come te, stronza!”,
– “non è lei che comanda qui… e poi la mia figa si bagna facilmente”.
Non ci vidi più… spalancai la bocca e le presi tutte e due le labbra della sua figa, tra quelle della mia bocca. Le strinsi una ad una tra le mie, mentre lasciavo che la lingua si infilasse. Mentre facevo questo, premetti il pollice sul clitoride e ripresi a massaggiarlo. Ora avevo tutta la bocca piena di lei, che continuava a bagnarmi. Con l’altra mano mi toccavo il cazzo, che stava tornando moscio, segandomi un po’.
– “Ora sì che cominciamo a ragionare”, mi disse. Con quelle parole, smisi tranquillamente di menarmi l’uccello, perché mi tornò immediatamente dritto.
– “Bene, ora che hai capito di cosa sono capace, ti lascio così, con il desiderio della mia lingua nella figa”.
– “No, non puoi farlo. Non mi hai ancora fatto provare quel cazzone che hai. Se non me lo dai tu me lo prendo da sola”,
– “ah sì? Allora eccolo, prendilo!”.
Lei si girò, si abbassò, mi mise il culo davanti al cazzo e me lo prese in mano. Lo strinse con forza, quasi a volermi punire per la mia strafottenza. Lo appoggiò sulla figa, ancora allagata e, con un colpo secco, spinse il suo corpo verso di me. Lo scontro produsse un rumore come di uno schiaffo. Lei urlò un gemito, io sentii la cappella gonfiarsi ancora di più. Forse pensò che rimanessi ancora fermo ed invece non resistetti e cominciai a muovermi. Lei fece lo stesso e così il primo movimento fu uno schiaffo ancora più forte. Continuammo a muoverci insieme ed il calore della sua figa, allagò tutta l’asta che la penetrava. «Guarda quanti siamo!», le dissi alludendo agli specchi. «Guarda quante stronze come te, mi sto scopando!». Dallo stupore che le lessi nei suoi occhi, capii che non aveva fatto molto caso a questo gioco di riflessi. Poteva guardarmi anche da quella posizione, proprio grazie agli specchi e disse: «Aaaah, mai presi tutti questi cazzi insieme in vita mia, continuate, continuate!».
Quei riflessi amplificavano tutto, l’eccitazione che solitamente si prova, era amplificata per ogni riflesso. Potevamo vederci da tutte le prospettive e cogliere ogni cenno dei nostri corpi. Con lo stesso movimento era come se stessimo scopando migliaia di volte. Roba da uscire di testa! Le presi il culo e glielo aprii: aveva un buchino che implorava pietà, senza conoscere la mia spietatezza. Ci sputai un po’ di saliva ed iniziai a massaggiarlo un po’.
– “Il culo è proprietà privata, non ci pensare nemmeno”, fu la sua reazione,
– “tranquilla, l’avrei fatto più per te che per me, ma visto che non vuoi te lo puoi tenere ancora vergine il culetto”. Lei si girò di scatto, mi prese al collo e mi saltò su. La appoggiai ad uno specchio e le rificcai il cazzo nella figa. La guardavo dritta negli occhi mentre la scopavo e non poté nascondermi più nulla.
– “Ti sta piacendo da matti, non puoi nascondermelo”,
– “fanculo, so recitare bene io!”, ma un gemito alla fine della frase la tradisce.
– “Sì, come no, la parte della puttana la sai recitare proprio bene” e ci aggiunsi una risata finale. La punsi nell’orgoglio e cominciò a saltellare su di me con rabbia. “Continua pure, così verrai prima” e, fissandola negli occhi, aggiunsi “troietta!”.
A quel punto sentii stringere con forza le sue braccia intorno al mio collo. Smise di saltellarmi sul cazzo, appoggiò la testa sulla mia spalla e si lasciò andare ad un orgasmo devastante, che sentii colare fino alle palle. Le guardai la schiena riflessa sullo specchio, mentre continuava a muoversi, come a volersi svuotare di ogni goccia del suo piacere e mentre continuava a stringermi come una bambina. La lasciai fare, rimanendo così, diversi secondi, finché lei alzò la testa e tornò a fissarmi. Il suo sguardo non era più quello di una puttana ma quello di una ragazza dolcissima.
– “Ora tocca a te, spero di regalarti almeno un decimo del piacere che mi hai regalato tu”, sembrava proprio un’altra persona. Scese da me, si abbassò di nuovo sul mio cazzo e lo riprese di nuovo in bocca. Io ero al limite e non mi andava di sborrarle in bocca (solo fino a due minuti prima le avrei inondato le tonsille) e glielo dissi:
– “Sto per venire!”. Lei non si fermò è continuò a segarmi mentre me lo succhiava. “Fermati o vengo!”, furono le mie ultime parole, prima di sentire un’incontrollabile sborrata percorrermi tutto il cazzo fino a schizzare violentemente fuori, nella sua bocca. Schizzi continui, abbondanti, mentre lei lo toglieva dalla bocca e lasciando che gli ultimi schizzi le arrivassero sulle labbra. Buttò giù tutto quello che aveva in bocca e poi si leccò le labbra, per poi finire con il leccare tutto quello che trovava sul mio cazzo esausto. “Non so quanto piacere volevi regalarmi ma sono io a sperare di avertene dato almeno un decimo di quello che mi hai dato tu!”, le dissi ringraziandola. Lei si alzò si rivestì in fretta, mi mise un dito sulla guancia e mi disse:
– “Alla fine il mio culo è salvo!”, mi diede un bacio sulle labbra, mi sorrise e scappò via.
Io dovevo ancora rivestirmi, quindi allontanai l’idea di poterla raggiungere. Mi vestii con calma e, dopo un buon quarto d’ora, riuscii a trovare l’uscita. Non riuscii a credere ai miei occhi, quando la vidi dietro al bancone della biglietteria del labirinto di specchi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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