Prime Esperienze
LA COMMESSA
20.11.2025 |
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"Nel frattempo le avevo già abbassato il perizoma e la mia lingua era immersa nella sua fica, rasata e bagnata, mentre ero aggrappato con le mani a quel culo meraviglioso che si ritrovava, mentre..."
Ormai sarete abituati al fatto che mi piace ricordare gli episodi della mia giovinezza. Il racconto di oggi risale al mese di gennaio 1973, quando avevo ancora una relazione con Flavia (leggi il racconto «LE AMICHE») ed in quel mese, lei avrebbe fatto il compleanno. Il racconto inizia il venerdì pomeriggio, precedente la domenica, quando avremmo festeggiato, partendo sabato, per 2 giorni alle terme. I miei genitori mi avevano aiutato a pagare il weekend, visto che il mio precario lavoro, non me lo permetteva. La sua idea era di affidare a me la scelta di comprare un intimo ad entrambi, per sabato notte e mi ero ridotto all’ultimo minuto per andare nel negozio di intimo aperto, rischiando di far nascere male la mini vacanza.
«Cazzo, cazzo, cazzo, sono un coglione, un grandissimo coglione», pensai, ritrovandomi in macchina, a lottare contro il tempo, per trovare quel fottutissimo negozio di intimo aperto… Ecco, ci mancava lo stronzo prudente, che si ferma col giallo. Mi sentivo già fottuto se avessi trovato il negozio chiuso e sarei stato un uomo morto… «Cretino è verde, cosa aspetti a partire!!!». Lo sorpassai e mi avvicinai al traguardo: un negozio di vestiti in centro, del quale conoscevo la proprietaria, una signora che conosceva anche la mia ragazza e questo dettaglio mi sarebbe stato sicuramente di aiuto… Facevo zig zag tra le macchine, rischiando ogni tipo di infrazione. Controllai l’ora e pensai che forse nulla era perduto, ancora due svolte e sarei arrivato. La saracinesca era su, le luci della vetrina sembravano spente, ma mancavano 5 minuti alla chiusura. Trovai perfino un posto libero e pensai che qualcuno lassù mi voleva ancora bene. Lasciai la macchina e corsi dentro come se fossero gli ultimi secondi disponibili di una caccia al tesoro, per consegnare la busta.
– “Signora buonasera la pre…”, ma dentro non c’era la proprietaria, ma una ragazza giovane, che mi guardò come se fossi stato un pazzo ed in fondo la capii... ma per fortuna mi sorrise:
– “buongiorno ha visto un fantasma?”, sorrisi e ripresi fiato,
– “no no è che mi aspettavo di trovare la signora, ma non importa, dimmi che non stai chiudendo è questione di vita o di morte, ti prego”. Mi guardò ancora, dovevo avere un’espressione poco rassicurante, cercai di ricompormi, aggiustai il giaccone: stare calmo e sorridere.
– “Chiudiamo fra 4 minuti esatti, pensa di fare in tempo?”, penso di fare in tempo un cazzo, mica devo prendere due intimi a caso, Flavia ci teneva a queste cose, aveva come una fissazione e quel compito era stato affidato a me e ovviamente, dovevo trovare qualcosa di elaborato, ma non troppo, sexy, non volgare, elegante ma non banale, insomma una tragedia e non sapevo come farlo capire a quella moretta, con uno strano fiocco rosso in testa, che avevo bisogno di più tempo?
– “Emh! veramente dovrei comprare 2 intimi per un’occasione speciale per me e la mia fidanzata, sai domani, cioè no, domenica è il suo compleanno e ci teneva che prendessi qualcosa di carino e particolare ed io volevo prendermi tutto il tempo, ma oggi gli allenamenti si sono protratti oltre l’orario e per questo sono qui di corsa all’ultimo secondo, ma domani partiamo e tu puoi immaginare cosa succede se io arrivo senza 2 completini carini. Se mi dai un piccolo aiuto, prometto di fare il prima possibile, ti pago anche di più, ma ti prego aiutami o sono rovinato” e, mentre riprendevo fiato, con lo sguardo di implorazione, vidi che accennava un sorriso ed era il sorriso più bello del mondo. In effetti era una bella ragazza, molto bella, avevo dimenticato di dirlo, capelli neri, occhi castani, un viso bellissimo ed alta almeno 1 metro e settanta, con un fisico niente male... indossava dei jeans, un maglioncino dal quale spuntava una collana nera, un curioso fiocco rosso in testa, mentre si dirigeva verso l’uscita e girandosi, mi dice:
– “ok, mi hai convinta, ma posso abbassare almeno la saracinesca, che se mentre servo te, arriva altra gente, rischio di chiudere a mezzanotte?”, sorrisi, tirai un sospiro di sollievo ed iniziai a ripetere «grazie», fino a quando non sembrò una parola senza senso, lei si voltò e capii che forse sarebbe stato meglio smetterla. “Sai, in teoria, sarei dovuta uscire di corsa, in perfetto orario, perché uno stronzo, da una settimana mi aveva promesso una serata insieme, ma poi, un’ora fa, la moglie, quella che sono 6 mesi che mi promette che lascerà, non è più partita dai genitori e così, con una telefonata sulla segreteria telefonica, mi ha avvertita che saltava tutto. Tanto la sottoscritta è una ruota di scorta no? E nemmeno la soddisfazione di insultarlo al telefono ho avuto. Ma scusa, ora dedichiamoci a te, visto che qualcuno, un week-end da sogno, dovrebbe ancora passarlo”, mantenni la calma perché avevo di fronte una ragazza che si stava mostrando oltremodo gentile, ma allo stesso tempo aveva un odio smisurato verso l’universo maschile. Era meglio non sbagliare una mossa o mi avrebbe cacciato fuori e soprattutto avrei dovuto smettere di parlare da solo.
– “Non immagini quanto mi spiace, hai ragione si è comportato malissimo, è proprio uno stronzo”, cazzo, io amai quell’uomo, sua moglie ed il viaggio saltato che ha rovinato la serata, altrimenti la moretta sarebbe scattata fuori dal negozio ed io avrei dovuto dare addio ai completini intimi e mi sarei rovinato. Cercai allora di cambiare discorso, che con quel commento, ero sembrato abbastanza patetico!!!
Lei mi disse di non preoccuparmi e che, finalmente, si sarebbe decisa a tagliare quella storia senza futuro ed a cercare un uomo libero. Io restai immobile con un mezzo sorriso, non sapendo che dire o che fare e, per fortuna, lei si avvicinò e iniziò a chiedermi cosa avessi in mente per i due intimi che volevo comprare. Provai a farle il quadro della situazione, le spiegai della passione della mia ragazza, che per lei pensavo a qualcosa di più elaborato, elegante ma sexy, mentre per me qualcosa di più semplice. Magari non il solito boxer, ma sarebbe andato bene qualsiasi cosa, magari leggermente originale, ma che era più il suo intimo che volevo fosse qualcosa di speciale…
Lei mi guardò, sorrise, annuì e, sembrò riflettere, nel frattempo le dissi le misure e la taglia della mia ragazza; lei sorrise e disse che fisicamente erano quasi simile ed in effetti, così come la commessa, la mia ragazza aveva una terza, il tipo di coppa ci rinunciai a capire e non lo saprò mai, mentre di taglia la mia ragazza aveva una 44 e la moretta, che scoprii chiamarsi Daniela, sembrava avesse una 40. Era andata a prendere qualche capo e sperai che ci fossero le misure, così sarei potuto tornare prima possibile a casa.
Quando tornò, risparmiandovi le descrizioni di quelli scartati, alla fine scelsi un paio di boxer neri in lattice, anche se a me non convincevano, ma in fondo erano eleganti e semplici, nonostante il materiale, in più lei sosteneva che non avrebbero dato fastidio. Mi disse che li avrei potuto provare, anche se era convinta che sarebbero andati bene, mentre per la mia fidanzata, decisi per un intimo con corpetto nero, lucido in raso, senza spalline, con balze su seni e fianchi, con bordi rossi, così come rossi erano 3 fiocchi, uno tra i seni e 2 sui fianchi, perizoma e autoreggenti.
Scusate ma meglio di così non so descriverveli, solo che avevano un enorme difetto, il pazzo che li ha disegnati, aveva deciso di fare ben 4 gancetti dietro, per chiuderlo e ovviamente aprirlo e di solito, a quei tempi, ero sempre in difficoltà a sganciare un reggiseno normale, figuriamoci quello. Daniela iniziò a ridere, anche perché iniziai a dire che sapevo già che mi sarebbe toccato strapparlo. Lei mi disse che mi avrebbe fatto un piccolo tutorial, per aprirli nel modo più agevole possibile, ma prima mi mandò in camerino a provare il boxer. Ero nel camerino, con solo la camicia indosso, mentre li provavo ad indossare ed in effetti non erano comodissimi ma nemmeno troppo fastidiosi. Decisi quindi di prenderli , quando, mentre faccio per levarli, sento un urlo:
– “Allora!!? Come va!?”,
– “vanno bene, li sto togliendo...”,
– “ma come togliendo!!! ormai voglio vedere come ti stanno, non vuoi un mio parere?”, pensai, ma perché complicare le cose? Avevo detto che andavano bene, ma come facevo a dire di no? E poi era come un costume. Aprii la tendina e mostrai alla commessa… «Oddio ma che fi…»”, avevo visto che era bella ma appena sbucai dal camerino, già in imbarazzo per essere con i boxer, me la trovai davanti, con indosso l’intimo che avevo scelto per la mia ragazza. La mano sinistra sul fianco e la destra che gioca con i gancetti che collegano l’autoreggente al perizoma e con lo sguardo serio e penetrante. Bastava guardarla per capire che la situazione sarebbe diventa pericolosa e sarebbe stato meglio fermarla:
– “Oddio ma che figa… conciata così!!?”, lei mi fissò ed accennò un sorriso,
– “conciata così? Vorresti dire che sto male?”,
– “no, certo che stai bene ma ti prego, rivestiti”,
– “oh grazie, anche tu non sei niente male”,
– “emhh! Sì, in effetti mi piace come ti sta il boxer, lo compro”,
– “ah! Giusto! Sì carino anche il boxer, ma non mi riferivo a quello, ma al resto”,
– “Daniela, ti prego, sei bellissima, molto sensuale, ma io sono fidanzato e devo uscire di qui con 2 intimi per festeggiare il compleanno con Flavia, ti prego”,
– “ehi, ehi, calmo e lasciami spiegare invece che trarre conclusioni. Oddio ma voi uomini fidanzati, pensate che noi donne siamo tutte pronte a darvela e fare da amanti?”, pensai: «eh! Sì questa si mette in intimo ed il pazzo che le dà della zoccola adesso sono io.
– “Scusa ho frainteso”,
– “devi sapere, che per la mia seratina, anche io avevo in mente di indossare un intimo carino per quello stronzo ed avevo indossato, sotto la camicia lo stesso che hai scelto tu: non vedi che il mio fiocco in testa, si abbina a quelli del corpetto? E siccome hai paura di fare figuracce nello slacciarlo, meglio fare le prove con i ganci tirati indosso a me no? Ma tranquillo, provi solo e non me lo levi... Anche se da come mi guardi, sembra che hai altri pensieri per la testa”. Non sapevo se mi stesse prendendo per il culo o era seria? La sua teoria però sembrava quasi convincente ed iniziai a sentirmi in difficoltà… balbettai qualcosa scusandomi,
– “scusa, scusa”, appena mi disse di avvicinarmi, come un automa, eseguii. Sarà che anche oggi ragiono con il mio amico nascosto nelle mutande o che mi stavo sentendo uno stronzo ad aver pensato male di una appena scaricata, decisi di darle fiducia, così mi misi alle sue spalle e notai il suo gran bel culo! Era perfetto, sodo, rotondo, sembrava scolpito e…
– “Ehi fidanzatino, dovresti guardare i gancetti e non il mio culo”, quella fu un’altra figura di merda e cercai di concentrarmi: «gancetti, gancetti, gancetti, CULO, gancetti, gancetti...». Andava bene tutto, ma sfido a non far cadere l’occhio ogni tanto. Lei lentamente iniziò a levare il primo, mostrandomi il trucco, “si va nel verso opposto e poi lo liberi”, sembrava facile così, lo riagganciò e toccò a me.
Cercando di non sfiorarla troppo, ci misi un’infinità di tempo, così lei mi prendeva in giro e mi diceva di provare con il secondo. Poi andò meglio, finché finalmente mi venne facile. A quel punto però, mi disse di passare davanti a lei e indovinate? Ci andai subito, senza fiatare… «Immagino che la tua ragazza non la spoglierai stando alle spalle, quindi prova da questa posizione». Allora la avvolsi con le braccia e, cercando di stare attento con i movimenti, manco fossi stato Tom Cruise in Mission Impossible e sudando come Bonolis in una prima serata, le slacciai il terzo gancetto, mentre lei teneva la mano sul corpetto per non farlo cadere. A quel punto sperai che tutto fosse finito ma insistette per l’ultimo da slacciare, rassicurandomi che le sue mani avrebbero retto l’intimo e così continuai, finché, improvvisamente, una sua mano mi accarezzò il fianco: «Beh mentre la spoglierai lei non starà ferma, quindi aumentiamo la difficoltà». Non capivo perché stesse dicendo queste parole con una voce sensualissima e, quasi sussurrandolo, la sua mano passò dai fianchi al mio collo e lo sfiorò. Avrei voluto correre verso il camerino, prima che fosse stato troppo tardi.
Di colpo anche l’ultimo gancetto fu slacciato, ma le sue mani erano su di me e quindi avevo le sue tette, non enormi ma sode e perfette, davanti a me ed i suoi capezzoli erano duri e sembravano puntare verso il mio viso. Lei finse stupore e che sia stato un incidente, lasciando che i miei occhi restino ipnotizzati qualche secondo e poi si abbassò a prendere il corpetto, mentre sussurrai dei «ti prego» che ovviamente vennero ignorati e anzi, mentre risaliva, si fermò all’altezza dei miei boxer. Sì in quel momento aveva il viso a 10 centimetri dal mio cazzo e fu allora che iniziò a parlargli.
Sì, per chi si fosse perso qualche passaggio, ero in un negozio di intimo a comprare un completino per la mia fidanzata ed io ero in boxer, con la commessa in topless, accucciata davanti a me, che parlava con il mio cazzo, «non bene direi». La conversazione sotto, andò avanti, con lei che gli diceva che lo vedeva gonfio e gli chiedeva se sta scomodo, costretto lì dentro, lui per fortuna non aveva e non ha ancora la parola, ma vi assicuro che gli stava dicendo «cosa aspetti a levami sta merda in lattice e a prendermi in bocca fino a svuotare i miei colleghi qui sotto, ai lati?». Ma la stronza era sadica, sapeva di avermi in pugno ed il mio cervello riusciva solo a pregarla di smettere, ma è come se i miei piedi fossero stati cementati e non mi muovevano da lì. Finalmente lei, si alzò in piedi e mi guardava mentre si risistemava, chiedendomi aiuto. Mentre allungavo le mani per provare a farlo, lei tolse le sue ed il corpetto fu nuovamente a terra.
– “Ah ma allora tu vuoi proprio guardarmi le tette” e, mentre mi parlava, io mi abbassai di colpo, per evitare che lo rifacesse lei, afferrai il corpetto, quasi spazientito e giurai di alzarmi, mollarlo tra le sue mani e andarmi a rivestire. Ma una sua mano mi bloccò la testa e anche se non era l’incredibile Hulk, non riuscivo, o forse non volevo, opporre resistenza per alzarmi, restando fermo davanti a… “Beh? Io ho fatto amicizia con il tuo amico e tu non saluti nemmeno la mia amichetta?”, mi disse lei. Sorridendo. In quel momento ero completamente inebetito:
– “Emhh! Salve piacere, sono Bruno: scusi ma vado di fretta, torno su dalla sua padrona e poi devo andare”.
Di colpo la sua mano, tirandomi per i capelli (allora ne avevo in abbondanza), mi attirò a sé, mettendo il mio naso e la mia bocca sono contro il suo perizoma. Potevo sentire il suo odore e l’umidità della sua eccitazione. Non capivo se le piacevo io o la stava eccitando la situazione, ma aveva voglia… aveva voglia di me ed io avevo una voglia matta di lei. Nel frattempo le avevo già abbassato il perizoma e la mia lingua era immersa nella sua fica, rasata e bagnata, mentre ero aggrappato con le mani a quel culo meraviglioso che si ritrovava, mentre lei ansimava e mi diceva che ero un porco e che da quando ero entrato, avevo fatto di tutto per arrivare a quel punto.
Non provai nemmeno a ribattere per dire che invece era l’esatto contrario e, senza ascoltarla, continuai a leccare, sentendo il suo clitoride ormai gonfio tra le labbra. Lo succhiavo mentre lei gemeva, fino a quando la sentii afferrarmi per i capelli per farmi tornare su e, fissandomi, mi disse: «Dillo che mi vuoi, dillo che vuoi me e solo me! Porco !!!». Lo dissi, perché in quel momento avrei potuto anche dire che la terra è piatta. Un attimo dopo ci baciammo e dalla foga, se non fosse per il bancone dietro di lei, saremmo caduti a terra.
Dopo un lungo e bollente bacio, durante il quale le nostre mani frugavano ovunque, iniziai a leccarle i capezzoli, quando lei mi fermò e, quasi rabbiosa, mi disse: «dimmi una cosa che hai sempre voluto fare e che la tua fidanzata non ti ha mai permesso». La fissai e mi sarebbe venuto da dire che l’elenco era lungo: avere l’ultima parola nelle discussioni, lasciare i vestiti sparsi per la camera, premere il tubetto del dentifricio dove cazzo mi pare… La fissai e sapevo bene cosa intendeva, perché una cosa in effetti c’era: «non si è mai fatta scopare il culo, lì è vergine e ha paura a farlo». Nemmeno finii la frase che si girò, piegata a 90 con le mani sul bancone e, tra vari insulti gratuiti alla mia ragazza, mi disse di scoparle il culo. Sì, proprio così, avevo quella meraviglia davanti agli occhi e potevo sfondarla, roba da sborrare solo al pensiero, ma iniziai a pensare alla nonna di un mio amico, così magari non sarei venuto subito.
Il mio primo affondo fu nella sua figa, mentre la tenevo per i fianchi e, dopo vari colpi, lo tirai fuori, zuppo dei suoi umori e profanai quel luogo di «CULto» e, nonostante le mie dimensioni (non per vantarmi), scivolò dentro come un grissino nel tonno ed iniziai a scoparla, incitato dalle sue urla di piacere e richieste di ripetere frasi che diceva, mentre io, mentre continuavo a spingere, eseguivo: «Sì… mi fai impazzire Daniela, non come quella stronza frigida che non sa scopare… voglio te… voglio solo te… mi fa schifo quel bacco di legno della mia fidanzata… mi fai morire… hai un culo meraviglioso… non mi frega un cazzo di lei… voglio solo te».
Andai avanti per un po’ e più continuavo a dire frasi simili e più ansimava di piacere, mentre le sfondavo il culo e si passava la mano sul clitoride. Non ci volle molto perché la sentissi urlare un eccitantissimo orgasmo. A quel punto fanculo alla nonna del mio amico e mi concentrai sul suo culo, affondando gli ultimi colpi e urlandole che stavo per sborrare. Lei si girò, si abbassò e lo prese in bocca, succhiandolo in modo incredibile, fissandomi e bevendo ogni singola goccia del mio piacere poi, appena finito, mi disse: «Scommetto che non la beve nemmeno, la stronza !!!». Io sorrisi ed annuii, anche se in realtà, la mia fidanzata, ingoiava più che volentieri, ma le feci credere anche questo.
Ero sfinito, esausto e mi stavo dirigendo verso il bagno di servizio, riprendendo fiato e facendomi un bidet, ripensando a quanto sia stato assurdo tutto quello che era appena successo. Non penso ci sia bisogno di uno psicologo per collegare quello accaduto, con la sua situazione di amante scaricata poco prima del mio arrivo, ma l’unico pensiero che avevo in quel momento, era prendere i 2 completini, pagare e uscire da quel negozio, senza lasciare il mio numero e senza farmi più vedere da quella fighissima ed eccitantissima pazza.
Così feci ed appena tornai da lei, era già vestita e con i due pacchetti regalo, pagai in contanti, per evitare che vedesse il mio cognome sulla carta di credito e, dopo un saluto, con molto imbarazzo, da parte di entrambi, mi diressi fuori ed il mio week-end, grazie a Dio, fu salvo.
Almeno credevo!!!
Quando il sabato arrivammo a Castellammare Terme, ci sistemammo in camera e cominciammo a disfare le valige. Presi i due pacchetti regalo che Daniela aveva confezionato nel negozio e porsi quello di Flavia sul letto. Come una bimba che scarta la sorpresa, apri il pacchetto con un sorriso a 32 denti. Così scoprii in diretta la sorpresa che c’era dentro al regalo.
Dopo la scopata con Daniela e mentre ero in bagno, lei si era tolta quello stupido fiocco che avevo in testa e l’ha messo in mezzo all’intimo della mia fidanzata dopo averci scritto con un pennarello: «BUON ANNIVERSARIO CARA, SPERO CHE IL SESSO CHE FARETE SARA’ APPAGANTE COME QUELLO CHE HA FATTO CON ME DURANTE LE PROVE GENERALI, ANCHE SE TU, A CONTRARIO DI QUEL CHE HO FATTO IO, NON GLI CONCEDERAI IL CULO’ NON SAI COSA TI PERDI - LA COMMESSA DEL NEGOZIO DI INTIMO»
Ovviamente, quel giorno stesso diventai single e furono settimane terribili, in quanto lei mi odiava, mentre io le ero molto affezionato (amare forse era un termine eccessivo). Provai a spiegale in tutti i modi ma non volle nemmeno ascoltarmi, le mandai un centinaio di biglietti, mancavano giusto un fax ed un piccione viaggiatore, ma ormai non mi rispondeva nemmeno più con insulti, mi ignorava e questo faceva ancora più male.
Sì ok, ho sbagliato, ma feci di tutto per farmi perdonare, provando a riconquistarla ogni giorno ed in tutti i modi, ma lei continuava ad ignorarmi, smettendo anche di venire nella nostra palestra. Daniela aveva bisogno di vendicarsi con qualcuno per quello che gli aveva fatto il suo amante e purtroppo ci sono capitato io.
Fortunatamente la mia successiva vacanza in Sardegna, mi risollevò il morale e non solo quello…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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