lesbo
La mia Padrona
Bolognavoglia
09.07.2026 |
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Si abbassò dietro di me e sniffò avidamente dalla mia giovane figa, leccando con lingua esperta mentre io tremavo di piacere..."
Questo raccontato è dedicato ad una persona che ho conosciuto qui, libera mentalmente con l’anima affascinante. Grazie
La padrona mi aveva scelta proprio per questo. Avevo appena compiuto 18 anni quando quella signora di 50, elegante, autoritaria e con un corpo ancora sodo e voluttuoso, mi aveva presa sotto la sua ala. Si chiamava Elena, ma per me era solo “Padrona”. Portava sempre nella borsetta di pelle nera due o tre grammi di coca purissima, divisa in bustine eleganti. Diceva che la teneva per “momenti speciali”… e io ero il suo momento speciale preferito.
Quella sera eravamo nel suo attico, luci soffuse, tende pesanti. Indossavo solo un collarino di cuoio stretto intorno al collo, con un anello di metallo dove lei poteva agganciare il guinzaglio. Niente mutande, come voleva lei. Elena era seduta sul divano di velluto rosso, gambe divaricate, gonna sollevata fino ai fianchi. Il suo clitoride era già gonfio, lucido di umori, prominente come un piccolo bottone rosa scuro che implorava attenzione.
«Vieni qui, troietta», mi ordinò con voce bassa e decisa, tirando leggermente il guinzaglio. Mi mise in ginocchio tra le sue cosce forti. Prese una bustina dalla borsetta, versò una montagnetta bianca proprio sopra il suo clito, formando una piccola pista perfetta. Il contrasto tra la polvere candida e la carne calda e bagnata mi faceva già bagnare.
«Sniffala tutta, da brava cagnolina. E non sprecarne neanche un granello.»
Mi chinai, il naso premuto contro la sua figa matura. Inspirai forte. La coca mi bruciò le narici e mi esplose nel cervello mentre la lingua le leccava via i residui dal clitoride. Elena gemette, afferrandomi per i capelli con forza.
«Più a fondo, puttana. Lecca mentre sniffi.»
Feci come diceva. Sniffavo e leccavo, alternando colpi di lingua sul suo clito gonfio e succhiandolo tra le labbra. La coca mi rendeva famelica, la testa leggera e il corpo in fiamme. Lei mi teneva ferma la testa con una mano, spingendomi il viso contro la sua figa mentre con l’altra si pizzicava un capezzolo duro.
«Brava… sei la mia piccola drogata del clito. Ti piace sniffare dalla mia fica vecchia, vero?»
«Sì Padrona… mi piace da morire», mugolai con la voce impastata.
Mi diede uno schiaffetto leggero sulla guancia, deciso quanto bastava per farmi sentire chi comandava. Poi mi tirò su per il collarino e mi baciò con violenza, assaggiando sulla mia lingua il mix di coca e dei suoi umori. Mi spinse sul divano a quattro zampe, culo per aria.
Prese un’altra piccola dose e me la versò direttamente sulla fichetta già fradicia. «Adesso tocca a te.»
Si abbassò dietro di me e sniffò avidamente dalla mia giovane figa, leccando con lingua esperta mentre io tremavo di piacere. Poi mi diede due schiaffi secchi sulle natiche, rossi e caldi.
«Apri di più le gambe.»
Obbedii. Elena prese il suo dildo preferito, spesso e venato, e me lo spinse dentro senza preavviso, fino in fondo. Iniziò a fottermi con colpi decisi, mentre con l’altra mano mi stimolava il clitoride. Ogni tanto mi tirava i capelli o mi stringeva la gola con il collarino, controllando il mio respiro.
«Vieni, troia. Vieni mentre ti scopo come meriti.»
Il mix di coca, dolore leggero e piacere intenso mi fece esplodere. Urlai, contrandomi intorno al dildo, bagnandole tutta la mano. Lei non si fermò: continuò a pompare finché non venne anche lei, sfregando la sua figa contro la mia coscia, lasciandomi i segni delle unghie sui fianchi.
Quando finimmo, mi accoccolai ai suoi piedi, la testa sul suo grembo. Elena mi accarezzò i capelli con dolcezza possessiva.
«Domani ne portiamo cinque grammi. E useremo anche le pinze per i capezzoli.»
Sorrisi, già bagnata al solo pensiero. Ero sua. Completamente. E non vedevo l’ora di sniffare altra coca dal suo clito da padrona.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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