tradimenti
La maledetta crisi di mezza età Cap.2
Matertattoo
07.07.2026 |
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"Fino a quel momento Juliana faceva TUTTO tranne anale, e continuava a professarsi vergine di culo..."
Con Chiara andava avanti già da tre mesi ma una sera, per caso, a una festa a casa di un amico, tutto è cambiato. Il padrone di casa, conoscendo il mio debole per il sud america e le latine, mi presenta lei: Juliana. Trent'anni, colombiana. Visivamente particolare: capelli corti sfumati tra il rosso e l'arancione, occhi verdi, pelle bianchissima. Alta e formosa, con le curve giuste nei punti giusti. Appena ho capito da dove veniva, ho giocato la mia carta migliore: le ho parlato direttamente in spagnolo. Sentire la sua lingua ha azzerato le distanze all'istante e ci ha messo subito in sintonia. Abbiamo passato la serata a chiacchierare e a ballare insieme, tranquillamente, ma con la giusta elettricità. Tra un discorso e l'altro, è venuto fuori che lei era già fidanzata con un ragazzo italiano e a giorni avrebbero iniziato la convivenza. La cosa, invece di frenarmi, ha solo aggiunto un altro livello di rischio e di brivido a tutta la situazione, perché avevo la netta sensazione che il ragazzo avesse poca sostanza, non sufficiente per gestire una donna come Juliana. Abbiamo parlato molto, raccontato qualche esperienza e ballato qualche bella salsa romantica strusciandoci alla grande. La serata è volata via su questo binario. Poi, quando la festa ha iniziato a finire, Juliana mi ha guardato e mi ha chiesto il passaggio: "Mi accompagni a casa?"Siamo arrivati sotto casa sua e, invece di scendere, siamo rimasti in macchina a parlare. È qui che sono iniziate le confessioni, ma la sorpresa me l'ha fatta lei. Senza troppi giri di parole, Juliana mi ha confessato che a lei il sesso piace da morire, che ne ha un bisogno assoluto e che, nonostante sia fidanzata , per lei la fedeltà è un puro optional. Mi ha fatto capire chiaramente che per lei i legami ufficiali non contano nulla di fronte all'attrazione: se c'è la voglia, bisogna provarci e basta, indipendentemente da tutto il resto. Io ascoltavo al buio dell'abitacolo e, dentro di me, godevo come un pazzo. Capito il genere? Quella seduta sul mio sedile passeggero non era solo una ragazza carina incontrata per caso: mi stava servendo su un piatto d'argento la conferma che era esattamente la porca da competizione che stavo cercando. Non c’era bisogno di aggiungere altro. Le parole erano finite nel momento esatto in cui aveva pronunciato quell'ultima frase. Niente sesso quella sera e nessuna fretta di consumare tutto subito. Si è semplicemente tuffata sul mio cazzo e mi ha regalato un super pompino salivatissimo, fatto con una foga e una sfrontatezza tali da lasciarmi senza fiato sul sedile. È bastato quello per confermarmi che la chimica entre noi era una polveriera. Ci siamo fermati lì, ma prima che lei chiudesse la portiera per salire a casa, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo fissato un appuntamento.
Per far incastrare le cose abbiamo dovuto aspettare quattro giorni. Il mercoledì era il suo giorno di riposo e come sempre il campo a casa mia era completamente libero: mia moglie fuori al lavoro e mio figlio a scuola. Juliana è arrivata e siamo andati dritti in camera. Ci siamo baciati profondamente e l'ho spogliata in piedi. L'ho voluta scopare subito perché era bagnatissima. Abbiamo fatto un sesso forte, spinto, dove io facevo il dominante e lei si sottometteva con una foga pazzesca. Sesso vero, di carne, senza nessun attrezzo di mezzo. Il bello è arrivato dopo, a letto, mentre riprendevamo fiato. Chiacchierando, Juliana si è confidata e mi ha detto che a lei piaceva andare molto oltre: voleva essere legata, voleva una sottomissione pesante. Per me, a cinquant'anni, era un mondo totalmente nuovo, una cosa mai provata prima con nessuna. Ma visto che la cosa mi intrigava e non volevo tirare il freno, abbiamo preso il telefono e siamo andati su Amazon. Abbiamo cercato un kit base, una roba da pochi euro – 17 euro in tutto – con dentro un sacco di accessori per iniziare. L'ho ordinato al volo, sarebbe arrivato in un paio di giorni. Da quel momento in poi abbiamo stabilito una regola precisa, mettendo in chiaro le cose: il mercoledì sarebbe diventato il nostro giorno fisso. Cascasse il mondo, tutti i mercoledì erano nostri. Avevamo concordato tutto fin dall'inizio, capito? Lei sapeva perfettamente come funzionava la mia situazione e i miei incastri, quindi non c'era nessun rischio di fraintendimenti o problemi logistici. Sapeva quello che doveva sapere e le andava benissimo così, senza pretese o gelosie. Le avevo raccontato di Chiara e ovviamente avevo detto a Chiara di lei. Stavo già preparando la supermossa, se fossi riuscito a farle conoscere...
Il pacco è arrivato in un paio di giorni, giusto in tempo per il mercoledì successivo. Abbiamo tirato fuori gli attrezzi e a un certo punto del gioco ho preso in mano il gatto a nove code incluso nel kit per colpirla sulle chiappone. Lì è emerso il mio blocco: Juliana voleva una sottomissione pesante e mi chiedeva di colpire forte, ma io frenavo il braccio all'ultimo momento. Avevo una maledetta paura di farle male. Juliana se n'è accorta, mi ha guardato negli occhi e ha sbloccato la situazione: "Non mi fai male, fidati. Spingi di più". Ho fatto un respiro profondo, ho messo da parte le paranoie, ho stretto l'impugnatura e ho iniziato a imprimere la forza che pretendeva, provando un'adrenalina e un senso di dominazione pura del tutto nuovi. Poi ho iniziato a scoparla a pecora e mentre con il pisello stantuffavo, con una mano frustavo e con l'altra mano le torturavo un capezzolo, con lei che non la smetteva di chiederne di più. Fino a quel momento Juliana faceva TUTTO tranne anale, e continuava a professarsi vergine di culo. Un giorno, mentre stavamo scopando con lei sotto di me legata, inizio a tirare fuori completamente il cazzo dalla fica e a rientrare fino in fondo. Una volta ho sbagliato mira: invece di rientrare nella fica sono entrato nel culo. Lei è scattata come una molla, dicendo che l'avevo fatto apposta. Ha iniziato a darmi addosso, convinta che fosse una mossa studiata, ma nel frattempo io mi domandavo: ma se è vergine di culo, come ha fatto a entrare così facilmente? Comunque lei continuava a dire che avrei dovuto avvisarla e che ero stato uno stronzo, e io rispondevo che veramente non l'avevo fatto apposta. Lei alla fine sembra capire, mi guarda e mi fa: "Visto che sei già entrato e non mi ha fatto male, perché la prossima volta non lo facciamo bene, bene fino in fondo?". Non me lo feci ripetere due volte, e per farla felice pensando di avermi cojonato con la storia della verginità anale, le dissi che sarebbe stato un onore sverginare il suo culetto. Vi dico solo che già dalla seconda volta non c'era neanche bisogno di lubrificante, a me sembrava più largo della fica. Ma lei continuava a dirmi che ero stato il primo, che finalmente adesso si era tolta la paura e che poteva farlo anche con il suo ragazzo. Amici miei, per me quello era un buciodeculo da COMPETIZIONE, usato abbondantemente sin dalla gioventù. Ma a me che cazzo me frega quanti cazzi ce so passati?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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