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tradimenti

Una relazione elegante


di poeta57
03.07.2026    |    267    |    0 8.0
"“Da ragazza mi dicevano che ero molto brava” “Confermo” “Anche mio marito apprezza” “Ne sono estasiato” “Le spiace se taccio? Avrei da fare..."
Seduto in uno di quei baretti posizionati proprio appena sopra la spiaggia, la vidi passare. Nell’avvicinarsi niente di speciale. Una quarantenne normalmente normale. Magra. No pancia, certo, che per una madre di famiglia non è la regola (una rotondità lì davanti ce l’hanno in tante) e seno appena sufficiente a gonfiare una maglietta bianca che allungata le copriva appena il costumino di un color rosa appena accennato.
Poi mi superò e la maglietta che davanti copriva l’ombelico e poco più, dietro lasciava scoperto tutto quello che doveva essere lasciato scoperto. Aveva un culo normalmente dimensionato, ma di una consistenza decisamente eccezionale. Niente protuberanze da africane. Era una bianca, ma che si teneva in ordire e il tono muscolare dei glutei erano decisamente oltre ogni aspettativa. Mi incantai a vederla andarsene lentamente.
Il costume rosa le copriva appena qualche centimetro oltre la riga del sedere, ma essendo del colore che ho detto, camminando la signora sembrava nuda. Bellissimamente nuda.
Quando scomparve, mi chiesi, sorseggiando il mio Vermentino, se non stavo esagerando.
Subito dopo di quella, passò una giovane coppia in costume. Vedendoli arrivare mi dissi che la signora di quella coppia aveva tette di dimensioni apprezzabili. Era una signora abbastanza alta, ben fatta, con ai piedi degli zoccoli con il tacco e ciò nonostante quando mi superarono e potei osservare che, tutto il resto era apposto, ma il tono muscolare del culo era decisamente non proponibile. Molle, molle e ancora molle. Non era grosso o cellulitico, solo si era arreso, in parte, alla forza di gravità. Peraltro, questa seconda signora sembrava anche più giovane della prima.
Insomma, questa seconda visione rivalutò, se ce ne fosse bisogno, la desiderabilità della prima signora. Valeva la pena conoscerla meglio.
Non la conoscevo e questo era il problema. Problema? Per quanto avevo visto questa prima signora era sola e non sembrava aspettare nessuno. Una signora sola al mare in vacanza? Magari non pensa a scopare o (le donne non lo fanno mai, non ci pensano, quando c’è l’occasione se vale la pena, se il fortunato le intriga, lo fanno e basta), ma se ti proponi come uno che ha la parlantina giusta, ecco loro novantanove casi su cento, ci stanno, chiacchierano, chiacchierano e chiacchierano ancora e poi magari ci stanno. Alla stragrande maggioranza delle donne non piace stare da sole e a tutte, proprio tutte, piace poter parlare con qualcuno, meglio con un minimo di quoziente intellettivo.
Così successe.
Il pomeriggio seguente passò ancora una volta, ma io ero pronto. Oddio, pronto?!? Insomma, me ne uscii con il complimento meno banale e meno atteso. Le feci dei complimenti particolari, diciamo. Le dissi che la palestra era servita: aveva un culo (per la verità dissi un popò e non culo) che parlava. Usai il termine infantile per smorzare un poco la sottile aggressività e cercare un sorriso.
Per un attimo, mi guardò come si guarda un extracomunitario che vuole un euro. Poi, mi squadrò meglio, sorrise al mio fisico slanciato, al ciuffo ribelle, alla abbronzatura approssimativa e ai miei occhi azzurro cielo e scoppiò in una importante risata. Non ero un brubru, ma sembravo più un milanese in vacanza, solo e spiritoso.
“Ma che birichino che è lei” commentò continuando a ridere.
E io: “Sembra una stupidaggine, ma un buon allenamento unito ad un dna come il suo fanno la differenza”
“Medico?” mi domandò.
“No, ma grande esperto di popò. Una linea familiare. Lo era mio nonno, lo è stato mio padre e adesso tocca a me”
Altra risata.
“L’accompagno?”
“Ma sì, venga. Adesso che lo so, preferisco averla di fianco piuttosto che dietro. Sarei in imbarazzo a giudizio di così tanta scienza, familiare e non”
È stato così che abbiamo iniziato.
Che estate quell’estate. Che mese quel mese.
La signora era divertente, intelligente, colta, e non aveva solo uno splendido culo, ma anche tutto il resto era all’altezza dei miei più raffinati desideri.
Io cercai di fare la mia porca figura. Il nonno e mio padre non mi avevano insegnato solo a riconoscere culi da favola. E poi la vita mi aveva portato a intuire con una certa rapidità ciò che le mie amanti desideravano di più. Ovviamente una come quella signora adorava essere baciata da dietro, aprendole e un poco forzandole quella elasticità. Di lì la strada per il suo piacere era garantita.
Poi notato la cura che dedicava alla morbidezza e alla eleganza dei suoi piedi le chiesi di prendermi con quelli e lei fu ben contenta di carezzarmi nella mia parte più intima unendo le due piante a cucchiaio. Poi, quando era stufa, o stanca, si girava in un attimo e sorridendomi sorniona iniziava a farmi interminabili pompini.
“Da ragazza mi dicevano che ero molto brava”
“Confermo”
“Anche mio marito apprezza”
“Ne sono estasiato”
“Le spiace se taccio? Avrei da fare.”
“Prego”
E sì, perché in tutta quella nostra vicenda più o meno quotidiana avevamo continuato, specie a letto, a darci del lei. Non c’è nulla di più erotico di una signora che quando la prendi (da dietro e da davanti, in piedi o su un fianco, non importa) ansimando ti dica: “la prego, spinga di più!”
Le donne sono fantastiche.
Finì che dopo un mesetto arrivò il marito, un bel signore alto e dinoccolato. La sera prima lei mi disse: “Domani arriva mio marito. Mi capirà certamente se sono dispiaciuta, ma questa nostra storiella deve finire”
“La capisco”
“Semmai ci vedremo in città, se vorrà”
“Sarà mia premura.”
“Ora, però, per un’ultima volta mi dedichi quelle attenzioni che mi ha dedicato in questi giorni.” Disse girandosi sulla pancia. Affondai il viso tra le sue rotondità aprendola e raggiungendo prima l’uno, poi l’altra, in questo facilitato da un leggero sollevamento del bacino della signora.
Sospirando “Ricorderò sempre questa sua capacità di raggiungere la mia parte più riposta”
Poi, dopo un tempo congruo, divincolandosi, lei mi disse “Ora si sdrai sulla schiena che essendo l’ultima sera vorrei che anche lei mantenesse il mio migliore ricordo”
Non smetteva più ed io, che sono un signore, le lasciai tutta la libertà e il tempo che le sue labbra e la sua lingua necessitavano.
Poi quando con gli occhi socchiusi da un piacere imminente si rialzò mi disse: “Mi prenda ora che ne ho bisogno”
Cosa che feci con un certo ardore precipitando il lei completamente e ripetutamente.
Ansimando e sospirando sussurrò: “Come spinge bene, lei”
E dopo poco continuò: “Averne di grimaldelli come il suo” Poi cacciò un urletto che soffocò immediatamente poggiandosi la mano sulla bocca.
Io dovevo ancora dare e lei tornò ad aiutarmi. Quell’ultima sera volle anche bere il mio succo. Non lo aveva mai fatto.
Poi, dopo un tempo congruo, si tirò su un fianco, sorrise maliziosa, mi domandò dove abitavo in città e infine, dopo un piccolo bacio sul mio naso, mi disse: “Adesso vada che devo riordinare la camera. Non vorrei essere precipitosa e dimenticare qualcosa. Mio marito è così attento e preciso.”
Rivestitomi, mi sporsi sul letto dove lei ancora era sdraiata nuda, le carezzai un seno, le baciai le guance, sorrisi e dissi “Devo dire, signora, che il suo popò davvero meritava. Mio nonno e mio padre sarebbero orgogliosi di me. Spero lo sia anche lei. Un bacio. A Milano, allora.”
“A Milano, sì. Abbia cura del suo grimaldello e, la prego, non lo sprechi in giro. Ricordi che ho una prelazione e che mi è tanto, tanto e tanto caro. Ne abbia cura, quindi.”
Poi, sollevando gli occhi verso il soffitto, concluse: “Forse se l’avessi tra le mura domestiche tutto questo non sarebbe accaduto. Meno male che non ce l’ho, o, meglio, che il signore che sta per arrivare non ce l’ha. Se no non l’avrei conosciuta e lei non avrebbe conosciuto me, in quei particolari così nostri.”
Quel discorso doveva aver riacceso un qualche suo appetito perché mi disse: “Torni qui, la prego, e mi dia quel che mi serve”
Io intuendo, mi tirai giù solo la zip. Lei lo prese con le sue belle unghie smaltate e avvicinandosi lo leccò e mangiò un’ultima volta.
“Buono, buono, buono” concluse prima di tornare a mangiarlo "Non smetterei mai. Davvero le sembro bravina?"
"Confermo"
Un'ultimo bacio prolungato e venni ancora una volta.
"Buona, buona, buona" disse lei, pulendosi le labbra con la lingua "A Milano, allora"
"Sì, certo. Terrò il grimandello in caldo per lei"
Le donne adorano queste false romaticherie, cosa confermata da una sua telefonata ai primi di settembre in città.
"E' pronto?" mi chiese semplicemente.
"Per lei, sempre"
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