lesbo
Dopo il voto
Bolognavoglia
12.07.2026 |
885 |
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"«Leccami tutta, Elena… sì, così, puttana matura!» gridai, completamente persa..."
Mi chiamo Sofia, ho vent’anni e studio statistica all’università. Il professor Rossi, sessant’anni portati con quella sicurezza da uomo maturo che sa esattamente cosa vuole, mi ha sempre guardata in modo diverso durante le lezioni. Quegli occhi grigi che scivolavano sulle mie gambe accavallate, sul modo in cui la maglietta aderiva al seno. Sapevo che sua moglie, Elena, una donna di cinquantacinque anni con curve generose e uno sguardo da gatta in calore, era al corrente di tutto. Anzi, sembrava eccitata dall’idea.Una sera, dopo un esame orale durato più del necessario, mi invitò a casa loro per “discutere dei miei risultati”. Appena entrai nel loro appartamento elegante, capii che non si trattava solo di voti.
Elena mi accolse con un sorriso malizioso, vestita solo di una vestaglia di seta nera semiaperta che lasciava intravedere il pizzo del reggiseno e le cosce tornite. «Sofia, finalmente. Mio marito non fa che parlare di te» disse, baciandomi sulle guance ma indugiando un secondo di troppo.
Il professore era seduto in poltrona, in camicia e pantaloni eleganti, un bicchiere di whisky in mano. Mi guardò mentre Elena mi prendeva per mano e mi portava verso il divano.
«Voglio che tu sappia che lui guarda soltanto, per ora» mormorò Elena al mio orecchio, la voce già roca. «Siamo noi due che decidiamo quando e come entra in gioco.»
Non ebbi il tempo di rispondere. Elena mi spinse sul divano e si mise a cavalcioni su di me, aprendo completamente la vestaglia. I suoi seni pesanti, con capezzoli già duri, premettero contro il mio petto mentre mi baciava con fame. La sua lingua era calda, invadente, e io ricambiai con la stessa libidine, infilando le mani sotto la seta per stringerle il culo morbido e sodo.
«Cazzo, sei proprio una troietta giovane come diceva lui» ringhiò Elena tra un bacio e l’altro, mordendomi il labbro inferiore. Mi sfilò la maglietta con gesti impazienti, liberando i miei seni giovani e sodi. Li afferrò con entrambe le mani, strizzandoli forte mentre abbassava la testa per succhiarmi i capezzoli, tirandoli con i denti fino a farmi gemere forte.
Mi sentivo già bagnata fradicia. Le infilai una mano tra le gambe e trovai la sua figa rasata, calda e grondante. Due dita scivolarono dentro di lei senza sforzo. Elena urlò di piacere e cominciò a cavalcare la mia mano, muovendo il bacino come una puttana in calore.
«Più forte, Sofia! Scopami con quelle dita da studentessa porca!»
Il professore era lì, a pochi metri, che ci guardava con l’uccello duro che tendeva i pantaloni, ma non si muoveva. Obbediva.
Elena mi fece sdraiare completamente, mi tolse i jeans e le mutandine con un gesto violento. Si tuffò tra le mie gambe aperte, la lingua che leccava la mia figa già fradicia dal clitoride fino al buco del culo. Succhiava, mordeva piano, infilava la lingua dentro di me come se volesse divorarmi. Io le tenevo la testa premuta contro il mio sesso, spingendo il bacino contro la sua faccia, bagnandole mento e guance.
«Leccami tutta, Elena… sì, così, puttana matura!» gridai, completamente persa.
Lei si girò in posizione 69 sopra di me. La sua figa grondante mi coprì la bocca. Cominciai a succhiarla voracemente, infilando due dita dentro di lei mentre le leccavo il clitoride gonfio. Le nostre lingue lavoravano frenetiche, i nostri gemiti soffocati tra le cosce dell’altra. Eravamo due femmine in calore, selvagge, che si scopavano la bocca senza pudore.
Elena venne per prima, inondandomi la faccia con i suoi umori caldi mentre tremava e urlava oscenità. Io la seguii poco dopo, stringendole il culo e leccandola ancora più forte mentre l’orgasmo mi squassava.
Ci baciammo di nuovo, assaporando i nostri succhi sulle labbra, i corpi sudati e lucidi.
Elena guardò verso il marito. «Adesso puoi venire qui, amore. Ma solo quello che ti diciamo noi.»
Il professore si alzò, l’uccello grosso e venoso già fuori. Elena mi fece aprire le gambe e gli ordinò: «Leccale la figa mentre io le succhio le tette.»
Lui obbedì, la lingua esperta che entrava dentro di me mentre Elena mi mordeva i capezzoli. Poi fu lei a decidere: mi fece mettere a quattro zampe e si posizionò sotto di me, le nostre fighe che si strusciavano una contro l’altra in una tribbing selvaggia, clitoridi che sbattevano bagnati e rumorosi.
«Scopaci solo quando te lo diciamo!» gli ordinò Elena.
Io e lei continuammo a fotterci come due troie impazzite, baciandoci, leccandoci, infilandoci le dita a vicenda mentre lui guardava, l’uccello che gocciolava eccitazione. Solo quando lo implorammo insieme – «Adesso mettilo dentro di noi!» – lui intervenne, prima dentro di me con spinte profonde e poi dentro di lei, mentre noi due continuavamo a baciarci e a toccarci come se fossimo sole.
Fu una notte di sesso porco, libidinoso e senza freni, dove io ed Elena eravamo le vere protagoniste selvagge, e lui solo lo strumento del nostro piacere. E non vedevo l’ora di ripetere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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